giovedì 26 dicembre 2013

Le idee forti

      Una delle caratteristiche più drammaticamente negative dei periodi di decadenza è il venir meno di "idee forti", di quelle idee, cioè, che possono cambiare il destino dei popoli. C'è molta agitazione a livello politico, ma poca o punta a livello metapolitico, perché l'agenda setting dei temi su cui la nostra attenzione viene quotidianamente sollecitata è in mano alle ideologie dominanti e ai "poteri forti" che le diffondono, per cui, nel bel mezzo di una crisi epocale della vecchia Europa, si sentono slogan e parole d'ordine la cui pochezza è addirittura miserevole.
     Dappertutto esistono forze di opposizione, più o meno consistenti, ma disperante e tragica è la loro pochezza politica e soprattutto culturale, visto che sono al cento per cento inserite nel mainstream politico-culturale e non paiono non dico avere voglia di distaccarsene, ma neppure rendersi conto che vi sono immerse fino al collo e spesso ben oltre il collo. Le indicazioni di carattere politico che ci vengono in questa fase sono, nella maggior parte dei casi, equiparabili al tentativo di curare una polmonite con un'aspirina, dicendo nel contempo al malato "non ti preoccupare, non è niente, è un semplice rialzo febbrile".
       Sicuramente è un problema, un problema di statura politica. Il pluridecennale rifiuto di dare un benché minimo rilievo al merito e la costante preoccupazione di selezionare sempre e soltanto degli yesmen (o yeswomen) ha prodotto effetti devastanti proprio in quelle forze che alla cultura dominante avrebbero dovuto opporsi e invece l'hanno fatta propria, respirata, sussunta, fino al punto di diventare più realiste del re. Gente che ha imparato ad edulcorare qualsiasi affermazione, qualsiasi concetto; che parla usando i codici comunicativi del nemico e neppure se ne accorge. Gente che ritiene che fare politica sia ottenere una poltroncina e che, quando ha avuto la fortuna di occupare una poltrona ha avuto una sola preoccupazione: omologarsi alla cultura dominante. Non dico che lo abbia fatto apposta, non credo si sia trattato di viltà, ma di semplice, TOTALE insipienza,  da perfetti idioti.
       Qualcuno ritiene che le "selezioni alla rovescia" del personale politico facciano male solo agli altri: no, fanno male a tutti e, se guardate le derive che hanno investito la Destra e la Sinistra italiane, nessuno può certo cantare vittoria. A Destra, nella Destra parlamentare, il Nulla, come sempre, più di sempre. A Sinistra, Matteo Renzi che diventa il segretario di quello che fu il partito comunista...
      Su questo fondo, si affronta la tragedia di un continente, spazzato dalla Storia nel 1945 e mai più capace di farvi ritorno da protagonista, con i pannicelli caldi proposti da politicanti, di quelli che, di fronte a una tragedia epocale, dicono che ci salveranno con qualche riforma che loro affermano essere di struttura, e che non è nemmeno definibile come tale.
       "Sprezzanti del ridicolo", ci indicano vie di uscita che non esistono e in cui loro stessi, per primi, non credono. Escono alla ribalta come topolini partoriti da una montagna di dolore, insoddisfazione e sofferenza qual è quella in cui è immersa l'Europa attuale, e ci gettano in un'ulteriore costernazione per la loro totale mancanza di statura politica e culturale, di pensiero, di "idee forti", di volontà di combattimento e di vittoria. Qualcuno sembra addirittura voler contrabbandare la sua personalissima "strategia per la pensione" (quella sì molto ben concepita e articolata) in una "strategia della tensione" di cui conosce a malapena il nome e non certo i significati.
       Uomini piccoli alle prese con una catastrofe continentale, tutti follemente attaccati all'idea che con la miopia, l'ottusità e la cattiva rimasticatura di qualche slogan datato si possa andare da qualche parte. NESSUN SOGNO, NESSUN SLANCIO, NESSUNA MITOPOIESI. Quasi che ci si potesse impegnare in grandi battaglie, in conflitti epocali per la sopravvivenza dell'identità e della cultura europee come un giorno si lottava - che so io - per la scala mobile. Nani che non hanno neppure capito che senza i sogni, i sogni politici e metapolitici, non si destano entusiasmi e non si va da nessuna parte. Eppure, nel momento in cui molti popoli europei stanno perdendo tutto, in termini materiali, i grandi sogni, i grandi progetti sarebbero le uniche proposizioni che potrebbero avere ancora grandi capacità di mobilitazione, specie se accompagnati da comportamenti coerenti. L'Europa muore perché è piccola, vecchia, stanca, in qualche caso ancora ricca, e perché colpevolmente persuasa che le tragedie della Storia possano finire in commedia. Non è mai stato così, non lo sarà neppure questa volta. Occorre, più che mai, UNA RIVOLTA IDEALE.

                     Piero Visani
























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