venerdì 17 agosto 2018

Il diritto alla vita

       In Italia del diritto alla vita si parla moltissimo, con crescente intensità a partire dagli anni Settanta del Novecento. Come può essere chiaro a tutti, quanto meno a chi ancora riesce ad aprire gli occhi, esso consiste - nel nostro "Bel Paese" - nella seguente locuzione: "Chi muore giace, e chi vive si dà pace".
       Un esempio pratico: ti ammazzano un familiare stretto durante una rapina in casa. Il morto viene sepolto, in genere senza particolari onori, mentre una vera e propria "macchina da guerra" si mette in moto per tutelare, a livello giuridico e mediatico, l'eventuale o gli eventuali assassini, per cui, per l'appunto, chi muore giace e chi vive si attiva per rendere la vita il più possibile pacifica e piacevole al criminale. Cosa che qui da noi è considerata assolutamente normale.
       L'affermazione è ancora più vera nei rapporti con il "gelido mostro" statale: qualcuno si suicida per debiti con il fisco, ad esempio: pace all'anima sua, buona sepoltura e poi scatterà il recupero delle somme nei riguardi degli eredi, costringendo il più delle volte questi ultimi a rinunciare all'eredità. Quanto al suicida, si è dato la morte, peggio per lui. Quasi certamente era un debole...
       In una parola, dei defunti a nessuno frega niente; di loro sono più importanti i responsabili dei disastri, i creditori, gli azionisti delle società coinvolte nei disastri stessi, semplicemente perché - per restare in metafora - costoro "non giacciono" e hanno bisogno di potersi "dare pace" il prima possibile, onde riprendere indisturbati a compiere le loro nequizie. Eventuali responsabilità, nel caso alquanto improbabile che dovessero essere accertate, saranno di norma prescritte grazie ai tempi biblici della giustizia italiana.
        Dunque, ai prossimi morti e ai prossimi "funerali di Stato", che lo Stato non nega a nessuno e che farebbe invece benissimo a concedere a se stesso, perché da tempo non è altro che una squallidissima finzione. La finzione di una funzione, da tempo dismessa, senza rimpianti (suoi...).

                  Piero Visani



giovedì 16 agosto 2018

Il silenzio dei colpevoli.

       Ogni anno - da tanti anni e con la puntualità di un treno delle Ferrovie Federali Elvetiche - a gennaio vengono aumentate le tariffe autostradali, in genere con la motivazione che occorre adeguare le medesime ai crescenti costi di manutenzione, etc. etc.. Così, anno dopo anno, nel bel mezzo del "silenzio dei colpevoli" (i sudditi/schiavi italici) e con la non disinteressata complicità della classe politica, le tariffe autostradali sono lievitate al punto che fare, ad esempio, una sola andata e ritorno tra Torino e Ventimiglia costa più di un abbonamento annuo alla percorrenza su tutte le autostrade svizzere.
       Sono quei sacrifici "che dobbiamo fare, perché ce lo chiede l'Europa", quella mitica figura che si è sovrapposta alla classe politica nazionale nell'intento - perfettamente riuscito - di ripulirci in via definitiva le tasche.
       In questi giorni, poi, sono emerse alcune altre piccole verità scomode, come ad esempio il fatto che le convenzioni tra lo Stato concedente e le società concessionarie sono state scritte in modo che tutti i vantaggi stiano dalla parte di queste ultime e che, nel caso in cui lo Stato volesse ritirarle, dovrebbe pagare fortissime penali (chissà quale eminente giurista ha scritto quelle convenzioni...).
       Il numero dei ponti crollati negli ultimi anni sta aumentando, il livello delle tariffe pure e magari - a breve - salterà pure fuori un ulteriore incremento delle stesse come "fondo di solidarietà per le vittime del crollo del ponte Morandi di Genova". E tale aumento verrà pagato, con qualche mugugno, ma pagato.
       Il problema, dunque, non è la privatizzazione o l'odierna richiesta di statalizzazione delle concessioni autostradali (quasi che con l'Anas fosse tutto rose e fiori...). Il problema è la persistente "coglionizzazione" di un popolo che paga sempre e comunque, pur sapendo bene di essere governato da soggetti non propriamente adamantini. Così come era accaduto per il canone Rai, surrettiziamente inserito a forza nella bolletta elettrica, senza che alcun giurista facesse sentire la propria voce per deplorare un "esproprio non proletario" come quello.
       Per fortuna, a forza di pagare balzelli a organizzazioni più o meno criminali, il numero dei poveri totali - ora già salito a 5 milioni - salirà ulteriormente e il problema sarà risolto alla radice. Vivremo nel "migliore dei mondi possibile", cercando di coltivare la terrà (chi ne avrà) per concederci almeno un misero pasto al giorno.
       Una "decrescita felice" divenuta totalmente infelice, per complice coglioneria di massa.

                                         Piero Visani




lunedì 13 agosto 2018

Corsi e ricorsi storici

       Nell'era delle guerre mediatiche, di quelle ibride, di quelle per bande e della natura sempre più pervasiva e totalizzante del conflitto, sentir parlare di ritorno alla leva obbligatoria per "raddrizzare la schiena della gioventù" appartiene a quell'universo di discorsi da bar (o da autobus, direbbe Nanni Moretti), di cui non si sente davvero la mancanza, tanto meno se si entra in un bar o si sale su un autobus.
       In un'epoca in cui la conflittualità è totale e si combatte in ogni modo e in ogni forma, soprattutto se non si è in divisa, il riferimento a certe tematiche è simpaticamente desueto come la difesa statica di fanteria contro la Blitzkrieg dei Panzer e degli Stuka (tanto per fare un esempio storico molto chiaro).
       Far capire le cose è infinitamente più importante - e duraturo - che imporle, ma è infinitamente più faticoso e complesso di qualche facile slogan per nostalgici attempati. Vorrà dire che, nella deprecabile ipotesi che ciò accada, come sempre - da bravi italiani e dottrinalmente badogliani - combatteremo la guerra precedente. Perdendola, ça va sans dire. E le schiene della gioventù nostrana saranno di certo assolutamente diritte, nel rigor mortis...

                                  Piero Visani



domenica 5 agosto 2018

Dar da mangiare agli affamati

       Se si diffonde la fola che le elezioni vengano perse, in vari Paesi, dai fautori della democrazia totalitaria perché il loro inaccettabile totalitarismo sarebbe stato messo in crisi dai maneggi e dalle operazioni sotterranee dei servizi segreti russi, avremo sempre più vittorie dei sovranisti, perché è del tutto evidente che la democrazia totalitaria fa schifo da sola e la gente non ne può più. Nessuna operazione "coperta" può occultare questa realtà. Certo, come scusa può servire con qualche "anima bella" molto ma molto ingenua, ma girate un po' per le città e ascoltate i discorsi della gente comune. Non quelli degli opinionisti stipendiati, che sanno bene di essere soggetti a forte rischio e difendono il loro universo di privilegi. Quelli della gente comune, quella che i privilegi che caratterizzano la democrazia totalitaria li deve mantenere e pagare, perdendo ogni giorno in qualità della vita e vedendosi aggiungere di continuo divieti. Altro che servizi "segreti", solo depredazioni aperte ed esplicite. Quello è ciò che sposta massicciamente i consensi.

              Piero Visani



venerdì 3 agosto 2018

Teste d'uovo...

       A volte ci si interroga a lungo sul significato effettivo di certe espressioni per molto tempo in auge nell'universo radical-chic e poi di colpo i loro epigoni, con un piccolo e semplice gesto, ti spiegano che cosa esse volessero dire, illuminandoti d'immenso... (ma anche dandoti implicita conferma di quello che già pensavi in merito).

                            Piero Visani



L'universo Moncalieri

       Ci vivo dal 1978, anno del mio matrimonio, a Moncalieri. In due abitazioni diverse. Ho conosciuto da vicino la storia e la cronaca di questa città alle porte di Torino, con la quale non ha soluzione di continuità.
       Conosco la borghesia collinare, i suoi riti e le sue scempiaggini, la sua abissale incultura, la propensione alle alleanze con i potenti di turno, siano essi democristiani poi diventati forzitalioti o comunisti poi diventati piddini.
       Conosco tante altre piccole storie, non tutte e non solo di criminalità meramente politica ma comune, che è meglio non raccontare e anzi fingere di non sapere, onde evitare problemi.
       Conosco i circoli sportivi elitari e  no, le tirate sull'antifascismo e le vacanze (a spese pubbliche...?) nelle più rinomate aree del mondo, spesso descritte con abbondanza di particolari in lunghi pomeriggi oziosi nei bar di tali circoli.
       Non mi interessa e non mi è mai interessato nulla di tutto questo. Ho vissuto e vivo tuttora da "esule in patria", non per ragioni ideologiche, ma precipuamente etico-estetiche.
       Quello che non ho mai sopportato, neanche un po', è il falso egalitarismo accompagnato da uno stucchevole moralismo; le feste nelle ville sulla collina accompagnate dai provvedimenti a tutela dei campi rom, tutti "casualmente" dislocati solo in aree dove vivono proletari e diseredati, non certo in prossimità di aree residenziali elitarie; lo stucchevole antifascismo di maniera "che fa fin e impegna nen", per dirla nell'abominevole vernacolo locale.
       Mi ha sempre fatto sorridere questa falsità esibita e soddisfatta, che veniva (e viene) tirata fuori ogni volta che c'è qualche schifezza, grande o piccola, da coprire. Lo "schermo antifascista" usato da gente che - politicamente e umanamente - è solo un po' più reazionaria e codina di Vittorio Emanuele I, il sovrano che tornò a Moncalieri, nel 1814, esibendo orgogliosamente una parrucca incipriata tipica di chi era rimasto a prima della Rivoluzione Francese. Ecco, a Moncalieri e a Torino, all'Ancien Régime e alle nostalgie per il medesimo sono rimasti in molti, si credono "de sinistra" e sono solo un po' più reazionari di Vittorio Emanuele I e della sua corte. Ma non diteglielo, si offenderebbero a morte... "La verità" - diceva un grande filosofo sardo che a loro dovrebbe essere ben noto e pure ideologicamente molto caro (quanto meno in teoria) - "è sempre rivoluzionaria". O no?

                              Piero Visani



martedì 31 luglio 2018

Un libro per l'estate: Piero Visani, "Storia della guerra dall'antichità al Novecento"

       Non è molto elegante, per un autore, promuovere le proprie opere. Tuttavia, non potendo contare che su poche recensioni di generosi amici e su qualche presentazione pubblica, per quanto molto qualificata, e senza avere alcuna speranza di un "passaggio" televisivo, mi prendo la libertà di segnalare il mio libro Storia della guerra dall'antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pagine, prezzo 18 euro) come una possibile lettura vacanziera, da rilassanti momenti di riposo.
       E' un saggio, non un romanzo, dunque sicuramente induce molti a pensare che si tratti di una lettura un po' noiosa, molto "ingessata", adatta solo a specialisti e/o ad appassionati. In realtà, ho cercato di scrivere l'esatto contrario di tutto questo, per realizzare un'opera leggera, facilmente fruibile, adatta anche e soprattutto a non specialisti, ma a lettori comuni, appassionati di storia, alla ricerca di una lettura semplice ma non superficiale; leggera ma stimolante; attenta a far riflettere, ma anche a non annoiare.
       Tutti i capitoli sono brevi, pur se scritti fittamente e ricchi di note bibliografiche, ma queste ultime non interferiscono in alcun modo sullo sviluppo della trattazione, per cui possono essere tranquillamente saltate, se non interessano il lettore, senza che la sua comprensione del testo ne risenta, mentre possono essere utilizzate da quei lettori che, incuriositi da un argomento, vogliano approfondirne la conoscenza mediante la lettura di altri libri.
       Pur rendendomi conto di risultare poco credibile, devo dire che, fino ad oggi, non sono stati pochi i lettori che hanno voluto testimoniarmi la loro soddisfazione per la lettura di un testo che li ha interessati e appassionati, risultando lieve e non specialistico, facendosi leggere quasi di un fiato, così come non sono stati pochi i docenti di scuola media superiore che l'hanno consigliato come lettura estiva ai loro studenti, sapendo che non avrebbe fatto loro odiare la storia, neppure quella militare.
       Ho scritto un post che è un "marchettone", ne sono consapevole. Come d'abitudine, combatto le mie battaglie con le poche armi di cui dispongo.

                        Piero Visani



Testimonianza da Moncalieri

       Abito da circa 14 anni in una frazione collinare del Comune di Moncalieri. L'esistenza di una banda di dementi specializzata nel lancio a sorpresa di uova era già nota alla popolazione e alle forze dell'ordine locali; lanci del genere si erano già verificati e il tutto, secondo la nota logica italica, si era concluso con il solito e totalmente assolutorio "sono ragazzi!".
       Quei "ragazzi" che avevano già colpito altra gente (poveri bianchi, figli di un dio minore...), hanno colpito più gravemente una giovane atleta italiana di colore, ed è scattata la canea. Il gesto abominevole compiuto da questi teppistelli si commenta da sé, ma si commentava anche prima, quando la loro vittima era un pensionato Fiat o  una vecchia signora resa ancora più pallida dall'impossibilità di permettersi una vacanza grazie alla forza dirompente dell'euro e al livello davvero confortante delle pensioni minime...
       C'è una guerra in corso - questo è fin troppo evidente - e da polemologo mi permetto di dire a tutti i contendenti: mai sbagliare i propri obiettivi...

                               Piero Visani





Guerra di movimento

       Con tutti i limiti propri di un Paese che ha perso per strada il concetto di interesse nazionale (ci hanno pensato democristiani e post-comunisti a farglielo perdere), il nuovo governo giallo-verde sta facendo qualche positivo sforzo per recuperare un minimo di politica estera degna di questo nome, che non consista esclusivamente nel fare gli zerbini alla Francia e soprattutto alla Germania.
       E' ovvio - si dirà - che si rischia di fare gli zerbini agli Stati Uniti, ma queste sono contestazioni che fanno astrazione da un principio fondamentale, che è quello, per l'appunto, dell'interesse nazionale. Inutile negare che, da almeno un decennio, l'interesse nazionale italiano coincide con il fare la cloaca maxima dei flussi migratori che gli altri Paesi dell'Unione Europea non vogliono e non riescono a gestire. Con abile mossa, sulla stucchevolissima cultura nazionale dell'accoglienza (di cui è nota la patetica origine cristiana) sono stati innestati turpi interessi economici, che hanno consentito a vari soggetti (criminali e apparentemente - ma solo apparentemente - meno tali...) di lucrare enormi guadagni, coprendo il tutto con le melensaggini dell'accoglienza.
       Per volontà popolare (visto che non risultano elezioni condotte con brogli...), questa linea politica è stata del tutto affossata, come è tipico di una democrazia in cui una politica non risulta più gradita all'elettorato. Ora è tempo di cambiare anche altre politiche, a cominciare da quella delle virtù economiche praticate da Germania e sodali dell'UE con i nostri soldi, le nostre tasse e le nostre vite. Quelle politiche che fanno bruciare la Grecia per mantenere elevato l'export germanico.
       Sappiamo bene che niente di tutto questo è privo di controindicazioni. Sappiamo bene che, in politica estera, tutti i Paesi sono molto egoisti, ma è compito di un governo non diretto da semplici lacchè di Berlino o Parigi passare da una strategia statica e totalmente servile ad una "guerra di movimento" che riassegni all'Italia un ruolo nell'area mediterranea e in Europa.
       Velleità? Può darsi. Costi inevitabili? Di certo, ma non è che fare il collettore di tutti i migranti dell'area mediterranea sia una cosa che può giovare a questo Paese, così come è chiaro - a meno che uno non sia proprio scemo o totalmente in malafede - che nessun migrante verrà in Italia per pagare le pensioni agli italiani in fase di invecchiamento demografico. Dovrebbe regolarizzarsi, prima, e sappiamo che in moltissimi casi non è così.
       Le politiche di servilismo statico nei riguardi del Quarto Reich e dei suoi accoliti ci sono servite a pochissimo, salvo ad andare progressivamente in malora. E' tempo di cambiare. Non ridiventeremo tanto facilmente padroni del nostro destino, ma, per riuscirvi, la prima acquisizione concettuale fondamentale è riprendere a fare una politica estera. Nella politica estera, come nella comunicazione, le rivoluzioni sono impossibili, ma si può iniziare a cambiare per gradi ed a mandare chiari segnali a chi ha sempre finto di non voler capire...

                                    Piero Visani





lunedì 30 luglio 2018

Piero Visani, "Storia della guerra nel XX secolo", cap. 2: "La Seconda Guerra Mondiale (1939-1945)"

       Prosegue la stesura del libro Storia della guerra nel XX secolo, secondo volume di Storia della guerra dall'antichità a oggi" e naturale prosecuzione di Storia della guerra dall'antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pagine, prezzo 18 euro). Ho appena completato il secondo capitolo, dedicato alla Seconda Guerra Mondiale.
       E' un capitolo lungo, perché un conflitto di tali dimensioni non ha potuto essere sintetizzato in poche pagine, ma l'impostazione dell'opera è rimasta la medesima, con grande spazio all'identificazione dei problemi essenziali e cospicuo riferimento a una bibliografia in varie lingue, utile per quanti fossero interessati ad approfondire specifiche tematiche.
       Il prossimo capitolo - il terzo - si intitola "La decolonizzazione e le guerre di liberazione nazionale: guerriglia, controguerriglia, guerra rivoluzionaria e guerra psicologica", che è uno dei temi che - da sempre - mi interessano di più.

                          Piero Visani




sabato 28 luglio 2018

Agiografie

1) Di santificazione:
"Una persona semplice, alla mano. Dialogava con tutti. Faceva la spesa proprio come la facciamo noi. Valutava la qualità delle verdure e ne sapeva perfino i prezzi. A spesa finita, portava addirittura i sacchetti da sé, senza darli a uno della scorta. Se gli si chiedeva una foto, la concedeva volentieri, sempre con il sorriso sulle labbra"...

2) Di demonizzazione:
"Un tipo riservato, silenzioso, sempre abbastanza sulle sue. Gentile ma freddo. Non andava mai oltre il 'buongiorno/buonasera'. Sembrava sempre un po' distaccato e distante, ma l'aspetto e i comportamenti erano quelli di una brava persona. Se con noi c'era il nostro figlioletto, in genere gli riservava un sorriso e un buffetto. Non avremmo mai detto che potesse essere un terrorista/assassino".

Conclusioni:
Le persone semplici e "alla mano" diventano "santi laici". Quelle riservate e silenziose, dei potenziali terroristi/criminali. Occhio, gente, che la classificazione è "facile"...

                              Piero Visani



giovedì 26 luglio 2018

La santificazione laica

       Ieri, nel giorno del mio compleanno, mi è toccato di assistere a una grottesca santificazione laica che è risultata tale non solo perché si è trattato dell'ennesima "santificazione", ma perché è tipica di tutti gli "in mortem". Non discuto chi ne è stato - suo malgrado - protagonista, ma trovo terribili questi "coccodrilli" che vengono predisposti ogni volta che hanno luogo dipartite del genere. Se davvero questi personaggi godessero della stima di cui si dice, forse non sarebbero sottoposti a un trattamento così terribile, che certo non giova loro, comunque li si voglia giudicare.

                     Piero Visani

Il fuoco greco

       La teoria maggiormente diffusa da una visione ispirata alla "demonìa dell'economia" è che le merci, tutte le merci, siano deteriorabili. In Grecia - com'è dimostrato dai roghi di questi giorni - non c'era più molto per difendere la "merce uomo" dalle offese che possono essere portate contro di essa.
       I roghi - si sa - fanno parte di abominevoli speculazioni e ogni anno fioriscono, in varie aree, perché le pene a carico di piromani prezzolati e speculatori sono minime, come ovunque in certi sistemi giuridici, dove il "diritto a delinquere" non è frutto - come ci viene raccontato ad arte - di mero garantismo, ma della volontà di distruggere determinati assetti in favore di una società mercificata e criminale che è non l'altra faccia, ma l'unica faccia oggi nota della liberaldemocrazia.
     Ciò premesso, in Grecia si è tagliato su tutto, dopo anni di "spese pazze" (quanto meno a detta dei "moralisti" con ville da 24 milioni di euro...), e questa scelta "virtuosa" ha reso deperibile la "merce uomo" e la "merce bambino", fino al punto di esporla al rischio di roghi. Capita, alle merci ormai inutili. Come scelta, peraltro, è più virtuosa che lasciare bambini e vecchi in preda a malattie e morte per denutrizione o mancanza di cure.
       "Fecero un deserto e lo chiamarono pace": le parole di Tacito ben illustrano una modalità con cui, ormai da tempo, i suoi fautori "esportano la democrazia". I fattori economici, in tal modo, sono salvi. Quanto alle merci deperibili, quelle si buttano o si bruciano, perché - come ebbe a dire "Rigor Mo(n)tis" - "la Grecia è il più grande successo dell'euro" e, vista da certe ville patrizie, brucia appena appena un po'...

                        Piero Visani



lunedì 23 luglio 2018

Il vero problema

       Nel profluvio di scritti sulla gravissima malattia che ha colto Sergio Marchionne, la testimonianza che mi ha colpito di più è stata quella di Massimo Gramellini, a pagina 5 del "Corriere della Sera" di ieri. Il noto giornalista scrive di essere stato oggetto, da parte del grande manager, di una riflessione di questo tenore: "Qualche emiro che compra una Ferrari lo troverò sempre. Ma se il ceto medio finisce in miseria, chi mi comprerà le Panda?".
       A parte il livello della conversazione, che è un po' come soffermarsi su "Risiko" per trattare di strategia, e a parte anche il fatto che un tempo la Panda era forse più un'auto da classe operaia che da ceto medio, mi ha fatto piacere scoprire che alla mente geniale del grande manager il problema della deliberata distruzione del ceto medio da parte dei grandi potentati finanziari in qualche modo si era posto. E lui aveva risposto da par suo, puntando su Ferrari, Maserati e Alfa Romeo in versione lusso...
       La (molto presunta) "bellezza" del "non possiamo non dirci cristiani" è che, in articulo mortis, tutti hanno diritto al Paradiso, meno il ceto medio, ovviamente, per gran parte del quale anche la Panda oggi è un sostanziale miraggio. Non resta dunque, al grande capitale, che venderci le fake news mascherate da apologhi menenioagrippiani, nell'ambito dei quali - in base a una solida e sempre (ovviamente) respinta concezione organicistica molto vecchio stile - a noi poveri proletari e poveri borghesi proletarizzati resterà la "fantastica soddisfazione" di fare, nelle nuove articolazioni sociali prodotte dal capitalismo finanziario, le "dita dei piedi", una condizione molto scomoda, alla quale saremo - guccinianamente - "costretti".
       Quant'è bello e quanto è umano, "il migliore dei mondi possibile"...!

                                    Piero Visani





giovedì 19 luglio 2018

Le nuove schiavitù

       Stando ai giornali di ieri, la "giornata di liberazione fiscale" - vale a dire il giorno in cui il suddito (dire cittadino mi pare altamente risibile) cessa di lavorare per pagare il fisco - quest'anno avrà luogo tra il 10 e il 20 agosto, a seconda delle fonti. Ricordo che un tempo tale giornata aveva luogo in giugno, il che lasciava (tipico vocabolo da democrazia evoluta, equiparabile al celeberrimo "octroyer" del costituzionalismo monarchico francese...) ancora poco più della metà dell'anno per provvedere alla propria famiglia e a se stessi.
       Ora tale giornata da giugno si è spostata in agosto e dire che io - nella mia colossale ingenuità - restavo convinto che il giorno della Liberazione totale fosse il 25 aprile...
       Non c'è dubbio che "il migliore dei sistemi possibili" ci ha regalato una società assolutamente fantastica: si vive e si lavora per pagare un "gelido mostro" di cui nulla sappiamo, se non che vuole solo e sempre più soldi da noi; soldi che servono a lui, perché per noi c'è solo la schiavitù. Ormai siamo solo "servi della gleba" e neppure alla riscossa..., ma apprendiamo con gioia che ci sono soggetti di potere cui viene la sciatica per eccesso di etilismo. A noi invece vengono gli accessi di bile, ma questo è normale, quando si tollera che un'intera generazione di politici e burocrati ci prenda in giro affermando che quello in cui si lavora otto mesi su dodici per soddisfare la natura famelica dello Stato è un sistema di libertà. Io alle favole ho smesso di credere da bambino e contavo molto sul fatto che si dice che questo Paese sia in fase di costante invecchiamento. Evidentemente circolano soggetti molto più creduloni di me.
       Mi è però venuta un'idea: fare come Harriet Beecher Stowe e scrivere un libro che - come "La capanna dello zio Tom" - desti le coscienze delle persone contro i nuovi schiavisti. A differenza dei vecchi, che avevano una loro coerenza politica, i nuovi invece amano presentarsi come "sinceri democratici", perché la presa per le terga è uno sport nel quale eccellono. Perché non c'è sistema politico più libero e meno schiavista di quello in cui si lavora fino al 20 agosto (se basta...) per il fisco. Se non è libertà questa...!

                                               Piero Visani



venerdì 13 luglio 2018

Riferimenti individuali

       Nella vita di ciascuno di noi vi sono figure di riferimento individuali alle quali, in un modo o nell'altro, ci si attacca. A me capitò così, da adolescente, per Nathan Bedford Forrest, di cui ricorre oggi l'anniversario della nascita (13 luglio 1821, in Tennessee).
      Di umili origini, allo scoppio della Guerra Civile americana (aprile 1861) era uno degli uomini più ricchi degli Stati Uniti, grazie al grande successo che aveva avuto negli affari. Del tutto sprovvisto di un'istruzione militare, si arruolò nell'esercito della Confederazione come semplice soldato e ascese fino al grado di tenente generale, anche se poco dopo l'arruolamento venne nominato colonnello comandante di un reggimento di cavalleria che aveva provveduto a reclutare ed a equipaggiare (cavalcature comprese) a proprie spese.
       Quello che ho sempre amato di Forrest è la feroce determinazione che lo animò in ogni momento della sua vita avventurosa. All'inizio del conflitto, in occasione della battaglia di Fort Donelson (febbraio 1862), respinse la decisione del comando confederato di arrendersi e persuase circa 4.000 soldati sudisti a sottrarsi all'assedio unionista traversando il fiume Cumberland, parzialmente ghiacciato e nel bel mezzo di una tempesta di neve. Ritenuta impossibile dai suoi superiori, che le preferirono la resa, l'impresa riuscì perfettamente.
       La mia fantasia di adolescente venne molto colpita da quella decisione, frutto di feroce determinazione e di volontà di non piegarsi in alcun modo al nemico, così come venne colpita dalla sua perdurante inclinazione a contestare gli ordini superiori, specie quando - e accadeva spesso - erano contrari ad ogni logica e ispirati ad una concezione della guerra che non poteva che portare il Sud alla sconfitta, come effettivamente accadde.
        Grande fautore della guerra di movimento, solo nel dopoguerra il generale Lee riconobbe che Forrest era stato il migliore dei generali che aveva comandato, superiore persino al celebre "Stonewall" Jackson
       Mi è gradito ricordarlo oggi, e ricordare a me stesso che, in definitiva, la mia vita è stata una semplice rincorsa all'imitazione di modelli che, in gioventù, avevano colpito la mia fantasia. Anche se sono finito malamente più o meno come Forrest (senza peraltro avere fatto un millesimo di quello che ha fatto lui), non ne sono minimamente pentito. La vita è sogno.

                                Piero Visani

P.S.: l'illustrazione si riferisce alla fuga della colonna Forrest da Fort Donelson, 16 febbraio 1862)



giovedì 12 luglio 2018

Le "strutture"

       Leggo sul "Corriere della Sera" di oggi della diffidenza del ministro dell'Interno Salvini nei riguardi delle "strutture", cioè degli apparati dello Stato. Vorrei apportare la mia piccola testimonianza al riguardo, dopo 19 anni come consulente degli apparati militari nazionali.
       Non ho mai conosciuto ambiente più curiale di quello, a parte forse quello ecclesiastico, che non ho il piacere di conoscere perché non sono credente. Ma vorrei scrivere queste righe per smentire una credenza assai diffusa nella popolazione, forse a causa della visione di molti (troppi) film americani. E' raro trovare, specie se si procede verso i gradi più elevati, persone che nutrano una visione anche solo blandamente guerriera della funzione militare. I più sono solidi navigatori di corridoi, molto attenti a rimanere "allineati e coperti", onde evitare possibili rischi di "impallinamento".
       Nel periodo in cui risale la mia esperienza al riguardo (1988-2006), notevolissima era l'incidenza in ambito militare della Comunità di Sant'Egidio e di tutti i suoi valori (che, sia detto per inciso, non è che siano propriamente "guerrieri") e non mancava neppure una solida presenza di estimatori delle Sinistre (con solide amicizie, anche politico-personali). Entrambe le cose non mi sorprendono: considerato il livello politico delle Destre e la loro totale inesistenza in ambito metapolitico, è naturale che un militare che avesse a cuore di non finire la carriera a livelli non eccelsi cercasse di tenere conto dello "spirito del tempo", della sua incidenza, dell'aria che respirava. Mai una parola di troppo, quindi, e - se proprio c'era da proferirne una - essa rientrava ovviamente nella vulgata pacifista tipica dell'Italia democristiana e comunista. E nulla cambiò dopo l'avvento del centrodestra, perché quella vulgata - stile "soldati di pace" - era condivisa anche dai "centrodestri", timorosi della loro ombra (che pure fa meno paura del loro aspetto...) e pronti a scattare solo se gli ordini arrivavano dagli USA e dalla NATO (nel qual caso anche i bombardamenti sulle popolazioni inermi diventavano legittimi, se solo si glissava elegantemente sui medesimi...).
       Privi di metapolitiche "guerriere" (ricordo le mie lunghe conversazioni con il capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Goffredo Canino, sulle modalità con cui cercare di iniziare a ri-crearle, salvo poi vederlo in breve "impallinato" e costretto alle dimissioni in seguito a una ben orchestrata manovretta a lui ostile), i militari italiani sono oggi - esattamente come allora - figli della cultura curiale che respirano e del fatto che, in definitiva, non hanno a tutt'oggi un'identità precisa, visto che uno dei pochi riferimenti culturali che gli vengono insegnati - quello dei "soldati di pace" - è un ossimoro che nulla dice e meno spiega, per non parlare del numero notevole di funzioni civili loro indebitamente riservate.
       A mio giudizio, quindi, fa bene il ministro degli Interni Salvini a non fidarsi degli apparati. Quello che ho conosciuto io adorava la classica contaminazione italica tra funzione e finzione, e quasi se ne beava, salvo qualche tardiva resipiscenza al momento dell'andare in pensione, quando - ormai garantiti i diritti acquisiti - si poteva cercare di riprendere l'originaria identità perduta e trasformare i sempiterni belati in (moderati) ruggiti.

                     Piero Visani



mercoledì 11 luglio 2018

Duecentomila visualizzazioni!

       Dopo cinque anni e mezzo di vita, il mio blog "Sympathy for the Devil" ha tagliato il traguardo delle duecentomila visualizzazioni. Lo ritengo un bel risultato, trattandosi di un blog privatissimo e artigianale. Al suo interno è presente materiale utile a fare almeno due libri, di cui uno di attualità politica e l'altro di storia militare. Alla seconda ipotesi sto già pensando e classificando i post che potrebbero essere utili allo scopo.
       "Sympathy for the Devil" è rimasto un blog di varia umanità così com'era stato concepito in origine, anche se ha conosciuto fasi diverse. Tuttavia, resterà fedele alla sua impostazione iniziale, che è quella che mi è sempre piaciuta di più.
       Ringrazio i lettori che l'hanno seguito e continuano a seguirlo, con una media di oltre ottomila visualizzazioni al mese. E' proprio l'attenzione e la fedeltà dei lettori che mi ha consentito di superare questo traguardo e di puntare verso nuovi obiettivi.

                      Piero Visani



martedì 10 luglio 2018

Due piccioni con una fava

       Il passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus è ufficiale. Da juventino non cieco ne sono lieto: considerata la grande personalità del portoghese e il fatto che sia abituale per lui comportarsi da allenatore in campo, potrà dare alla squadra un duplice e preziosissimo contributo: il suo, come miglior giocatore del mondo; il suo come neutralizzatore del "non gioco" in cui è più che specializzato l'allenatore che si ritroverà tra i piedi, mister "1-0" (se e quando riesce...) Massimiliano Allegri.
       Costantemente critico nei confronti di una dirigenza amante - secondo le migliori tradizioni di famiglia - delle "nozze con i fichi secchi", questa volta devo riconoscere che è stata acquistata una perla, magari un petit peu agé, ma ancora in grado di dare moltissimo. Del resto, se si vogliono vincere i grandi trofei e non gli scudettini e le coppettine nazionali, occorrono potenza imperiale e relativa capacità di fuoco. Il resto sono discorsi da ragionieri con spiccata propensione al risparmio. Che per una volta la dirigenza juventina li abbia messi da parte è - a mio giudizio - un fatto estremamente positivo, considerata anche la loro ascendenza piemontese. Se vuoi vincere le guerre vere, devi dotarti delle armi migliori e in non pochi casi può addirittura non bastare. Non faccio l'uccello di malaugurio, ma il "polemologo calcistico"...

                     Piero Visani





Recensione di Carlo Gambescia a Piero Visani, "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento"

       Un' eccellente recensione di Carlo Gambescia, illustre sociologo, al mio libro "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento" (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pp., prezzo 18 euro). Può essere vista all'indirizzo:

https://carlogambesciametapolitics2puntozero.blogspot.com/2018/07/guerra-una-storia-ricordavo-piero.html?spref=fb

che è il blog dello stesso professor Gambescia, al quale va il mio personale ringraziamento.

                    Piero Visani

lunedì 9 luglio 2018

Nantes

       Quello che è accaduto a Nantes ci ricorda quale società è stata creata in molti Paesi europei in questi anni, e quale futuro essa avrà. Non avendo nulla da perdere, a parte le personali catene in cui mi ha avvinto la democrazia totalitaria, osservo con sguardo da entomologo questi piccoli laboratori "culturali" in fieri, da cui molto difficilmente usciremo appellandoci alla solidarietà o all'amore per il prossimo. Ci attende un futuro di violenza e di guerra. Manca ancora l'innesco, è ovvio, ma davvero qualcuno pensa (spera) che non arriverà?
       La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni (e poco importa se queste ultime siano vere o - come nel caso europeo - pateticamente fasulle). Oggi le buone intenzioni sono in forte calo, anche per costante diminuzione di quanti se ne fanno interpreti, il che vuol dire che siamo quasi arrivati alla meta: nudi (visto che i governi ci hanno sapientemente spogliati di tutto) e pronti alla mattanza. Urgono ideologie e strategie di sopravvivenza. Nessuno ci accoglierà - scortati dai "cani da guardia" di regime - nei "paradisi fiscali" dove gli attuali governanti hanno depositato tutti i loro averi, compresi quelli che hanno scientificamente sottratto a noi con la loro fiscalità di rapina e i loro falsi moralismi anti-elusione o evasione. Dovremo vivere (e magari morire) qui, in mezzo a quei non pochi "che ci osserva[no] e già vorrebbe[ro] la nostra gola".
       Sì, davvero "il migliore dei mondi possibile", quello dove oggi stanno covando i "fascismi". Come sempre, "Quos perdere vult, Deus dementat", e questa volta - più che mai - ci è riuscito appieno: l'obiettivo era farci tutti "liberi, ricchi e felici". E in effetti ci sono riusciti, ma non ci hanno detto che si trattava di una frase riferita ai soli membri di una ristretta consorteria oligarchica... E ora di quanto sia mostruosa questa fola si stanno accorgendo ogni giorno in di più, anche perché - per convincersi - gli basta guardare alla propria personale qualità della vita, che scivola all'indietro giorno dopo giorno, facendoci rimpiangere perfino l'Italia dei Vanzina...

                             Piero Visani



domenica 8 luglio 2018

L'universo dei diritti

       Cresciuto nel mondo dei diritti, nato nel 1950, ho potuto godere, a partire dal 1964, dei seguenti diritti:

- diritto ad essere discriminato, al liceo, in quanto aderente ad organizzazioni giovanili missine;
- diritto a NON fare carriera all'università in quanto non di sinistra;
- diritto a vedermi rifiutato un libro da una importante casa editrice italiana in quanto membro della "Nuova Destra";
- diritto a vedermi censurati alcuni articoli scritti per riviste di cui era promotore un noto personaggio torinese, medaglia d'oro della Resistenza;
- diritto a sentirmi dire, da un altro noto personaggio torinese, che gli dovevo riconoscere il grande merito di "avermi riconvertito alla democrazia" (e fu subito rottura con lui, detesto le affermazioni false e infondate).
- diritto ad essere messo in guardia, ogni volta che ero chiamato a scrivere cose in ambito istituzionale, a "non commettere errori" e a praticare la nobile virtù dell'autocensura, onde evitare rischi (mi immagino per me, più che per la democrazia...):
- diritto ad essere sottoposto a censura ogni volta che uscissi (e non mi capitava pressoché mai) dai binari "fissati per la mia libertà" dagli "ottimati".

       Passato a vita privata, alle mie società, susseguitesi nel corso del tempo, è stato riconosciuto soprattutto il diritto di pagare tributi e gabelle di ogni genere, in modo che - se possibile - potessi morire di fame. Quanto alle commesse, quelle mi venivano tolte non appena qualcuno si premuniva di far sapere chi fossi. Fermo restando che, in caso di abiura, qualche lavoretto si sarebbe sempre potuto trovarmelo...
       Non sono stato ucciso o incarcerato, questo no: sono stato solo condannato alla morte civile perché avevo comunque a che fare con dei "buoni", anzi degli "infinitamente buoni". Siccome sono molto resiliente, sono sopravvissuto, inventandomi spesso e volentieri nuove attività. Abiure non ne ho fatte né ne farò.
       Sono vissuto nel "migliore dei mondi possibile" e - distratto come ero e sono - francamente non me ne sono accorto. Ho commesso il peggiore dei reati, in democrazia, il reato d'opinione...
       Sono un homo ludens e quindi - ogni volta che sento cantare gli elogi della democrazia - mi guardo allo specchio e rido, rido fino allo sfinimento. Mi viene in mente "Un giudice", di Fabrizio De André. Magari, chissà, anche se sono molto vecchio un giorno potrebbe toccarmi di cambiare di posto...

                 Piero Visani



mercoledì 4 luglio 2018

Tipi di pacchia

      L'occupazione di tutti i gangli vitali di una società nella logica della costruzione di un'egemonia metapolitica è quanto qualsiasi forza politica degna di questa nome si preoccupa di fare, non appena le è consentito di esercitare una forma di potere, grande o piccola che sia. Se ciò non avviene, per ignoranza, carenza di visione strategica, insufficiente cultura politica e metapolitica, etc. etc., ci si deve accontentare di frasi reboanti relative alle "pacchie" che sarebbero finite. Poi una sentenza ti dimostra che, se qualche "pacchia" può essere finita, molte altre continueranno, e ancora molto a lungo, e potranno farti molto, molto male. Ci fu chi rubava e sapeva sviluppare un disegno egemonico molto preciso. Altri sono ancora molto indietro, su quella strada "lunga e tortuosa". Al limite, la prima capacità l'hanno sviluppata pure loro, la seconda sicuramente molto meno...

P.s.: sfortunatamente i concorsi in magistratura non risultano ancora aperti alle "trote", ma ora che - secondo la teoria "grillina" - uno vale uno e tutti sono intercambiabili, chissà mai che...

                         Piero Visani









                              

martedì 3 luglio 2018

Anticipazione presentazione "Storia della guerra dall'antichità al Novecento", di Piero Visani


       Giovedì 6 settembre, alle ore 18, presso la Sala Gioco del "Circolo dei Lettori" di Torino (via Bogino 9, 10123 Torino), presenterò il mio libro "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento" (Oaks Editrice, Milano 2018).
       Sono consapevole di essere in largo anticipo, ma il programma settembrino del Circolo, in versione cartacea, va in stampa venerdì, per cui è necessario definire le date per tempo.
       Tutti gli amici di area torinese che vorranno gentilmente presenziare saranno i benvenuti.
       Nell'imminenza dell'evento, ovviamente ne darò notizia in forma più organica.

                        Piero Visani




domenica 1 luglio 2018

L'assalto alla diligenza, anzi al "Carroccio"...

       Leggo da varie parti che sarebbe in corso un nuovo episodio di questo "nobilissimo" sport italico. Ne ho già visti tanti, di questi assalti alla diligenza. In Piemonte, ad esempio, il centrodestra - qui al governo complessivamente per un quindicennio - si specializzò nel riciclaggio di "cercatori di posti e strapuntini" per ragioni di lavoro e/o mera sopravvivenza. Li vide non combinare alcunché di buono, non se ne preoccupò minimamente (altre erano le sue priorità...) e si ritrovò con il didietro per terra quando si tratto di ottenere solidarietà vere.
       Non conoscendo il concetto gramsciano di egemonia - sarebbe stato chiedere troppo a un noto esponente forzitaliota torinese, appassionato soprattutto di ciclismo e calciobalilla - il passaggio dei centrodestristi al potere nella Regione Piemonte può essere commentato con le sapide parole manzoniane a commento della dipartita di Donna Prassede: "quando si dice che era morta, è detto tutto". Ora magari la nobildonna rivivrà per consenso popolare, salvo morire dopo un quinquennio allo stesso identico modo. E davvero non mi pare che la Lega vorrà comportarsi altrimenti. Certe "buone" abitudini non si perdono mai.

                         Piero Visani



mercoledì 27 giugno 2018

Piero Visani, "Storia della guerra nel XX secolo" - cap. 1: "La Prima Guerra Mondiale (1914-1918)"

      Ho scritto il capitolo 1 di Storia della guerra nel XX secolo, il volume che farà seguito a Storia della guerra dall'Antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pp., prezzo 18 euro). L'impostazione è leggermente diversa da quella del volume precedente, ma solo per quanto attiene alle dimensioni dei capitoli, che sono mediamente più lunghi a causa della vastità dei temi trattati. Il capitolo 1, ad esempio, è dedicato alla Prima Guerra Mondiale ed è accompagnato da un'ampia bibliografia, sempre nella logica  di favorire approfondimenti specifici da parte dei lettori interessati ad un argomento particolare.
       Confido di proseguire con un buon ritmo durante l'estate, anche se i capitoli da scrivere non sono pochi.

                   Piero Visani





lunedì 25 giugno 2018

La finestra di opportunità

       Non durerà in eterno la fase politica e culturale in cui la Sinistra italiana resterà affidata a una banda di dementi, incapaci di condurre una benché minima riflessione seria sugli errori commessi e sull'assurdità compiuta nel trasformare un partito un tempo rappresentante (piaccia o meno) della classe operaia italiana in un'accolita di "beati possidentes" privi di qualsiasi contatto con la realtà.
       Si è dunque aperta, a tutti i livelli, quella che si chiama in genere (non solo in ambito polemologico) una "finestra di opportunità", vale a dire uno spazio nel quale a qualunque forza politica e culturale è offerta la possibilità di inserirsi per modificare radicalmente i rapporti di forza e le culture dominanti in questo Paese (e non solo in questo).
       Sono modesti accenni, al momento, ma occorrerebbe lavorare ventre a terra per ampliarli, dotandosi di strumenti, idee, politiche e metapolitiche. La natura ha orrore del vuoto e, quando quest'ultimo si manifesta, è necessario essere lesti, anzi lestissimi, nel riempirlo. Siamo di fronte ad una svolta epocale, ma mi chiedo quanti siano al momento in grado di percepirla nitidamente. Il nemico è in rotta, anche se tale rotta non si vede perché la sua occupazione della società non è stata massiccia, ma totale e soprattutto totalizzante. Per fare una metafora cara ai teorici della "guerra rivoluzionaria" degli anni Sessanta del Novecento, il nemico ha conquistato le "menti" di molta gente, ma - come stiamo vedendo ogni giorno di più - non ne ha conquistato i "cuori", perché, vistesi spinte con le spalle contro il muro, con l'unica alternativa della povertà, delle tassazioni da urlo, della disoccupazione e della "decrescita non solo infelice, ma infelicissima", le persone non hanno reagito razionalmente, con "le menti", ma irrazionalmente "con i cuori", con una formidabile volontà di sopravvivenza e anche di reazione al macroscopico universo di bugie in cui erano state immerse per meglio renderle schiave.
        Ma c'è' ancora moltissimo da fare, praticamente tutto, a condizione di VOLERLO fare e soprattutto di SAPERLO fare. E ' su questo secondo versante che si combatte una battaglia decisiva: volerlo fare, infatti, è importante, ma saperlo fare lo è mille volte di più.

                             Piero Visani




sabato 23 giugno 2018

Scoperte

      Grazie a utili letture scopro di essere sempre vissuto nel "migliore dei mondi possibile". In verità non me ne ero accorto, né a livello di libertà d'espressione né a livello di reddito e - da qualche anno a questa parte - neppure a livello di libertà personale, perseguitato come sono da controlli vari e richieste illegittime. Ma poi mi vengono in soccorso quanti - e non sono pochi! - mi spiegano che tutto sarebbe andato per il meglio, per me, se solo avessi attivamente aderito ai principi della "democrazia". La mente mi è inevitabilmente corsa ai racconti che mi faceva mio padre da bambino e alle difficoltà lavorative che ebbe in quanto non iscritto al PNF (Partito Nazionale Fascista).
       Siccome fin da bambino adoro i paradossi e il surreale, mi viene da ridere pensando a chi - ancora oggi - riesce a prendere sul serio ideologie totalmente fallimentari (e non sto parlando del fascismo...).

                    Piero Visani 

venerdì 22 giugno 2018

La teoria dell'incompetenza

       Mi diverto non poco a leggere, sui principali organi di stampa nazionali, lunghe tiritere contro "il governo dell'incompetenza" e i suoi "inquietanti" protagonisti. Non intendo fare il difensore d'ufficio di alcuno, ma mi guardo un po' intorno e vedo - circondati come siamo da disastri quotidiani - i frutti di decenni di "governi di competenti": lo sfascio più totale. Mi coglie una contenuta ilarità e mi assale ovviamente - come a milioni di italiani - la tentazione di dare una possibilità a chi di questo collasso nazionale ha una responsabilità relativamente limitata.
       Se proprio dovessi dire, starei molto attento ad accusare gli avversari politici di massacri economici e sociali dopo averne compiuti ad abundantiam. Se di tali massacri costoro non hanno competenza, io quello lo vedrei come un titolo di merito, ovviamente da verificare, ma non acclarato come la competenza di disastri peculiare di chi ci ha governato (per conto terzi...) fino a oggi.

            Piero Visani



"Storia della guerra nel XX secolo"

       Ho completato la ricerca bibliografica e la suddivisione in capitoli (al momento ne ho previsti 16). Ora non mi resta che cominciare a scrivere. Il mio obiettivo è partire dalle due grandi guerre mondiali che hanno insanguinato il Novecento per procedere con capitoli tematici verso l'epoca attuale e per dare un breve sguardo sui conflitti del futuro e gli assetti che prevedibilmente assumeranno, per cui il titolo più corretto del libro potrebbe essere forse "Storia della guerra nel XX secolo...e oltre".
       La bibliografia che ho raccolto è molto grande, ma il libro avrà un impianto analogo a quello di "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento", vale a dire capitoli brevi, basati su un solido impianto di riferimenti bibliografici per chi vorrà eventualmente approfondire, ma di facile leggibilità e comprensibilità per il lettore non specialistico.
       Sarà un bello sforzo, ma ormai l'ho promesso a me stesso e non rimarrò a metà dell'opera.

                             Piero Visani

giovedì 21 giugno 2018

Scorte

       La questione cruciale non consiste nel ritirare la scorta ad un determinato personaggio, facendo apparire la decisione una patetica ripicca, più eterotelica che realmente effettiva, ma nel tagliare l'erba sotto i piedi nell'humus "culturale" in cui certi personaggi affondano le radici del loro dire e del loro "sapere". Quella è un'azione politica e metapolitica efficace, non togliere le scorte. Togliere le scorte e continuare a lasciar scegliere certi temi per la maturità è fare una politica "da Tafazzi", con grande senso dell'autolesionismo...

                        Piero Visani



mercoledì 20 giugno 2018

Recensione di Salvatore Santangelo, "Babel", Castelvecchi, Roma 2018

       Difficile trovare un titolo più eloquentemente sintetico di Babel (Dai dazi di Trump alla Guerra in Siria: ascesa e declino di un mondo globale, Castelvecchi, Roma 2018, 140 pagine, prezzo euro 17,50), il saggio di recentissima pubblicazione con cui Salvatore Santangelo, brillante intellettuale dai multiformi interessi (dalla geopolitica agli studi militari, passando per molti altri ambiti), ha cercato di fornire una sua personale interpretazione di un mondo sempre più piccolo e al tempo stesso sempre più dinamico, dove le antiche certezze geopolitiche, geostrategiche e geoeconomiche sono state sostituite da una realtà liquida - per dirla à la Bauman - nell'ambito della quale è sempre più difficile trovare dei punti fermi, dei punti di riferimento.
       In una dotta quanto sintetica esposizione di una serie di problematiche geopolitiche di estrema attualità, Santangelo ci accompagna in un insieme di percorsi molto convincenti, dove i fattori di crisi, cambiamento e disordine sono nettamente superiori a qualsiasi forma di staticità.
      A chi scrive, probabilmente per deformazione professionale, è piaciuto in particolare il Capitolo IX, dove l'Autore traccia un parallelismo molto felice, quello della guerra come paradigma della globalizzazione. In esso, rovesciando le tranquillizzanti teorie sul fatto che la globalizzazione rappresenterebbe una sorta di viatico destinato a condurci nel "migliore dei mondi possibile", Santangelo evidenzia invece come il mondo del futuro, proprio perché profondamente destabilizzato e alterato dal (tentato) annientamento delle identità, si stia strutturando in realtà non come "un mondo di pace" - come vorrebbe la vulgata mediatica dominante - ma come "un mondo di guerra", di tutti i tipi di guerra, molto diversi, molto più articolati, molto più difficili da individuare dei conflitti di tipo tradizionale e perfino di quelli che, solo fino a pochi anni fa, potevano apparire più moderni e alternativi.
       E' un mondo che pare spingere verso una formidabile parcellizzazione delle forme conflittuali e di un loro mascheramento/occultamento sotto le spoglie più diverse, molte delle quali - e questo sta diventando sempre più un problema - assolutamente ignote al cosiddetto "uomo della strada". In questa crescente Babele, l'eracliteo "Polemos patér pantòn" si profila sullo sfondo come nuova e assai diffusa "koiné dialektòs", che chi di dovere sa fin troppo bene di dovere (e voler) parlare, al tempo stesso ipocritamente negando che esso è l'unico linguaggio che conosce (e vuole conoscere). Santangelo ce lo ricorda, con i toni soft che gli sono peculiari e che - proprio in quanto tali - risultano ancora più convincenti.

                 Piero Visani



  

martedì 19 giugno 2018

Finalmente 26...!

     Alessandro Manzoni è servito! Nel giro di pochi giorni l'ho superato, dopo una lunga attesa, e oggi i lettori fissi del mio blog "Sympathy for the Devil" sono 26. Un grazie di cuore a quei lettori che hanno reso possibile il conseguimento del non trascurabile traguardo. Se altri vorranno unirsi all'"eletta schiera", che non "si vende alla sera per un po' milioni" (e non lo farebbe neppure per tanti...), sono i benvenuti. Per l'intanto, grazie a quanti già sono qui convenuti in forma permanente.

                          Piero Visani



Un piccolo consiglio ai fautori del "pensiero unico"

       Nel momento in cui le vostre metapolitiche registrano un livello di consenso tra il 15 e il 20 per cento dell'opinione pubblica italiana e uno di dissenso dell'80-85 per cento, forse varrebbe la pena di cambiare registro, temi e riferimenti, dal momento che questa straordinaria mutazione ha avuto luogo nel mentre controllavate il 95 per cento e forse più del sistema mediatico. Dunque la Rete, tanto criticata, a qualcosa serve, non a caso si sente già dire da qualche "genio" che Internet è controllato dalla destra...
      La verità è più semplice e più complessa al tempo stesso: la realtà virtuale non è quella della Rete, ma quella degli stipendi d'oro, delle consulenze agli amici, degli spostamenti con scorta, delle ville con polizie private (e pubbliche, ahinoi...), delle vacanze nei posti esclusivi mentre noi possiamo scegliere tra il rimanere a casa e l' "a casa rimanere". La realtà virtuale è la vostra. Dalla realtà reale siete stati espulsi, ma in realtà vi siete espulsi da soli. Questa è una battaglia per la sopravvivenza ed è appena agli inizi. Lo scrivo da polemologo, dunque con un minimo di cognizione di causa...

                                Piero Visani



O Rom(a) o (M)Orte...

       Mi auguro davvero che i Rom non vengano schedati e che possa godere anch'io della loro condizione di indubbio privilegio: nessuna legge a mio carico, nessun controllo, nessuna indicazione patrimoniale da fornire, nessun onere INPS da pagare pur essendo già titolare di pensione, nessun tipo di verifica, etc. etc. etc. E, in più, tutte le garanzie possibili immaginabili, anche perché, in passato, quell'etnia è stata oggetto di persecuzioni indicibili e ovviamente il costo lo devo pagare io, che nulla c'entro.
       Mi conforta il fatto che, essendo stato io oggetto di controlli fiscalissimi da parte dello Stato italiano, magari mio figlio potrà fottersene dei medesimi. Ma non credo. In Italia, lo "stipendio di cittadinanza" viene erogato perché i controllori controllino, a condizione che uno sia un cittadino normale e NON commetta reati. Penseranno costoro a imputargliene qualcuno... Funziona così, da decenni.

                         Piero Visani

lunedì 18 giugno 2018

Il senso civico

       Supermercato di area torinese. Esterno giorno. Parcheggio.
       L'auto di mia moglie (un'utilitaria, non un Suv) si ritrova bloccata, a sinistra, da un'auto parcheggiata a filo alla sua. A destra dell'auto di mia moglie c'è un muretto, ergo impossibile pensare di passare di lì per salire a bordo. Attesa non breve sotto il sole.
            Finalmente arriva la proprietaria dell'auto incriminata, la quale ovviamente non ha alcuna difficoltà ad entrare nella sua vettura. Mia moglie la apostrofa urbanamente, facendole notare che, stretta in quel modo, non le è stato possibile entrare in macchina da nessuna parte.
       Prima risposta: "Ah, non mi ero accorta!" (senza alcun "mi scusi", ma la precisazione è pleonastica...).
       Poi il "colpo d'ala" tipico di anni di insegnamenti di "neutralizzazione democratica": "mi sono stretta un po' (non molto, ovviamente...) contro la sua portiera per puro e semplice senso civico" (dice proprio così, il genietto), "perché così possiamo parcheggiare in di più" (si noti che il parcheggio del supermercato è pressoché vuoto). Mia moglie conosce bene il valore delle neutralizzazioni, ne parliamo spesso a casa, adora Carl Schmitt e sa che un certo tipo di cultura vuole, anzi pretende, che ogni volta che ti fa male e ti danneggia, siccome lo fa in nome dell'umanità, del senso civico e della democrazia, ti danneggia un po' meno, anzi pressoché nulla. Esattamente come i "bombardamenti umanitari", quando attivati, fanno "meno morti" e - se proprio devono colpire qualche civile per "danni collaterali" - sono sempre ospizi per pluriottuagenari in mera esistenza vegetativa, mai asili infantili.
       Con tutta la classe di cui è capace, la mia consorte illustra alla giovinetta il concetto di neutralizzazione, alla medesima forse sconosciuto nella forma ma non nella sostanza..., e poi manda soavemente a fare in c... sia costei sia - soprattutto - le "neutralizzazioni democratiche", invitando per di più coloro che le praticano ad avere almeno il coraggio delle proprie azioni; di modo che, nel caso, si possa farli oggetto di ciò che meritano...

                             Piero Visani 






sabato 16 giugno 2018

Squarci di alterità

       Ho sempre amato il momento degli inni nazionali prima delle manifestazioni sportive di alto livello. L'ho sempre inteso come momento di rottura in una narrazione molto codificata, una sorta di parentesi storico-polemologica in manifestazioni di crescente impianto economicistico.
       Leggo le considerazioni dei media del "pensiero unico" sul fatto che questi inni sarebbero vecchi, datati, figli di epoche assai lontane dalle nostre. Li comprendo e so bene che, ad esempio, oggi si preferirebbe un inno unico per tutti gli Stati del mondo, tipo "Soldi, soldi, soldi", canzone mitica del 1962, cantata da Betty Curtis. Presto - ipotizzo - la demonìa dell'economia ci farà arrivare a tanto e sicuramente di tale canzone faranno una versione aggiornata, cantata da una band per la quale mi permetto di suggerire un nuovo nome, adattissimo: "I sodomiti"...
       A me personalmente, invece, piace ascoltare questi vecchi inni, che sono saturi di sogni, speranze, illusioni, guerre, morti, sacrifici. Molti trasudano di retorica - è vero - ma è quell'insieme di sentimenti ed emozioni che ha fatto la storia delle nostre rispettive Nazioni e una parte di esso la si può ritrovare in quegli inni che - molto simbolicamente - conferiscono agli atleti la carica per affrontare con maggiore determinazione e vigore una competizione, nell'intento di vincerla.
       Quegli inni ci pongono un interrogativo, anche se molti di noi non lo sanno: preferite (visto che siamo quasi al 18 giugno) il disperato attacco della Vecchia Guardia napoleonica, la sera del 18 giugno 1815, domenica, accompagnata dalle note solenni della "Marcia della Guardia Consolare a Marengo",  contro l'altrettanto disperata difesa delle Guardie britanniche del Duca di Wellington, alla furtiva fuga, una volta che l'esito della terribile battaglia fu chiaro, dell'ignoto personaggio che da Waterloo galoppò ventre a terra fino ad Anversa, poi traversò la Manica in battello e infine raggiunse la Borsa di Londra in tempo per consentire a David Ricardo di guadagnare 600.000 sterline dell'epoca (una fortuna immensa) speculando sulla conoscenza del risultato dell'immane scontro?
      Non ho dubbi, per quanto mi riguarda, sulla scelta di campo. Mi sento tuttora "nutrito di sangue e di sogni" e spererei di doverli coltivare e impiegare in un contesto un po' diverso da quello della democrazia totalitaria attuale, dove sogni non ne ho e non ne posso più avere, e dove il sangue lo devo sputare solo per pagare tasse che servono a nulla, se non che ad ingrassare le oscene oligarchie dominanti e a indurle a sentirsi autorizzate a farmi la morale.

                    Piero Visani



giovedì 14 giugno 2018

Con viva e vibrante soddisfazione...

       Registro il fatto che molti amici e conoscenti, che so per certo non essere assolutamente affini ideologicamente a me, notano le stesse cose che noto io, le valutano esattamente come le valuto io e comprendono alla stessa stregua mia i FEROCI INGANNI della democrazia totalitaria.
       Non giudico il tutto una convergenza ideologica, ma il semplice rifiuto di farsi prendere per le terga dal "sistema per uccidere i popoli". Cresce il numero di coloro che se ne stanno accorgendo e che non si fanno più sodomizzare da quattro FOLE raccontate tra l'altro sempre peggio...
       Siamo a un punto di svolta, non vicinissimo, ma che si annuncia.

                             Piero Visani

mercoledì 13 giugno 2018

Sono d'accordo con Gramellini...

       Non mi capita praticamente mai di essere d'accordo con Massimo Gramellini e i suoi quotidiani pistolotti, nutriti di quel "buonsenso" antico che ci diletta nelle più terribili decadenze, quando la figura del laudator temporis acti assume valenze di (quasi) genialità.
        Eppure, nella sua rubrica quotidiana "Il Caffè", sulla prima pagina del "Corriere della Sera", il divo Massimo conclude il suo elzeviro, eloquentemente intitolato "La ruspa e la brioche", con un attacco a Macron, così formulato: "Se proprio desidera salvarci dai Salvini, convinca la classe dirigente europea a cambiare le politiche economiche che hanno contribuito a impoverire e spaventare quel ceto piccolo-borghese la cui crisi è all'origine di tutte le svolte reazionarie della storia, questa compresa".
       Per una volta, condivido. E' un bel monito. Dissento solo su quel "reazionarie", aggettivo che personalmente sostituirei con "rivoluzionarie". Ma, visto che Louis Antoine Léon de Richebourg de Saint-Just fu un notissimo aristocratico e giacobino, accordiamoci sull'aggettivazione e promuoviamo le relative dinamiche... Tutto acquisterà un delizioso senso.

                          Piero Visani