domenica 28 febbraio 2016

Le prese in giro


       Non è raro che taluni amici, specie quelli con cui ho maggiore confidenza da una vita, mi rimproverino bonariamente di non essere un allegrone, nelle cose che scrivo.
       E' una considerazione - tra le poche - che mi innervosisce vagamente, perché, se è vero che "non vedente" è un sapiente escamotage dialettico, è non meno vero che la cecità è la condizione tipica del non vedente, il quale, per proprietà transitiva, è dunque definibile anche come cieco.
      Ne consegue che bisogna intendersi: se io sento dire ogni giorno che è in ripresa un Paese in cui i cittadini fuggono a gambe levate, specie se giovani, così come fuggono le aziende per sottrarsi a un sistema fiscale folle, in cui la disoccupazione resta a livelli elevatissimi e ci sono meno investimenti di capitale che in Colombia, uno dei due - o chi dice che questo Paese è in ripresa o lo scrivente - sta prendendo per i fondelli il proprio uditorio. E dal momento che le più accreditate analisi internazionali (quelle lunghe, scritte in inglese, che superano le 40 pagine, non le 4 righe che rientrano nella capacità di lettura media di un utente di FB) io cerco di leggerle e parlano tutte A MORTO dell'Italia, chiedendosi se e come esisterà ancora in un prossimo futuro e QUALE FINE FARANNO i suoi abitanti, non sono io che non sono un allegrone. Temo che sia qualche frequentatore di questa piazza virtuale che è un inguaribile ottimista o - più facilmente - uno stipendiato del sistema.
       In secondo luogo, prepararsi alle tragedie che verranno è tipico di chi si prepara seriamente. Negli eserciti autenticamente definibili come tali, infatti, l'addestramento è di natura spesso parossistica di modo che, sul campo di battaglia, la situazione appaia decisamente meno terrorizzante di quanto appariva in addestramento (che sono i vietcong, per i marines passati tra le grinfie del sergente Hartman di "Full Metal Jacket"? Delle pecorelle). Per contro, se a livello di preparazione si fossero coltivate le mammole, il quadro complessivo sarebbe decisamente più critico, sul campo.
       Di natura, sono ferocemente ottimista, l'ottimismo della volontà. Con tutto il guano che ho dovuto trangugiare in vita, se non fossi ottimista e animato da un forte spirito combattivo, sarei già finito sotto i ponti (o sotto due metri di terra); invece sono ancora qui, impegnato in mille progetti e senza alcun bisogno di vivere di sussidi o vitalizi di stato. Ce la faccio brillantemente da solo, grazie al mio spirito guerriero. Presentare l'orrore per quel che è non significa essere pessimisti, ma esortare a "conoscere il tuo nemico", vale a dire a compiere quel decisivo passo cognitivo che ci è estraneo perché a tutt'oggi pensiamo di non avere nemici e - come tali - ignoriamo l'essenza stessa del politico, l'unica davvero valida: la contrapposizione amico/nemico. Qui non ci sono simpatici avversari, qui ci sono nemici terribili e crudeli. Prenderne atto prima che ci uccidano, non sarebbe male.

                                              Piero Visani