sabato 19 aprile 2014

Gli impermeabili

       Anche se l'omonima canzone di Paolo Conte dice: "Ma come piove bene sugli impermeabili, e non sull'anima", la mia speranza, quando piove, è che mi piova soprattutto sull'anima. Forse è per questo che, quando piove, cerco sempre di uscire, lieto che la pioggia possa avere, sulla mia anima, un effetto lustrale.
       L'ho fatto anche oggi, sotto la fitta pioggia che cade qui, nei dintorni di Torino, e che mi impedisce pure di giocare a tennis.
       Sono uscito con l'animo forse non del tutto allegro, ma poi il vento e la pioggia hanno rapidamente cambiato il mio umore. Questo tipo di tempo - lo so - mi predispone all'allegria, ma oggi la situazione è più complessa. Corro un po', tanto per non perdere la forma fisica, e intanto penso. Avrei qualche motivo per essere triste, ma mi sto rendendo sempre più lucidamente conto di avere speso troppo del mio tempo nel correre dietro a idoli, a mie proiezioni mentali, in genere con scarsissima fortuna.
       Non lo voglio fare più. Ho cercato per troppo tempo di farmi apprezzare da chi non aveva alcuna intenzione di farlo, non solo perché non lo voleva, ma proprio perché non mi capiva. L'elenco di persone del genere sarebbe assai lungo e io ho sofferto, per molto tempo, di tale mia "diversità".
       Alla fine, tuttavia, sono stati proprio l'amore per questa mia diversità, la tutela della mia alterità, il mio marcato rifiuto dell'omologazione, a salvarmi. Ho preso - è vero - un discreto numero di calci nelle terga, in genere tesi ad "ammorbidirmi", e invece non mi sono ammorbidito per niente e ho pure definitivamente compreso che dovevo stare da solo - per tutelare la mia identità - oppure interagire solo ed esclusivamente con chi mi accettasse per come sono.
        Io non so se valgo 1 o 100, però so che non voglio essere valutato 50 ed essere considerato intercambiabile, convocabile a richiesta e magari pure sottoposto ad esercizi di virtù per accrescere i miei livelli di dipendenza da qualche accorta stratega della libido... Mi va bene essere valutato 1, e finire subito nel cestino dei rifiuti; mi va bene essere valutato 50, così sono io ad allontanarmi in tutta fretta dalle esaltatrici dell'aurea mediocritas; e mi va ovviamente bene chi mi valuta 100 (che è poi la mia personale valutazione, tengo a sottolinearlo, in una scala da 1 a 100...), a condizione che anche la mia "valutazione di ritorno" sia - a sua volta - altrettanto di eccellenza. Perché non sono affatto di gusti facili e, se ho conosciuto qualche cassonetto dei rifiuti, beh neanch'io mi sono fatto mancare nulla, sotto questo profilo, sia quando c'era da agire sia quando c'era da reagire.
       Tuttavia, sono ben consapevole che, quando due eccellenze si incontrano e sono reciprocamente consapevoli del loro stato e pronte a tenerne olisticamente conto, si annunciano intensi momenti di felicità, se si ha voglia di vivere, ovviamente...

                    Piero Visani













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