lunedì 5 settembre 2016

La coazione a ripetere


       Una ventina di anni fa, in condizioni economiche per me profondamente diverse dalle attuali, avevo un giardiniere che dava prova di una peculiarità: era un grandioso millantatore. Prometteva mari e monti, per quanto concerneva la cura del giardino e del frutteto che avevo all'epoca, e, alla fine dell'annata, negava che i disastri che si erano abbattuti sul mio terreno fossero in qualche modo colpa sua.
       Era sempre colpa del "destino cinico e baro", delle condizioni climatiche sfavorevoli, del fatto che il budget a sua disposizione era insufficiente e via discorrendo. Tuttavia, a fine anno, sul viso gli si disegnava un radioso sorriso, improntato al più fantastico degli ottimismi: "vedrà, dottore, l'anno prossimo sarà diverso, andrà tutto per il meglio. La ripresa è dietro l'angolo...".
       In realtà, l'anno successivo era anche peggio del precedente. Al terzo anniversario di questa "piccola storia ignobile", mia moglie - che ha un carattere anche più decisionista del mio - mi fece notare che l'ASSOLUTA INCOMPETENZA del soggetto in questione ne imponeva l'immediata sostituzione, pena la fine dei nostri spazi verdi. Procedemmo al "rimpasto" e salvammo il giardino.
       Questo piccolo apologo (se vogliamo definirlo così) mi torna sempre in mente ogni volta che penso alle condizioni della politica italiana, dove il giardiniere testé citato è un modesto cacciaballe rispetto ai professionisti di lungo corso che ci promettono, da oltre 20 anni, che la ripresa è dietro l'angolo, senza peraltro citare il fatto che il muro di cui stiamo cercando l'angolo di svolta deve essere come minimo assai più lungo della Grande Muraglia Cinese...
       Per la verità, non mi stupisco dei millantatori di professione (che altro è oggi, la politichina che essi svolgono, profferendo grandi bugie "ad usum cretini"?), ma mi STUPISCO MOLTISSIMO della inossidabile pazienza del popolo italiano, che si è letteralmente scavato la fossa, grazie a questa classe politica (nessuno escluso, da sinistra a destra e viceversa), ma non continua ad immaginare altro che la CONSERVAZIONE DELL'ESISTENTE, senza pensare a cambiare e senza neppure alcuno che gli dica francamente: "ma non ti accorgi che sei già morto e sepolto? E' forse per questo che hai rinunciato a dare qualsiasi segno di vita?".


                   Piero Visani

                          

domenica 4 settembre 2016

Collezione autunno-inverno


       La moda politica, in Italia, è di una prevedibilità totale, un infinito "déjà vu": dopo la collezione primavera-estate, improntata alla speranza e soprattutto alla vacanza, nel significato etimologico di assenza più totale, ora è tempo della collezione autunno-inverno, da alcuni decenni improntata al binomio sobrietà/disgrazie: crescita zero, altre tasse in arrivo, e "sicuro" miglioramento nel 2017. Sono circa vent'anni che ripetono questa solfa, ma - essendo un Paese di credenti - tutti ancora ci credono. "Quos perdere vult, Deus dementat". E infatti...

                          Piero Visani

  
                                       


It's a hard life

       Non sempre fare del proprio meglio è sufficiente. Non per cattiva volontà o per qualsiasi altro genere di motivazioni. E' che proprio non basta. Si scontrano filosofie di vita, esistenze pregresse, e chissà quanti altri fattori. Uno impegna tutto se stesso, ma si accorge che probabilmente quel tutto vale meno di altre componenti, per complesse questioni di scale di valori individuali.
       Una volta di più, uno è costretto a notare quanto sia vero che "Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa, e il cuore di simboli pieno" (da "Incontro", di Francesco Guccini). Ma qui simboli sono altamente individuali e difficilmente possono essere trasmessi ad altri e, se la tua filosofia di vita - forse per mere ragioni anagrafiche - è sempre più quella del carpe diem, non è detto che ciò vada bene anche per altri, più giovani, più progettuali, più olistici, ai quali in fondo appari dannatamente incompleto, o troppo completo, dunque - il più delle volte - in-utile.
       Tuttavia, per ragioni che sarebbe troppo lungo enumerare qui, le fatiche di Sisifo hanno sempre fatto e probabilmente sempre faranno parte della mia vita. Dunque si riparte, come sempre, più di sempre. Del resto, nulla basta mai davvero. Questo lo si impara strada facendo, che si trovino o no "ganci in mezzo al cielo". Non è una constatazione totalmente allegra, ma è così: non vali per quel che sei, ma per quello che riesci a dare, se riesci a darlo.

                                      Piero Visani



sabato 3 settembre 2016

La cultura del bidet

       Ogni qual volta qualcuno, dall'estero, ha l'ardire di far notare a noi italiani alcune delle macroscopiche magagne del nostro vivere associato, non trovando di meglio a cui appigliarsi, i nostri "patrioti" replicano - con grande orgoglio - che siamo uno dei pochissimi Paesi al mondo, o forse l'unico, che fa un uso indifferenziato del bidet. Sanitario sicuramente utilissimo, ma che vedo con difficoltà al centro di una battaglia culturale di grande ampiezza, a meno che non si tratti - come a me purtroppo pare - di una battaglia cul-turale.
        Per vicende di vita, ho avuto parecchie esperienze lavorative e turistiche all'estero, alcune delle quali anche piuttosto lunghe e in Paesi dove il bidet era un oggetto assolutamente sconosciuto (in Russia, a un mio caro amico, operai evidentemente poco a conoscenza dell'uso di questo prezioso oggetto insistevano per sistemarlo in corridoio...).
       Devo dire che, da soggetto molto attento alla igiene personale, là dove tale prezioso strumento non c'era ho sempre trovato il modo di sopperire egregiamente alla sua assenza, e devo confessare altresì che non ho mai pensato di misurare le culture dei Paesi in cui mi trovavo sulla semplice base di questo tipo di cul-tura. Amavo la puntualità della gente, l'onestà dei più, le rigide regole comportamentali, il fatto che dopo una certa ora NON si potesse fare chiasso negli appartamenti privati, altrimenti bastava chiamare la polizia e questa arrivava in fretta a farli cessare. Mi piaceva che, se una fattura doveva essere pagata entro una certa data, nel 99,9% dei casi il denaro arrivava davvero, e via discorrendo.
       Ho sempre pensato che la mancanza del bidet nei bagni di quei Paesi fosse una carenza grave, ma non una discriminante decisiva, altrimenti avrei potuto pensare che la mancanza totale di legge nel mio, di Paese, fosse una carenza decisamente più grave; che la corruzione folle esistente a livello di sistema politico-burocratico fosse una carenza ancora più grave; che il ruolo di uno Stato predatore e depredatore fosse qualcosa di terribile.
      A quanto pare, non è così: quelle culture ci sono estranee, anzi nemiche; a noi importa piuttosto la cul-tura e che certe parti (basse) del nostro corpo siano costantemente pulite (ma lo sono, poi...? Da certe esperienze estive in autobus o nella metro si direbbe di no...). Quanto alla nostra anima latina, quella che "nessun  detersivo, per quanto potente, può render pulita", quella che ci fa conoscere e ri-conoscere in tutto il mondo, non sempre benevolmente, quella è un dato di fatto, amato e amabile. E allora teniamoci i bidet! Visto che la nostra anima è posizionata più o meno colà, magari questi indipensabili sanitari serviranno a lavarcela...!

                        Piero Visani




venerdì 2 settembre 2016

Comunicazione istituzionale - Una testimonianza

       Non scrivo certo per difendere il ministro Lorenzin: non mi interessa e non è il mio ruolo. Vorrei però portare una testimonianza su quasi vent'anni passati a occuparmi di comunicazione istituzionale per conto dell'istituzione militare.
       La prima cosa da sottolineare è come si arriva in certe posizioni: per cooptazione, solo ed esclusivamente per cooptazione. Nel 1988 arrivò a dirigere il neonato CEMISS (Centro Militare di Studi Strategici) il generale Carlo Jean, che lo aveva fortemente voluto, e portò con sé un gruppetto di "giovani turchi", tra cui il sottoscritto.
       Sulla scorta di sollecitazioni varie e delle mie personali inclinazioni, cominciai ad occuparmi di comunicazione dell'istituzione militare e, dopo qualche anno, nel quale avevo raccolto una notevole stima, cominciai ad avere a che fare con i "creativi", cioè con coloro che erano chiamati a tradurre in pratica la comunicazione dell'istituzione militare.
       A quel punto, cominciai ad accorgermi di varie cose: la prima fu che molti dei vertici delle Forze Armate dell'epoca all'interno dell'ambiente dicevano una cosa, e magari sulla base di quella cosa raccoglievano consensi, poi si dovevano confrontare con il ministro della Difesa e con il mondo politico e, nel 99 per cento dei casi, quella cosa diventava tutta un'altra, spesso addirittura l'opposto: "ma bisognava, sopra ogni cosa, salvaguardare... [il posto] (in verità, la versione originale di Robert Brasillach parlava di onore, ma qui non è proprio il caso di ricordarlo...).
       La seconda fu che, essendo raramente autorizzato a partecipare ai briefing con i "creativi", non ero sicurissimo di che cosa accadesse realmente all'interno dei medesimi. Io fornivo delle direttive comunicative di massima a taluni vertici delle Forze Armate e costoro, con il supporto dei rispettivi uffici di pubblica informazione di Forza armata, avrebbero dovuto farle tradurre in campagne comunicative vere e proprie.
       Dopo alcuni casi di autentica eterogenesi dei fini, cioè in cui la comunicazione istituzionale avrebbe dovuto - nelle intenzioni di partenza - progressivamente tendere a riprendere una natura militare ed era invece sfociata nelle sempiterne melensaggini sui "soldati di pace", chiesi e ottenni di poter parlare con chi di dovere per avere delle spiegazioni. Il colloquio lo ebbi, le spiegazioni no: o meglio ne ebbi una, molto credibile peraltro: "Sa, dottor Visani, noi possiamo anche sostenere certe tesi [e di questo, per la verità, io non mi sentivo per nulla sicuro...] ma poi, quando il progetto si concreta in un contratto, ne perdiamo il controllo...". Per nulla scoraggiato, feci presente che un contratto si paga se i beni o i servizi che vengono forniti in base ad esso sono conformi ai contenuti stabiliti nel medesimo e, a quel punto, mi venne fatto notare - invero con un certo imbarazzo - che alcuni dei più importanti contratti in quel campo erano gestiti da società che ruotavano intorno a un noto personaggio delle comunicazione televisiva (di allora e di ora...), per cui, se alla fine la comunicazione militare risultava l'esatto contrario di quella che avrebbe dovuto essere negli intenti originari, non ci si poteva mica fare nemico un "pezzo da novanta" come quello...
      L'unico soggetto che mi concesse il suo appoggio incondizionato fu il generale Goffredo Canino, capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel periodo 1990-1993. Grazie a lui, con il quale l'intesa fu immediata (essenzialmente, credo, per ragioni caratteriali, in quanto egli era un lone rider esattamente come me), fu possibile varare qualche campagna istituzionale meno insipida, ma - guarda caso - il generale Canino venne travolto dallo scandalo della cosiddetta "Lady Golpe" (Donatella Di Rosa), che non riguardava direttamente lui, ma che colpiva l'onorabilità di alcuni sottoposti, a tutela della quale egli preferì dare le dimissioni dall'incarico.
       Uscito di scena Canino, si tornò alle vecchie e "buone" abitudini: ottimi intenti iniziali ed esiti pacifistici come da copione, al costo di centinaia di milioni delle vecchie lire per il contribuente. Continuai a sostenere le mie tesi, vieppiù guardato come un "soggetto incapace di adeguarsi", che in Italia è un'accusa professionalmente mortale. Posso peraltro dire di non aver mai parlato bene dell'ossimoro "soldati di pace". Mi basta. Ho una dignità, io...

                                 Piero Visani





giovedì 1 settembre 2016

Buro...follie

       26 giugno 1988. Domenica. L'aereo della TWA che mi sta portando verso gli Stati Uniti è a circa un'ora e mezza dall'aeroporto JFK di New York. E' la prima volta che vado negli USA e sono innegabilmente incuriosito. Il volo da Roma è stato lungo, ma non lunghissimo e certamente tollerabile.
       Una giovane hostess, non particolarmente carina ma professionale, distribuisce i moduli da compilare per l'immigrazione, specificando che dovranno essere inseriti dentro il passaporto. Sto facendo l'International Visitor Program (IVP) del Dipartimento di Stato USA, ergo so che ci sarà un funzionario incaricato ad aspettarci e che godremo di un canale d'ingresso assolutamente privilegiato, ma non mi pare certo il caso di sottolinearlo all'hostess, per cui mi metto a compilare il modulo con grande attenzione.
       Per tre quarti, il modulo è la solita noiosaggine burocratica, ma il lato divertente arriva nel finale: "E' mai stato iscritto a un partito comunista?". Ci rifletto un po' su, ma mi pare davvero di no...
       Domanda successiva [ricordo a memoria, dunque ci possono essere inevitabili imprecisioni]: "E' mai stato iscritto a un partito fascista?". Mi vengono in mente i miei trascorsi nelle organizzazioni giovanili missine, ma giungo a una conclusione assolutamente "costituzionale": la Carta fondamentale della Repubblica italiana vieta la ricostituzione del partito fascista, ergo come avrei potuto essere iscritto ad un'organizzazione che è assolutamente vietato ricostituire? Sogghigno, comunque, perché - nel caso - ho sempre apprezzato il valore della menzogna, in politica...
       Poi viene il bello: "Ha partecipato o in qualche modo concorso all'Olocausto ebraico?". Trasecolo e penso: "Idiota di un burocrate estensore di moduli, ma non vedi, dalla data di nascita, che sono nato nel 1950? Come avrei potuto?"
        E poi si tocca il culmine dell'idiozia: "E' consapevole delle conseguenze che potrebbe avere una sua risposta positiva a tale domanda?" Eccome che ne sono consapevole, al punto che, se anche fossi il Dottor Mengele, risponderei ovviamente di no. Ve lo immaginate un tedesco di una certa età, diciamo che potesse avere 20 anni nel 1945, dunque nato nel 1925, avere 63 anni nel 1988 e recarsi in America per confessare la sua partecipazione all'Olocausto? Che si sarebbe voluto da lui, una sorta di "coming out" ante litteram? Non so se ridere o se piangere, però trasecolo e sogghigno, e mi immagino tutta una serie di situazioni assolutamente folli, quelle che evidentemente i burocrati dei controlli di frontiera non sono riusciti ad immaginarsi, nel loro zelo penosamente normativo. Mi vedo qualche alto funzionario del sistema securitario nazionalsocialista che, in preda a fregola liberatoria, si imbarca su un volo diretto verso gli Stati Uniti e confessa la sua partecipazione all'universo concentrazionario, freudianamente in attesa della inevitabile punizione...
       Conservo un nitido ricordo di quel volo e di quella esperienza, e del fatto che - per gli ottusi burocrati di tutti i Paesi - rispondere con un sì o un no ai loro sciocchi quesiti può decidere o meno delle responsabilità di un singolo. Nessuna norma è mai riuscita a normare la realtà. Se poi è concepita con tanta soave intelligenza, figuriamoci...

                                            Piero Visani



La carica dei 101 - Classifica di Agosto 2016

       Sono diventati in tutto 36 i post del mio blog che, in questi tre anni e mezzo, hanno superato, più o meno largamente, la soglia delle 100 visualizzazioni, di cui 3 nuovi ingressi proprio in questo mese di agosto. Di essi, uno ha superato le 1.300 visualizzazioni, due le 800, uno le 500, due le 300 e due le 200.
       Sono i post più visualizzati di un blog che si sta avvicinando rapidamente alle 90.000 visualizzazioni e che - lo scrivo con legittima soddisfazione - risulta sempre più letto.
        In blu emergono i post che hanno progredito in classifica, scalando posizioni, in rosso le "new entries".
  1.  "Preparatevi alla guerra!", 1.333 (+6) - 02/07/2016
  2. Non sarà il canto delle sirene, 840 (+46) - 06/08/2014                        
  3. Carlo Fecia di Cossato, 805 (+544) - 25/08/2015
  4. It's just like starting over, 585 (=) - 11/12/2012
  5. Storia della guerra - 14: L'esercito di Federico il Grande, 355 (+19) - 19/10/2013
  6. L'islamizzazione del radicalismo, 321 (+6) - 03/07/2016
  7. Non, je ne regrette rien, 287 (=) - 29/12/2012
  8. Una questione di stile: Giorgio Albertazzi, 250 (+1) - 28/05/2016
  9. Un'evidente discrasia (in margine ai fatti di Parigi), 209 (=) - 08/01/2015
  10. Elogio funebre del generale August-Wilhelm von Lignitz, 188 (+21) - 29/01/2014
  11. Quantum mutatus ab illo!, 184 (=) - 20/05/2013
  12. Isbuschenskij, 162 (+15) - 23/08/2013
  13. JFK e lo "zio Adolf", 158 (=) - 17/05/2013
  14. Le donne accoglienti, 157 (=) - 15/03/2013
  15. L'amore bugiardo - "Gone Girl", 151 (=) 28/12/2015
  16. Storia della guerra - 19: L'ascesa dell'impero napoleonico, 147 (+6) - 31/10/2013
  17. Umberto Visani, "Ubique", 144 (+1) - 19/04/2013
  18. Storia della guerra - 16: La guerra franco-indiana, 142 (+2) - 23/10/2013
  19. Tamburi lontani, 140 (+1) - 09/01/2015
  20. La verità è sempre rivoluzionaria, 133 (+4) - 21/03/2013
  21. La rivolta di Pasqua (Dublino 1916), 125 (+1) - 31/03/2013
  22. Per proprietà transitiva, 125 (=) - 22/07/2016
  23. "71" - Il film, 122 (=) - 10/07/2015
  24. Richard: sensi, desiderio e piacere, di Ada Cattaneo, 122 (=) - 19/06/2015
  25. "False Flag - Sotto falsa bandiera", 120 (+2) - 03/07/2016
  26. Look away, Dixieland, 120 (+1) - 23/01/2013
  27. Il numero è potenza, 118 (=) - 07/05/2016
  28. I duellanti: una storia vera, 117 (+1) - 17/11/2014
  29. Five Star General, 114 (+1) - 13/04/2016
  30. Ma quante volte l'hanno già dato, 'sto film?, 113 (+113) - 18/08/2016
  31. Essere soldati - Dialogo con Marco Valle, 110 (+3) - 01/01/2016
  32. Arianna, di Stefano Vaj, 106 (=) - 20/06/2015
  33. "War Films" - Recensione, 105 (+22) - 17/08/2015
  34. Gli aggiustamenti "borghesi", 104 (=) - 05/02/2014
  35. American Sniper, 102 (=) - 05/01/2015
  36. Storia della guerra - 10: L'avvento del "Tercio", 101 (+10) - 11/10/2013.
      Si nota soprattutto la formidabile progressione del post Carlo Fecia di Cossato (+544 visualizzazioni), in concomitanza con la ricorrenza dell'anniversario della morte, e anche la buona progressione di un nuovo ingresso, il post Ma quante volte l'hanno già dato, 'sto film (+122 visualizzazioni).
   
                                       Piero Visani