venerdì 31 marzo 2017

Piazza Vittorio Veneto, Torino

       E' bello ritrovarsi, in una delle più grandi piazze d'Italia, con amici di una vita che sono rimasti stupendamente simili a quando erano giovani e che, di tutti i mestieri possibili, hanno schifato soprattutto quello di "pompieri"...
      L'età che avanza, la tristezza che mi pervade in questo periodo e l'emozione che mi assale in momenti come questi, mi commuovono un po', trasmettendomi sensazioni che una volta forse avrei provato più superficialmente (e con maggiore sdegno per la mia "debolezza"). Ma è troppo bella questa fedeltà a se stessi, espressa per di più con la massima sobrietà e naturalezza, come se altri comportamenti e scelte di vita non solo non fossero possibili, ma neppure esistessero.
      Ci penso su, mentre torno a piedi a recuperarmi l'auto, e mi dico che, di tutte le sensazioni che si possono provare in vita, quella del cameratismo è davvero una tra le più belle. Senza essere costretti a doversi incontrare a Montecarlo o nel Caribe, senza dover fare scelte politiche grazie a John Wayne (!!) ma magari ricorrendo a qualche maestro un po' più nobile...
       Abbiamo i capelli ormai più o meno grigi o bianchi, ma siamo stati esattamente quello che volevamo essere da ragazzi. Quale favoloso privilegio!! Grazie Augusto, grazie Giorgio, grazie Marco, per avermelo fatto provare. Non sono ricchezze facili da ottenere. Sono molto di più.

                             Piero Visani






                                  

Motivazioni

       Come ho cercato di spiegare agli amici - e a costo di ripetermi - non ho inteso rimanere in forma attiva su Facebook per una ragione ad un tempo etica ed estetica: non mi va di frequentare come se niente fosse un luogo virtuale dove sono stato pesantemente e cinicamente buggerato. E' una questione mia.
       Ciò premesso, un sessanta per cento di quel che facevo rimarrà assai simile a prima, ma come proiezione del mio blog "Sympathy for the Devil". Anche l'interazione con gli amici, se a loro gradita, rimarrà possibile. E' chiaro che gli amici restano tali anche dopo che ho fatto pulizia, anche perché non c'entrano alcunché, ovviamente.
        Grazie.

                 Piero Visani



Ringraziamento

      Ringrazio tutti gli amici che - pubblicamente e anche parecchio privatamente - hanno salutato con rincrescimento il mio allontanamento da Facebook. Vorrei precisare nuovamente che non di vero e proprio allontanamento si tratta, ma di cambio di utilizzo dello strumento, da impiegare solo tramite il blog. Dunque non sparirò, ma mi metterò solo al riparo da chi ricorre ai social per USARE LE PERSONE. Non volevo più correre quel rischio. Sono una persona seria e vera, io, non un soggetto virtuale.
       Mi farò sentire ancora, pure spesso. Grazie.

                    Piero Visani






Presenza in Facebook - Fase 2

       Come ho scrittto ieri, per una questione di decoro, dignità e lontananza da soggetti che usano i social per prendere in giro la gente, da oggi la mia presenza su Facebook sarà caratterizzata da due scelte precise:


  1. promuovere solo i post di questo mio blog, "Sympathy for the Devil";
  2. limitare al minimo l'interfaccia con gli amici.
       Mi scuso con tutti, dato che non sono minimamente animato da intenti polemici. Desidero solo mantenermi lontano da una certa filosofia dell'"usa e getta" che impera in quel social. Sono già stato "usato", sono già stato "gettato". Ne ho preso atto e ora intendo muovermi in un'area ristrettissima e a me nota.
        Da oggi lascio aperta l'area dei commenti sul blog, per interloquire eventualmente con i lettori. Su FB interloquirò con tutti quelli che avranno eventualmente il desiderio di parlarmi.
       Non farò altro e limiterò anche le promozioni personali e familiari, così come l'apposizione di "mi piace". Devo mettermi al riparo dalle persone che utilizzano FB per l'affermazione del loro debordante ego o per darsi conferma delle loro (anagraficamente declinanti) capacità seduttive.
          Grazie per la comprensione.

                    Piero Visani


P.S.: nessun intento polemico - ribadisco - solo difesa della mia personale dignità.





giovedì 30 marzo 2017

Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione

      Ci sono persone la cui vita scorre tangenzialmente alla nostra, prossima, anche se non necessariamente vicina. Ci sono persone con cui ci si sarebbe potuti dire di più ma in fondo anche quel che si è detto è bastato: è bastato per capirsi, per condividere scelte di vita, per fissare fuggevolmente sguardi e ritrovarseli invece scolpiti nell'anima, per decenni, per un'esistenza intera.
       Conobbi Giorgio Ballario, se ricordo bene, quando era ancora studente del mio stesso Liceo classico, il "Massimo d'Azeglio" di Torino, anche se io ne ero già uscito da parecchio. Era da poco partita l'avventura della Nuova Destra e Giorgio fu uno dei non tantissimi che a Torino, nella Torino pateticamente missina delle sezioni catacombali e dei saluti romani, ebbe il coraggio di credervi. Da allora, insieme ad Augusto Grandi, fu mio compagno di esperienze per un lungo periodo, almeno fino alla genesi di Alleanza Nazionale e poi alla mia fuoriuscita (1996) da quel partito.
       Credo di avere sempre avuto una sottile analogia caratteriale con Giorgio, specialmente per quanto concerne l'indole apparentemente riflessiva. Con il tempo, i nostri contatti si sono parzialmente diradati, ma siamo rimasti "fratelli nella notte", fratelli nella notte nera di questa orribile esistenza che ci è toccato vivere.
        Ho seguito la sua crescita come scrittore, dalla trilogia del Maggiore Morosini in avanti e, sebbene io non sia un grande lettore di romanzi e tanto meno di "noir", ho subito intuito le sue indubbie qualità autoriali, le stesse che ho ritrovato - direi addirittura cresciute - in questa sua Vita spericolata di Albert Spaggiari, Idrovolante Edizioni, 2016, 306 pp, 15 Euro.
            Preceduto da una brillante prefazione di Stenio Solinas, il libro mi è parso un felice esperimento di giornalismo d'inchiesta, dal quale emerge tutta la lunga esperienza lavorativa di Giorgio come cronista del quotidiano torinese "La Stampa". Con stile asciutto ma non arido, attento a una molteplicità di particolari, l'Autore segue la complessa bibliografia di Albert Spaggiari, dai tempi del servizio militare alla militanza nell'OAS, dal colpo del secolo a Nizza alla ardimentosa evasione, delineandone la figura come quella di un soggetto veramente a metà tra Arsenio Lupin e Rocambole, senza mai innamorarsi del personaggio - come capita sovente ai biografi - ma cercando di carpire i segreti di un uomo assai amante, a modo suo, del lato ludico dell'esistenza, capace di non prendersi mai troppo sul serio ma, al tempo stesso, narcisisticamente attaccato alla costruzione di un proprio mito esistenziale.
       Discreto conoscitore della Costa Azzura, quale sono, ho visto uscire vividamente i luoghi dalla penna puntuale di Giorgio, mentre Albert Spaggiari portava a termine le sue imprese "senza odio, senza violenza e senza armi". Immerso come sono nella crudele alba di questo nuovo millennio, confesso che questo è il lato caratteriale e comportamentale di Spaggiari che mi sono sentito di condividere di meno. Al suo posto, probabilmente mi sarei comportato molto diversamente, ma forse quella era ancora un'epoca dove era possibile comportarsi con maggiore stile ed eleganza, con animo ilare e burlone, animo che purtroppo io temo di aver perduto da tempo, e per sempre.
       In definitiva, una lettura davvero appassionante, che ho fatto mia nel giro di poche serate, vagamente scettico all'inizio (come ho detto, il genere non mi appassiona più di tanto), ma poi trascinato da una capacità di scrittura assolutamente ragguardevole. Ho pensato a Giorgio, leggendo le pagine del suo libro, e me lo sono visto descriverle a voce esattamente come ha fatto per iscritto. Mi piacciono gli autori, e gli amici, che sanno avere questa capacità di fascinazione scrittoriale e individuale. Giorgio le ha sempre avute, entrambe.

                          Piero Visani




        

mercoledì 29 marzo 2017

Self-Obituary


      Non penso proprio che, al momento della mia dipartita (presto o tardi che sia, non è che la cosa mi condizioni moltissimo), si sprecheranno i necrologi, tanto meno quelli benevoli. Mi piacerebbe solo che di me si ricordasse:
1) cercò di essere sempre se stesso, pur essendo consapevole del fatto che questo atteggiamento per un po' affascinava, poi schifava;
2) visse sempre nell'isolamento e sulla difensiva. Se attaccato, specie se proditoriamente, si difese, ma per il resto della sua vita non attaccò mai;
3) cercò di farsi capire, senza alcun successo. Ma ci provò.
4) si beccò molte contestazioni, ma solo perché non amava fare il bersaglio statico, bensì quello mobile.
5) Sputategli pure addosso: uno più o uno meno... E poi farlo sulla sua tomba sarà sicuramente meno rischioso che farlo quando era ancora vivo.
Requiescat in bello!!

                    Piero Visani



Sereno è...


       Sono molto tranquillo e sereno, stasera. Cerco sempre di rimanere duttile, flessibile, perennemente in movimento. Non intendo rimproverarmi nulla, pur se procedo per la mia strada.
       Non voglio avere retropensieri, in alcun senso. Vado là dove mi porta il cuore e, se mi porta nel posto sbagliato, me ne dolgo ma non l'ho compresso.
       Cerco di essere dialettico. Tante cose mi agitano l'animo, ma procedo. Del resto, mi sono sempre considerato un "pathfinder" e tale rimango.            

                    Piero Visani

               

Il valore dell'amicizia


       Rispetto a qualsiasi altra forma di rapporto umano, il valore dell'amicizia maschile tocca vertici altissimi. In grado talvolta di evolvere verso il cameratismo e la fratellanza, molto raramente - almeno per quanto è capitato a me, nel corso di tutta la mia vita - tende a degenerare in schifezze varie, come è tipico di altri rapporti umani. Tutto è in genere molto rettilineo, chiaro, franco.
       Certo, anche le amicizie maschili possono rompersi, ma mediamente è molto difficile, anche perché non sono sottoposte - Deo gratias - ai venti di tutte le forme di volubilità.
       Ho amici di una vita che, in qualche caso, sono autentici fratelli, fortemente percepiti come tali anche quando non li vedo per lunghi anni. Altri - più recenti - che, proprio come mi è accaduto stamane, hanno la squisita cortesia di farsi avanti con una proposta, un'opportunità, un attestato di stima.
       Se dovessi portare con me qualcosa in un'altra vita, beh, l'amicizia virile la porterei molto volentieri. Tra certe persone di valore, assume i connotati di una splendida convergenza etica, che allieta l'anima.                                             
                    Piero Visani




 

Tutto il resto è noia

       Dal momento che ho sempre una certa fretta e che sono esposto alle insidie della noia, mi pare giusto non rimanere troppo a lungo su temi stantii e passare oltre. Un'ora di lettura notturna di Ecce Homo, di Friedrich Nietzsche, mi ha convinto che stavo perdendo troppo tempo su questioni importanti, ma non decisive, nel senso che, se una persona perde clamorosamente di valore agli occhi di un'altra, non può fare altro che farsene una ragione. Se un soggetto come chi scrive viene pesantemente devalorizzato, non farà di certo salti di gioia, ma, a parte il controllo delle sue reazioni, non deve fare altro che cercare nuovi motivi d'interesse e nuovi stimoli.
       Con grande celerità ho concluso le disamine che desideravo concludere ed ora sono decisamente più tranquillo. Non sono certamente contento del crollo di valore e di immagine cui sono stato sottoposto, ma non sono decisioni mie. Io proseguo per la mia strada, in compagnia del mio universo di valori e delle mie buone abitudini. Per piegarmi ad una politica di rinunce, ho ancora tempo.

                          Piero Visani


martedì 28 marzo 2017

Il posizionamento relazionale

       Non si può stare, in una relazione, con le idee altrui. E' come se uno andasse al governo, con le idee altrui: sappiamo bene quali disastri ne scaturirebbero.
       Non si può nemmeno mediare oltre un ragionevole limite, altrimenti ciò che dovrebbe essere bello e gioioso diventa il trionfo della mestizia compromissoria.
       Una relazione interpersonale è un fatto di magia. Se tale magia viene a mancare o diventa oggetto di divieti, meglio chiuderla. Potrebbe rinascere? Non credo e, in ogni caso, io ho più di 65 anni e la penso esattamente come Jepp Gambardella ne "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino... E i divieti, i divieti, poi, quelli sono da repressi.

                  Piero Visani



La morte simbolica

       Sono quasi certo che non tutti i post da me scritti in questi ultimi due giorni siano stati correttamente interpretati dagli amici lettori. Sono infatti entrato in un periodo di morte simbolica che riguarda me in rapporto a una vicenda che mi ha coinvolto, non in assoluto.
       A quella vicenda io voglio in effetti morire e, per tale ragione, mi sono imposto una rigida consegna del silenzio, evitando di fare qualsiasi polemica. In quanto defunto, taccio e, poiché tacere talvolta mi costa, anche parecchio, esercito una forte costrizione su di me.
       Non sono invece morto a tutto il resto, anzi sono ben vivo, ma devo liberarmi rapidamente dalle energie negative che ancora albergano in me e, per di più, devo liberarmi da costrizioni, proibizioni, divieti, concessioni di libertà limitata. Sono tutte cose che mi fanno orrore e fanno scattare in me forti moti di ribellione. Tuttavia, voglio e devo mantenere un basso profilo, per non offendere sensibilità altrui, ed ergo scarico tutte le mie tensioni a livello privato, tra me e me, senza più lasciar uscire una parola.
       Per il resto, però, sono ben vivo e di morte simbolica proprio non intendo parlarne. Desidero solo liberarmi di un tentativo di mettermi un guinzaglio e/o di limitare la mia libertà. A ben guardare, non mi dispiacciono affatto le "Veneri in pelliccia", a condizione che pratichino con sapienza e stile la dimensione ludico-metaforica. I proibizionismi veri, per contro, non fanno per me.

                                Piero Visani



La quarantena


       Il mio obiettivo attuale consiste solo nel mettere una distanza di sicurezza tra ciò che mi è stato chiesto di fare e CIO' CHE NON FARO' MAI. Voglio essere sicuro, nel prendere tale distanza formale, di non trascendere dialetticamente o ferire sensibilità che sono diversissime dalle mie. Come ho scritto ieri, ho capito tardi che devo tenermi lontanissimo da ogni forma di visione giudeocristiana, perché è troppo lontana dalla mia. Io ho un terribile appetito di tutto, digiuni non ne faccio e non voglio farne. Quindi taccio anche se vorrei parlare e intanto rinsaldo i miei portati ideologico-comportamentali. Ma voglio farlo tranquillo, da solo, senza attizzare inutili polemiche. La mia visione del mondo è mia e solo mia, NON INTENDO IMPORLA AD ALTRI COME SI è VOLUTO IMPORNE ALTRE A ME. Non commetterò quell'errore. Resto legato alla mia concezione dell'"Oltreuomo", da vivere, da gustare quotidianamente.
           
                            Piero Visani

                          

Essere e dover essere


       Non ho mai avuto un reale contrasto, a livello interiore, tra essere e dover essere. Nel senso che il "dover essere" non ha mai rappresentato alcunché, per me. Ho sempre supplito con la mia volontà di potenza. Quest'ultima mi ha creato non pochi guai - è vero - ma mi ha sempre consentito di vivere e non di vegetare, di marciare e non di marcire.
       Ho commesso grossi errori, questo è certo, ma per "vivere di più", non di meno. Non sono pentito di nulla, ho pagato sulla mia pelle, ma mi è sempre andato bene così.

       Ora mi sento come una belva in gabbia non per chissà quali motivi, ma per l'impossibilità a "vivere di più". Sono dunque assai sveglio e percettivo, perché è vero che voglio isolarmi, e lo sto facendo, ma solo per precludermi errori di iracondia in una determinata direzione. Tutte le altre sono libere, aperte e percorribili. Un incidente di percorso deve essere analizzato, onde evitare di ripeterlo, ma questo deve accendere nuova gioia di vivere, nessuna repressione, proibizionismo, mortificazione della carne o scempiaggini siffatte. La "belva bionda" rimane attenta. Non vuole commettere errori vecchi, ma è prontissima a commetterne nuovi. Devo essere sempre pronto a "diventare ciò che sono".

                           Piero Visani



La grande fuga


       Sto facendo un'esperienza molto bella e molto rigenerante: ho capito che mi sono inventato tutto e che, per smontare il meccanismo, non devo fare altro che ripercorrere, giorno per giorno, il cammino delle mie invenzioni. Così, come negli "Strawberry Fields" (non propriamente "forever"...), comprendo infine che "nothing [was] real" e che la mia colpa, se di colpa si tratta, è di essere stato un pazzo mitomane, alle prese con i miei "stati di allucinazione" (abbastanza affini a quelli del celebre film di Ken Russell).
       Mi sento meglio: ne sto progressivamente prendendo atto.            

                    Piero Visani




             

L'equilibrio interiore


       Sono bastati pochissimi giorni di autoanalisi basata sull'autobiografia del Sé per restituirmi un ottimo equilibrio interiore. Seguendo tale metodo, infatti, mi sono reso conto di essermi immerso da tempo in una dimensione onirica nella quale è andato perso ogni mio contatto con la realtà. Ho iniziato un viaggio che io credevo esteriore e che invece era interiore, alla scoperta di me.
       Non ho conosciuto alcuno - persona, luogo, eventi, momenti - MA MI SONO INVENTATO TUTTO, nel bene come nel male.
       Ho condotto un lungo viaggio attraverso me stesso in cui io supponevo di essere in relazione con qualcuno, di vero, di concreto, in carne ed ossa, mentre stavo solo sognando. Proprio la natura onirica della mia esperienza mi ha fatto provare molta felicità e pure molto dolore, ma NON ERA VERO NIENTE. Entrambe le condizioni erano mere proiezioni di me. Non esistevano né angeli né santi. Sono io che ho sognato, passando dal sogno all'incubo. NON HO AVUTO RELAZIONI CON ALCUNO, SOLO CON ME STESSO. Chi credevo di avere visto o conosciuto, semplicemente non è mai esistito.
      Questa constatazione mi ha molto confortato, devo dire, perché l'aspetto che più mi faceva male è che io potessi essere davvero incorso in esperienze devastanti. Comprendere che invece me le sono inventate mi ha fatto molto bene, perché così non ci sono colpevoli, recriminazioni, ricordi, accuse e controaccuse.
       Ho sperimentato una sospensione spazio-temporale, e ora sto cominciando ad uscirne. Tutto ciò che ho sperimentato durante la medesima non è stato frutto di incontri reali ma di assurde proiezioni della mia mente.
       Sono contento: non aver provato nulla di bello, ma neppure nulla di abominevole, mi conforta molto. Forse ho lanciato qualche accusa di troppo, ma era rivolta a persone inesistenti, ergo è come se non l'avessi mai lanciata.          
                   
                       Piero Visani




 
 

lunedì 27 marzo 2017

Il seme della violenza

      Vittime come siamo di iniquità ogni giorno più evidenti e pazzesche; con una vita ridotta a pagare tasse e gabelle varie; costretti a lavorare come cani per poter dare da mangiare (e nulla più) a noi stessi e alle nostre famiglie; ben consapevoli del fatto che chi ci fa quotidianamente la morale non fa altro che rubare a man salva, stiamo giorno dopo giorno immagazzinando una carica di violenza che attende solo di esplodere.
      Com'è ovvio, esplode per prima nelle anime più semplici e primitive, ma ha già raggiunto una parte considerevole di noi e - se devo dire - la cosa non mi turba per niente: anzi, aspetto solo che venga il mio turno. Nella più totale assenza di giustizia e verità, le mani e le armi sono quello che ci resta. Lo sappiamo bene e lo scopriamo giorno dopo giorno, nel mentre un'orda di pasciuti "buonisti", al riparo di scorte, privilegi e chiese, ci dice che cosa dovremmo fare.
      Le persone più semplici hanno già capito che cosa dovremmo fare, e lo fanno, per ora scatenandosi come belve in venti contro uno, e tra loro. Ma si tratta solo di attendere che questa deriva compia il suo corso, poi sarà la volta della mattanza collettiva. Capita sempre così, quando le civiltà finiscono. Occorre il bagno di sangue purificatore (e pedagogico) per dare vita a qualcosa di migliore, che non durerà ad infinito, ma ci consentirà almeno di divertirci (o anche solo di sfogarci) un po'.
      I periodi di iniquità assoluta, quelli in cui stiamo vivendo, richiedono lavacri assoluti, quelli che vivremo. Probabilmente privi di qualsiasi ragione, ma intrinsecamente razionali in quanto totalmente irrazionali. Nessuno potrà dire di non essersene accorto o di non averlo sentito arrivare. Sale, giorno dopo giorno. Non c'è da ridere né da piangere, è puramente liberatorio, è una sorta - se mi si passa la volgarità - di inevitabile evacuazione sociale, una dovuta purga collettiva.

                     Piero Visani




domenica 26 marzo 2017

L'eremita


       Dopo lunghe esperienze condominiali da incubo, vivo da 13 anni in una casa singola relativamente isolata. Lavoro, esco il meno possibile e sono profondamente misantropo.
       Mi faccio i fatti miei, non ho cittadinanza, Paese, partito, religione. Nulla di nulla. Non ho esigenze sociali. Lavoro e, ovviamente per lavoro, mi interfaccio con gli altri; in caso contrario potrei anche farne a meno.
       Non ho mai aggredito nessuno, in nessun modo, tanto meno fisicamente. Me ne sto sempre sulla difensiva. Ho solo e sempre avvertito tutti: "Non aprite quella porta!". Di norma il consiglio è cortesemente rispettato. Quando non lo è, può capitare di scoprire che cosa ci sia, dietro quella porta...

                          Piero Visani

Il valore dell'onore


       7 marzo 1815, Laffrey (Regione dell'Isère). Il piccolo esercito napoleonico, da meno di una settimana sbarcato in Francia a Golfe Juan proveniente dall'isola d'Elba, incontra le truppe mandategli contro da Luigi XVIII.
       Nell'ampio spiazzo erboso che si apre nei pressi del paese, Napoleone trova di fronte a sè il 5° Reggimento di fanteria di linea. Onde evitare uno scontro fratricida, l'Imperatore si fa personalmente incontro ai soldati che dovrebbero bloccarne la marcia e dice loro: "Soldati del 5° di Linea, mi riconoscete voi? Riconoscete il vostro Imperatore?". Vedendo l'emozione e lo sconcerto negli occhi dei suoi vecchi soldati, impietriti davanti all'uomo che li ha condotti alla vittoria in decine di battaglie e che essi considerano un dio in terra, Napoleone si fa avanti, fin quasi a toccare la punta delle canne dei loro fucili puntati, apre la sua celebre redingote grigia ed esclama: "Se tra voi c'è un soldato che voglia uccidere il vostro Imperatore, eccomi!". A quel punto, gli uomini del 5° abbassano le armi e si gettano ai piedi dell'Imperatore, piangendo di emozione e di gioia.
       L'Aquila è tornata! La via di Parigi è aperta!

                     Piero Visani



Motti d'antan


       Un tempo si diceva: "Chi di spada ferisce, di spada perisce". Oggi si usano le spade molto maldestramente, e pure per aggressioni alle spalle, e si ricordano poco i motti nella loro interezza. E' un vero peccato, per noi spadaccini di Toledo.

                             Piero Visani



La verità è sempre rivoluzionaria


       E basta dirla per provocare di quelle reazioni... Ottima ragione per dirla.

                                Piero Visani

sabato 25 marzo 2017

La perfezione

       Dicono che il meglio sia nemico del bene. E la perfezione, di cosa è nemica...?

                         Piero Visani


Save me, save me, save me


       La mia prossima vita sarà ispirata al più totale risparmio, a una formidabile politica della lesina: risparmio di impegno, risparmio di studi, risparmio di partecipazione, risparmio di coinvolgimenti, risparmio di passioni. In una parola, risparmio di tutto. Ed esasperata ricerca di "ordinary people", cioè della più vomitevole banalità, quella che ti fa vomitare sempre, non solo quando fa comodo agli altri. Come dicono a Genova, con i pazzi "ho già dato".

                        Piero Visani

Morte del Maresciallo Lannes


       Il 22 maggio 1809, durante la campagna d'Austria e in particolare la battaglia di Essling, il Maresciallo Lannes, uno dei migliori comandanti di Napoleone e amico fraterno dell'imperatore, vede morire un suo antico compagno d'armi e - affranto - si siede un attimo su una collinetta. Una piccola palla di cannone lo colpisce alle gambe, dalle ginocchia in giù, apportandogli lesioni molto gravi.
       Dopo un febbrile consulto tra i migliori chirurghi militari della Grande Armée, e in una situazione ancora molto esposta alle offensive austriache, gli viene amputata una gamba e successivamente viene trasportato nella località di Ebersdorf. Qui, per qualche giorno, appare in ripresa e pensa già a come farsi costruire un arto artificiale. Poi la situazione precipita e il 31 maggio il Maresciallo Lannes muore per lo sviluppo di una gravissima cancrena.
       Sollecitato a salutare un ultima volta l'amico, Napoleone accorre al letto di morte del suo maresciallo e si apparta per una mezz'ora con lui, fino al trapasso. Successivamente si dimostra alquanto turbato e scosso.

                       Piero Visani



venerdì 24 marzo 2017

Similitudini storiche


       Le "celebrazioni" per i 60 anni di quell'aborto storicamente riuscito che è l'Unione Europea somigliano sorprendentemente molto a certe cerimonie dell'"Ancien Régime" intorno al 1786-88. Sono state mobilitare anche migliaia di "Guardie svizzere", senza andare a prenderle in Vaticano e senza turbare il loro ingiudicabile mestiere con una dotta lezione sul monumento dei "Leoni morti" a Lucerna (per quella lezione c'è ancora tempo qualche annetto, ma arriverà, oh se arriverà...).
       I vari Luigi XVI della nuova monarchia assoluta sono pronti, con il loro codazzo di cortigiani e cortigiane, a celebrare quello che, per loro, è innegabilmente l'"affare del secolo". Quanto a noi, ci limitiamo a sognare i Robespierre e i Saint-Just, che arriveranno, con il loro carico di "piacevolezze indotte" (eh, sì, perché dare la colpa ai secondi dimenticando decenni di orrori provocati dai primi appare la solita analisi di stile "democratico", basata sulla totale irresponsabilità di quanto fatto in nome di un "Bene Supremo" autodefinito a proprio uso e consumo). Se poi dopo non arriveranno i Buonaparte, arriveranno certamente i Toussaint-Louverture e così, nel caso qualcuno volesse capire qualcosa di questo post, vada a leggersi qualche buon libro di storia. Gli gioverà...

                                           Piero Visani




giovedì 23 marzo 2017

23 marzo 1919


       Comunque lo si voglia giudicare, il programma dei "Fasci di combattimento" era qualcosa di radicalmente diverso e distante da quello che sarà il "Fascismo regime". Nella mia personale valutazione, il "fascismo movimento" era l'aspirazione di una minoranza di speranzosi, che poi incontrò...gli italiani. E allora vennero i compromessi con la borghesia, quello verminoso con il Vaticano, quello mortale con la monarchia. Insomma, l'ennesima occasione mancata. Anche allora, si rese necessario "governare al centro": sì, al centro della palude, al centro della cloaca, al centro della mercatura, al centro dello schifo. La sempiterna storia d'Italia.
       Quella che avrebbe potuto essere un'ideologia innovativa e trasversale, si ridusse a una pantomima in cui non credevano nemmeno i protagonisti.
        Questo suggerisce però una direttrice di studio molto interessante: qual è il rapporto tra politica, antropologia, carattere nazionale, e come si risolve, se si risolve...?
       Per introdurre una spero tollerabile nota di carattere personale, dopo le mie modeste esperienze politiche ho deciso che non farò mai più politica per ragioni antropologiche, così come in fondo - per le stesse ragioni - ritengo che non vivrò mai più un'esistenza relazionale. Infatti, dover fare continuamente i conti con soggetti che cambiano idea ogni 4 nanosecondi, è faticoso. Meglio vivere da eremiti, in tutti i campi. Perché sarà pur vero che la politica è mediazione, ma per mediare occorre avere un intelocutore che abbia delle idee e che non sia una banderuola.

                      Piero Visani

mercoledì 22 marzo 2017

Apologo


       Un mondo di "buoni", ostili ad ogni forma di sopraffazione, violenza e ogni altra cosa che fosse contraria al diritto, era solito - nella pratica - mostrarsi un po' diverso che nella teoria. Non "stava bene", non si sentiva a proprio agio, aveva esigenze particolari da soddisfare, e allora andava in giro, rubacchiava qualcosa, rovinava vite altrui, consumava ricchezze altrui. In una parola, faceva sempre e solamente quello che voleva e - siccome era il più forte - non ne pagava mai il fio. La coscienza non gli rimordeva mai, perché diceva di averne una, ma non ne aveva alcuna. Vestiva con il "diritto" le sue peggiori porcherie. Le sue vittime, colpite abitualmente alle spalle, obiettavano: "ma perché mi fai questo? Cosa ho fatto per meritarmelo?" E la risposta era invariabilmente una sola: "non stavo bene, non ero in pace con me stesso".
       Per molto tempo, questa immane nequizie andò avanti, fino a che le vittime di questo comportamento osceno cominciarono a pensare che fosse giunta l'ora di reagire. Lo fecero malamente e con iniziative improvvide, e cominciarono ad essere ferocemente stroncati: "Questo è terrorismo! Non si reagisce così, è inurbano! Dovete combattere secondo le regole!". In tutto questo era implicito che, se avessero fatto così, sarebbero stati sicuramente sconfitti...
       Le vittime della folle ipocrisia occidentale, però, cominciarono ad interrogarsi sull'utilità - per loro - di combattere secondo le regole e si chiesero: "Ma dobbiamo combattere per perdere o per vincere?" E ancora: "se il mondo occidentale NON gradisce la nostra reazione, allora quella che non gradisce è di certo la reazione migliore!".
       Furono invitati a tacere, ma ormai era tardi, la macchina della riscossa e della vendetta si era messa in moto.
       Figli di culture guerriere, gli uomini non occidentali avrebbero potuto accettare qualsiasi tipo di guerra e di violenza, se portata loro di fronte. Quello che ripugnava loro in suprema misura, perché non era da uomini, era la sommatoria di ipocrisia più sodomia, le guerre trasformate in "operazioni di polizia internazionale", i combattenti nemici diventati sempre e comunque "terroristi", anche quando terroristi non lo erano affatto, ma erano solo patrioti.
      Ora si avvicina a grandi passi il tempo della legge del contrappasso: chi viveva tranquillo, nelle proprie povere case, senza che il mondo occidentale venisse a disturbarlo ed a rovinargli la vita, ha capito che, su scala planetaria, è tempo di una formidabile guerra asimmetrica, per prendersi l'inevitabile vendetta, giusta o meno che possa essere considerata.
       La loro coscienza è tranquilla, non hanno innescato il meccanismo. Nessuno intende dare loro ragione, ma hanno le loro ragioni, che sono le ragioni di tutti coloro che vengono fatti oggetto di atti di terribile ostilità, che tuttavia vengono negati nel momento stesso in cui si manifestano, mentre SOLO LE LORO LEGITTIME REAZIONI sono considerare violente, dimentichi che - come si diceva da bambini - "chi la fa l'aspetti!".
       Guardo a tutto questo con estremo distacco, succede ogni giorno con abominevole frequenza, e la colpa è sempre di chi reagisce, mai di chi colpisce. A breve, il problema delle colpe neppure si porrà più, ci saranno solo azioni e reazioni. Non a caso - credo - si legge da varie parti che molti privilegiati stanno pensando soprattutto a garantire la loro sicurezza personale, cercando lidi nascosti e sicuri. Fanno bene, se ci riusciranno.
       Nessuno però pensa che un mondo in cui è lecito colpire, ma non essere colpiti, è il più POLEMOGENO di tutti e conterrà solo infinito orrore, il naturale frutto delle giustizie a senso unico, del pensare di avere solo e sempre ragione, di considerare gli altri come oggetti.
       Auguri!

                       Piero Visani

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Febbraio - 20 Marzo 2017)

       Questo mese ha fatto segnare un numero record di visualizzazioni, prossimo alle 9.000, il che ha ovviamente voluto dire un forte incremento delle visualizzazioni quotidiane.
       L'elenco delle prime 15 posizioni nella classifica generale evidenzia, da un lato, la sostanziale stabilità di certi post ma, dall'altro, alcuni incrementi davvero significativi di post vecchi e nuovi. Il dato più significativo, in ogni caso, rimane quello che tutti gli oltre 3.000 post del blog vengono letti quotidianamente da un numero crescente di persone, al punto che il dato più rilevante è proprio quello della vastità dimensionale del numero di post letti:

  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (=) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 992 (+2) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 894 (+3) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 830 (=) - 25/08/2015;
  5. It's just like starting over, 587 (=) - 11/12/2012;
  6. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 467 (+11) - 19/10/2013;
  7. L'islamizzazione del radicalismo, 331 (+1) - 03/07/2016;
  8. Non, je ne regrette rien, 358 (+49) - 29/12/2012;
  9. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 283 (+2) - 16/12/2016;
  10. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 251 (=) - 28/05/2016;
  11. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 232 (+33)- 18/01/2017;
  12. El Capitan Alatriste, 227 (+227) - 03/03/2017;
  13. Quantum mutatus ab illo!, 204 (+19) - 20/05/2013;
  14. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 201 (+1) - 29/01/2014;
  15. Formal Dinner, 197 (+1) - 12/11/2016.
       Nei primi posti della classifica generale si segnala la new entry del post El Capitan Alatriste (+227 visualizzazioni) e il ritorno ai vertici della classifica del post Quantum mutatus ab illo! (+19 visualizzazioni), mentre evidenzia una forte progressione il post Non, je ne regrette rien (+49 visualizzazioni) e prosegue la sua scalata verso l'alto il post Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione (+33 visualizzazioni).
       Un ulteriore dato significativo è che, per poter assurgere ai massimi vertici della classifica, occorrono ormai circa 200 visualizzazioni.
       Per quanto concerne invece i post che sono apparsi nel mese oggetto della nostra disamina, a parte il già citato El Capitan Alatriste, segnaliamo Roma e Bisanzio (172 visualizzazioni), La buona educazione (145 visualizzazioni) e Grande Guerra e Vittoria nella memoria nazionale, Milano 22 febbraio 2017 - Il video (129 visualizzazioni).
       Per concludere, le visualizzazioni sono salite a circa 111.000 e i post a circa 3.045, il che sta a significare che il numero medio di visualizzazioni per ogni singolo post è passato da 35,3 a 36,4, totalizzando un ulteriore nuovo record nel numero medio delle visualizzazioni per post.

                      Piero Visani




Martin McGuinness - In mortem


      Di fronte alla morte, è giusto fare un passo indietro, ma non è obbligatorio fare un commento apologetico: un grande "venditore" (nel senso di liquidatore) della causa dell'unità irlandese, insieme al suo degno sodale Gerry Adams. Non il primo, ovviamente, né l'unico, né l'ultimo. Una di quelle persone "moderate e di buon senso" grazie alle quali la situazione irlandese è oggi più o meno come è sempre stata, se non ci fosse stata la "Rivolta di Pasqua" del 1916 e lo scontro successivo (anche civile).
"Chi si accontenta gode, così così...": "parte prete e ritorna "curato"...
       In tutti i Paesi africani l'indipendenza nazionale è stata ottenuta. Per "i figli di un dio minore" è ambizione eccessiva. Tocca infatti gli interessi dei "figli di un dio maggiore", molto maggiore...

               Piero Visani




martedì 21 marzo 2017

Durezza


      A volte vengo accusato di soverchia durezza, sul piano caratteriale, ma la ritengo un'accusa veramente infondata. Direi di essere esattamente il contrario, vale a dire molto dolce e disponibile.
       Mi dispiace - questo sì - di essere trattato male, specialmente se mi pare di non meritarlo e di aver potuto anche godere - semmai - di qualche delicatezza in più. Tuttavia, quando si manifestano le situazioni di conflittualità, mi ritrovo pienamente a mio agio, non perché io le ami in quanto tali, ma perché le ho frequentate a lungo e so sempre che cosa devo fare.
       In casi del genere, di norma sono molto tranchant, cioè non tendo a togliere spazi di agibilità all'avversario, ma di fargli semplicemente presente che, se vi rinuncia, non li avrà mai più indietro. Ad esempio, non è in alcun modo vietato fare delle scelte, a condizione che se ne accettino le conseguenze. Non è vero che non discuto, visto che sono molto favorevole al dialogo. Per contro, però, non sono in alcun modo favorevole al dialogo che sia stato fatto precedere da un'aggressione. A quel punto, in un primo tempo mi limito a respingerla; in un secondo tempo, tronco ogni possibile rapporto con gli aggressori. Sono quelle cose che succedono, nei conflitti come nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, se mi colpisci, per di più a tradimento, con me hai chiuso. Definitivamente.

                     Piero Visani

sabato 18 marzo 2017

Scozia - Italia: la partita delle Patrie


       E' solo un incontro di rugby, lo so, ma mette in campo tutta una vita: da un lato l'Italia, Patria a lungo amatissima, al cui ossequio in fondo ho sacrificato una parte della mia vita, ma oggi odiata, detestatissima, madre traditrice, amante fedifraga, meretrice di bassa lega. Dall'altro la Scozia, Patria d'adozione, Patria immaginata, più ancora che reale, ricettacolo di speranze, emozioni e di "voler essere". Patria come proiezione del Sé, con poche debolezze in quanto in larga misura irreale, ma dolcissima e cara proprio perché irreale. Ho giurato a me stesso che non mi occuperò mai più di realtà e di persone reali. Di vomito nella "cloaca maxima" del reale ne ho profuso abbastanza. D'ora in avanti solo estraneità totale a tutto.
P.S.: per mera informazione, tiferò ovviamente Italia. Ho senso della tradizione e delle radici. Non tradisco, mai.

                   Piero Visani

venerdì 17 marzo 2017

La prima notte di quiete

      Arriverà infine, come nel verso di Goethe, "la prima notte di quiete", con il suo dolcissimo carico di liberazione. Sarà bello aspettarla, sarà bello provarla, e liberarsi infine di tutte le nefandezze del mondo.
       L'età mi aiuta, non dovrò attendere molto.

                     Piero Visani




Blog "Sympathy for the Devil" - 110.000 visualizzazioni!!


       Nel giro di un solo mesetto, il mio blog ha avuto circa diecimila visualizzazioni, passando da centomila a centodiecimila in totale. Ringrazio molto sentitamente i lettori, perché è piacevole sapere che, almeno in un campo, non si fa proprio orrore. Restano tutti gli altri, ovviamente, ma almeno uno è discreto...

                     Piero Visani




Due o tre cose che so di lui...


       E' spuntata fuori da un vecchio ricordo di anni fa e mi è piaciuta come sempre molto: la prima definizione è formale, ma frutto di normale educazione. La seconda è incompleta, visto che pratico la filosofia (malamente) anche di giorno. La terza è l'unica in cui mi riconosca veramente per intero, è come una seconda identità. Sulla quarta sono in dubbio tra un frutto del destino e una scelta mia personale, ma il tutto mi piace parecchio.

                       Piero Visani




giovedì 16 marzo 2017

"Some rise by sin, and some by virtue fall"

       Ieri sera, intorno all'una, ho letto questa citazione da "Measure for Measure" di William Shakespeare: "Some rise by sin, and some by virtue fall", che suona più o meno come "Alcuni sorgono dal peccato, ed altri cadono per mezzo della virtù". Ho passato non pochi minuti a chiedermi che cosa avrei preferito per me e ovviamente ho optato per la prima soluzione. Tuttavia, anche ammesso e non concesso di essere sorto davvero dal peccato, direi che più spesso sono caduto per mezzo della virtù, non certo mia, ma perché vittima (reale o pretestuosa non vorrei dire...) della seconda.
       Questa riflessione mi ha divertito molto, perché segna una contraddizione che può addirittura diventare - e per me forse lo è diventato - un motivo esistenziale. Tuttavia, siccome io ho una profonda anima celtica - so amare con la stessa disinvoltura con cui so uccidere (metaforicamente, e no) - ho pensato che la fase del "to rise by sin" non possa certo interrompersi e che occorra ricominciarla ASAP (As soon as possible).
      E' vero che il concetto di "peccato" è pateticamente cristiano e dunque abominevole, ma serve a rendere l'idea: agire, non contemplare socraticamente le cose, come tipico degli imbelli. E' ora di rinnovare il guardaroba, non quello intellettuale (non ne ho minimamente bisogno), quello composto da capispalla e accessori vari. "Spring and summer are coming..."

                           Piero Visani







Roma e Bisanzio

      L'impero romano d'Occidente cadde di fronte all'offensiva dei "barbari" nel 476 dopo Cristo. Quello romano d'Oriente, con capitale Bisanzio, gli sopravvisse quasi un millennio e cadde nel 1453 per mano dei turchi.
       Come fece il secondo a sopravvivere così tanto al primo, pur in presenza di minacce non meno gravi? Semplificando molto, grazie alla sua organizzazione militare e allo sfruttamento in campo bellico di tutte le tecnologie che l'epoca poteva offrire.
       Siccome vedo entusiasmi e frustrazioni per l'esito, invero alquanto scontato, delle elezioni politiche in Olanda, inevitabilmente mi interrogo su quanto ci sia di politico, nella situazione europea attuale, e quanto invece di geopolitico e di demografico. Perché l'interrogativo è di una semplicità assoluta: quanto può durare la Vecchia Europa - senescente, invecchiata nell'anima molto prima che nei corpi, attenta solo a potersi sentire garantita in tutto, dalla culla alla tomba, da uno "Stato mamma" - in un mondo che si sta facendo sempre più selvaggio e dove l'unico diritto possibile è - come sempre, più che mai - quello del più forte? Sono chiari ed espliciti i movimenti populisti sulla quantità notevolissima di fondi pubblici che occorrerà indirizzare sulla difesa e sulle tecnologie militari più avanzate per resistere ancora un po' alla forza terribile del numero? In genere, silenzio assoluto; amenità formidabili come quelle del rispristino del servizio militare obbligatorio (servono professionisti della guerra, non "soldati della domenica", per non parlare del fatto che l'aria che si respirerebbe nelle caserme servirebbe a una formazione "guerriera": ma davvero ci sono mai entrati, in una caserma italiana...?); battutine pseudo-intelligenti contro velivoli come gli F-35 (che certo non sono di produzione europea, etc. etc., ma che racchiudono in sé tecnologie militari avanzatissime, proprio quelle che servono nei combattimenti uno contro cento); e una condizione mentale di assoluto disarmo: la concezione vacanziera che da Natale porta al ponte di Carnevale, poi a Pasqua, poi alle ferie estive, poi a quelle dei Santi, per tornare infine a Natale. E dove il lavoro è ovviamente solo il periodo sfortunatamente compreso tra una vacanza e un'altra.
      Se ci fosse uno "scontro di civiltà" in atto, direi che questa sarebbe una "solidissima" base di partenza. E in realtà, per molti versi, lo scontro c'è, ma è già perduto sul piano più importante, quello demografico, perché i vecchi sono molto meno inclini dei giovani al combattimento, allo scontro fisico e a mettere a repentaglio qualcosa, a cominciare da se stessi. Ed è già perduto in partenza anche ad altri livelli, se si pensa che uno dei movimenti "rivoluzionari" (ed eterodiretti...) esistenti a livello europeo - quello grillino - è fatto da transfughi delusi della Sinistra, animati dalle stesse amenità pacifiste tipiche dell'universo culturale da cui provengono. Pensano a "redditi di cittadinanza", vale a dire a mantenere a fare un assoluto nulla post-sessantottini di lungo corso come loro, poco importa se autoctoni o migranti. Per non parlare del fatto che la borghesia, resa imbelle dal "lavaggio del cervello" in senso pacifista operato in Europa per decenni dai referenti politici di USA ed URSS, pensa come da secoli solo alla difesa dei suoi soldi, puliti (raramente) o sporchi (quasi sempre) come abitualmente sono.
     La realtà è decisamente più terribile e avrebbe dovuto prevedere - ma è già tardi - una sola strategia di sopravvivenza: la difesa di un limes grazie a tecnologie militari molto sofisticate. Espresso ora, questo solo concetto fa sorridere: il numero è potenza, è assolutamente potenza, e alla fine vincerà. La gioventù è vigore e avrà inevitabilmente ragione su un continente di pensionati (del corpo e dell'anima) e di assistiti (dalla culla alla tomba). LA VITA, CHE E' VIOLENZA, LOTTA, SOPRAFFAZIONE - esattamente come lo è la natura - SI IMPORRA' CON TUTTO IL SUO VIGORE SULLA MORTE. E sarà un momento splendido. Certo, per noi europei vorrà dire "sottomissione". Non lo sapevamo...? Lo abbiamo scoperto adesso...?

                                        Piero Visani


lunedì 13 marzo 2017

Legittima...demenza


       Ho passato una vita di lavoro a prendermi lo scherno, se solo le discussioni si facevano un po' pesanti, di coloro che mi dicevano: "ma Lei, che discetta di storia militare e strategia, è mai stato in guerra?". Ed io, che non vi sono stato (del che mi dolgo, perché sarei sicuramente morto e mi sarei risparmiato di soffrire per niente in questa vita di purissimo guano, grazie al contributo di una ricca congrega di bastardi), dovevo ammettere che no, non vi ero stato. Lo sguardo di compatimento del mio contestatore mi dimostrava quello che valevo per lui (e forse anche per me...).
       Ecco, quando sento politici e giuristi discettare di queste problematiche, specialmente in forma assolutoria nei confronti dei delinquenti (ma quella è solidarietà di categoria, ritengo...), mi verrebbe voglia di avanzare le medesime contestazioni e di immaginare una scena in cui un illustre giurista, sorpreso in casa di notte da una banda di ladri o rapinatori, si sveglia e, non potendo afferrare altro, li mette in fuga a colpi ben mirati di codici e pandette, riuscendo per di più ad evitare accuse per eccesso di legittima difesa.
       Questo è notoriamente un Paese di supercialtroni, però parlare di ciò che si ignora è sempre un po' grave. Se solo si leggessero opere magistrali come "On Combat" e "On Killing" di Dave Grossman, tradotte in italiano per i tipi delle Edizioni Libreria Militare di Milano, si resterebbe sempre nel teorico, ma si capirebbe che i fattori nervosi, psicologici ed emotivi coinvolti in uno scontro a fuoco sono tantissimi e stanno dovunque meno che negli atti e nei cervelli (se sussistono) di politici e giuristi. Solo chi è o è stato in situazioni analoghe ha esperienze reali da trasmettere.

                       Piero Visani

E la Scozia ci riprova


       Capisco gli amici scozzesi: se le circostanze storiche ti offrono la possibilità di tentare un secondo referendum indipendentista a poco più di due anni di distanza da quello perso per non troppi voti di differenza, è giusto provarci. La Brexit britannica offre quell'opportunità e, anche se la prospettiva di passare dal secolare dominio inglese all'eventuale ritorno nell'Eurolager è cosa che può allietare solo i Sassoni, e non certo i Celti, tuttavia comprendo che questa occasione non vada perduta.
       "Scotland forever!". Gli appelli della Storia non vanno disattesi. Il futuro, dopo tutto, è sempre e solo un'ipotesi.

                       Piero Visani



sabato 11 marzo 2017

"La vita è sogno"

       Così titolò il suo dramma, scritto nel 1635, lo scrittore spagnolo Pedro Calderòn de la Barca (1600-1681), intendendo fare riferimento all'illusorietà dell'esistenza. Non posso certo dargli torto. Mi permetterei solo di aggiungere che la vita è anche impostura, una continua, terribile e reiterata impostura. Gli umani mentono, e godono a mentire, per cui - per mettersi al riparo da tale impostura - sarebbe forse più salutare non vivere.

                         Piero Visani



venerdì 10 marzo 2017

L'agression

       L'Agression ("Appuntamento con l'assassino" nella versione italiana), è un film del 1975 di Gérard Pirès. Modesto esemplare di cinematografia di genere poliziesco, ma con protagonisti attori di valore come Jean-Louis Trintignant e una splendida Catherine Deneuve, ricordo che colpì molto la mia fantasia - evidentemente già allora alquanto particolare - perché i due, di ritorno dai funerali della moglie e della figlia di lui (e della sorella e nipote di lei), vittime di una spaventosa aggressione, finiscono a letto insieme, celebrando a modo loro un evento di morte con una scelta di vita (o con una - ma più ritualizzata - scelta anch'essa di morte).
        La trovai una soluzione filmica molto bella da parte del regista, sicuramente in grado di épater les bourgeois, ma già allora perfettamente in linea con la mia visione del mondo. Ovviamente una soluzione molto cinematografica, poco o punto realistica, ma affine al mio modo di sentire, per cui la passione o solo il sesso o semplicemente la volontà di potenza di entrambi si affermano su qualsiasi altra cosa, compreso il più terribile dei dolori, perché l'impulso del momento ha la prevalenza su tutto il resto. E nessuno prova alcun pentimento, dopo...
       Ho sempre avuto un animo del genere e non ho mai inteso nasconderlo. Dovessi scrivere qualcosa, punterei ancora oggi su soluzioni così radicali. Forse sono impossibili, ma per me hanno comunque un senso. Sono "oltre".

                          Piero Visani



giovedì 9 marzo 2017

Una terribile bellezza


       Migliaia di indizi lo stanno a indicare. Si manifestano lenti, spesso distanziati l'uno dall'altro nel tempo e anche nella spazio, ma - per parafrasare vagamente William Butler Yeats - "una terribile bellezza" sta nascendo. E' un mostro con tante teste, una vera e propria idra, e probabilmente ci spazzerà via tutti, ma la impagabile soddisfazione sarà che spazzerà via anche coloro che l'avranno evocato, credendo di costituirsi fortune di lunga durata, che si riveleranno invece molto più effimere di quanto essi non avessero supposto.
       In tutti i campi, la deliberata generazione di situazioni altamente polemogene produce esattamente l'obiettivo ricercato, vale a dire guerre e disastri. Non è detto che ne uscirà necessariamente vivo chi ha inteso artatamente ricercarlo. Ma l'aria che tira è quella, i venti che tirano sono quelli, e la prevedibile "stagnazione secolare" che si annuncia in campo economico forse priverà i più di lucidità, ma li armerà di grande coraggio, il coraggio della disperazione, il "cupio dissolvi" che anima tutti quando si sa che tutto è perduto e ci preme solo di portarne il più possibile con noi... Non ci sarà gioia, solo dolore, infinito dolore, ma sarà più facile ricercarne i colpevoli.

                             Piero Visani