mercoledì 21 maggio 2014

Les rois taumaturges


       Mi pare di notare un'attesa taumaturgica nei riguardi dell'imminente tornata elettorale. La capisco ma non la condivido. Non nego che il desiderio di cambiamento sia assai forte, nella Nazione, ma il sistema dominante ha creato una struttura di sostegno e nugoli di clientele che hanno tutto da perdere da eventuali sommovimenti politici.
       Lasciamo perdere le "anime belle" che credono alla favoletta degli 80 euro. Quanti si lasciano abbindolare da quella fola, sono pronti a berne infinite altre. Pensiamo invece all'universo di quanti - e sono milioni! - vivono sulle capacità distributive del sistema politico, dagli appalti, alle consulenze, alle pensioni (anche non quelle "d'oro"), agli stipendi elargiti in cambio di impieghi lavorativi tali solo di nome, ma in realtà sinecure che si svolgono all'interno di uffici dove il tasso di produttività è zero, l'assenteismo altissimo e il menefreghismo totale.
       Questo insieme di situazioni è la vera forza del sistema dominante. Pensare di abbatterlo con il voto è sicuramente una nobile utopia, che diventa molto meno tale quando si pensa che essa è alimentata - in non pochi casi - non da una reale volontà di opposizione, ma da un desiderio di "entrare" là dove non si è ammessi, per ragioni varie.
       Al tempo stesso, il disagio economico e sociale è aumentato molto significativamente in questi anni, ma le situazioni di disagio estremo sono ancora relativamente poche. Semmai, maturano i meccanismi di disagio socio-psicologico ed è quello che mi fa ben sperare, perché nessuno si illuda che da tutto questo si possa uscire come se niente fosse. L'accelerazione arriverà, quando meno ce l'aspettiamo, perché nessuno può pensare che si possa distruggere una società e un popolo a costo zero. Per gli altri, ma anche per sé.
      Il bello della politica - per citare una nota definizione - è che è fatta di sangue e merda. Della seconda, nella nostra inguaribile coprofagia italica, siamo ormai saturi. Resta il primo, che non è un obbligo e tanto meno un auspicio, ma un terribile fattore che viene scioccamente disatteso quando si lascia degenerare troppo tutto.

                                           Piero Visani

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