mercoledì 14 novembre 2018

Minima "turineisa"

       Alcuni amici americani, in visita a Torino dopo alcuni anni (ma nemmeno troppi) di assenza, mi fanno notare dispiaciuti, al termine di un giro insieme in centro tra "homeless" parcheggiati in strada, caterve di negozi chiusi e serrande abbassate, e quella solita aria a metà tra "Le miserie di monsù Travet" e il mondo sovietico: "Ce la ricordavamo con un'aria maggiormente well-off". "Vero" - rispondo io - "ma i poteri locali la amano così, a cavallo, come sempre, tra miseria e nobiltà. Tanto loro appartengono alla seconda, pur essendo orrendamente sine nobilitate. E comunque, ci salverà tutti la TAV". Non capiscono e mi guardano tra l'interdetto e l'inquisitorio. Loro, che amano interrogarsi quando sentono affermazioni che non capiscono: altri il quesito neppure se lo pongono. Vivono di certezze (e prebende) da "sistema Torino"...


                                  Piero Visani



"Ex captivitate salus"

      A quanto pare, le cose non vanno molto bene a Sinistra: "Liberi e Uguali" si è dissolta e "se Sparta piange, Atene non ride", viste le condizioni in cui versa il PD.
       Da "le lotte contro i padroni" a "La voce del Padrone": sic transit gloria mundi... e anche "Sì TAV", come le madamine di Torino (in quota PD) docunt: ci vogliono le grandi opere, per i grandi appalti. Se no, i nostri mariti come faranno...

                                Piero Visani





lunedì 12 novembre 2018

"The Young General"

       Leggendo le recenti dichiarazioni di un capo di Stato Maggiore della Difesa, mi è venuta in mente quella scena di "The Young Pope", la celebre serie televisiva di Paolo Sorrentino, in cui Lenny Belardo, in arte papa Pio XIII, rivela al suo sbalordito confessore (un'anima semplice, uno che crede che funzione e finzione non siano la stessa cosa) che lui non crede in Dio...
       L'arte, in genere, riesce sempre ad andare al di là delle ovvietà. E, in 19 anni di consulenza presso l'universo della Difesa, posso dire che di Lenny Belardo ne ho conosciuti tanti. Nulla di male: ci si spoglia della tonaca, e finisce lì. Mi auguro che la metafora sia chiara...

                        Piero Visani




                                    

sabato 10 novembre 2018

Un sabato torinese

       Di norma, sono assolutamente refrattario alla vita sociale. Sento già una quantità incredibile di idiozie per lavoro, immaginarsi doverle sentire anche per "divertimento". Tuttavia, un appuntamento di lavoro mi ha condotto proprio stamane nel centro di Torino. Avrei potuto cancellarlo, ma ho preferito non farlo: l'esperienza sul campo è preferibile a qualsiasi resoconto di prima o seconda mano.
       Mi sono così trovato in mezzo alla quantità di collinari e abitanti della Crocetta (e anche di altre zone, per carità, la "voce del padrone" arriva ovunque...) che convergevano verso la manifestazione "sì Tav". Premetto: non sono un "no Tav". Da tempo non ho più esigenze di niente. Ridotto da anni a vivere di espedienti dal fatto che le mie prestazioni non servono e non interessano ad alcuno, mi sono adeguato egregiamente (sapete, l'istinto di sopravvivenza...!), per cui del "sì Tav" o del "no Tav" non me ne può fregà de meno. Tuttavia, ho assistito a uno spettacolo interessante: orde di beneficati, con il giubbottino firmato del weekend, moglie o compagna al seguito, molti cani di razza (che sicuramente hanno moltiplicato il numero dei partecipanti, se non si fanno distinzioni anti-animalistiche, che sarebbero sgradevolissime e forse fuori luogo...), e quella bella aria - a cavallo tra il compitante e l'impegnato - che esibiscono tutti coloro che si sentono in linea "con lo spirito del tempo". Io, invece, per una volta fortunatissimo, quello Zeitgeist di purissimo guano non l'ho mai sentito o respirato e - refrattario agli ordini, alla voce del padrone e alla necessità di "rilanciare la città" dopo che il padrone l'ha abbandonata a se stessa, senza che essa, all'epoca, avesse minimamente osato fiatare - ho "disertato in avanti", come sempre: una soluzione (sintetica e sincretica) fra il volontario di altre battaglie e il militesente...
       "Cerea..."!

                          Piero Visani





giovedì 8 novembre 2018

Joanna Bourke, "Le seduzioni della guerra"

       Nel 2001, l'editore romano Carocci pubblicò, tradotto in italiano, un libro di una studiosa inglese, Joanna Bourke, il cui titolo originale suonava alquanto crudo: "An Intimate History of Killing. Face-to-Face Killing in Twentieth-Century Warfare, pubblicato a Londra nel 1999.
       L'originaria crudezza del titolo "Una storia intima dell'uccidere. L'uccisione faccia a faccia nella guerra del XX secolo" venne temperata, per il pubblico italiano, con "Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia", con una scelta che teneva conto di come - a livello politico-culturale - il lettore italiano adori le sodomie dell'anima (e anche quelle del corpo...), ma tema parecchio, ai limiti dell'insopportabilità, la morte non procurata con dolo, ma faccia a faccia.
       Si tratta, ancora oggi, di una lettura assolutamente consigliabile, anche per gli stomaci più deboli, perché - secondo la migliore tradizione britannica - nel libro si parla di ammazzamenti, uccisioni, sgozzamenti, etc. senza la minima concessione agli eufemismi, pure con qualche compiaciuto sadismo che qualche scioccherello "politicamente corretto" potrebbe anche trovare singolare in una donna.
       Il libro, estremamente documentato, ci pone di fronte non alla solita  galleria di banalità sugli orrori della guerra, ma indaga - con precisione direi entomologica - sui meccanismi psicologici, culturali e sociali che si attivano (o vengono attivati...) in particolare circostanze della vita umana e che talvolta sono sicuramente esogeni, ma talvolta sono assolutamente endogeni e ben presenti - da sempre - all'interno dell'animo umano. Non a caso, il libro suscitò parecchie polemiche in Gran Bretagna, poiché l'Autrice venne accusata dai soliti noti di compiaciuta descrizione di varie tipologie di crudeltà.
       A volte, quando sono assolutamente disgustato da ciò che vedo e sento quotidianamente, vado a leggere libri come questo, perché mi parlano della natura umana, quella vera, e non mi prendono in giro con melensaggini di quarta serie. Per fortuna, d'abitudine leggo seduto, ma questo non mi impedisce di sentire gravare sulle mie terga il carico di menzogne e di storie di distrazione di massa prodotte ad ogni piè sospinto dal "migliore dei mondi possibile". Una boccata d'aria - parziale e insoddisfacente - nel mentre quello "splendido mondo" sta cercando di fare a me (e a molti di noi) quello che Joanna Bourke almeno ha avuto il coraggio di descrivere senza infingimenti...

                       Piero Visani





martedì 6 novembre 2018

Ce lo chiede l'Europa...

       Questo mitico slogan - mai veramente contestato dal potere politico italiano e sempre usato per tacitare le spinte sovraniste - verrà riportato in auge e soprattutto messo concretamente in atto ora che la Corte di Giustizia europea ha sentenziato che l'Italia deve recuperare l'ICI non versata dalla Chiesa?
       Attendiamo curiosi, ma non fidenti, essenzialmente perché non abbiamo fede nella Chiesa e tanto meno nello Stato.

                   Piero Visani



La cappa

       I discorsi del presidente Mattarella in occasione del 4 Novembre e non pochi altri interventi di esponenti della casta politico-culturale che ancora grava su questo sfortunato Paese hanno avuto la splendida peculiarità di illustrare con estremo vigore quanto grande si sia fatto il distacco tra "Paese legale" e "Paese reale".
       Da una parte, il "Paese legale", con i suoi stanchi e sempre più vuoti riti, il suo cattocomunismo d'accatto, le sue cerimonie da sacrestia, i suoi sepolcri imbiancati, le sue mummie, le vittime delle guerre e le vittime di certe contiguità (à la Emanuela Orlandi...), il suo universo di (dis)valori in cui ormai si riconoscono in sempre meno, anche se quei sempre meno hanno occupato militarmente la società civile, mentre quelli che in teoria avrebbero dovuto loro opporsi gli facevano semplicemente il verso, presi in questioni di veline e olgettine, e di affari più o meno leciti.
        Dall'altra, il "Paese reale", quello delle nostre famiglie, dei vostri nonni e di mio nonno, preso prigioniero durante la Strafexpedition del 1916 ma sufficientemente onesto, dopo due anni di prigionia in un Paese nemico come l'Ungheria, da riconoscere che la popolazione ungherese, pur ridotta alla fame dal blocco navale praticato dagli Stati dell'Intesa contro gli Imperi Centrali, era umana al punto da risultare capace di dividere il pochissimo che aveva con i prigionieri italiani.
       Quel "Paese legale" ormai esiste SOLO per coloro che ne fanno parte e le sue stracche giaculatorie sembrano figlie di un'altra epoca a molti di coloro che sono costretti ad ascoltarle, con crescente, insostenibile disgusto. Ai più acculturati sotto il profilo filmico, sembra di stare dentro "La notte dei morti viventi". Ai più acculturati sotto il profilo politico-culturale, non posso dire che cosa sembra, perché non intendo beccarmi una querela.
       E i milioni di cittadini del "Paese reale", quando sentono le note de "La canzone del Piave", si emozionano, si commuovono, gioiscono, perché sanno che quella guerra terribile fu il completamento della nostra unificazione nazionale. I "sepolcri imbiancati", per contro, non riescono ad emozionarsi di niente e per niente, ma non è che di morti, guerre e uccisioni non se ne intendano, come cercano di farci credere.
      La cappa metapolitica che grava sull'Italia, tuttavia, è ai suoi colpi di coda, anche se molti devono ancora comprendere che, se non si crea una narrazione alternativa a quella dominante, i progressi verso questo inevitabile cambiamento saranno più lenti di quanto si possa auspicare. Ma i tempi stanno cambiando, e i NEMICI DELLA VITA non riusciranno a fermare questo processo, anche se faranno ogni sforzo per ritardarlo.

                   Piero Visani