lunedì 15 luglio 2013

Aggiornamenti sulla "teoria del bicchiere"

       Tempo fa, scrissi un post in cui parlavo della mia personale "teoria del bicchiere", in base alla quale io sono incline a considerare un bicchiere riempito di liquido a metà come mezzo vuoto, piuttosto che come mezzo pieno.
        Ripensandoci su, in piena solitudine, posso dire che, oltre a non aver cambiato la mia visione della cosa, quello che tuttavia mi pare opportuno privilegiare è il fatto che il bicchiere sia "a mezzo", dunque né pieno né vuoto. Anche questa sua medietà è estremamente fastidiosa, per me. L'insistenza sul "mezzo pieno" o "mezzo vuoto", a guardar bene, è fuorviante, poiché sposta l'attenzione dal fatto che ciò che è a mezzo è sempre "in mezzo al guado".
         Quello che a me dà fastidio, in definitiva, non è pensare che sia "mezzo pieno" o mezzo vuoto". Mi dà fastidio solo che sia a mezzo. L'aggettivo che accompagna il sostantivo è superfluo, addirittura fuorviante. Che importanza ha, se sia mezzo pieno o mezzo vuoto? Si tratta di una mera questione interpretativa. Quello che disturba è che sia "a mezzo".
         Quando, per le cose o per le persone, io sono "mezzo" (non nel senso di strumento, ma di qualcosa a metà), la constatazione è per me talmente disturbante che, dopo aver lottato strenuamente per diventare "tutto", mi acconcio a scivolare verso il "niente" piuttosto che restare "mezzo". Nella mia visione del mondo, infatti, il "niente" ha una dignità, così come il "tutto", mentre il "mezzo" non ne ha alcuna.
          Naturalmente, una condizione "di mezzo", vale a dire "mediana", può avere un senso se è transeunte, se si capisce che è una tappa, in una dinamica di escalation positiva, tra il "niente" e il "tutto". Ma se così non è? Se si affaccia il ragionevole dubbio di dover rimanere "a mezzo" per sempre? E' quello che ho individuato nitidamente io, e ho scelto il niente. Me ne dolgo, ma il "niente" con il tempo si lenisce, e possiede una propria dignità. Il "mezzo" è una banderuola eterodiretta, utilizzabile a piacimento a seconda delle circostanze. L'ho fatta, perché speravo di diventare un "tutto" o quanto meno un "quasi tutto", un "privilegiato quasi tutto". Poi ho capito che non sarebbe stato quello l'esito e ho scelto il "niente". Nessuno lo ha capito, ma è stata solo una piccola e sommessa scelta di dignità.
 
                                                        Piero Visani

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