mercoledì 31 maggio 2017

La grande coalizione

       Su precise direttive di Berlino (ormai scrivere Bruxelles non ha senso...), sta per essere approvato e messo in atto un sistema elettorale (detto non a caso "alla tedesca...") che garantirà la formazione di un governo di "grande coalizione" nel quale, in un modo o nell'altro, saranno coinvolti i principali partiti, quelli fintamente di governo e quelli fintamente d'opposizione.
       Tutti saranno contenti, in particolare quegli italiani che li avranno votati, e così potrà essere approvata l'ennesima manovra "lacrime e sangue", la quale - a parte mandare definitivamente il Paese in fallimento - risulterà totalmente inutile, per non dire perniciosa - come tutte quelle che l'hanno preceduta da un decennio a questa parte. Non riformando nulla di nulla, il sistema dei partiti continuerà a produrre debito pubblico, facendolo ulteriormente crescere, e la crescita del debito imporrà nuove "politiche di sacrifici" e il fallimento definitivo dell'Italia, in una spirale perversa di cui paiono tutti rendersi conto, eccezion fatta - ovviamente - per gli italiani...
       Unica possibilità per il futuro: il continuo aumento delle "risorse" dall'estero, le quali, resesi infine conto di essere maggioranza numerica nel Paese, ne assumano in prima persona la gestione, non per pagarci le pensioni, ma i funerali, vale a dire la fine che meritiamo. Che non è una fine molto diversa da quella che ci sta imponendo il Quarto Reich, per vendicarsi tardivamente - ma la vendetta è un piatto che si consuma notoriamente freddo - del nostro "regalino" dell'8 settembre 1943. Sarebbe bello poter sfuggire dalla Storia, ma lei ti insegue sempre e ti raggiunge...
       Viva la Muerte!: questo è lo slogan migliore per le prossime elezioni politiche del dopo estate. E' bene preparare gli elettori al "futuro radioso" che li attende.

                     Piero Visani



martedì 30 maggio 2017

La protervia


       Non pochi anni fa, mia cognata Cinzia, con l'eleganza e la classe che le sono proprie (e non sto ironizzando, sono davvero sue eccellenti peculiarità), fece un larvato accenno al fatto che - a suo modo di vedere - il termine che più si attagliava a me e al mio carattere era "protervo". Lo presi come un grande complimento, del quale le sono sempre stato grato. Bella definizione, icastica e sapida: "protervo". I like it.

                         Piero Visani




Prima stesura


       Sono in dirittura d'arrivo anche con la prima stesura del mio secondo romanzo. La vicenda è ben delineata, ora occorre "limare" alcune cose, approfondirne altre, chiarirne altre ancora, ma sono andato velocissimo anche in questo caso. La collera, per me, è come la caffeina...

                              Piero Visani



Alessandria...della paglia


       Mi guardo in una vetrina del centro di Alessandria (è un mio sport abituale: io non guardo le vetrine; guardo ME nelle vetrine per vedere se mi piaccio e in genere l'esito dell'esame è MOLTO positivo. Nel farlo, mi immagino con profonda soddisfazione le mamme che insegnano alle figlie a diffidare dei maschi NARCISI, mantenendo un comprensibile silenzio sulle femmine FALSE e BUGIARDE: solidarietà di genere...).
       Anche in questa circostanza il voto che mi do è molto alto, ma non è il passato o il presente che mi preoccupano, bensì il futuro. E su quest'ultimo, a dire la verità, mi sento molto soddisfatto. Per una volta nella vita, mi pare di aver trovato delle persone giuste, come partner).

                            Piero Visani



Odd Job


       Non c'è niente di meglio, sul piano lavorativo, che essere divorati da una feroce aggressività. Si fa tutto meglio, con maggiore letizia. E si scoprono di continuo obiettivi da colpire, il che è pur sempre una forma di sfogo. Se innocenti, anche meglio...

                      Piero Visani




Eyes of...


       Mi hanno sempre colpito questi occhi. C'è un fantastico concentrato di odio e disprezzo, che è quanto di meglio viene in genere offerto a un uomo da una donna.
       Nessuna signora si offenda. Ciascuno di noi parla in base alle proprie esperienze di vita. E poi le "dark ladies" sono le donne migliori, dopo tutto: "Eros e Thanatos" ben bilanciati...

                          Piero Visani



Orgoglio e pregiudizio


       Una delle mie peculiarità migliori è che sono una persona molto orgogliosa, direi orgogliosissima. Colpirmi nell'orgoglio è ferale. Con me si chiude. Per sempre.

                                  Piero Visani


Son morto che ero grandino...


       Nessun problema, l'ho voluto io. Niente di peggio che vivere immerso in un perenne 2 novembre, circondato da necrologi falsamente elogiativi. Sono un morto da fossa comune. A me va bene così. Nessuna piaggeria, la nuda realtà. E - ovviamente - la consapevolezza che "ci vuole un'altra vita"...

                        Piero Visani



lunedì 29 maggio 2017

Il mio secondo romanzo


       Nella giornata odierna, gli ho dato una "botta" pazzesca e ho superato la metà della stesura.
       E' come se fossi in preda ad una certa urgenza, come se volessi per così dire liberarmi - tramite una forma di scrittura terapeutica - di ricordi ad un tempo sgradevolissimi ma pure meritevoli di essere in qualche maniera "fermati" nelle pagine di un libro, e riportati.
       I due personaggi femminili al centro di questi due romanzi, per quanto molto diversi, erano (sono) due persone di valore e di livello. Non ci siamo minimamente compresi con entrambe, ad onta di tutti gli sforzi da me fatti, ma è ovviamente possibile pure che io sia un soggetto totalmente incomprensibile e dunque meritevole di essere ostracizzato, prima o poi.
       Non ho minimamente superato - con entrambe - la fase della più radicale ostilità, perché questa è la mia natura, ma ho scelto di tenerla fuori da entrambi i romanzi, perché le narrazioni non sono incentrate sugli esiti, ma sulla passione che io vi ho profuso.

                         Piero Visani



Eterogenesi dei fini


       Trovo vagamente squallido questo fuoco ad alzo zero su Gianfranco Fini. Nella mia brevissima esperienza in AN (circa un annetto), mi ricordo un analogo fuoco ad alzo zero su chi - come me - osava contestare una certa gestione del partito.
      Tutti antifascisti a fascismo morto? Vecchia abitudine italica...

                          Piero Visani


Il peso delle ideologie


       Quando, nei rapporti personali, fanno il loro ingresso - con fanfare in testa - le ideologie, quello è il momento della fine dei rapporti stessi. Come singolo individuo potevi aver superato, magari a fatica, tutti gli "esami finestra" di questo mondo, ma sotto il profilo ideologico non andavi e NON potevi andare bene.
       E allora la sfida diventava: o tu o l'ideologia, e ne uscivi sempre perdente.
      Il quesito, tuttavia, è mal posto perché - a ben guardare - se non riuscivi a superare nemmeno l'esame "ideologico", è perché facevi ribrezzo tu personalmente, prima che le tue idee. Eri diventato un saldo di fine stagione. Meglio prenderne atto.

                    Piero Visani


Krisis


       Il completamento del mio secondo romanzo segnerà il passaggio da una fase di introversione e riflessione a una di ritorno all'estroversione, onde non lasciare chiuso il mio vitalismo all'interno di mortificazioni, repressioni e concezioni residuali di scoperta derivazione cristiana.
       Non devo fare fioretti, mi accingo a una nuova e stimolante fase professionale, e i ruoli residuali - che peraltro mai ho accettato - non fanno per me.
       Messi in cassaforte ricordi personali preziosi, si tornerà ovviamente a vivere, come sempre nel nome di Dioniso.

                               Piero Visani



domenica 28 maggio 2017

Impotentia vivendi


       Le vite più noiose e incomprensibili sono quelle in cui la voglia di assoluto uccide le mille possibilità del relativo.
       Sono le vite di Onan.

                     Piero Visani


Io confesso


       Va beh, del resto lo hanno capito anche i muri: sto scrivendo libri perché almeno da quello che scrivo non mi può buttare fuori alcuno. Una forma di garanzia.

                Piero Visani



Il mio secondo romanzo


        Grande botta pomeridiana alla stesura anche del mio secondo romanzo. Vado a tutta velocità perché ricordare e sistematizzare i ricordi di storie di vita non sempre esaltanti non solo ha valore terapeutico, ma serve a salvarle per quello che hanno rappresentato per l'autore.
       E' un mio personale omaggio alla memoria degli eventi, è la messa in archivio (ma non in forma definitiva, per me non c'è mai nulla di definitivo) di cose che voglio ricordare. Ovvio che le voglio ricordare da solo, ma semplicemente per il fatto che per me hanno avuto un valore assolutamente diverso e superiore a quello delle mie controparti del momento. Nulla di male, so di valere poco, ma me ne sono sempre fatto una ragione.

                     Piero Visani



La tempesta del dubbio


       Non ho mai avuto particolari certezze, ho sempre dubitato. Sono stato oggetto di molte certezze, e sono sopravvissuto egualmente. Non mi sono mai conformato a canoni, e pazienza. Magari ne forgerò di nuovi. Ho sempre fatto tutto tendenzialmente da solo, o in compagnia di chi gradiva stare con me. Non mi sono mai venduto per pochi euro, non ho mai accettato ruoli residuali. Sono imperfettissimo, ma dignitoso.

                      Piero Visani

Pomeriggio di scrittura


       Inizio a scrivere, per portare parecchio avanti il mio secondo romanzo. Sono in una fase di a-relazionalità totale e mi trovo molto bene. Lo scrivere, infatti, fotografa momenti e sensazioni, dando loro una forma compiuta. L'a-relazionalità tiene lontano da tutto e tutti, ed è esattamente questo di cui al momento ho bisogno. Sul versante delle prese in giro ho già dato parecchio. Ora è tempo che pensi solo a me stesso. Poi magari cambierò idea, ma con molta esperienza di prese in giro in più.
       Ora mi interessa scrivere.

                      Piero Visani



I moderati


       Gravitano al centro, là dove ci sono affari da fare, patrimoni da salvaguardare, mazzette da riscuotere. E' tutta gente seria, moderata, che ha a cuore il bene del Paese...
       Alla fine si incontrano sempre, quali che siano le rispettive provenienze "ideologiche" (scrivo così, ma mi dispiace offendere le ideologie), perché "pecunia non olet". In realtà "olet", eccome se "olet"...
Per chiarezza, potrebbero confluire tutti ASAP (As Soon As Possible), nel "Partito degli Animali", che è innegabilmente il loro, per vocazione...

                     Piero Visani



Gran Premio di F1 di Monaco


       E' l'unico Gran Premio di Formula 1 che mi piace guardare per intero. Mi ricorda anni di lavoro e consulenze nel Principato, un posto dove si sta benissimo e dove nessuno ti rompe l'anima con puttanate fiscali, utili solo a mantenere una classe di politici e burocrati nullafacenti.

                       Piero Visani



Gente di rispetto

       Di natura sono molto rispettoso. Tratto le persone bene, con cortesia e - mi auguro - educazione. Sono molto dialettico, accetto i pareri e le opinioni altrui, con i quali amo confrontarmi.
     Faccio regali, pago ristoranti ed alberghi, cerco di dare prove tangibili della mia disponibilità, di animo e di mente.
       Non compio mai atti di ostilità, mai, perché trovo che sia preferibile gestire in altri modi i rapporti umani.
       Tendo a sottolineare la mia assoluta alterità rispetto a varie tipologie di persone, alterità che può piacere o meno, ma che per me è innegabile. Chiedo sommessamente che tale alterità sia rispettata, perché è parte fondamentale della mia identità.
       Quando sono oggetto di atti di ostilità aperta, o di riduzionismo, tendo a reagire molto duramente, perché è evidente che chi mi riserva tali trattamenti NULLA ha compreso di me. Tale constatazione è spesso molto dolorosa, ma mi ha accompagnato per tutto il corso della mia vita, fino a pochi mesi fa. A quel punto, ho preso delle decisioni: salvaguardare due tra le esperienze più belle da me compiute e parafrasarle all'interno di altrettanti romanzi, avendo cura di essere estremamente sincero, di mettere in gioco tutto me stesso.
       Il primo di questi romanzi l'ho scritto in meno di tre settimane e ora ha già trovato un editore (Idrovolante Edizioni) ed uscirà in settembre. L'altro lo sto scrivendo e sarà pronto tra qualche mese, compatibilmente con i miei impegni di lavoro.
       Ho fatto una scelta molto netta: sottrarmi alle dinamiche relazionali, spesso molto piccine e di bassa lega, e fare di questi due romanzi due piccoli monumenti miei personali a vicende che, per quanto talvolta molto tormentate, mi avevano visto particolarmente coinvolto e, pur essendo state fonti di dolore, erano state anche esperienze piacevoli.
       Mi sono invece sottratto a qualsiasi altra dinamica, mi sono per così dire (ma l'espressione è volgare...) "ritirato dal mercato", per cessare di essere vittima di giochi, giochini, giochetti, pulsioni da climaterio, che di fatto avevano avuto un'unica conseguenza: fare molto danno a me. Ho pensato che fosse inutile continuare a rimanere alla mercè di chi di me non voleva e forse non aveva nemmeno interesse a capire qualcosa. Così mi sono costruito in breve una dimensione autoreferenziale, dove mi sono messo al riparo dalle offese altrui.
       E' probabile che gli eventuali lettori del primo e poi - auspicabilmente! - del secondo romanzo potranno risultare sorpresi da ciò che ho scritto e scriverò, ma ero stanco di fare la vittima sacrificale, ergo mi sono raccontato in toto e così sia. Non spero di trovare più comprensione; sono solo lieto di aver potuto sperimentare un mio personale storytelling, che potrà piacere o meno. Il mio intento - per chi ancora non l'avesse compreso - è del tutto evidente: onde evitare di essere oggetto di sgradevolissimi giochini, pensamenti, ripensamenti e pentimenti, ho deciso di rovesciare il tavolo, raccontando me stesso. Non sono un personaggio facile e, con tutta probabilità, farò più orrore di prima, ma avrò compiuto un atto di coraggio. A me piace molto, il coraggio.

                    Piero Visani



I problemi


       I problemi sono sempre gli stessi: egalitarismo e riduzionismo. Se tutte le persone sono UGUALI, Piero non può interessare e non può servire. Se tutti meritano lo stesso trattamento, Piero non lo accetterà.
       Fine della storia.
       "Ciao, [non] ci sentiamo"...

                          Piero Visani



sabato 27 maggio 2017

Lo stile è l'uomo

       In questi giorni, sto leggendo "L'Italia di Salò 1943-1945", di Mario Avagliano e Marco Palmieri (il Mulino, Bologna 2017) e, a p. 179, là dove si parla del campo di concentramento per prigionieri italiani "non cooperatori" di Hereford (Texas), leggo la testimonianza di Mario Tavella, piemontese, catturato dagli americani sul fronte di Anzio, mentre combatteva contro di loro nelle file di un reparto della Rsi. Questo il suo racconto del suo arrivo al campo, tra i primissimi combattenti della Repubblica Sociale ad essere inviati ad unirsi ai loro compatrioti già prigionieri di guerra magari da parecchi anni, quando ancora esisteva solo il Regno d'Italia:

"All'ingresso, in fila per cinque, c'è la conta. Segue il 'rompete le righe'. Nessuno si muove. Il sergente Anselmi prende il comando del reparto. Si marcia verso il reticolato del campo degli ufficiali. Il passo è cadenzato. Anselmi urla: 'Una canzone'. Tutti rispondono con un urlo: 'Una canzone'. Si intona l'inno della X Mas

             Navi d'Italia che ci foste tolte non in battaglia ma col tradimento
             Nostri fratelli prigionieri o morti noi vi facciamo questo giuramento [...]
             Noi vi giuriamo che combatteremo fin quando avremo pace con onore.

Al di là del reticolato una siepe umana di ufficiali. La canzone è nuova, post 8 settembre, sconosciuta ai vecchi prigionieri. E' un trionfo: applausi, grida di gioia, commozione. Le parole "nostri fratelli prigionieri..." hanno colto nel segno. Non essere stati dimenticati. Padri e figli si sono ritrovati, si sono riconosciuti. I ragazzi di Anzio, della difesa di Roma, sono idealmente fra le braccia di padri e fratelli maggiori, i mitici soldati di Giarabub e Bir el Gobi, di Tobruk ed El Alamein. Una comunanza di spiriti e di ideali".

       Lo so che molti penseranno che emozionarmi e commuovermi di fronte a questi racconti è frutto del mio rimbambimento senile. Non è così. Fin da giovane, ogni volta che mi chiedevano di tradire i miei ideali, fosse anche per denaro, io ho sempre pensato al valore dell'onore, ai racconti di mio zio, paracadutista della "Folgore" ad El Alamein, e mi sono sempre chiesto come potessi essere a mia volta all'altezza di certi uomini, per non tradirli e per non tradire me stesso. Così ho seguito una mia personale via dell'onore, schernito da molti, tradito dai più, beffato da molti altri ancora. Eppure non penso di avere sbagliato, nemmeno un po'. Ho cercato di essere all'altezza, e forse non tutti coloro che ho conosciuto lo sono stati, ma alcuni certamente sì.
       Oggi sono qui, più isolato che mai, più disprezzato che mai, più tradito che mai, ma senza particolari problemi. Non pretendo di essere capito. Mi basta insegnare e far capire a mio figlio. E lui - e non c'è soddisfazione maggiore di questa, per un padre - ha capito, ha capito benissimo: "Se anche tutti, noi no!".

                              Piero Visani



venerdì 26 maggio 2017

Blog "Sympathy for the Devil": 125.000 visualizzazioni!


       Un ritmo di crescita delle visualizzazioni sempre più intenso. Grazie ai lettori! Speriamo che anche il mio primo romanzo possa piacere al pubblico, quando uscirà in settembre.

                   Piero Visani



Tra genio e follia: Orde Wingate e i "Chindits"

       Il generale Orde Wingate è una delle figura più eccentriche della storia militare inglese, il che lo rende particolarmente interessante, dal momento che, in quanto ad eccentricità, i britannici non sono secondi a nessuno.
       Nato nel febbraio 1903, in India, da una famiglia di militari, trascorse la maggior parte della sua infanzia e giovinezza in Inghilterra, dove i genitori si sforzarono di coltivarne lo spirito indipendente.
       Nel 1921, egli venne accettato all'Accademia militare di Woolwich, dove venivano formati i futuri ufficiali della Royal Artillery. Qui si distinse soprattutto per lo spirito di sfida con cui lottava contro i fenomeni di "nonnismo" e i riti di iniziazione tipici di una scuola militare.
       Esperto cavallerizzo, venne promosso tenente alla fine di agosto del 1925 e si distinse soprattutto per la sua scarsa propensione a pagare i numerosi debiti che contraeva un po' ovunque, essendo assai amante della bella vita, e per il fatto che, ritenendosi un campione di equitazione, era costantemente in polemica sia con gli istruttori sia con gli ufficiali di cavalleria, che lo ritenevano insopportabile.
      Apparentato con Sir Reginald Wingate, che era stato governatore generale del Sudan dal 1899 al 1916 e alto commissario in Egitto dal 1917 al 1919, il giovane Orde godé di qualche protezione  di carriera dall'illustre parente e ne approfittò per organizzare una spedizione nel deserto libico, dove sperimentò le sue idee sulla capacità di resistenza degli uomini (a cominciare da se stesso, cui non praticava sconti) in ambiti geografici e climatici estremi.
       Nel settembre 1936, ottenne un incarico nel Mandato britannico della Palestina, come ufficiale addetto all'intelligence, e qui manifestò subito la sua totale consonanza con il progetto della creazione di uno Stato sionista in Palestina e strinse solidi legami di amicizia con molti leader sionisti, aiutandoli ad organizzare speciali squadre di assalto, metà britanniche e metà ebraiche, con cui attaccare gli arabi, spesso con tecniche assai brutali.
       Questo diretto coinvolgimento di un ufficiale britannico in un conflitto locale non piacque ai suoi superiori, che lo rimandarono in Inghilterra, dove divenne un eroe della comunità ebraica locale. Moshe Dayan, in particolare, ricordò sempre con riconoscenza il fatto di essere stato addestrato al combattimento clandestino da Wingate e di aver appreso da lui tutto quello che sapeva sul conflitto non convenzionale.
       Dopo lo scoppio del secondo conflitto mondiale, Wingate venne inviato in Etiopia, dove gli venne assegnato il comando della "Gideon Force", incaricata di operare sulle linee di rifornimento italiane, per disturbarne le comunicazioni. La sua attività fu un successo e tuttavia, al termine della campagna, egli venne rimpatriato, anche perché aveva ripreso a dare prova di essere un soggetto altamente intemperante e piantagrane.
        Ritornato in Inghilterra, venne colto da una profonda depressione, che lo spinse addirittura a tentare il suicidio, da cui venne salvato per miracolo grazie al pronto intervento di un collega; poi, grazie alle protezioni di cui godeva a livello familiare, a fine febbraio del 1942 venne inviato in Birmania, dove venne nominato colonnello e incaricato di organizzare unità guerrigliere incaricate di combattere oltre le linee giapponesi. Questa idea piacque al comandante in capo delle forze britanniche in India, il generale Wavell, il quale gli assegnò il comando di una brigata (la 77ma Brigata di fanteria indiana), con l'incarico di farne una forza di penetrazione in profondità oltre le linee nemiche, cui venne conferito il nome di Chindits, dalla corruzione del nome di un mitico leone birmano, il chinthe.
       Nell'addestramento del nuovo reparto, Wingate ebbe subito modo di distinguersi per le sue personali eccentricità: spesso era solito accogliere i visitatori, all'interno della sua tenda, completamente nudo, senza nemmeno una parola per giustificare tale inusuale abitudine; non era solito lavarsi, ma strofinarsi con una spazzola, in quanto la riteneva un'abitudine più igienica del ricorso all'acqua; masticava continuamente aglio e cipolla, in quanto riteneva non solo che facessero bene alla salute, ma che creassero una sorta di barriera contro gli insetti che infestavano la giungla al confine tra India e Birmania (ma pare che ciò creasse anche una barriera con i suoi colleghi ufficiali...).
       Il 12 febbraio 1943, prese il via l'offensiva dei Chindits nella profondità delle linee giapponesi. Ad onta di alcuni successi iniziali e di una penetrazione molto profonda in territorio nemico, alla fine i Chindits si trovarono isolati e furono costretti a tornare alle loro linee, cosa che fecero dividendosi in piccoli e piccolissimi gruppi, e seguendo gli itinerari più diversi. L'intera operazione costò al reparto la perdita di ben un terzo degli effettivi.
       Il primo ministro britannico Winston Churchill, sempre molto favorevole alle operazioni militari non convenzionali, volle conoscere direttamente da Wingate le ragioni tanto dell'insuccesso della sua prima missione quanto della perdurante fede che quest'ultimo continuava a manifestare nelle penetrazioni a grande profondità in territorio nemico, per cui lo convocò a Londra per farsi spiegare meglio le sue idee. Quando ciò accadde, Churchill si rese nitidamente conto che Wingate era troppo pazzo e caratterialmente instabile per poter meritare un elevato livello di fiducia, mentre il suo medico personale lo descrisse come "una personalità gravemente borderline". Tuttavia, il primo ministro britannico versava al momento in una condizione d'animo tale che lo induceva ad utilizzare chiunque, e in qualsiasi modo, pur di fare sì che il Regno Unito potesse sconfiggere i suoi nemici, per cui non esitò a dare corda anche alle idee di Wingate.
       Durante il viaggio di ritorno in India, Wingate compì forse il "capolavoro" di una vita contrassegnata dalle eccentricità più marcate e, mentre era ospite di un albergo del Cairo, colto da un improvviso soprassalto di sete, bevve tutta l'acqua depositata al fondo di una fioriera..., contraendo immediatamente il tifo. I medici militari furono strabiliati da un comportamento del genere in un ufficiale superiore, e non c'è dubbio che, da quel momento, la carriera di Wingate ne fu condizionata negativamente, in quanto egli non fu più in grado, per ragioni di salute, di guidare direttamente sul campo i suoi Chindits. Le successive offensive in profondità dei reparti rimasti comunque al suo comando (in quanto a lui fu affidata una funzione di coordinamento superiore delle loro attività), tuttavia, furono coronate da successo e a questi successi è legata la fama imperitura dei Chindits e dello stesso Wingate, il quale, ad onta delle sue soverchianti eccentricità, si è certamente ritagliato un ruolo di primo piano tra le figure più brillanti e innovative della storia militare britannica. Egli morì il 24 marzo 1944, vittima di un incidente aereo in India.
       Ancora oggi, la valutazione della sua persona e del suo effettivo ruolo a livello militare sono oggetto di vivaci controversie. E' probabile che molte sue discutibili peculiarità caratteriali abbiano finito per mettere in ombra il fatto che le sue capacità di corretta valutazione e interpretazione delle potenzialità insite nelle operazioni militari a carattere non convenzionale furono innegabilmente eccellenti. Genio e sregolatezza - si sa - procedono spesso di pari passo, e non a caso di Wingate si è spesso detto: "A mad of genius...".

                                Piero Visani




giovedì 25 maggio 2017

Stranezze


       Non sottovaluterei il fatto che informazioni molto riservate passate da MI5 e MI6 all'intelligence statunitense siano finite sui media di tutto il mondo. In casi del genere, pensare che si tratti di "dilettanti allo sbaraglio" è il peggiore degli errori che si potrebbero commettere. La domanda corretta è: perché è avvenuto? Quali ne sono le finalità vere? Sono in corso partite divergenti, persino tra USA e UK?
      La reazione britannica, peraltro, è quella tipica di soggetti punti sul vivo. Chi sta giocando sporchissimo, e perché?

                      Piero Visani

I sette pilastri della saggezza


       "Seven Pillars of Wisdom" (1922), un manuale di guerriglia dalle elevate ambizioni letterarie. Una lettura profonda, scritta da un ribelle che fu anche un ufficiale al servizio di Sua Maestà britannica.
       Dove possono arrivare le capacità del singolo, quando si connettono con quelle di un popolo.
      Un libro che ho sempre amato, dove teoria e pratica si fondono felicemente, ed esaltano l'enorme valore dell'individualità.

                       Piero Visani




Storia della guerra dall'antichità ad oggi


       Mi sa che questo mio saggio, sommerso com'è da due romanzi, dovrà aspettare. Ma le ragioni della vita, anche quando finisce per tingersi di repressione e di morte, per me vengono prima di quelle della dottrina. Del resto, se sono stato apologeticamente definito un "maschio ape" da una solerte estimatrice, si capisce che ho molto da fare, in genere...

                         Piero Visani


                  

mercoledì 24 maggio 2017

I "fortunati"


       Ma pensate a quanto siete "fortunati" a poter "scegliere" tra i massacratori dell'ISIS e i depredatori (legalizzati) dei vostri conti bancari e delle vostre proprietà immobiliari!
       E' una nuova versione della "strategia della tensione", ma non c'è più un "centro medico" intorno al quale gravitare onde evitare il rischio di due totalitarismi. No, ora dovete limitarvi a scegliere tra gli assassini e i ladri (legalizzati). Ovviamente per "non cambiare le vostre vite e le vostre abitudini" (quanto meno se vivete in un "paradiso fiscale"...).
       E così - da bravi discepoli del ragionier Ugo Fantozzi, quali innegabilmente siamo - ci tocca strisciare a terra, come vermi (quali veniamo giustamente considerati), e ci tocca pure innalzare lodi al padrone democratico: "Come è umano, lei!!!".
       Eh sì, siamo proprio fortunati, fortunatissimi...

                            Piero Visani



martedì 23 maggio 2017

War by Proxy


       Chi continua a chiamare "terrorismo" questa sempre più evidente "war by proxy" (o "guerra per interposta persona"), o è ignorante come una talpa o è venduto. Scegliete voi...

                   Piero Visani



L'attentato di Manchester

       E' molto difficile impedire un suicidio, sia esso individuale o collettivo. E' molto difficile impedire una decisione che rovini la nostra vita, e anche quella altrui, se una persona è convinta della bontà della sua scelta.
       L'Europa vive una fase di definitiva fuoriuscita dalla storia, nel senso che presto - pochi decenni - non ci saranno più europei e questo continente sarà diventato qualche altra cosa. Ma non la convince neppure l'evidenza e, quando ciò accade, tutto diventa inutile. Il cittadino europeo medio è convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili, con la migliore classe dirigente possibile, con le politiche più avvedute possibili. Come sempre, se una morte viene somministrata a piccole dosi, non sarà mai percepita come una morte violenta. Si preferisce la conservazione in quanto essa non è un salto nel buio. Verissimo, nel buio più totale siamo giù immersi da anni, se non da decenni. Dunque per quale ragione dovremmo saltare nel buio, visto che ci siamo già?
       Le vite collettive, le vite dei popoli, sono spesso assai simili alle esistenze individuali. Se qualcuno decide che "i domani che cantano" sono di gran lunga preferibili alle piacevolezze dell'esistenza quotidiana e, in nome di questi "domani", preferisce buttare via le poche gioie dell'oggi, si può fare poco per tentare di persuaderlo che la sua è una decisione folle. Occorre lasciargliela prendere, che altro si può fare? Siamo di fronte a un suicidio di massa, a un suicidio politico di massa. Il presidente degli Stati Uniti firma accordi con l'Arabia Saudita e quest'ultima prosegue imperterrita nella sua politica di promozione del terrorismo internazionale.
       Ovviamente, si cerca di farlo capire all'opinione pubblica, ma tutti sappiamo che non servirà a niente. Non serve mai a niente. Quando un continente entra in una fase di cupio dissolvi come questa, ritengo sia preferibile fargliela percorrere fino in fondo: se il problema principale dell'Europa non è il suo strangolamento economico da parte dell'Eurolager; se non lo è neppure la sua progressiva esposizione al terrorismo; se meno ancora lo è la sua eclissi demografica di fronte a popolazioni allogene sempre più prolifiche, beh, personalmente non ho risposte. Ditemelo voi cos'è...? Chi scrive è già morto da tempo e delle pseudo-vite altrui non può importargliene di meno. Tanto lui ha sempre torto e gli altri sempre ragione, come nelle più perfetta delle democrazie...

                     Piero Visani




Dall'abolizione di Equitalia al prelievo forzoso individuale

       Non si era ancora spenta l'eco della sbandierata "abolizione" di Equitalia che ora si è appreso che l'Agenzia delle Entrate - che di Equitalia ha raccolto la "nobile" eredità - si è vista conferire la possibilità di prelevare forzosamente dai conti bancari dei privati cittadini gli importi di cui questi ultimi sarebbero debitori al fisco, senza alcuna necessità di sentenze da parte della magistratura.
       Gli ultimi tasselli del mosaico di questo Paese come una dittatura politica e fiscale dove si vota molto raramente (se e quando si vota) e dove il potere - latamente inteso - fa tutto ciò che vuole, sono ormai pronti. Abolito il segreto bancario già da parecchio tempo, ora lo Stato potrà prelevare forzosamente dai conti dei privati tutto ciò che riterrà utile prelevare, con minimo preavviso e con procedure assolutamente autoritarie.
       Si compiono gli ultimi passi verso la fine di questo Paese e verso lo sprofondamento in un Medioevo senza giustizia né legge. Peraltro, va onestamente ammesso che essere depredata è ciò che la maggioranza degli italiani vuole, per cui sia fatta la volontà del popolo. In queste condizioni, non ci sarà alcuna ripresa di niente, ma solo la progressiva alienazione di patrimoni privati in favore della voragine pubblica. Poi il "lavoro" sarà concluso dal progressivo afflusso delle "risorse" dall'estero.
       Da notare - e non è considerazione da poco - che tutte le forze politiche, in misura maggiore o minore, sono d'accordo con queste scelte, in quanto la loro sopravvivenza dipende ovviamente dal progressivo soffocamento del cittadino comune.
       Amen.

                    Piero Visani






lunedì 22 maggio 2017

Ringraziamento


       Ringrazio gli amici Bartolo Collo e Augusto Grandi che hanno avuto la cortesia di presenziare personalmente alla presentazione del libro di mio figlio Umberto, "Mai stati sulla Luna?" al Salone di Torino.
        Ringrazio Enrica Perucchietti per il sempre eccellente lavoro di presentazione e interlocuzione con l'autore, e ringrazio altresì l'amico Paolo Battistel per la sua assidua presenza.
       Con il bravo Bartolo non mi vedevo - mi ha precisato lui - da 22 anni, cioè dai tempi della mia partecipazione alla campagna elettorale per le elezioni regionali del 1995. E' stato piacevolissimo rivederlo e abbiamo già deciso di organizzare una presentazione del mio prossimo romanzo a Carmagnola, così potrò incominciare a stupire un po' il pubblico...

                                     Piero Visani




 

domenica 21 maggio 2017

Blog "Sympathy for the Devil": Classifica dei post più letti (21 Aprile - 20 Maggio 2017)

       L'elenco delle prime 15 posizioni della classifica generale evidenzia una sostanziale stabilità, rotta soltanto dalla significativa comparsa di un nuovo ingresso con oltre 500 visualizzazioni:
  1. "Preparatevi alla guerra!", 1.341 (=) - 02/07/2016;
  2. Salvatore Santangelo, "Gerussia" - Recensione, 995 (=) - 17/12/2016;
  3. Non sarà il canto delle sirene, 912 (+4) - 06/08/2014;
  4. Carlo Fecia di Cossato, 832 (=) - 25/08/2015;
  5. It's just like starting over, 588 (=), 11/12/2012; 
  6. Il pericolo (non) scampato, 522 (+522) - 07/05/2017;
  7. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 473 (+2) - 19/10/2013;
  8. Non, je ne regrette rien, 367 (+4) - 29/12/2012;
  9. L'islamizzazione del radicalismo, 331 (=) - 03/07/2016;
  10. Umberto Visani, "Mai stati sulla Luna?" - Recensione, 286 (+2) - 16/12/2016;
  11. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 272 (+21) - 28/05/2016;
  12. Augusto Grandi, "Italia allo sbando" - Recensione, 242 (+1) - 18/01/2017;
  13. Giorgio Ballario, "Vita spericolata di Albert Spaggiari" - Recensione, 241 (+1) - 29/03/2017;
  14. El Capitan Alatriste, 239 (+4) - 03/03/2017;
  15. Quantum mutatus ab illo!, 239 (=), 20/05/2013.
        Il nuovo ingresso è dunque rappresentato dal post Il pericolo (non) scampato (con 522 visualizzazioni), mentre - tra i post già ai vertici della classifica generale - da sottolineare solo la buona progressione di Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, con 21 visualizzazioni in più rispetto al mese precedente.
       Per quanto riguarda invece i post che sono stati pubblicati nel corso del mese oggetto della nostra disamina, oltre a quello che si è insediato ai vertici della classifica ricordiamo ancora 5 Maggio 1821 (con 105 visualizzazioni), Finis Europae (con 91) e Nella prossima vita (con 96).
       Per  concludere, si deve osservare che le visualizzazioni totali del blog sono salite a circa 124.200 (a fronte delle 118.000 del mese precedente), mentre i post sono saliti da 3.205 a 3.246. Questo significa che il numero medio di visualizzazioni per ogni singolo post è passato da 36,8 a 37,1, realizzando per l'ennesima volta un nuovo record nel numero medio di visualizzazioni per post.

                       Piero Visani




sabato 20 maggio 2017

The Young Pope - 5


       Sono stato semplicemente affascinato dalla quinta puntata di questa serie. Non avevo mai ascoltato - non in epoca contemporanea - definizioni tanto nobili del potere, della sacralità, della necessità di NON comunicare, di NON aprirsi al mondo ma di ESIGERE - in qualunque forma politica o religiosa - che sia il mondo a cercare di aprire la sua zuccaccia ahimè miserevolmente vuota e tentare di migliorarsi, di ascendere, di accostarsi per via di ascesi a qualsiasi forma di divino, quale che sia la sua concezione di divino (e io non so nemmeno se ne ho una, anzi probabilmente non ce l'ho, ma adoro tutti i misteri del capo carismatico e tutte le modalità di gestire il carisma, per migliorare il genere umano e NON per andare "amorevolmente" incontro alla feccia).
        Non so come saranno le puntate successive. Le prime cinque le ho adorate. Ci deve essere stato dietro uno studio preparatorio intenso.
       Il vero potere è questo, non andare incontro al popolo: mistero, carisma, sacralità, distanza, mito.
       Quando mi occupavo di comunicazione per conto dell'istituzione militare, suggerii proprio questo. Ovvio che ho dovuto andarmene, ma resta la mia strada prediletta, l'unica per me possibile e auspicabile: alzare il tiro, costringere a capire. NON andare incontro ad alcuno; pretendere che sia lui a venire incontro a noi.

                       Piero Visani



Gioia profonda


      Scoprire che amici di mezzo secolo fa sono amici di sempre e ti comprendono, allora come ora, è cosa che illumina anche le vite più opache. Devo scrivere qualcosa sull'amicizia maschile, sul cameratismo, sono una delle pochissime cose belle della mia vita.
       Molti camerati che ho avuto e che sono tali ancora oggi erano intrisi di etica dalla testa ai piedi. Molti altri no. Ma quelli che lo sono dopo mezzo secolo erano fatti del materiale umano che adoro, di cui spererei di essere fatto anch'io. Mai un tradimento, mai una pugnalata alle spalle, mai niente di niente.
       Immersi in questa società, in genere passiamo il nostro tempo a vomitare e il perché è semplice: a differenza di tanti (e tante) che conosco, non siamo "soggetti (oggetti...?) a geometria variabile", ma abbiamo una forma sola, quella dell'onore.

                            Piero Visani




venerdì 19 maggio 2017

Introduzione agli "Scritti militari" di Mao



Sono diventato sempre più rapido nello scrivere e ho concluso anche questo lavoro. Durante il fine settimana lo rileggerò e lunedì lo consegno all'editore.
Com'è generalmente noto, Mao non fu un innovatore della teoria del conflitto, ma un razionalizzatore della medesima e un acuto analista di come concetti fondamentali come "spazio", "tempo" e "morale" dovessero essere combinati in nuove aggregazioni per dare vita a una concezione compiuta della guerra rivoluzionaria. Proprio la sua visione olistica del conflitto, inteso come fusione costante di guerra e politica, rappresenta il maggiore contributo da lui fornito in materia.

Piero Visani



giovedì 18 maggio 2017

Al Salone del Libro di Torino - 1

       Bel pomeriggio al Salone con mio figlio. Calura atroce. Incontrati gli amici Enrica Perucchietti e Paolo Batistel, autori di bei libri. Incontrato anche l'ex-sindaco Piero Fassino, ma non è un nostro amico (ce ne faremo una ragione).
       Un bel Salone, parecchio frequentato, non molto diverso da quelli degli anni scorsi.
       Torneremo lunedì alle 15.30 per la presentazione del libro di mio figlio, "Mai stati sulla luna?".

                   Piero Visani




mercoledì 17 maggio 2017

The Young Pope - 4


       Lo leggo come un autoritratto: "io non sono profondo,... sono solo presuntuoso". Mi piace molto, come definizione.

                     Piero Visani



martedì 16 maggio 2017

"La nostra sicura sorte sarà certo la morte"...

       Ha perfettamente ragione Silvio Berlusconi a sostenere che - quanto meno in Paesi invecchiati e morenti come Italia e Francia - solo il moderatismo può vincere, in sede elettorale. E' piuttosto vero: per gente che ha come futuro la tomba e come presente le "penzioni", non c'è nulla che faccia più paura delle "avventure" e dell'"avventurismo" rappresentato da un po' di audacia. Molto meglio poter "contare" sul fatto che "la nostra sicura sorte sarà certo la morte". Dopo tutto, si vive di certezze, no...?
       Il corollario a questa audace impostazione è che, spesso e volentieri (anche se non nel caso di Berlusconi, ovviamente), in questo modo si finisce al governo con le idee degli altri, non si riesce (anzi neppure si prova) a cambiare niente e tutto continua come se niente fosse, perché questa è l'essenza del moderatismo: mantenere tutto uguale fino a che morte non sopravvenga (a parer mio, poi, a nutrire certe idee morte è già sopravvenuta...).
       Non c'è dubbio, questa è sicuramente grande politica...! Mia madre, che ha quasi 96 anni, commentando queste uscite dell'uomo di Arcore, scrolla il capo e sbotta": "Quello è un vecchio...!" Anche chi lo segue e tutti gli apologeti - richiesti e no - del moderatismo, mamma! - aggiungo io. Sono "il giorno dei morti viventi", gli zombie della politica. Abbondano e amano soprattutto i vitalizi, anche se, a rigor di logica, dare un vitalizio a un "morto vivente" è una parziale contraddizione, o no...?

                     Piero Visani



      

Le farse


       A livello privato, come a livello pubblico, gli italiani le amano molto.
       A livello privato, fino al giorno prima uno ha un ruolo, poi dal giorno dopo lo DEVE cambiare e, se non si adegua o manifesta volontà di resistenza, la colpa è sua e solo sua, che è pervicace, ostinato e non si sa adattare alle logiche dell'universo di cialtroneria in cui è immerso, per cui merita perfino una punizione, visto che rifiuta di giocare a giochi con regole variabili in base all'utile di chi intenderebbe fissarle.
       A livello pubblico, ci si stupisce costantemente dello stupore: "ma come, non facevano del bene?
       Ma come, non volevano il bene dell'Umanità?
      Ma come, non salvavano poveretti dalle acque tempestose (stile Capo Horn...) del Mediterraneo?
       Dite che ci lucravano su? Nooo, non ci posso credere. Sono mera diffamazione e speculazione". Il mondo è NATURALMENTE buono, specie se stai bene attento a non mettere in dubbio la verminosa natura dei buoni.
       Ah, e le collusioni politica-criminalità organizzata (tautologia costantemente declinata come se si trattasse di DUE concetti diversi, e non di uno solo)? "Ma davvero lucravano sugli appalti, e si arricchivano a dismisura e facevano foto 'qualificanti' con i loro protettori politici, cui garantivano messe di voti?
       Un tempo mi stupivo di questo modo di pensare. Poi ho scoperto a mie spese che il cittadino medio ti vuole sodomizzare esattamente come la criminalità organizzata e - se protesti - si irrita pure perché lo fai. Prendilo nelle terga, taci e - se riesci - prova pure a gioire. Questa è la ragione per cui non potrà MAI cambiare nulla.
       La dignità - amico caro - è a geometria variabile e te lo insegnano, giorno dopo giorno, non i politici corrotti, ma gli esemplari rappresentanti del "Bel Paese ove il sì suona", gente che popola Corti e altri luoghi affini, rispettabilissima, stimatissima, onoratissima, gente da "Signore e Signori". Gente di rispetto...

                Piero Visani



lunedì 15 maggio 2017

Devo preoccuparmi...?


       Fino a tutta la terza puntata di "The Young Pope", trovo una perfetta identità di comportamenti, visioni del mondo, considerazione del prossimo, modalità comunicative e operative tra me e Lenny Belardo/Pio XIII. Ovviamente non parlo di questioni chiesastiche, non essendo credente, ma del modo di gestire ideologia e potere, vale a dire invertendo tutto ciò che è noto. Fino ad ora, io Lenny lo adoro...


                Piero Visani



Consiglio di lettura


      Grandioso articolo del generale Fabio Mini sul numero 4/2017 di "Limes - Rivista italiana di Geopolitica". Da persona che - per gli incarichi ricoperti in ambito militare - ne ha viste e sentite molte, delinea con dovizia di particolare la nostra condizione, da settant'anni a questa parte, di modesta e per nulla considerata colonia statunitense, popolata di servi contenti di servire (cfr. "Usa-Italia. Comunicazione di servizio", pp. 161-174).
        Da leggere per capire quanto siamo caduti in basso e per capire che un popolo senza dignità non è un popolo e tanto meno una Nazione. Al massimo è uno Stato, di servi sciocchi.

                         Piero Visani

domenica 14 maggio 2017

Adunate


       Quando mi occupavo del servizio di Monitoraggio della stampa per conto del CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici) e del Ministero della Difesa (1988-1996), feci un'analisi molto approfondita di quelle che a me parevano le reali caratteristiche dell'Adunata annuale degli Alpini.
       Scrissi - come sempre - ciò che pensavo. Ho sempre lasciato le azioni di "captatio benevolentiae" ai paraculi di professione. Io non riesco a "captare benevolenza" neppure le rarissime volte in cui dovrei (che non equivale a scrivere "vorrei", ho proprio scritto "dovrei").
Risultato del mio scritto di allora: il generale Carlo Jean, alpino e all'epoca Direttore del Cemiss, lo approvò entusiasticamente; il Ministro della Difesa (non ricordo bene chi fosse) lo bloccò e ne impedì la pubblicazione.
       Non so se la mia fosse la verità, sono certo che no, però era sicuramente rivoluzionaria... Diciamo che era ispirato alla famosa frase di Nietzsche sui guerrieri e su tante altre piccole cosette di quella che allora pensavo ancora fosse la mia Patria.
       Oggi mi sento estraneo a tutto, all'Italia come agli italiani e al genere umano in generale, ergo è inutile che faccia polemiche.
       Comunque il "Tridentina, avanti!!", il magnifico incitamento del generale Reverberi a Nicolajewka, quello l'ho sempre approvato.

                     Piero Visani