venerdì 2 agosto 2013

Logos

      Non ci speravo più, o ci speravo ancora? Ci speravo ancora. Perché? Perché, se non avessi continuato a sperare, per me sarebbe equivalso a riconoscere che tutto ciò che avevo sentito e letto non era vero. Ma io, nel mio intimo, sapevo che era vero. Era andato perduto in mezzo a tante, troppe incomprensioni, questo sì, ma era vero, non poteva non essere vero.
       Ora è necessario non solo ricominciare, ma parlare, dialogare, dare spazio al logos. Sono certo che questa volta lo faremo.
 
                               Piero Visani

L'arte dello scrivere

      Non c'è niente di meglio, per comprendere una persona nel profondo, che leggere le cose che scrive. Oggi, leggendo il resoconto delle esperienze di vita e lavoro di una persona a me molto cara, ho compreso nitidamente che tutto quello che avevo pensato di lei è giusto, è sempre stato giusto. La sensibilità, la capacità di osservare e descrivere, la ricchezza interiore, la capacità di cogliere sfumature individuali e ambientali. Nulla di tutto questo mi era sfuggito, ma ora finalmente lo vedevo su carta (in realtà in forma elettronica) e per me è stata una splendida conferma che ciò che avevo intuito non era errato, anzi era straordinariamente corretto.
      La scrittura consente di cogliere la ricchezza interiore di una persona e di capire se tale ricchezza è grande, piccola, ricca di sfumature oppure no.
      Nella mia lettura odierna, riferita ad ambiti geografici a me ignoti, ho potuto constatare una straordinaria capacità di osservazione e valutazione, accompagnata a quell'anima bella e ricca che ho sempre conosciuto, pur in mezzo a qualche tempesta di troppo. Questi ambiti fuoriuscivano dalle sue pagine come fotografie, ma fotografie di un artista di talento, di colui che non fa semplice fotografia figurativa, se vogliamo dire così, ma ti trasmette sensazioni, emozioni, impressioni. E lo stesso dicasi per le descrizioni riferite ai suoi compagni d'avventura.
       Non ho potuto fare a meno di farlo notare all'autrice, che a mio parere è un talento, non ancora sufficientemente convinto di essere tale. Proverò a convincerla. Spero che mi vorrà credere.
 
                                 Piero Visani
     

giovedì 1 agosto 2013

Felicità

      Non conosco e non pratico molto la felicità. Un po' è la mia natura intellettuale (o intellettualoide...), un po' è che non ho avuto una vita felicissima. L'ho sempre presa di punta, la vita, e la cosa mi è ovviamente costata non poco.
       Anni fa, ho conosciuto una persona eccezionale, e ne sono rimasto profondamente colpito. Ho fatto cose giuste e cose parecchio sbagliate, con questa persona; mi sono sentito ferito e l'ho ferita. Ma, da quando la conosco, l'ho sempre sentita come una presenza irrinunciabile, all'interno della mia vita. Non mi è difficile motivare un'affermazione così impegnativa: ho sempre sentito un fortissimo idem sentire, con essa. L'ho sentito nei momenti belli e l'ho sentito ancora di più in quelli brutti. Mi è mancata moltissimo, per tutto l'anno in cui siamo stati lontani, ma ora l'ho ritrovata e non voglio perderla più.
       Ho le mie colpe, così come credo che ciascuno di noi due abbia le proprie, ma il desiderio di ritrovarla è sempre stato infinitamente superiore a qualsiasi altro, compreso quello di allontanarmi. Ho compiuto molti sforzi, per ritrovarla; ho dato fondo a tutte le mie risorse, ma mi era insopportabile l'idea di perderla. Non si può perdere una persona con cui l'idem sentire è così forte, sarebbe una mostruosità.
       Ho compiuto errori dettati dalla passione, da sentimenti feriti, ma ora l'unica cosa che mi interessa davvero è averla ritrovata, aver ristabilito un dialogo. Di una cosa sono sicuro: non la perderò più. Non posso perdere una parte di me.

                                      Piero Visani

I disastri

     E' orribile, funesto, devastante, leggere le prose fantastiche di una persona cara e chiedersi come si sia riusciti a perdere tanta profondità. Quale genio cattivo ci abbia separato, e perché. Due anime egualmente profonde, divise da che non si sa. E' semplicemente atroce.
 
                                     Piero Visani

Le "vacche in incognito"

      Tengo a precisare - onde evitare un prevedibile linciaggio - che ho trovato la leggiadra definizione che dà il titolo a questo post su un blog squisitamente al femminile. Non mi sorprende: non c'è nessuno meglio delle femmine che conosce il proprio genere. Noi maschi nulla ne sappiamo...
       Il tenero epiteto è utilizzato - nel blog in questione - da un certo numero di femmine che "non se la tirano" nei riguardi di quelle che, invece, se la tirano, eccome e - a quanto pare - cercano anche di "farlo tirare" ai maschi (operazione notoriamente non troppo complicata...).
       Ma chi sono, in definitiva, le "vacche in incognito"? Se fossero "cognite", sarebbero facili da individuare. La definizione testé citata, per contro, sebbene non elegantissima, si riferisce invece - e l'accusa proviene da donne, non da uomini - a quelle femmine che sono "vacche" [perdonate la volgarità, ma sono costretto a rimanere nella poco elegante metafora, onde farmi comprendere] senza saperlo, vale a dire che sono in incognito anche rispetto a se stesse.
      L'esempio che arriva inevitabile, a questo punto, è quello della allumeuse, o della "profumiera", cioè il soggetto che "scalda" ben bene il maschio, per poi lasciarlo rigorosamente "in bianco". E la curatrice del blog fa correttamente notare che queste femmine sono, per l'appunto, "vacche in incognito", nel senso che non sanno di esserlo, pur essendolo, dunque ignote persino a se stesse.
      In vita mia, mi è capitato di incontrare un discreto numero di "vacche in incognito". Da tale novero escludo subito le "lelle", perché quelle che lo sanno fare bene (e ce ne sono, ce ne sono...) provocano il maschio per il gusto di farlo stare male, tanto è l'odio che nutrono nei di lui riguardi. Ben più pericolose sono invece le "vacche in incognito", in quanto, non sapendo di esserlo, per un po' si comportano da "vacche" e poi, quando subentra un minimo di lucidità (o di oscurità...), fanno precipitosamente marcia indietro e si riscoprono o novizie di convento o sante.
       La mia conclusione, che certo mi procurerà infiniti strali, è: viva le donne consapevoli, e viva anche le "vacche consapevoli" [le due categorie non si identificano, tengo a precisarlo...]! Quanto alle "vacche in incognito", auguri! Con un po' di introspezione, oltre che con tanta seduzione portata finalmente a qualche esito "concreto", potranno certamente pervenire alla scoperta della loro reale natura...
 
                                         Piero Visani

Esame di coscienza

     Quando si ha una coscienza (e - come noto - non capita proprio a tutti...), è bene sottoporla di tanto in tanto a verifica, il cosiddetto esame di coscienza.
       D'abitudine, lo faccio spesso e devo dire che sono molto tranquillo e contento di me. Ho subito - è vero - qualche tentativo di presa in giro da parte di soggetti che si adagiano nella vita come nel dehors di un locale alla moda, ma credo di aver adeguatamente rimediato. Quando il "senso del tragico" non entra in certe testoline, anche solo per insufficienza di esperienze di vita, è bene assolvere a un minimo di funzione pedagogica. E' un lavoro difficile, ma qualcuno deve pur farlo...
 
                        Piero Visani

Midsummer Night's Dream

      In queste lunghe sere d'estate, in cui il sonno tarda ad arrivare (se mai arriva...) e il lavoro urge, la mente si riempie di sensazioni diverse, che vanno dai ricordi, alle riflessioni, ai proponimenti, a tutto quanto attraversa la testa.
      La sensazione più sgradevole, più difficile da accettare, man mano che il tempo passa, è quella delle occasioni perdute, delle esistenze sprecate, delle opportunità buttate via per futili motivi.
      Se ho qualcosa da rimproverare alla vita, nel declinare della mia, è che essa sia una lunga catena di incomprensioni e inganni, dominata da considerazioni di carattere socioculturale che ci impediscono di goderne appieno i frutti. Di fatto, potremmo essere "cavalieri" che sanno gustare, al tempo stesso, la carne, la morte, il diavolo, ma in realtà restiamo immersi nelle repressioni, nelle inibizioni, nelle mille considerazioni di carattere sociale che ci fanno da freno, che ci impediscono di vivere di più, di andare oltre.
      Il fatto è che, trascinando i giorni nelle rinunce - auto od etero-imposte che siano - ci ritroviamo vecchi senza aver goduto che una minima parte di ciò che la vita ci avrebbe potuto offrire. Dovremmo ritrovarci più liberi, e ci ritroviamo invece repressi più che mai e l'incedere del tempo rende più urgente il senso di aver perso molto, se non tutto, e pressante il desiderio di colmare i vuoti esistenziali che ciascuno di noi porta con sé.
       Beato chi non ne ha! Ho sempre amato - e molto! - il carpe diem, ma mi accorgo di averlo amato soprattutto da solo, in un mondo di "ragionieri del corpo e dell'anima" che, in definitiva, mi ha privato di molti piaceri possibili. Piaceri ricercati non per mero edonismo, ma per gusto di esplorare tutte le potenzialità esistenziali, al di là e al di sopra di ogni possibile limite. Nel tentativo di "cavalcare la tigre" e domarla; o di esserne scavalcati e travolti, avendo però vissuto mille vite, mille esperienze e diecimila di quelli che i moralisti chiamano "peccati". Volerne ancora commettere - e molti! - è ciò che mi tiene in vita: la ricerca del piacere.
 
                            Piero Visani