domenica 9 dicembre 2018

Sapessi come (NON) è strano sentirsi "incattivito" da italiano

"Quante ore lavori al mese, da autonomo? Molte più di prima, ma i clienti diminuiscono a vista d'occhio e la loro inclinazione a pagare i lavori da me svolti sta sparendo".
"Il tuo potere d'acquisto è aumentato? No, è fortemente diminuito".
"Paghi tasse e balzelli vari? Sempre di più".
"Dove vai in vacanza? Non vado in vacanza da un decennio".
"Tuo figlio lavora? Ha un'occupazione precaria, costantemente revocabile".
"Ti senti "incattivito"? Ma no, è il migliore dei mondi possibile, il mondo della globalizzazione e della ininterrotta circolazione delle merci".

"Mi stai prendendo in giro? Sì, proprio come stai facendo tu, con le tue domande idiote e provocatorie. Va bene aver rovinato un continente, un Paese, i ceti medi e quelli piccoli, ma anche prendere per le terga la gente con riflessioni assurde da iper-privilegiati è forse un esercizio che potresti risparmiarmi, altrimenti - sai - forse mi "incattiverò" ancora di più...

                                                  Piero Visani








sabato 8 dicembre 2018

Feudalesimo democratico

       L'attuale segretario generale del Censis, Giorgio De Rita, quello del "sovranismo psichico", è uno degli otto figli di Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis per una vita. Se è giusto accettare la sua definizione di "sovranismo psichico", sicuramente è anche giusto fare propria quella di "feudalesimo democratico" o di "democrazia monarchica", quella dove le cariche passano di padre in figlio.
       Attendo un commento delle "anime belle" e dei difensori del "migliore dei sistemi possibile". Se ne fai parte, al vertice, certamente sì...

                              Piero Visani




giovedì 6 dicembre 2018

La taxation au pouvoir

       Il mio interesse per la politica, da giovane molto elevato, si è drasticamente ridotto, fino ad azzerarsi, quando mi sono reso conto che, quanto meno in Italia, l'essenza del 'politico' non era la contrapposizione amico/nemico, per dirla con Carl Schmitt, ma la convergenza 'io tasso-tu tassi-noi tassiamo'.
       Abituato a vivere del mio lavoro e delle mie eventuali capacità, non legato ad alcuna greppia, ostilissimo a molte forme di Welfare State, abituato a vivere (e morire) come un lupo solitario, ho finito assai presto per non riconoscermi non tanto in alcun tipo di politica, ma certamente in nessun tipo di politico, visto che l'evidente obiettivo dei medesimi era solo ed esclusivamente ingrassare se stessi, le clientele e le burocrazie che li supportavano e li supportano, mediante livelli crescenti di tassazione.
       Sorrido perciò divertito nel vedere "il governo del cambiamento" (cambiamento de che...?) prepararsi a mettere una nuova tassa - l'ennesima - sulle auto, ovviamente per nobili motivazioni ecologiche, perché non si deve mai tassare (atto di espropriazione privatistica - non pubblicistica come si sostiene, per completare la presa per le terga delle "anime belle" - di denari) se non che per il "bene comune", un valore che in genere si quantifica con "sempre meno soldi in tasca a noi e sempre di più al trinomio politici-burocrati-rispettive clientele".
       Se questo avrebbe dovuto essere il governo del cambiamento, io ci vedo invece una continuità di inclinazione alla tassazione totalizzante che è tipica della maggior parte dei governi europei. Accompagnati dalla fiscalità dalla culla alla tomba, cercheremo di accelerare il più possibile l'itinerario prescritto, in modo da concluderlo al più presto, visto che non è obbligatorio stare troppo a lungo in questa valle di lacrime; o di fuggire verso lidi meno folli e autolesionistici. Quanto agli estimatori di questo sistema, avranno tutto gratis, meno la vita. Quella sarà assolutamente a debito, nonché un'esperienza da dimenticare, in eterno.

                                          Piero Visani




martedì 4 dicembre 2018

Un libro in regalo per Natale

       Maltrattata a scuola e sempre più cenerentola nelle università italiane, la Storia resta comunque al centro degli interessi sia dei suoi numerosi appassionati (che paiono aumentare, invece che diminuire, mentre le sue fortune "istituzionali" declinano visibilmente) sia di quei giovani (non sono pochi) che vogliono cercare di sapere - e capire... - in quale mondo vivono e perché.
      Proprio pensando a questo tipo di pubblico generalista ho scritto il mio libro (Piero Visani, Storia della guerra dall'antichità al Novecento, Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pagine, prezzo 18 euro), cercando di dargli una forma leggera, chiara, leggibile anche dai lettori non specialisti. In 27 brevi capitoli, racconto la storia del fenomeno bellico dall'antichità greca a subito prima dello scoppio della Grande Guerra, seguendone i rapporti con l'evoluzione della società, delle tattiche e delle tecnologie. Senza appesantire il lettore con trattazioni soverchiamente dotte, ma sviluppando gli argomenti in modo da potersi fare una prima idea su alcuni temi fondamentali, e supportando il testo con una bibliografia molto ampia, di modo che chi vorrà potrà trovare numerosi testi di approfondimento su qualsiasi argomento abbia ritenuto interessante.
       Questo l'indice del volume:

Premessa
Introduzione
Capitolo 1: Il mondo greco
Capitolo 2: Il mondo romano - la Repubblica
Capitolo 3: Il mondo romano - l'Impero
Capitolo 4: L'impero bizantino
Capitolo 5: Gli Arabi
Capitolo 6: L'alto Medioevo
Capitolo 7: Dal Medioevo all'Età moderna
Capitolo 8: I condottieri
Capitolo 9: L'avvento del tercio
Capitolo 10: La guerra dei Trent'Anni (1618-1648)
Capitolo 11: La guerra a cavallo fra Seicento e Settecento
Capitolo 12: La guerra navale
Capitolo 13: L'esercito di Federico il Grande
Capitolo 14: La guerra dei Sette Anni (1756-1763)
Capitolo 15: La guerra Franco-Indiana (1754-1763)
Capitolo 16: La Rivoluzione Americana (1776-1783)
Capitolo 17: La Rivoluzione Francese
Capitolo 18: L'ascesa di Napoleone (1796-1808)
Capitolo 19: Declino e caduta dell'impero napoleonico (1809-1815)
Capitolo 20: La Prima Guerra d'Indipendenza (1848-1849)
Capitolo 21: La guerra di Crimea (1854-1856)
Capitolo 22: La Seconda Guerra d'Indipendenza e la spedizione dei Mille (1859-1860)
Capitolo 23: La Guerra Civile americana (1861-1865)
Capitolo 24: La Terza Guerra d'Indipendenza (1866)
Capitolo 25: La Guerra Franco-Prussiana (1870-1871)
Capitolo 26: Le guerre coloniali
Capitolo 27: La guerra navale dalla fine del Settecento agli albori del Novecento
Bibliografia

       In definitiva, un libro che può essere un'ottima e agile lettura per parenti, amici e conoscenti appassionati di Storia e destinatari di un dono natalizio. E già si annuncia il seguito del medesimo: Storia della guerra nel XX secolo, che uscirà, sempre per i tipi di Oaks Editrice, alla fine del 2019.

                                        Piero Visani




lunedì 3 dicembre 2018

Cosa resterà di noi...

       Dopo la chiusura del Gruppo Orbis, non cesserà ovviamente la mia attività professionale, per quanto sotto altre forme.
       L'ASER continuerà la sua attività nel campo della:
- consulenza tesi;
- sintesi testi;
- traduzioni;
- studi e ricerche in vari campi;
- ghostwriting e speechwriting.

       Quanto a me, continuerò a scrivere libri (personalmente e per conto terzi), articoli di giornale e saggi per riviste, e ad occuparmi di varie attività editoriali, dovunque e comunque ciò sia possibile. Continuerò inoltre ad occuparmi di comunicazione politica e mediatica, ma da libero professionista e non più avvalendomi di una società. Non sono più giovane, ma ho un amplissimo patrimonio di esperienze in vari campi e spero di poterlo ancora utilizzare, anche perché le competenze effettive, oggi, sono molto meno diffuse di quanto si voglia far apparire.
       Mi piacerebbe anche occuparmi di formazione nel campo della storia militare, della strategia e delle relazioni internazionali, ma credo che quella rimarrà un'ambizione insoddisfatta: in giro c'è troppa gente più preparata di me in materia ed è inutile che faccia circolare il mio pur ricco curriculum... Dovrò farmene una ragione.

                              Piero Visani





domenica 2 dicembre 2018

Chiusure

       Non sono l'unico ad aver chiuso la mia piccola società di servizi. Non sono stato il primo, non sarò certo l'ultimo. Si preannuncia un bel mondo fatto di fiscalità esasperata, divieti esasperati, regolamentazioni ossessive e zero circolazione di denaro. Sarà divertente, a quel punto, fare "i prenditori" e i "percettori": il denaro in eccesso per mantenere se stessi, le burocrazie e le clientele dovrà essere preso da questi ultimi - ove ancora possibile - manu militari, perché altro danaro in giro non ci sarà. Quest'Europa sta per scoppiare: spero sinceramente di non perdermene l'esplosione, che è l'unica cosa che mi resta da perdere. I disperati godono degli inferni, perché sperano di fare agli altri quello che è stato fatto loro...

                          Piero Visani





I marescialli di Napoleone

       Il 19 maggio 1804, il giorno successivo alla nomina di Napoleone Buonaparte ad imperatore dei francesi da parte del Senato, venne reso noto l'elenco dei "Marescialli dell'Impero", in numero di 18 (14 effettivi e 4 onorari).
       Il primo della lista era Alexandre Berthier, prezioso capo di Stato Maggiore di Napoleone; dopo di lui veniva Gioacchino Murat, cognato dell'imperatore. Seguivano nomi noti e meno noti, tanto al lettore comune quanto agli appassionati di storia, nell'ordine che segue:
Moncey (ad honorem)
Jourdan
Massena
Augereau
Bernadotte
Soult
Brune
Lannes
Mortier
Ney
Davout
Bessières
Kellerman (ad honorem)
Lefebvre
Pérignon (ad honorem)
Sérurier (ad honorem).

       Il più anziano della lista era Kellerman, prossimo alla settantina, mentre il più giovane era Davout, appena trentaquattrenne.
       Negli anni che seguirono, altri otto ufficiali generali - sette francesi e uno polacco - vennero insigniti del prestigioso titolo:
Victor, nel 1807;
Macdonal, Marmont e Oudinot, nel 1809;
Suchet nel 1811;
Gouvion Saint-Cyr nel 1812;
Poniatowski nel 1813;
Grouchy nel 1815.
       Sto pensando di scrivere un libro sul tema, che abbini le loro imprese militati a tratti personali e caratteriali. Vedrò.

                          Piero Visani




       

sabato 1 dicembre 2018

Le Marie Antoniette

       La celeberrima frase della regina Maria Antonietta, relativa al fatto che il popolo affamato avrebbe sempre potuto mangiare brioches (se solo avesse avuto il denaro per comprarle) pare sia apocrifa. Non è apocrifa, per contro, la decisione del presidente Macron/micron di rispondere alle nuove manifestazioni di piazza dei gilet jaunes con la scelta di spendere mezzo milione di euro per abbellire le sale del palazzo dell'Eliseo, residenza ufficiale dei presidenti francesi.
       Come sempre, le narrazioni subiscono varianti e modifiche, nel corso del tempo, ma resta identica la sensibilità dei sovrani (o monarchi repubblicani che siano) nei confronti delle istanze popolari: protestate pure, io intanto mi rifaccio l'arredamento...
       Stupisce, su questo sfondo di crescenti agitazioni, che mai nessun terrorista si inserisca all'interno delle medesime per fare un po' di tiro al bersaglio sulle forze di polizia. Evidentemente, i terroristi, in Europa, si fanno vivi quando c'è da stabilizzare il quadro politico a favore del potere, NON quando c'è da destabilizzarlo... Strano che non lo scriva mai nessuno.

                      Piero Visani




                                 

giovedì 29 novembre 2018

"Se l'andava cercando"...

       Come ebbe a dire Giulio Andreotti dopo l'assassinio dell'avvocato Giorgio Ambrosoli (11 luglio 1979) ad opera di un sicario assoldato da Michele Sindona, la colpa della tragica fine del professionista fu che quest'ultimo, con i suoi comportamenti, "se l'andava cercando"...
       Questa affermazione non deve fare scandalo, non più di tanto, quanto meno, perché - in Italia, il Paese della trattativa stato-Mafia - quello che un suddito/schiavo NON deve fare è, per l'appunto,  andare a cercarsela...
       Anche il buon Fredy Pacini, gommista di un paese dell'Aretino, se l'è andata cercando: chi gli aveva detto, infatti, di aprire un'attività come la sua in una zona dove si vedeva che tale attività ci fosse? Molto meglio sarebbe stato, per lui, che vendesse gomme e biciclette in qualche rifugio antiatomico, dove clienti ne avrebbe avuti tanti... Così invece - scrivono molti giornali italiani - si vedeva il suo capannone anche dall'autostrada e tale visibilità portava sì molti clienti, ma anche molti furti (il nesso logico poi me lo spiegheranno...).
       L'intera vicenda viene descritta, sui media mainstream nazionali, come un qualcosa di assolutamente normale: faceva affari, dunque è normale che potesse essere anche oggetto di furti... Non una riflessione su cosa facciano le esuberanti (in termini numerici) forze di polizia nazionali, la molto distratta magistratura, l'ancora più distratto potere politico, etc. etc. Tutta gente che non deve forse aver mai sentito parlare di prevenzione e che si preoccupa solo di sottolineare che in Italia sarebbero diminuiti i reati, mentre - molto più probabilmente - è diminuita la voglia della gente di denunciarli. L'ho fatto anch'io, anni fa. Mi è stato sporto, con discreta mancanza di garbo, un modulo prestampato e sono stato invitato a compilarlo in fretta, perché l'ufficio stava chiudendo... Silenzio assoluto su che cosa sarebbe stato fatto a seguito della mia denuncia, ma era una forma non troppo elegante di silenzio/assenso: NIENTE!!
       A ben guardare, però, un po' tutta l'Italia è così, e non solo in questo campo: vuoi lavorare? Devi fare il lavoro "giusto" e avere le amicizie "giuste", altrimenti che ci provi a fare? Vuoi avere qualche diritto, visto che paghi una tonnellata di tasse e balzelli? Sì, ma devi stare attento a non esporti o a non avere la tua attività in luoghi esposti, altrimenti è normale che uno subisca 38 furti in pochi anni: "Te la sei andata a cercare"... Se ti fossi cercato uno "stipendio di cittadinanza" - che so, da politico e/o da burocrate - non ti sarebbe successo un bel niente e magari ci avresti pure lucrato.
       Mi sono dimesso da italiano parecchi anni fa. Sono sempre più lieto della mia scelta. Questo non è ovviamente un Paese, non è neppure un'espressione geografica. E' solo una farsa, per alcuni, e una tragedia per i più. Manca ancora il sermone presidenziale sulla "libertà dai ladri", ma credo che tarderà ancora per molto...

                         Piero Visani




martedì 27 novembre 2018

Lezioni di vita (quasi) gratuite

       Su alcuni quotidiani di stamane compaiono lezioni di "occidentalismo" quasi gratuite: Bernard-Henry Levi ci spiega di "sentirsi vicino" ai "giubbotti gialli", ma di non poter condividere i loro atti di violenza e soprattutto di non poter condividere la loro rabbia anti-ecologista, in quanto antimoderna. Da vari punti di vista, ha ragione: essere costretti a vendere la propria vecchia auto perché non si ha più i soldi per comprarne una nuova è antimoderno, così come lo è non avere il denaro per riscaldare la propria abitazione. Ma come si fa, a vivere da miserabili così? Non è accettabile, è colpa dell'antimodernismo; anzi è proprio antimodernismo. Se il cittadino medio francese fosse filosionista, scrivesse frescacce sui più importanti giornali occidentali, venisse intervistato come un maitre à penser da varie emittenti televisive, si facesse fotografare mentre fa finta di combattere, avrebbe tutto il denaro che gli serve per comprarsi un attico in Avenue Marceau o luoghi affini. Il tapino, invece, si fa filmare mentre prende manganellate vere dai "volonterosi carnefici" di Stato e dunque cosa pretende, anche di essere ricco?
       Un'altra fonte ci rivela invece che in Italia stanno calando anche i consumi alimentari, ma questo - afferma la cultura dominante - non è male, anzi significa la riconversione a una maggiore "qualità della vita", un'attenzione ai consumi selettivi, così come andare a cercare qualche avanzo nei cassonetti dell'immondizia è palesemente segno di una sana sensibilità ecologista. Basta con l'eccesso di rifiuti e di acquisti: austerità, sobrietà; valori su cui discutere in qualche cena altoborghese in un bel ristorante stellato da non meno di 200 euro a testa, vini esclusi.
       Una terza fonte, poi, ci dà definitivo conforto: fare il calciatore professionista in alcuni dei campionati europei più importanti rende più o meno come giocare in certi sport di massa statunitensi: stipendi annuali tra i 7 e i 12 milioni di euro, onde evitare che qualcuno possa pensare di trasformarsi in un "giubbotto giallo".
       Un tempo, le critiche a certi deliri economici dello sport professionistico si appuntavano sul negativo binomio panem et circenses. Ora i circenses sono rimasti e prosperano. Quanto al panem, si vedrà: per recuperarlo, ci vorranno o molta fortuna o molto coraggio. Però è positivo che la democrazia liberale abbia infine completato il suo ciclo storico e - più crea poveri e affamati (e ne crea ogni giorno, a bizzeffe) - più diventa oggetto di attenzione e amore. Time is on our side...

                                       Piero Visani





domenica 25 novembre 2018

Minima Accademica

      Per diletto, ogni tanto scrivo qualcosa. Per lavoro, mi occupo di tante cose, anche di revisioni editoriali, specie in ambito accademico. Posso garantire - anche se non molti mi crederanno - che i "capi espiatori" (al posto di "capri") si sprecano; poi non mancano le trade unions confuse con i traits d'union, e viceversa, e ad altri florilegi non faccio cenno, perché sto raccogliendo un'antologia, sul tema, e vorrei pubblicarla.
      Essendo notoriamente un dilettante e avendo sempre scritto libri di taglio giornalistico, a volte tiro qualche bel sospiro di sollievo per non essere mai riuscito a sfiorare - per manifesta insufficienza culturale - tanta splendida sapienza accademica.
       Quanto agli interventi sui congiuntivi, quelli richiedono un impegno diuturno, perché ormai sono come l'araba fenice, per cui la loro esistenza è formalmente nota, ma la loro irreperibilità pressoché totale e occorre riportarli alla luce, pagina dopo pagina, con un lavoro certosino.
      A volte, poi, mi chiedono di scrivere testi molto appropriati e compiuti, e me li rimandano indietro dicendo: "qui non si capisce niente!". E io - che ancora sono dell'idea che Napoleone abbia perso, e non vinto, a Waterloo - rinuncio ad ogni tardivo sogno di gloria e comprendo infine i miei gravissimi limiti. Non c'è gusto, in Italia, ad essere minimamente acculturati e, infatti, io neppure spero più "che me la cavo". Lascio doverosamente campo libero a cultura e sapienza!!

                        Piero Visani



mercoledì 21 novembre 2018

Ideali

       Ideale economicistico: "hai i conti in ordine, ma sei morto" (a me economicista, per la verità, questa implicazione funesta poco importa, perché i soldi tuoi me li sono presi io e ora brindo alla tua (ex)-salute).

       Ideale umano: "non dico che non vorrei pagare i miei debiti (ovviamente dopo aver accertato con estrema cura come li ho contratti), ma, per farlo, devo necessariamente sopravvivere. Altrimenti mi si condanna a morte non per senso di rigore e giustizia, ma semplicemente per impadronirsi della mia eredità".

       I fautori dell'ideale economicistico ci tormentano con le tiritere sulla loro "superiorità morale". A me non pare proprio, ma fate voi... A me basta che accumulino scientificamente dolore, ostilità e odio, che poi questi ultimi parleranno da sé. Molto eloquentemente, spero. Io attendo.

                       Piero Visani






                             

Piero Visani: Intervista a "L'Italia e il mondo"

Ringrazio l'amico Giuseppe Germinario per questa intervista al suo eccellente blog; intervista che tocca il tema dell'Europa e degli Stati nazionali.


http://italiaeilmondo.com/2018/11/21/europa-e-stati-nazionali-complessita-e-debolezze-intervista-a-piero-visani/?fbclid=IwAR1e9seRYDurdKtP5i9ZsGmCwCeETkkM5YfZYfv1hXu-EwVA-FchbaE8sZY


                               Piero Visani

lunedì 19 novembre 2018

Un libro per le prossime festività

       Non starebbe certamente all'autore dirlo, ma credo di potermi permettere di scrivere che il mio libro Storia della guerra dall'antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pagine, prezzo 18 euro, ma si trova anche scontato in varie librerie on line) potrebbe essere un bel regalo per parenti e amici che amino la storia, e la storia militare in particolare (anche se non è un libro tecnico), scritto in una modalità di facile lettura e di rapida fruibilità.
       Non è elegantissimo fare "marchette", ma chi conosce le questioni militari sa che si combatte con le armi che si ha a disposizione, non con altre. Piacerebbero a tutti i passaggi televisivi e radiofonici, le recensioni su grandi quotidiani, le presentazioni, etc. etc. Qualcosa sono riuscito a fare, anche con l'aiuto degli amici e dell'Editore; qualcos'altro ancora si farà e pare che le vendite non vadano male, ma credo che il mio libro - come piccolo dono per le prossime festività - potrebbe risultare gradito, anche perché non è affatto "pesante".
       Nel caso, io il suggerimento l'ho dato. Un grazie anticipato a chi vorrà accoglierlo.

                             Piero Visani



Come vive la gente

       Ci sono persone che mi sono simpatiche a prima vista, anche se non le ho mai viste e probabilmente mai le vedrò. Una di queste - la più recente, direi - è Jacline Mouraud, la signora francese di 51 anni anima e guida della protesta dei "giubbotti gialli".
       Di lei amo la concretezza, così lontana dalle fumisterie dei politici di professione e dalle cifre snocciolate ad hoc dagli economisti "embedded" (sapete quanti ce ne sono, vero...?). Non ho mai sopportato i discorsi su la società democratico-liberal-capitalistica come "il migliore dei mondi possibili" neppure quando qualche briciola dei suoi cascami me la garantiva. E vivevo discretamente, magari andandomi a cercare il lavoro nei posti e nelle attività più disparate, ma vivevo. Non avevo ambizioni di fare l'intellettuale organico, per cui difendevo la mia personale autonomia di pensiero senza leccare le terga ad alcuno, dunque non ricevendone incarichi, se non molto parziali, ma sbarcavo il mio personale lunario cercando lavoro ovunque fosse possibile trovarlo.
       Poi, ovviamente, la caduta: all'emarginazione politica si viene ad aggiungere - con lenta ma inesorabile progressione - l'emarginazione economica: attività un tempo fiorenti svaniscono, altre vengono vietate, altre ancora diventano mercati dove la concorrenza è talmente forte e aspra da azzerare i prezzi delle prestazioni e, in non pochi casi, anche la possibilità di essere pagati. Alla fine, restano solo quelle a convocazione politica e io a quelle non posso davvero ambire.
       Nessuno mi ha mai parlato di queste cose, nei suoi discorsi, salvo pochi amici fidati. Ma silenzio assoluto sul versante "borghese" e silenzio ancor più assoluto su quello politico, forse perché toccare certi temi pare di cattivo gusto.
       Jacline Mouraud, per contro, traccia un quadro personale realistico: molte attività, nessuna in grado di procurare un introito dignitoso perché tutte molto malpagate; tasse, spese varie, un progressivo impoverimento che porta le persone a vivere come underdog, nel "migliore dei mondi possibili". Gli apologeti di quest'ultimo ci cantano le lodi di un sistema attento all'ambiente, ai "diversi", ai migranti, alla salute individuale e collettiva, dimenticandosi solo di sottolineare che, se uno deve lavorare 12-13 ore al giorno per portare a casa - a fatica - un migliaio di euro al mese comincia a fregarsene bellamente del "migliore dei mondi possibile" e dei "massimi sistemi", semplicemente perché il sistema "minimo" in cui è immerso fa acqua da tutte le parti, fa schifo e non gli consente di vivere non dico in maniera dignitosa, ma men che dignitosa. E visto il numero di poveri assoluti che crea anno dopo anno, non gli consente nemmeno di vivere più.
       Ho avuto la fortuna di leggere e studiare molto nel corso della mia vita, per cui non ho ansie particolari: so che chi semina povertà, insoddisfazione economica, tristezza, dolore, disagio, non sta facendo qualcosa che potrà giovargli molto. Non dico a titolo personale, ma certo non gioverà al sistema che sta cercando di difendere. Così guardo e aspetto: ogni giorno di dolore e di sofferenza in più è un livello di rabbia, di volontà di riscossa e di vendetta in più. Chi semina vento, raccoglie tempesta, si dice. E chi semina dolore e miseria, cosa raccoglierà?. E, se in Italia questo non incide granché, sebbene noi siamo messi assai peggio di altri popoli, altrove magari non è e non sarà così, grazie a una superiore volontà di reazione.
       Vedo i ricchi e i boiardi di sistema che se la godono, sorridenti e autoreferenziali, e so che verrà il giorno che me la godrò io, o chi per me. La diffusione deliberata di miseria e dolore, spacciata per un grande operazione democratica e di correttezza economica è una responsabilità di cui dovranno rispondere in molti. Anche chi ora non ci pensa avrà la sua Norimberga, dunque un tribunale assolutamente democratico ed equilibrato...

                                        Piero Visani




Semplicità

     Alla fine, per naturale evoluzione, ogni tipo di rapporto diventa molto semplice e si trasforma nel più classico dei classici: "mors tua, vita mea", e viceversa.
      Ci stiamo avvicinando a discreta velocità a questo felice traguardo, ergo non ci resta che attendere, e preparare le nostre anime a questo favoloso ritorno alla più splendida essenzialità.

                             Piero Visani






domenica 18 novembre 2018

Giubbotti gialli e giubbotti arancione

       Dopo una breve abbuffata di "giubbotti arancioni", di bravi borghesi alla ricerca di qualche appalto da non condividere con alcuno se non con se stessi, il primato dei giubbotti, questa volta gialli, è tornato alla Francia, un Paese dove il numero dei borghesi leccaterga del potere pare un po' meno elevato che in Italia. Disordini, proteste, insoddisfazione, disperazione, che qualche giornalista di potere attribuisce ovviamente agli "esclusi dalla modernità", cercando così di gettare un po' di fango su dei poveracci che non possono - come lui - contare sulla benevolenza (non gratuita...) dei potenti.
        Personalmente, ritengo che ci siano pochi spettacoli più divertenti di classi dirigenti che si precipitano consapevolmente verso il disastro: hanno distrutto il proletariato, hanno distrutto la classe operaia, poi la piccola e media borghesia. Ora non gli resta che distruggere l'alta borghesia e sé medesime, e paiono ben decise a farlo. Quattro quinti della popolazione di un Paese hanno problemi ad arrivare alla fine del mese, devono affrontare costi sempre più elevati in ogni campo (perché è da quel tipo di tassazione che i potenti traggono la gran parte delle loro ricchezze), si vedono sbeffeggiati da tentativi di spacciare ogni pseudo-riforma (in realtà semplicemente una tassa in più) come "fatta per il loro bene" e ovviamente si adirano.
       Ieri, in Francia, sono scese in piazza trecentomila persone, ma, dal momento che il governo e la classe dirigente parigina non sanno fare altro che continuare a tassare e ad aumentare i prezzi di un po' tutto, non c'è da avere fretta. Non c'è da sperare, con Lenin, che saranno le classi dirigenti "a fornire la corda con cui impiccarle", ma basta attendere, guardare, da entomologi della politica, per rendersi conto che le classi dirigenti stesse non hanno il problema di modificare i loro comportamenti ma - molto più semplicemente - di comprendere che cosa stia accadendo. Tra feste, festini, ricevimenti e weekend in località di lusso, proprio non sanno (e non vogliono sapere) che cosa stia accadendo alla gente comune, anche perché - com'è ovvio - a loro della gente comune non importa alcunché. Se la benzina e il gasolio aumentano di poche decine di centesimi, loro manco se ne accorgono, visto che sono molto ricche oppure, se appartengono all'establishment politico, viaggiano in auto blu e sotto scorta. Il francese medio, per contro, vede ulteriormente erosi i suoi già scarsi redditi, vede che non riesce a pagarsi un'auto nuova, che non ha i soldi per pagare le centinaia di tasse e balzelli che complicano la sua già difficile esistenza, e deve dolorosamente constatare che la pressione fiscale non solo non diminuisce, ma aumenta. In un Paese, per di più, dove intere categorie di immigrati mai integrati pagano nulla e costituiscono e potenziano enclaves monorazziali e monoreligiose che stanno facendo della Francia stessa un Paese assolutamente irriconoscibile, che documenti ufficiali della Difesa, delle forze di sicurezza e dei servizi segreti giudicano ormai ingovernabile e a rischio sommovimenti di vario tipo.
       Non c'è spettacolo più dolce che vedere i disastri - a lungo previsti ed evocati - realizzarsi giorno dopo giorno. C'è un'intima gioia, in tutto questo, perché era stato facile prevedere che sarebbe avvenuto e ora infine sta avvenendo. Lentamente, ma inesorabilmente.

                                  Piero Visani




mercoledì 14 novembre 2018

Minima "turineisa"

       Alcuni amici americani, in visita a Torino dopo alcuni anni (ma nemmeno troppi) di assenza, mi fanno notare dispiaciuti, al termine di un giro insieme in centro tra "homeless" parcheggiati in strada, caterve di negozi chiusi e serrande abbassate, e quella solita aria a metà tra "Le miserie di monsù Travet" e il mondo sovietico: "Ce la ricordavamo con un'aria maggiormente well-off". "Vero" - rispondo io - "ma i poteri locali la amano così, a cavallo, come sempre, tra miseria e nobiltà. Tanto loro appartengono alla seconda, pur essendo orrendamente sine nobilitate. E comunque, ci salverà tutti la TAV". Non capiscono e mi guardano tra l'interdetto e l'inquisitorio. Loro, che amano interrogarsi quando sentono affermazioni che non capiscono: altri il quesito neppure se lo pongono. Vivono di certezze (e prebende) da "sistema Torino"...


                                  Piero Visani



"Ex captivitate salus"

      A quanto pare, le cose non vanno molto bene a Sinistra: "Liberi e Uguali" si è dissolta e "se Sparta piange, Atene non ride", viste le condizioni in cui versa il PD.
       Da "le lotte contro i padroni" a "La voce del Padrone": sic transit gloria mundi... e anche "Sì TAV", come le madamine di Torino (in quota PD) docunt: ci vogliono le grandi opere, per i grandi appalti. Se no, i nostri mariti come faranno...

                                Piero Visani





lunedì 12 novembre 2018

"The Young General"

       Leggendo le recenti dichiarazioni di un capo di Stato Maggiore della Difesa, mi è venuta in mente quella scena di "The Young Pope", la celebre serie televisiva di Paolo Sorrentino, in cui Lenny Belardo, in arte papa Pio XIII, rivela al suo sbalordito confessore (un'anima semplice, uno che crede che funzione e finzione non siano la stessa cosa) che lui non crede in Dio...
       L'arte, in genere, riesce sempre ad andare al di là delle ovvietà. E, in 19 anni di consulenza presso l'universo della Difesa, posso dire che di Lenny Belardo ne ho conosciuti tanti. Nulla di male: ci si spoglia della tonaca, e finisce lì. Mi auguro che la metafora sia chiara...

                        Piero Visani




                                    

sabato 10 novembre 2018

Un sabato torinese

       Di norma, sono assolutamente refrattario alla vita sociale. Sento già una quantità incredibile di idiozie per lavoro, immaginarsi doverle sentire anche per "divertimento". Tuttavia, un appuntamento di lavoro mi ha condotto proprio stamane nel centro di Torino. Avrei potuto cancellarlo, ma ho preferito non farlo: l'esperienza sul campo è preferibile a qualsiasi resoconto di prima o seconda mano.
       Mi sono così trovato in mezzo alla quantità di collinari e abitanti della Crocetta (e anche di altre zone, per carità, la "voce del padrone" arriva ovunque...) che convergevano verso la manifestazione "sì Tav". Premetto: non sono un "no Tav". Da tempo non ho più esigenze di niente. Ridotto da anni a vivere di espedienti dal fatto che le mie prestazioni non servono e non interessano ad alcuno, mi sono adeguato egregiamente (sapete, l'istinto di sopravvivenza...!), per cui del "sì Tav" o del "no Tav" non me ne può fregà de meno. Tuttavia, ho assistito a uno spettacolo interessante: orde di beneficati, con il giubbottino firmato del weekend, moglie o compagna al seguito, molti cani di razza (che sicuramente hanno moltiplicato il numero dei partecipanti, se non si fanno distinzioni anti-animalistiche, che sarebbero sgradevolissime e forse fuori luogo...), e quella bella aria - a cavallo tra il compitante e l'impegnato - che esibiscono tutti coloro che si sentono in linea "con lo spirito del tempo". Io, invece, per una volta fortunatissimo, quello Zeitgeist di purissimo guano non l'ho mai sentito o respirato e - refrattario agli ordini, alla voce del padrone e alla necessità di "rilanciare la città" dopo che il padrone l'ha abbandonata a se stessa, senza che essa, all'epoca, avesse minimamente osato fiatare - ho "disertato in avanti", come sempre: una soluzione (sintetica e sincretica) fra il volontario di altre battaglie e il militesente...
       "Cerea..."!

                          Piero Visani





giovedì 8 novembre 2018

Joanna Bourke, "Le seduzioni della guerra"

       Nel 2001, l'editore romano Carocci pubblicò, tradotto in italiano, un libro di una studiosa inglese, Joanna Bourke, il cui titolo originale suonava alquanto crudo: "An Intimate History of Killing. Face-to-Face Killing in Twentieth-Century Warfare, pubblicato a Londra nel 1999.
       L'originaria crudezza del titolo "Una storia intima dell'uccidere. L'uccisione faccia a faccia nella guerra del XX secolo" venne temperata, per il pubblico italiano, con "Le seduzioni della guerra. Miti e storie di soldati in battaglia", con una scelta che teneva conto di come - a livello politico-culturale - il lettore italiano adori le sodomie dell'anima (e anche quelle del corpo...), ma tema parecchio, ai limiti dell'insopportabilità, la morte non procurata con dolo, ma faccia a faccia.
       Si tratta, ancora oggi, di una lettura assolutamente consigliabile, anche per gli stomaci più deboli, perché - secondo la migliore tradizione britannica - nel libro si parla di ammazzamenti, uccisioni, sgozzamenti, etc. senza la minima concessione agli eufemismi, pure con qualche compiaciuto sadismo che qualche scioccherello "politicamente corretto" potrebbe anche trovare singolare in una donna.
       Il libro, estremamente documentato, ci pone di fronte non alla solita  galleria di banalità sugli orrori della guerra, ma indaga - con precisione direi entomologica - sui meccanismi psicologici, culturali e sociali che si attivano (o vengono attivati...) in particolare circostanze della vita umana e che talvolta sono sicuramente esogeni, ma talvolta sono assolutamente endogeni e ben presenti - da sempre - all'interno dell'animo umano. Non a caso, il libro suscitò parecchie polemiche in Gran Bretagna, poiché l'Autrice venne accusata dai soliti noti di compiaciuta descrizione di varie tipologie di crudeltà.
       A volte, quando sono assolutamente disgustato da ciò che vedo e sento quotidianamente, vado a leggere libri come questo, perché mi parlano della natura umana, quella vera, e non mi prendono in giro con melensaggini di quarta serie. Per fortuna, d'abitudine leggo seduto, ma questo non mi impedisce di sentire gravare sulle mie terga il carico di menzogne e di storie di distrazione di massa prodotte ad ogni piè sospinto dal "migliore dei mondi possibile". Una boccata d'aria - parziale e insoddisfacente - nel mentre quello "splendido mondo" sta cercando di fare a me (e a molti di noi) quello che Joanna Bourke almeno ha avuto il coraggio di descrivere senza infingimenti...

                       Piero Visani





martedì 6 novembre 2018

Ce lo chiede l'Europa...

       Questo mitico slogan - mai veramente contestato dal potere politico italiano e sempre usato per tacitare le spinte sovraniste - verrà riportato in auge e soprattutto messo concretamente in atto ora che la Corte di Giustizia europea ha sentenziato che l'Italia deve recuperare l'ICI non versata dalla Chiesa?
       Attendiamo curiosi, ma non fidenti, essenzialmente perché non abbiamo fede nella Chiesa e tanto meno nello Stato.

                   Piero Visani



La cappa

       I discorsi del presidente Mattarella in occasione del 4 Novembre e non pochi altri interventi di esponenti della casta politico-culturale che ancora grava su questo sfortunato Paese hanno avuto la splendida peculiarità di illustrare con estremo vigore quanto grande si sia fatto il distacco tra "Paese legale" e "Paese reale".
       Da una parte, il "Paese legale", con i suoi stanchi e sempre più vuoti riti, il suo cattocomunismo d'accatto, le sue cerimonie da sacrestia, i suoi sepolcri imbiancati, le sue mummie, le vittime delle guerre e le vittime di certe contiguità (à la Emanuela Orlandi...), il suo universo di (dis)valori in cui ormai si riconoscono in sempre meno, anche se quei sempre meno hanno occupato militarmente la società civile, mentre quelli che in teoria avrebbero dovuto loro opporsi gli facevano semplicemente il verso, presi in questioni di veline e olgettine, e di affari più o meno leciti.
        Dall'altra, il "Paese reale", quello delle nostre famiglie, dei vostri nonni e di mio nonno, preso prigioniero durante la Strafexpedition del 1916 ma sufficientemente onesto, dopo due anni di prigionia in un Paese nemico come l'Ungheria, da riconoscere che la popolazione ungherese, pur ridotta alla fame dal blocco navale praticato dagli Stati dell'Intesa contro gli Imperi Centrali, era umana al punto da risultare capace di dividere il pochissimo che aveva con i prigionieri italiani.
       Quel "Paese legale" ormai esiste SOLO per coloro che ne fanno parte e le sue stracche giaculatorie sembrano figlie di un'altra epoca a molti di coloro che sono costretti ad ascoltarle, con crescente, insostenibile disgusto. Ai più acculturati sotto il profilo filmico, sembra di stare dentro "La notte dei morti viventi". Ai più acculturati sotto il profilo politico-culturale, non posso dire che cosa sembra, perché non intendo beccarmi una querela.
       E i milioni di cittadini del "Paese reale", quando sentono le note de "La canzone del Piave", si emozionano, si commuovono, gioiscono, perché sanno che quella guerra terribile fu il completamento della nostra unificazione nazionale. I "sepolcri imbiancati", per contro, non riescono ad emozionarsi di niente e per niente, ma non è che di morti, guerre e uccisioni non se ne intendano, come cercano di farci credere.
      La cappa metapolitica che grava sull'Italia, tuttavia, è ai suoi colpi di coda, anche se molti devono ancora comprendere che, se non si crea una narrazione alternativa a quella dominante, i progressi verso questo inevitabile cambiamento saranno più lenti di quanto si possa auspicare. Ma i tempi stanno cambiando, e i NEMICI DELLA VITA non riusciranno a fermare questo processo, anche se faranno ogni sforzo per ritardarlo.

                   Piero Visani



Presentazione a Milano di "Storia della guerra dall'antichità al Novecento"

       Martedì 13 novembre, dalle ore 18,15 alle 20, presso la Sala dell'Associazione Nazionale Volontari di Guerra" (ANVG), via Duccio di Boninsegna 21/23 Milano, sarà presentato il libro di Piero Visani, Storia della guerra dall'antichità al Novecento, Oaks Editrice, Milano 2018 (195 pagine, prezzo 18 euro).
       L'intervento dell'Autore sarà preceduto da un'introduzione dell'Editore, professor Luca Gallesi.

                            Piero Visani



domenica 4 novembre 2018

Arditismo

       Nel tripudio "panciafichista" del 4 novembre, dove sicuramente emergerà che non c'è stata alcuna Vittoria e che il miglior contributo al completamento dell'unificazione nazionale è venuto da cattolici e socialisti, non mi unirò alle tirate retoriche in un senso o nell'altro. Dirò soltanto che la Grande Guerra ha avuto un merito, far emergere una delle migliori culture italiane, quella dell'arditismo, individualista, soggettivista, votato solo a quella che gli americani chiamerebbero "leadership by doing", cioè a quel concetto di disciplina e impegno per cui i capi sono tenuti a fare sempre meglio dei loro sottoposti, svincolato da ogni forma di burocrazia e di statalismo, e animato da una cultura non propriamente italica, quella del disprezzo per la morte, esito ritenuto di gran lunga preferibile alle vite di guano cui, dal 1861 ad oggi, ci hanno sempre condannato le classi dirigenti, anche quelle che promisero rivoluzioni e fecero Concordati con la monarchia e la Chiesa...
       E mi piace ricordare - a quelli che hanno emesso alti lai per alcuni orrori commessi di recente a carico dell'Altare della Patria e della tomba del Milite Ignoto - che la traslazione della salma dal fronte a Roma non fu, nell'ottobre-novembre 1921 - propriamente una passeggiata e la salma stessa dovette in parecchi casi essere difesa, manu militari, dagli atti ostili di quanti non parevano amarla granché.
       Fra i tanti motti che emersero in quel periodo, ne comparve uno al quale sono molto legato e cui ho votato la mia vita, non solo e non tanto ideologicamente, ma a livello di comportamenti personali. Non mi ha giovato, professionalmente e socialmente parlando, ma mi ha rallegrato spesso l'animo.

                                          Piero Visani







venerdì 2 novembre 2018

Il silenzio degli (non proprio) innocenti...

       E' chiaro che la perdita della TAV o quella dell'uscita dal cartello per le future Olimpiadi invernali sono deprivazioni - per Torino - ben più gravi della fuga all'inglese (anche fiscalmente...) della Fiat-FCA. Di fronte a quest'ultima - un colpo davvero non lieve per il capoluogo subalpino - il silenzio dei non innocenti era stato quanto meno assordante, un po' come quello dell'Agenzia delle Entrate di fronte a manovre elusive che - se le avesse fatte qualche società più piccola - sarebbero state fonte di infiniti guai.
        Mi sono sempre chiesto se la tanto sbandierata rivendicazione sabauda all'ubbidienza e alla gerarchia, alla disciplina e al rigido ossequio ai capi non sia frutto del fatto che, della classe dirigente della medesima, alle Forze Armate venissero destinati essenzialmente coloro che - da queste parti - vengono classificati con il termine "fulatùn", che non pare propriamente destinato alle intelligenze più brillanti. Ora che le Forze Armate, grazie a questi "eccellenti" apporti, hanno visto riconfigurato il loro ruolo sociale e politico (la vittoria - si sa - ha molti padri, mentre la sconfitta è orfana), il termine non è scomparso dal vernacolo locale e pare adattissimo a qualificare il livello della borghesia torinese post-bellica (e anche di quelle antecedenti, invero).
       E, in ogni caso, in una città antifascistissima e molto "democratica", questo culto dei capi che hanno sempre ragione, mentre gli altri un po' meno, è fantasticamente amusant. Mi ricordo sempre, della mia giovinezza torinese, le frequenti domande su "Lei come nasce?", prima di concedermi attenzione o un colloquio di lavoro. E ricordo altresì - con grande soddisfazione - lo stupore che si disegnava su certe facce (definitele voi, ad libitum) quando io, puntualmente, facevo riferimento al dipinto di Gustave Courbet, "L'origine del mondo". Lo ammetto, non sono mai stato disciplinato. Così, non ho contribuito a fare disastri e fughe all'inglese, e a darne la colpa ad altri. Non ho un futuro, ovviamente, ma nemmeno un passato da millantare come encomiabile.
       Sarà un caso, ma il titolo originale de "Il silenzio degli innocenti" è "The Silence of the Lambs". Ecco perché suggerisco sempre di guardare i film in lingua originale (con sottotitoli per chi ne abbia bisogno): chiarisce padronati, parentele, dipendenze, servilismi e connivenze...

                          Piero Visani






                                

mercoledì 31 ottobre 2018

Minima Vaticania

       Non ho mai scritto una singola parola - e intendo continuare - su vicende come quelle di Emanuela Orlandi o della pedofilia o della lobby gay, etc. etc. Da appassionato cultore di cose militari, penso che la cosa peggiore che si possa fare sia sparare sulla Croce Rossa e poi so che la fede è cieca e nessuno crede mai - spesso nemmeno le magistrature - alle dimostrazioni e contrario, oppure mi dice che una cosa è il divino e un'altra l'umano, senza peraltro spiegarmi perché io - forse particolarmente sfortunato - in certi campi più che con l'umano ho sempre avuto la sfortuna di imbattermi con il "troppo umano". Ma tant'è...
       Guardo a tutto questo con il mio solito sguardo da "entomologo umano" e - per distrarmi - mi concedo la visione di una puntata di "The Young Pope", di Paolo Sorrentino.

                             Piero Visani



martedì 30 ottobre 2018

Luther

       Sto rivedendomi l'intera serie televisiva "Luther", della BBC. Interpretata splendidamente da Idris Elba e Ruth Wilson, è una serie che mi ha sempre colpito per la sottigliezza psicologica e per la totale assenza di manicheismo, che è invece il limite più grave che affligge la maggior parte dei serial di produzione statunitense.
       "Luther", per contro, vive sprofondato in una dimensione magmatica che lo tormenta, lo scava, lo ferisce dentro, e nutre una ricambiata, ambigua passione per Alice Morgan, assassina seriale che ha molti punti di contatto con lui.
       Tornerò su questa serie quando avrò terminato di (ri)vederla, ma amo gli stimoli intellettuali cui essa sottopone volutamente lo spettatore, cercando di mostrargli la natura estremamente complessa e sfaccettata della realtà, che non è popolata da "buoni" e "cattivi", in perenne contrapposizione, ma da soggetti che cercano di destreggiarsi nei compiaciuti orrori della società contemporanea trovando soluzioni che li soddisfino, che consentano loro di sopravvivere, che non spieghino, ma accendano i loro animi e le loro intelligenze, spesso sconvolte da una passione che in loro è anche terribilmente cerebrale. Non c'è il Bene, non c'è il Male: c'è il Tormento. E il Senso - se e quando esce, e non esce spesso - forse è soprattutto frutto di una narcisistica ammirazione di sé, della propria intelligenza non propriamente banale e neppure disposta a fare a patti con la banalità del quotidiano.

                              Piero Visani






sabato 27 ottobre 2018

Torino, città laboratorio

       Premesso - a scanso di equivoci - che per me anche Gengis Khan sarebbe meglio del Centrosinistra (e non parliamo poi del Centrodestra), devo dire che "Santa" Chiara Appendino, dopo due anni di governo grillino, è comunque riuscita a confermare la tradizionale immagine di Torino come "città laboratorio", nel senso che non si fa più niente, non si progetta più nulla, si dice di no a tutto, per produrre una "decrescita felice" che sarà forse tale per la classe dirigente del M5S, forse relativamente felice per quanti si troveranno a fare poco o nulla (loro massima aspirazione esistenziale) con un sussidio di Stato (noto anche come reddito di cittadinanza), e molto meno felice per quanti si troveranno disoccupati, o costretti ad andare a lavorare a Milano, oppure all'estero, oppure semplicemente strangolati dalla mancanza di qualsiasi residua attività economica.
       Attribuire la responsabilità di tutto questo al solo movimento grillino sarebbe altamente ingiusto, perché la mancanza di progettualità, il risibile provincialismo torinese spacciato per elitarismo (e in parte lo è sempre stato, visto che coloro che si scambiano reciprocamente incarichi e prebende non credo superino le poche centinaia di persone), la assoluta mancanza di visioni strategiche sono nati molto prima dei "grillini", ma ora ci avviciniamo al "redde rationem", in una città sempre più palesemente povera e che - vista l'età media dei suoi abitanti - pare aver già compreso dove andrà a concludersi la sua "decrescita felice": "six feet under"! In effetti, la tomba - per dirla nel vernacolo locale - è davvero il posto in cui "as bugia nen", ergo una destinazione sicuramente ambita e d'eccellenza...

                   Piero Visani





Ancora risalite...

       Il mio libro Storia della guerra dall'antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pp., prezzo 18 euro) è risalito dal 15° all'11° posto della classifica di settore di IBS. In passato, era salito fino al 4° posto, ma le oscillazioni positive di questo mese di ottobre dimostrano che non sta andando male, sotto il profilo delle vendite:

https://www.ibs.it/storia-della-guerra-dall-antichita-libro-piero-visani/e/9788894807257


         Piero Visani



venerdì 26 ottobre 2018

"L'euro è irreversibile!"

       Ogni volta che leggo frasi come questa, mi riempio di ilarità. Non c'è nulla di meglio che le ammissioni del nemico sulla natura assolutamente "democratica e non totalitaria" del "sistema per uccidere i popoli" che ha messo in piedi. Non mi tocca neppure fare fatica: è il "migliore dei mondi possibile", ergo è irreversibile proprio a causa della sua intrinseca perfezione. Ormai non siamo più di fronte a una visione politico-economica, ma a un dogma. Secondo le migliori abitudini dei monoteismi (anche il cristianesimo è un monoteismo, per i soliti stolti che pensano subito all'Islam...) verremo subito dichiarati eretici.
       Giordano Bruno è vivo e brucia con noi...!

                         Piero Visani







La vera precarietà

       I presunti assassini di Desirée avrebbero dovuto essere da tempo fuori dai confini italiani. Invece c'erano e delinquevano ampiamente. La legge - cioè, da noi, la finzione - li voleva lontani dall'Italia e invece loro erano qui e svolgevano una funzione criminale assolutamente indisturbati. Nessun cittadino, ovviamente, si periterebbe mai di denunciare situazioni del genere, per paura che la finzione si possa abbattere su di lui, in quanto incauto soggetto desideroso di interrompere un sistema perverso. E così, come da decenni, ormai, la finzione prendeva il posto della funzione e si spacciava per essere cosa seria...
       Il "caso Cucchi" dimostra, ex inverso, il medesimo concetto. Non serve a nulla, sotto questo profilo, sottolineare con forza come il Cucchi stesso fosse un piccolo criminale, perché allora occorrebbe anche riconoscere che chi ha attivato - come pare - il sistema di copertura del suo pestaggio non era proprio uno stinco di santo neppure lui...
       Tutto funziona così, in questa espressione geografica in deriva sempre più farsesca, ma di farsa tragica, non comica. Chi vuole, in qualsiasi campo, fa ciò che vuole, anche solo approfittando di un cumulo di leggi che dicono tutto e il contrario di tutto. Chi ancora, forse per paura, le rispetta, subisce ogni tipo di vessazione, come i negozianti che si vedono irrompere in negozio i "volonterosi carnefici" di Stato, animati dalla sadica volontà di rovinarli, nel mentre davanti agli ingressi dei loro esercizi stazionano - e vendono senza alcun tipo di controllo... - decine di "migranti per motivi umanitari".
       L'elenco potrebbe continuare, ed è lunghissimo: se mi ritrovo casualmente, per una dimenticanza, senza documenti, posso incorrere in qualche spiacevole situazione. Decine di migliaia di persone, che non sono autoctoni, possono fare invece qualunque cosa e nessuno dirà mai loro nulla, perché non è "politicamente corretto".
       Non c'è niente di razzistico in tutto questo, da parte mia. C'è molto di razzistico a mio carico, invece, da parte di chi vede in me - cittadino italiano incensurato - un "figlio di un dio minore", un suddito/schiavo (dire cittadino di serie B sarebbe un'amenità troppo grande); un soggetto che ha molti meno diritti degli altri, italiani e stranieri, perché anche a molti italiani sono inferiore, non facendo parte di alcuna casta...
       Nessuno pare aver compreso che, seminando tempesta con questa insistenza e insipienza; conculcando i diritti di chi pure dovrebbe averne, seguendo (a parole, solo a parole...) la "Teoria dei Diritti dell'Uomo" ma negando ogni giorno i più elementari diritti dei singoli uomini, non ne scaturirà nulla di buono. E non saranno lo spread, l'UE, o la distruzione economica di cui quest'ultima è latrice a far saltare il nostro ex-Paese, Patria diventata ingrata meretrice matrigna. Saranno l'ingiustizia praticata da decenni e contrabbandata per legge; gli abusi, i soprusi, le omissioni, la finta legalità, la totale illegalità, la copertura di tutto questo orrore dietro il falso paravento della modernità e del "politicamente corretto".
      Magari non avrò la fortuna di vederla, l'esplosione, quella fantastica esplosione consolatrice che attendo e che amerei anticipare il più possibile, ma il botto mi raggiungerà nell'Aldilà (ammesso e non concesso che ve ne sia uno...) e mi farà sorridere di una gioia sottile e infinitamente sadica. "A ciascuno secondo i suoi meriti". E questo noi - con i nostri silenzi, le nostre viltà grandi e piccole, le nostre classi politiche da museo degli orrori, la nostra progettualità da "Vacanze di Natale", "Un'estate al mare" e in pensione a 25 anni - è esattamente ciò che ci meritiamo e ci meriteremo.

                          Piero Visani





martedì 23 ottobre 2018

Una lettura molto utile

       Ho letto di un fiato le prime cento pagine del libro di Bob Woodward, Paura. Trump alla Casa Bianca, Solferino - I libri del Corriere della Sera, Milano 2018. Si tratta di un testo molto ostile all'attuale presidente USA, ma è utilissimo per capire come debba gestire la comunicazione chi voglia, oggi, muoversi nell'universo mediatico da protagonista, e non da passivo strumento del medesimo, vittima sacrificale designata per fingere che esista ancora una parvenza di democrazia a livello metapolitico. Occorre smontare il meccanismo, ma farlo con intelligenza, cioè rifiutando i risibili consigli dei moderati, quelli preoccupati solo dei loro solidi patrimoni e del "politicamente corretto", vale a dire dei due aspetti che maggiormente li legano alla Sinistra globalista e internazionalista, fino a farne un blocco unico e antipopolare.
       Serve invece tutt'altro, perché - senza offrire il fianco alle bordate del nemico politico - l'offensiva paga infinitamente di più della difensiva. Molto positivo, da questo punto di vista, l'apporto di Steve Bannon, delle cui idee condividerò sì e no il dieci per cento, ma che si dimostra bravissimo nel far capire a Trump che non si cambiano le politiche (e dunque non si spostano i voti a proprio favore) se prima non si cambiano le metapolitiche, i pubblici, i linguaggi, gli opinion leader, che non devono più essere quelli del passato, ma nuovi e rinvenuti in ambienti anche assolutamente diversi da quelli elitari da cui in genere sono tratti.
       Il "populismo" è appena agli inizi della sua santa battaglia e ovviamente sconta ancora moltissimi limiti, a cominciare da una denominazione che non lo rappresenta adeguatamente, ma la chiave della vittoria resta una volta di più la stessa: non giocare sul terreno scelto dagli avversari; non partecipare a partite le cui regole non si sia contribuito a stabilire; smantellare ad uno ad uno i punti di forza del nemico; evidenziare la sua sordida natura oligarchica e antipopolare, malamente mascherata da una difesa dei "diritti civili" di minoranze che meritano sicuramente tutela, ma non rappresentano la maggioranza della popolazione.
       Scritto in maniera accattivante, Paura è una lettura utilissima per comprendere i meccanismi della comunicazione contemporanea, e imparare ad usarli senza segnare colossali autogol o giocare con i regolamenti scritti e interpretati dal nemico a proprio esclusivo vantaggio.

                            Piero Visani



Il valore della formazione

       Ai primi di maggio di quest'anno, circa un mese dopo che era uscito il mio libro Storia della guerra dall'antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pp., 18 euro), sono stato contattato da un centro studi straniero (non posso ovviamente fare nomi) nella mia qualità di studioso indipendente, vale a dire estraneo ad appartenenze partitiche, per redigere una valutazione di alcuni testi che circolano in varie sedi di studi accademici italiani, civili e no. Dunque non libri di veri e propri autori, ma sintesi, riassunti, sinossi, etc., in tema di politica internazionale, difesa, sicurezza, terrorismo, etc. I testi mi sono stati consegnati brevi manu, nel corso di un incontro con due esponenti di tale centro studi.
       La richiesta che mi è stata fatta è stata quella di valutare - ovviamente a mio personale giudizio - il livello e l'orientamento di tali pubblicazioni. Mi sono accinto subito a tale intrapresa e, dopo un po', sono rimasto abbastanza strabiliato dal livello complessivo, non propriamente esaltante, e soprattutto dall'impostazione fastidiosamente occidentalo-centrica, senza il benché minimo spazio per visioni che non fossero quelle pedissequamente atlantiche, filo-americane, servili, senza la benché minima attenzione per un tema fondamentale come quello dell'interesse nazionale.
       Ho capito molte cose, da quelle letture, e ho consegnato il mio rapporto, da cui emerge il fatto che, in questo Paese, non esistono non solo un'informazione alternativa autenticamente definibile come tale, in quel campo specifico, ma neppure una formazione degna di questo nome. Solo banalità, geremiadi, affermazioni trite e ritrite, ispirate spesso a modeste rimasticature. E' abbastanza singolare che, nel pullulare di università private, a nessuno sia venuto in mente di cercare di creare un pensiero strategico nazionale che non sia frutto o di "copia e incolla" di testi USA e/o NATO, o di servilismi da untorelli. Anche qui, un grande, enorme vuoto. Il vuoto metapolitico di sempre.

                                                  Piero Visani




venerdì 19 ottobre 2018

Guerra economica

       E' del tutto evidente, per chi non è (o  non vuole essere...) cieco, che ci stiamo addentrando vieppiù in un profondo scenario di guerra economica. Chi scrive non ha competenze al riguardo per esprimere pareri, ma sa bene che la guerra è, innanzi tutto, un confronto di forze morali, per le quali è comunque preferibile trovare delle baionette (o surrogati attuali).
       In secondo luogo, tale guerra deve essere accompagnata da tattiche e strategie di movimento, non statiche, per mostrare al nemico volti costantemente nuovi e capaci di rinnovarsi.
       In terzo luogo, ogni strategia seriamente definibile come tale ha bisogno di alleati, perché il "fare da sé" può essere bellissimo, ma non quando si è deboli. Ne consegue che una guerra di movimento - che spesso e volentieri potrebbe diventare guerriglia, perché, stante la nostra condizione di asimmetria, occorre ricorrere alla tattica tradizionale dei più deboli - deve cercare continuamente alleati e alleanze, in forma scoperta quando lo si vuol far sapere al nemico e in forma coperta quando gli si vuol fare male, e molto.
       Una condotta operativa del genere richiede la massima flessibilità e la massima mancanza di scrupoli, perché è una lotta per la vita, di una Nazione e di un popolo.
       Non credo che questi concetti siano ancora chiari, a molti che pur militano sul medesimo versante politico, ma è in un'ottica di guerra economica che occorre riuscire costantemente a muoversi, esattamente come fa il nemico. Ogni altra scelta non è sufficiente, anche se - a livello di linguaggio - occorre pure sviluppare un'adeguata strategia mediatica, com'è ovvio volutamente tranquillizzante. Al terrorismo dei mercati e dell'Eurolager si risponde con una "forza tranquilla" in superficie e con il contro-terrorismo sotterraneo.

                        Piero Visani