domenica 19 gennaio 2020

"Storia della guerra nel XX secolo"

       Ho appena consegnato il mio ultimo libro, Storia della guerra nel XX secolo, all'editore, Luca Gallesi di OAKS Editrice, Milano, che mi ha confermato che intende metterlo subito in lavorazione. Quando uscirà, venendo dopo a Storia della guerra dall'antichità al Novecento (OAKS Editrice, Milano 2018), questa sintetica cavalcata storica dalle guerre dell'antichità greca a quelle odierne, con qualche anticipazione su quelle del futuro, sarà infine completata, come mi ero ripromesso di fare nel 2017. Ora si tratterà di capire a quali temi dedicare i miei prossimi lavori: c'è un progetto su una biografia del generale americano Douglas MacArthur e il mio sogno di fare uno studio ad ampio spettro sulla guerra ibrida, ma ancora, in merito a quest'ultimo, non ho preso una decisione definitiva.
        Quel che è certo è che, mentre ruit inreparabile tempus, si accresce l'urgenza di lasciare qualche testimonianza dietro di me. "L'uno vale uno", in questi campi, è frutto più della capacità di scrittura del singolo Autore che dell'analfabetismo di ritorno (e anche di andata...) di un pubblico distratto. 

                                                                                                     Piero Visani



mercoledì 8 gennaio 2020

La storia siete voi...

        Uscita dalla storia nel 1945, per le note vicende belliche, e mai più rientratavi per le scelte politico-culturali delle sue classi dirigenti, l'Italia ha ritenuto per decenni che la sua fosse una condizione privilegiata e immutabile, ha sviluppato una cultura ad hoc, quella dell'eterna vacanza (intesa nel significato originale di "assenza") da tutto e da tutti, e ha ritenuto che ciò potesse giovarle moltissimo.
       Il risultato dell'Italia è oggi del tutto analogo a quello dell'Alitalia: è talmente disastrata, sotto tutti i punti di vista, che non solo non interessa più ad alcuno, ma nessuno la vuole neppure comprare, visto che nessun acquirente ha ambizioni di farsi carico di un cumulo di debiti e di una solida categoria di nullafacenti.
       Quanto alla politica estera, la logica dell'"uno vale uno" ha portato a diventare il titolare di quel fondamentale dicastero un "politico" che - come emerge da un gustoso ritrattino dedicatogli da Mattia Feltri su "La Stampa" di oggi - ritiene che le vendite di parmigiano reggiano siano più importanti delle scelte fondamentali di politica internazionale e che, richiesto dalla dirigenza di Tripoli di fornire armi e sostegno politico-militare, spera di potersela cavare fornendo qualche stantia frase di solidarietà, per cui al nostro posto arriva subito la Turchia (adeguatamente fornita di quanto richiesto da al-Sarraj).
       La scelta - certo non solo dei 5 stelle, ma della quasi totalità dell'Italia repubblicana - di uscire dalla storia per sempre ci ha portato allo "zero vale zero", che è il nostro valore attuale, non spendibile ovviamente su alcun mercato. Il mondo resta e resterà quello che è sempre stato: un posto dove contano il peso politico, la potenza militare, i fatti concreti e non le belle parole. Parafrasando Battiato, "il giorno del giudizio" - che si avvicina a grandi passi, perché la Storia non è finita, anzi sta accelerando - "non [vi] servirà il politichese". Il destino dei deboli - e noi lo siamo, ancor più culturalmente che economicamente o politicamente - è il servaggio. Eccoci.

                                                     Piero Visani



mercoledì 18 dicembre 2019

Modesta proposta per prevenire

       Dal momento che l'essenza delle festività di massa è la sodomia (anch'essa di massa...), prima di essere sommerso dall'onda ahimè non anomala (anzi fin troppo normale) di melassa che mi verrà addosso nei prossimi giorni, mi permetto di suggerire - a chi abbia ancora qualche figlio o nipote da aiutare a crescere in maniera che gli consenta di cercare di stare al mondo da uomo libero, non da preda - il mio libro su "Storia della guerra dall'antichità al Novecento" (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pp., prezzo 18 euro), così da trascorrere in maniera costruttiva le cosiddette feste, e prepararsi alla lettura del suo seguito, "Storia della guerra nel XX secolo", che uscirà per il medesimo editore nella primavera del 2020 e che sarà dedicato alla contemporaneità, o quasi, e ai modi per sopravvivervi...
       Sono perfettamente consapevole che molti amano sognare, ma, non avendo noi predisposto per tempo una "Italexit" e dovendo predisporci a lunghi anni di sofferenza sotto il nuovo motto dell'Unione Europea - che è e sarà "la disoccupazione NON rende liberi"... - penso sia giusto leggere con attenzione testi che mostrano come il nostro futuro non sarà affatto immerso nella melassa, ma in altro materiale che sempre per "me..." inizia, ma non per "lassa" finisce (anche se è sicuramente frutto del ricorso a lassativi, veri e metaforici...).
       Buona lettura!

                    Piero Visani



martedì 17 dicembre 2019

Quesito di fine anno

       Credo che la lunga lista di fallimenti che lo Stato italiano sta accumulando, con interventi resi necessari per evitare il collasso di un po' di tutto e dare non un futuro (perché quello palesemente non esiste più) ma almeno un presente a famiglie di poveri lavoratori e risparmiatori prese solennemente per le terga, renda più urgente che mai la formulazione di un quesito fondamentale: quanto resisterà ancora lo Stato italiano prima di esplodere/implodere? Con i giovani di valore che fuggono all'estero (giustamente) per non dover mantenere a ufo una massa di adepti dell'"uno vale uno"; con l'invecchiamento demografico ormai spettrale e il sistema pensionistico al collasso; con l'intero Paese piegato sotto il peso delle tasse per mantenere il sistema politico/burocratico, il "socio occulto che fa fallire tutto e tutti", credo che sia ormai giunto il tempo dei discorsi verticali. Quanto durerà ancora questo Paese, quanto sopravviverà al suo fallimento totale in tempo di pace?
        Personalmente, penso poco, piuttosto poco; ma so che la narrazione dominante vuole che al popolo bue venga raccontata la sempiterna fola dell'andreottiano "alla fine tutto si aggiusta". E' una narrazione largamente condivisa e perfino sommessamente elogiata, solo che viene dimenticata la vera "fine della storia". In effetti, in Italia "alla fine tutto si aggiusta", ma come "si è aggiustato" per l'avvocato Ambrosoli e - oggi - non ce n'è più solo uno, oggi lo siamo tutti noi...
       Poiché a me piace da pazzi l'humour nero, si accettano scommesse sulla data prevedibile della Boa Morte, che - considerato come si vive mediamente qui - sarà sicuramente una scelta di vita.

                             Piero Visani






domenica 15 dicembre 2019

Pagliuzze e... travi

       Nel mondo politico italiano, dove in genere si sprecano i "laureati all'università della vita", i bibitari, i seguaci dell' "uno vale uno", i periti odontotecnici e i periti agronomi (titoli rispettabilissimi, per attività tecnico-pratiche), oltre agli studenti "fuori corso" in SPE (Servizio Permanente Effettivo), sono partite bordate contro il primo ministro britannico Boris Johnson, reo di avere vinto alla grande le recentissime elezioni politiche in quel Paese. Di lui la Sinistra italiana ha evidenziato il fatto di essere il rappresentante di una "Destra ignorante e incolta".
       Detto da cotanto pulpito, ci sarebbe già da sorridere, anche se - al riguardo - c'è da ammettere che la Sinistra italiana è fuorviata dalla presenza, in Italia, di una Destra che si impegna con costanza ed eccellenti risultati - specie a livello politico - per corrispondere allo stereotipo di tanta belluina ignoranza, in genere riuscendovi perfettamente, peraltro...
       Nonostante i suoi modi rudi e decisionisti, forse troppo "macho" per certa Sinistra di casa nostra, Johnson è in realtà un intellettuale raffinato, con solidi studi classici alle proprie spalle, appassionato della lingua latina e favorevole alla sua reintroduzione nella formazione dei giovani, nonché cultore della storia e della cultura di Roma, e autore di un significativo saggio in materia, Il sogno di Roma. La lezione dell'antichità per capire l'Europa di oggi, edito in Italia da Garzanti.
       Insomma, tutto questo non lo renderà comprensibilmente più simpatico alle Sinistre, ma certo lo pone nettamente al di sopra della media dei politici italiani, che almeno di una cautela dovrebbero dare costantemente prova: evitare di dare dell'ignorante a molti dei loro colleghi di altri Paesi, perché è una pratica destinata solo a risultare un eclatante caso di eterogenesi dei fini. Va detto peraltro che anche i loro elettori sono in genere entusiasti della propria belluina ignoranza, per cui questo è il caso classico in cui un ignorante con laticlavio ne vale uno senza (favoloso esempio di "uno vale uno" e anche più di uno...): e vissero tutti infelici e in progressivo fallimento. Ma piace così e dunque laissez faire, laissez passer...

                             Piero Visani





         

venerdì 13 dicembre 2019

Via dalla pazza folla

Lungi da me il pensare che la politica possa servire - oggi - a cambiare più di tanto le cose. Sono però contento della valanga di voti raccolti nelle elezioni britanniche di ieri dal partito conservatore di Boris Johnson, non perché io nutra una qualche propensione conservatrice, anzi, ma perché sono stato a lungo nel Regno Unito e ne conosco i livelli di libertà individuale, del tutto sconosciuti nel lager fiscal-totalitario della UE.
Non dimentico inoltre che erano ormai anni che la scelta in favore della Brexit, pronunciata con una maggioranza di 52 a 48, era stata ostacolata in ogni modo e in ogni senso da quanti sono talmente democratici che, se una consultazione referendaria NON va come essi avevano auspicato e sperato, in nome del loro straordinario ossequio alla volontà popolare si battono in tutti i modi per differirne l'applicazione e - se possibile - farla ripetere.
Ho provato le straordinarie doti libertarie della democrazia, prima ancora che diventasse democrazia totalitaria, fin da ragazzo, cioè dai primi anni Sessanta, ma essa ora ha perduto anche il comune senso del pudore, per cui, o si fa come vogliono coloro che la guidano, oppure non è democrazia...
Poi, come è ovvio, quanti ci fanno la morale hanno i loro patrimoni personali e le loro aziende sapientemente distribuiti tra Olanda, Regno Unito e paradisi fiscali vari, ma l'importante è fare propria la fola che, se tutti pagassero le tasse, staremmo tutti meglio, senza riflettere molto su a chi si riferisca quel "tutti". Tutti quelli che quotidianamente ci vessano? Quelli che ci hanno ridotto a una banda di pagatori? Quelli che costringono i nostri figli ad emigrare perché qui da noi il lavoro sta progressivamente svanendo?
Ovviamente - come mi capita spesso - mi sarà rivolta l'obiezione che sono ostile ad un disegno unitario europeo, ma non è assolutamente così. So bene che, negli assetti planetari contemporanei, è necessaria una solida massa critica per contare qualcosa, ma l'attuale costruzione europea non è altro che un'associazione a delinquere di taglio privatistico, riservata a una ristretta oligarchia finanziaria e ai politici che le reggono la coda, e dominata da una Germania che è priva di prospettive geopolitiche e geostrategiche, nonché timorosa di assumerle, per la sempiterna questione della colpa, di "quel passato che non vuole passare", che terrorizza più i tedeschi (che hanno da tempo paura di se stessi), che non gli altri popoli.
Dal mio punto di vista, quindi, via dall'UE è una scelta di sopravvivenza, che il Regno Unito può permettersi perché conserva una visione strategica e ha saputo conservarsi una moneta nazionale, che è quello che precipuamente - oltre a un ben coltivato spirito isolano - rende  possibile la sempre più imminente "fuga all'inglese".
Noi resteremo qui, a pagare sempre più tasse, le ville da 24 milioni di euro di certi ottimati, le borse Vuitton da parecchie migliaia di euro di signore molto poco femminili e buone per tutte le stagioni (purché non invernali...), nonché a sognare quando ci faranno entrare dalla porta principale all'interno del Quarto Reich. La risposta è semplice: mai! Al massimo - e accadrà presto - ci toccherà subire l'ennesimo Gauleiter, ovviamente attentissimo a fare gli interessi dei suoi padroni e preoccupato solo di trasferire nella Vaterland (sua) quel che resta della nostra industria. Quanto a noi, scopriremo che morire di povertà e di tassi non è necessariamente la migliore delle morti, e che il lavoro, specie se svolto SOLO per assolvere a imposizioni fiscali, non rende affatto liberi, anzi...

                                                     Piero Visani






mercoledì 27 novembre 2019

Un'idea per le prossime festività

       L'ignoranza è certamente una delle merci più diffuse in Italia, nonché una su cui l'imposizione fiscale è minore, perché - nel caso fosse applicata - dimezzeremmo in fretta il debito pubblico.
       Dilagano invece il tronfio "unovaleunismo" degli stolti, le rivendicazioni soddisfatte del "non ho mai letto un libro!" (guarda che non c'è bisogno che tu lo dica, si vede chiaramente...); le scuole frequentate alla mitica "università della vita"; le lauree prese su Internet (e si vedono anche quelle...).
       I risultati sono sotto gli occhi di tutti: politici (ed elettori...) fermi alla pre-alfabetizzazione arrogante; ponti e case che crollano; argini che non reggono; livello di formazione scolastica e universitaria da Quarto Mondo. Gli unici "ponti" che reggono ancora sono quelli per allungare i fine settimana e penso che quelli reggeranno saldamente anche in futuro, se non reggeranno anche di più, visto che i livelli di produttività continuano a scendere, nel soddisfacimento collettivo. Aziende intere vengono tenute in piedi anche se fallite, per evitare guai peggiori.
       Sicuramente, su questo sfondo, "l'anno che verrà" è sempre peggiore del precedente, ma ci dicono che sarà migliore, visto che il nostro è il Paese "delle profezie che si auto-avverano", ovviamente a condizione che non vengano messe alla prova...
       Avendo scelto, fin dai miei anni universitari, di voler fare deliberatamente il paria (l'Italia è un Paese che ha più caste dell'India, nel caso non ve ne foste accorti...), ho passato buona parte della mia vita a vivere di espedienti, grandi o piccoli che fossero, non potendo vantare uno status rispettato e conclamato. Mi è sempre piaciuto fare il "maverick", vale a dire la bestia non marchiata, al di fuori dei branchi (e delle greggi...), e così sono rimasto bestia, ma senza marchio. Non ci tenevo ad averlo, anche se me ne hanno appiccicati tanti.
       Ho scritto alcuni libri, altri sono in cantiere, altri ancora in progetto, perché ho deciso che trascorrerò quest'ultima parte della mia vita a scrivere. Mi permetto perciò "un consiglio per gli acquisti" natalizi. Una copia del mio libro "Storia della guerra dall'antichità al Novecento" (Oaks Editrice, Milano 1998, 195 pagine, prezzo 18 euro, ma lo si trova anche a 15...).
        Opera scritta da un non appartenente all'Accademia, ergo consustanzialmente "giornalistica" e amatoriale, "priva di apporti significativi" come quelli che invece si trovano nei volumoni degli storici veri. Essendo stato tutta la vita un "bastardo senza gloria" (del resto, nel caso in cui l'avessi maturata, me l'avrebbero tolta d'autorità) e non essendo invitato alle trasmissioni televisive e/o radiofoniche intese a promuovere le vendite di libri, mi faccio un po' di promozione da solo, anche se non è elegante. Ma faccio di necessità virtù.
       Il libro che promuovo qui è una sinteticissima storia della guerra dall'antichità greca a subito prima della Grande Guerra, scritta in maniera piana per cercare di interessare il lettore. Spera di riuscire a farlo e mi sembra giusto mettere alla prova qualche vostro parente o amico ricordandogli che "la guerra è la madre di tutte le cose" e, più presto ce ne accorgiamo, più tardi diventeremo prede di chi vuole impadronirsi non tanto delle nostre terre, ma delle nostre menti e dei nostri cuori. E ci  sta brillantemente riuscendo. Non a caso, mantenendo fede a questa impostazione pseudo-pedagogica, uno dei miei prossimi libri sarà sulla "guerra ibrida".

                                           Piero Visani