sabato 12 maggio 2018

Le "grandi democrazie"

       Come capita in tutte le "grandi democrazie", dopo che il "ludo cartaceo" ha assolto le sue valenze di finzione, si passa all'esercizio della funzione, che consiste nel fare sì che l'opinione degli elettori venga progressivamente allineata su quella dei suoi "autorevoli tutori", i quali faranno in modo che il risultato finale sia esattamente contrario a quella che era l'orientamento iniziale dell'elettorato.
      Come dire: come ottenere una maggioranza di tipo bulgaro negando in tutti i modi di essere in Bulgaria. Domanda: come essere in Corea del Nord potrebbe andare? Sarebbe sufficientemente democratico...?

                           Piero Visani



      

giovedì 10 maggio 2018

Il (vero) valore della solidarietà

       Lo ha spiegato stamane il capo dello Stato a Fiesole, in un intervento contro il sovranismo e in favore della riscoperta del "valore della solidarietà" che è da sottolineare per il profondo spirito di neutralità e super partes che lo ha animato...
       In effetti, ad un certo punto della mia vita - come milioni di cittadini (sudditi) europei - mi sono ritrovato arruolato nell'"esercito della solidarietà". Arruolato con coscrizione obbligatoria - si badi bene - non come volontario. Così ho dovuto cominciare a contribuire con i miei soldi, il mio patrimonio e il mio lavoro alla costruzione del grande feticcio della solidarietà: lo Stato oppure l'Eurolager oppure i rappresentanti di entrambi avevano bisogno di denaro per giochetti sporchissimi mascherati dietro a "nobili" dichiarazioni di elevato contenuto etico? Ecco che venivo reclutato per finanziarle. A me non rimaneva niente, altri si facevano ville da 24 milioni di euro sul Lago Maggiore, altri ancora inalberavano borse Louis Vuitton da 5.000 euro l'una, altri ancora percepivano vitalizi faraonici, spesso e volentieri esentasse.
        E' esattamente così che - insieme a milioni di europei - sono diventato sovranista. Perché i vecchi Stati sovrani, pur onusti di nefandezze, evitavano di prendermi per le terga con le "nobili" tirate sulla bontà della solidarietà. Non ho nulla contro tali "tirate", se qualcuno le ama. Chiedo solo che gentilmente costui precisi: "dovete essere solidali con noi perché abbiamo bisogno di voi, in quanto senza i vostri soldi, le vostre case, i vostri lavori, le vostre vite e quelle dei vostri figli, le vostre speranze e il vostro futuro, noi non avremmo un PRESENTE lussuoso e un FUTURO gradevolissimo.
        Quando la si racconta agli stolti, la favola della "solidarietà" andrebbe raccontata per intero. Di tutti costoro che ne straparlano, io non ne ho mai incontrato alcuno, TANTO MENO NELLE NON RARE VOLTE IN CUI ANCH'IO DI SOLIDARIETA' AVREI AVUTO BISOGNO. A ME, E A MILIONI DI ALTRI COME ME, SOLO CONTINUE RICHIESTE DI SOLDI. CHIAMIAMOLA INFINE PER NOME, QUESTA FALSISSIMA "SOLIDARIETA'": E' UNA SEMPLICE RICERCA DI FARSI MANTENERE A SPESE NOSTRE. BELLO, NO?

                              Piero Visani



mercoledì 9 maggio 2018

Sul nucleare iraniano - Una riflessione

       La decisione del presidente statunitense Donald Trump di ritirare il suo Paese dall'accordo internazionale sul nucleare iraniano, oltre che voluta e per così dire anticipata da Israele, ha alcune motivazioni di carattere militare che sarebbe opportuno non trascurare, la prima e più importante delle quali è che lo Stato ebraico è ben consapevole che, dopo il conflitto con gli Hezbollah dell'estate 2006 nel Libano meridionale, conclusosi in un notevole scacco per lo Tsahal, l'esercito di Gerusalemme, è necessario aumentare e non abbassare i livelli di conflittualità, rendendo più facilmente valicabile la soglia nucleare, magari con il ricorso a ordigni miniaturizzati di provenienza USA.
       Dopo il recentissimo successo degli Hezbollah nelle elezioni politiche libanesi, il confine settentrionale di Israele è diventato più vulnerabile e la dirigenza politica dello Stato ebraico sa bene che, nell'ambito di un semplice scontro di carattere convenzionale, i combattenti sciiti sono un osso molto duro, durissimo. Il confine meridionale del Libano è infatti un dedalo di fortificazioni, di cunicoli e gallerie sotterranee, di direttrici d'avanzata canalizzate e potentemente difese, dove lo Tsahal attuale ha già trovato pane per i suoi denti nell'estate di dodici anni fa e ancora di più ne troverebbe oggi, non potendosi permettere - per di più - un tradizionale scontro di fanteria all'ultimo sangue, che gli imporrebbe un tasso di perdite umane che lo Stato ebraico, in perenne crisi demografica quanto meno rispetto ai suoi vicini, davvero non potrebbe sopportare.
      Da ciò l'evidente necessità di modificare il livello di un potenziale scontro, di scongiurare l'eventualità di un confronto meramente convenzionale e di spostare tutto a un livello superiore, dove la tecnologia e tutte le varie soluzioni operative offerte dagli ordigni militari più moderni possano consentire di spostare la lotta in ambiti diversi, lontani dal feroce scontro di fanteria di tipo classico, dove gli unici fattori certi di successo sono la motivazione dei combattenti, la loro esperienza di combattimento e la feroce determinazione di conseguire la vittoria.
       La scelta compiuta da Trump su ispirazione di Netanyahu è dunque altamente polemogena ed è palesemente intesa a non escludere uno scontro nucleare che - nelle circostanze attuali - non avrebbe ovviamente storia. Ne avrebbe invece - e molta - uno scontro militare di tipo convenzionale ed è proprio quanto Israele intende a tutti i costi evitare. Nel caso qualcuno lo avesse dimenticato, mi permetto sommessamente di ricordare che stiamo vivendo una chiara fase di anteguerra.

                            Piero Visani




martedì 8 maggio 2018

Neutralità

       Da Il Dizionario del perfetto democratico, Edizioni Fatelafame, Bruxelles-Berlino 2018, 200 pp. (prezzo ancora da stabilire, ma state tranquilli, lo pagherete tutto voi, e solo voi...).
      "Neutrale", ad vocem: "Dicesi neutrale il governo - non eletto e non nominato dal popolo - che fa ciò che dicono l'Unione Europea, la Germania e i mercati. Perché la libertà di scegliere ciò che vogliono i vostri padroni, cari 'elettori', è l'essenza della democrazia guidata, quella teorizzata in passato da un noto libertario come il dittatore indonesiano Sukarno".
       Chiaro, no?

                    Piero Visani




venerdì 4 maggio 2018

Intervista a Piero Visani, autore di "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento", Oaks Editrice, Milano 2018

È possibile scrivere una storia della guerra dall’antichità a oggi che sia sintetica e al tempo stesso stimolante per il lettore, inducendolo ad approfondire il tema  mediante il continuo riferimento a una vasta bibliografia, che però non interferisca in alcun modo con la scorrevolezza del testo?  È quanto ha fatto Piero Visani,  con il suo recente libro dedicato alla Storia della guerra dall’antichità al Novecento  (Oaks Editrice,  pagg. 195, euro 18).

Visani, storico e pubblicista, consulente del Ministero della Difesa dal 1988 al 2006 e del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica dal 1990 al 1992,  conferma il suo anticonformismo, che gli viene anche  dalla giovanile partecipazione alla “Nuova Destra”,  nulla concedendo alla vulgata corrente sulla guerra, uno dei tabù contemporanei. Lo abbiamo intervistato per cogliere il senso della sua ricerca.

Perché un libro sulla guerra ?

“L’intento di fondo è quello di non imbarcarsi nell’ennesimo esercizio di demonizzazione del conflitto, ma di avviare sommessamente un tentativo di capire la natura del fenomeno bellico, le sue molteplici identità, le vie – più o meno misteriose – attraverso le quali il genere umano, pur conoscendone il costo e gli orrori, sia comunque riuscito a sviluppare – per dirla con James Hilman – ‘un terribile amore per la guerra’. Non c’è e non ci vuole essere compiacimento in tutto questo, ma soltanto una ricerca di verità”.

Il libro ha una “gestazione” tutta particolare …

“Avevo iniziato a scrivere una “Storia della guerra” per il quotidiano “Linea”. Non l’avevo potuta completare a seguito della cessazione delle pubblicazioni di quella testata, ma l’idea mi era piaciuta per cui, l’estate scorsa, ho proposto il progetto a Luca Gallesi, di Oaks Editrice, dopo aver completato un primo volume, che si concludeva per l’appunto subito prima dello scoppio del primo conflitto mondiale. L’idea è stata apprezzata,  perché si tratta di un volume sintetico e di agevole lettura, ma pure corredato da un’ampia bibliografia, che non disturba la lettura e può consentire – a chi lo desideri – di approfondire”.

Quello che si nota  è un chiaro taglio metapolitico dell’opera, incentrata sulla “cultura della guerra” e sul suo modificarsi nel corso dei secoli …

“Giusta osservazione: scopo del libro è mostrare che la guerra non   è un fenomeno estraneo all’animo e alla cultura umani, ma qualcosa di assolutamente consustanziale ad essi, e che la cultura dominante, sforzandosi di negarne l’esistenza, non l’ha minimamente abolita, ma l’ha trasformata in una sorta di surrogato (ad esempio un’ “operazione di polizia internazionale”) che non solo esiste ma gode di ottima salute e viene utilizzato assai spesso”.

Esiste dunque una precisa evoluzione del fenomeno bellico?

A mio avviso sì e ne ho parlato a più riprese nel libro, seguendone non solo lo sviluppo tattico e strategico, ma una vera e propria dinamica culturale che ne ha fatto un fenomeno complessivamente olistico, che da realtà in fondo circoscritta lo ha portato ad invadere spazi sempre più ampi, coinvolgendo in misura costantemente maggiore la vita delle popolazioni civili. In questo senso, se una differenza si nota tra la guerra di tipo tradizionale e il conflitto moderno, essa risiede nel fatto che quest’ultimo pare costituire una concreta rappresentazione della classica immagine clausewitziana dell’”ascesa agli estremi”, difficilmente contenibile e ancor meno agevolmente controllabile.

Qua e là, nel libro, fanno capolino alcune  personali preferenze …

“Ho sempre cercato di praticare una sorta di “turismo storico-militare”, che mi ha portato a visitare non pochi luoghi topici, da Waterloo ai campi di battaglia della Guerra Civile americana, da Marengo alle Ardenne. Questo mi ha lasciato numerosi ricordi, che ho cercato di trasporre in alcune parti del libro”.

In sintesi qual è  il presente e il futuro della guerra ?

“Premesso che tale analisi dovrebbe essere oggetto del secondo volume di questa mia Storia della guerra, che si intitolerà Storia della guerra nel XX secolo, non mi sento per nulla affine a quanti ipotizzano la scomparsa della guerra e prevedo semmai una sua moltiplicazione, sia sotto forma di guerra mediatica (ormai in pieno sviluppo tramite, ad esempio, le fake news o l’uso deliberato dei social network) sia sotto forma di “guerra per bande”, da intendersi come fenomeno nuovo, del tutto estraneo alle “forme Stato” di tipo tradizionale e riguardante aggregazioni trasversali interne ed esterne agli Stati stessi, rette da regole proprie e aventi obiettivi molto più privatistici che pubblici. Tali aggregazioni avranno protagonisti che già da qualche tempo cominciano a delinearsi (potentati finanziari, criminalità organizzata, etc.) e che non ci consentono di nutrire alcuna illusione su quanto presente e diffusa sarà la guerra nel nostro futuro, anche se magari la chiameremo con un nome diverso…”.

A cura di Mario Bozzi Sentieri

giovedì 3 maggio 2018

Recensione 2 di Piero Visani, "Storia della guerra dall'antichità al Novecento", Oaks Editrice, Milano 2018

Se il titolo dell’ultimo libro di Piero Visani “Storia della Guerra dall’Antichità al Novecento” vi spaventa un po’, non abbiate timore. L’ultima fatica del polemista torinese vi sorprenderà per la sua sintesi e per la sua scorrevolezza e leggibilità.
Il testo è uscito poco più di un mese fa per i tipi della OAKS Editrice al costo di 18,00 Euro, e non ha mancato di suscitare già alcune polemiche.

Visani, e non lo scopriamo oggi, è un profondo conoscitore della materia. Basti ricordare la sua esperienza maturata come consulente del Ministero della Difesa dal 1988 al 2006, e del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica dal 1990 al 1992.

In questo volume, e in meno di duecento pagine, l’autore ci fornisce una veduta “a volo d’uccello” di quello che la guerra ha rappresentato nel corso del tempo fino alle soglie del XX secolo. E come ci si potrebbe aspettare egli sta già lavorando a un secondo volume che si occuperà dello stesso argomento a partire dal primo conflitto mondiale fino ai giorni nostri.

Le tesi di fondo che l’autore vuole dimostrare sono sostanzialmente due. La prima è che la guerra fa parte della natura umana, e per quanto si tenda a bandirla e a demonizzarla, è da sempre, un tempo e ancora oggi, una componente fondamentale dei rapporti tra uomini e Stati.

“Occorre – dice l’autore – sottrarsi alla tentazione di considerare la guerra come un fenomeno puramente tecnico-militare. [Perché] se la guerra non esiste più (e sappiamo fin troppo bene che non è vero) il conflitto gode di ottima salute”.

In secondo luogo Visani vuole ricordarci che, per quanto si tentino di mascherare gli scontri bellici con definizioni nuove e, a volte fantasiose, come “peace keeping” oppure “operazioni di polizia internazionale”, la guerra, pur nell’evolversi degli strumenti tecnologici, nonché delle modalità di intervento, resta sostanzialmente sempre la stessa, pur nel mutamento della sua percezione da parte della gente comune, grazie al massiccio tentativo di edulcorarla dovuto ai governi e ai media.

In conclusione il libro rappresenta un efficace strumento per affrontare questo tema evitando i soliti luoghi comuni.

Per chi poi volesse approfondire l’argomento, potrà trovare in appendice un vasto assortimento di testi. Gli stessi che – è lo stesso Visani che lo afferma – egli ha non solo consultato ma anche “amato”.

Bartolo Collo
(in "Elec TO Mag", 29 aprile 2018, www.electoradio.com)

domenica 29 aprile 2018

Recensione 1 di Piero VISANI, "Storia della guerra dall'Antichità al Novecento", Oaks Editrice, Milano 2018

Ricevo e molto volentieri pubblico:

"Non sono un'appassionata di libri storia, tuttavia il titolo"Storia della guerra dall'antichità al Novecento" di Piero VISANI, mi ha incuriosito. Quindi, come spesso mi capita di fare, prima di accingermi alla lettura di un libro, ho dato uno sguardo alla quarta di copertina dove mi hanno colpito le parole dell'autore che dice di non aver affrontato il tema della guerra in una logica di demonizzazione, ma ha cercato di inserirlo nelle dinamiche sociali per dimostrare quanto essa faccia parte delle vicende umane.Cosi' ho iniziato la lettura e la scorrevolezza del testo mi ha aiutato ad appassionarmi ai vari temi, soprattutto perché gli eventi che, a mio parere, tutti, più o meno possono conoscere, pur non essendo ovviamente trascurati, passano in realtà in un secondo piano.Io, ad esempio,ho apprezzato molto la puntuale descrizione di alcuni luoghi: Waterloo, Marengo, le Ardenne... Nella guerra Franco indiana, ad esempio, l'autore cita luoghi personalmente visitati, da Albany fino a Fort William Henry. Ci dà l'idea di come dovesse essere una fortificazione di frontiera dell'epoca, descrive il forte Ticonderoga, senza trascurare il paesaggio, la natura dei luoghi visti con gli occhi di adesso, ma calati nella STORIA. Il libro è estremamente affascinante proprio perché molte delle guerre trattate sono state ripercorse e, oserei dire, rivissute dall'autore in quei luoghi, comunicandoci grande pathos.Dai campi di battaglia, di notte, mi immagino ancora che si levino migliaia e migliaia di fiammelle... E per un autore di un libro di Storia, null'altro si può dire.

Gaia Altavilla