domenica 15 dicembre 2019

Pagliuzze e... travi

       Nel mondo politico italiano, dove in genere si sprecano i "laureati all'università della vita", i bibitari, i seguaci dell' "uno vale uno", i periti odontotecnici e i periti agronomi (titoli rispettabilissimi, per attività tecnico-pratiche), oltre agli studenti "fuori corso" in SPE (Servizio Permanente Effettivo), sono partite bordate contro il primo ministro britannico Boris Johnson, reo di avere vinto alla grande le recentissime elezioni politiche in quel Paese. Di lui la Sinistra italiana ha evidenziato il fatto di essere il rappresentante di una "Destra ignorante e incolta".
       Detto da cotanto pulpito, ci sarebbe già da sorridere, anche se - al riguardo - c'è da ammettere che la Sinistra italiana è fuorviata dalla presenza, in Italia, di una Destra che si impegna con costanza ed eccellenti risultati - specie a livello politico - per corrispondere allo stereotipo di tanta belluina ignoranza, in genere riuscendovi perfettamente, peraltro...
       Nonostante i suoi modi rudi e decisionisti, forse troppo "macho" per certa Sinistra di casa nostra, Johnson è in realtà un intellettuale raffinato, con solidi studi classici alle proprie spalle, appassionato della lingua latina e favorevole alla sua reintroduzione nella formazione dei giovani, nonché cultore della storia e della cultura di Roma, e autore di un significativo saggio in materia, Il sogno di Roma. La lezione dell'antichità per capire l'Europa di oggi, edito in Italia da Garzanti.
       Insomma, tutto questo non lo renderà comprensibilmente più simpatico alle Sinistre, ma certo lo pone nettamente al di sopra della media dei politici italiani, che almeno di una cautela dovrebbero dare costantemente prova: evitare di dare dell'ignorante a molti dei loro colleghi di altri Paesi, perché è una pratica destinata solo a risultare un eclatante caso di eterogenesi dei fini. Va detto peraltro che anche i loro elettori sono in genere entusiasti della propria belluina ignoranza, per cui questo è il caso classico in cui un ignorante con laticlavio ne vale uno senza (favoloso esempio di "uno vale uno" e anche più di uno...): e vissero tutti infelici e in progressivo fallimento. Ma piace così e dunque laissez faire, laissez passer...

                             Piero Visani





         

venerdì 13 dicembre 2019

Via dalla pazza folla

Lungi da me il pensare che la politica possa servire - oggi - a cambiare più di tanto le cose. Sono però contento della valanga di voti raccolti nelle elezioni britanniche di ieri dal partito conservatore di Boris Johnson, non perché io nutra una qualche propensione conservatrice, anzi, ma perché sono stato a lungo nel Regno Unito e ne conosco i livelli di libertà individuale, del tutto sconosciuti nel lager fiscal-totalitario della UE.
Non dimentico inoltre che erano ormai anni che la scelta in favore della Brexit, pronunciata con una maggioranza di 52 a 48, era stata ostacolata in ogni modo e in ogni senso da quanti sono talmente democratici che, se una consultazione referendaria NON va come essi avevano auspicato e sperato, in nome del loro straordinario ossequio alla volontà popolare si battono in tutti i modi per differirne l'applicazione e - se possibile - farla ripetere.
Ho provato le straordinarie doti libertarie della democrazia, prima ancora che diventasse democrazia totalitaria, fin da ragazzo, cioè dai primi anni Sessanta, ma essa ora ha perduto anche il comune senso del pudore, per cui, o si fa come vogliono coloro che la guidano, oppure non è democrazia...
Poi, come è ovvio, quanti ci fanno la morale hanno i loro patrimoni personali e le loro aziende sapientemente distribuiti tra Olanda, Regno Unito e paradisi fiscali vari, ma l'importante è fare propria la fola che, se tutti pagassero le tasse, staremmo tutti meglio, senza riflettere molto su a chi si riferisca quel "tutti". Tutti quelli che quotidianamente ci vessano? Quelli che ci hanno ridotto a una banda di pagatori? Quelli che costringono i nostri figli ad emigrare perché qui da noi il lavoro sta progressivamente svanendo?
Ovviamente - come mi capita spesso - mi sarà rivolta l'obiezione che sono ostile ad un disegno unitario europeo, ma non è assolutamente così. So bene che, negli assetti planetari contemporanei, è necessaria una solida massa critica per contare qualcosa, ma l'attuale costruzione europea non è altro che un'associazione a delinquere di taglio privatistico, riservata a una ristretta oligarchia finanziaria e ai politici che le reggono la coda, e dominata da una Germania che è priva di prospettive geopolitiche e geostrategiche, nonché timorosa di assumerle, per la sempiterna questione della colpa, di "quel passato che non vuole passare", che terrorizza più i tedeschi (che hanno da tempo paura di se stessi), che non gli altri popoli.
Dal mio punto di vista, quindi, via dall'UE è una scelta di sopravvivenza, che il Regno Unito può permettersi perché conserva una visione strategica e ha saputo conservarsi una moneta nazionale, che è quello che precipuamente - oltre a un ben coltivato spirito isolano - rende  possibile la sempre più imminente "fuga all'inglese".
Noi resteremo qui, a pagare sempre più tasse, le ville da 24 milioni di euro di certi ottimati, le borse Vuitton da parecchie migliaia di euro di signore molto poco femminili e buone per tutte le stagioni (purché non invernali...), nonché a sognare quando ci faranno entrare dalla porta principale all'interno del Quarto Reich. La risposta è semplice: mai! Al massimo - e accadrà presto - ci toccherà subire l'ennesimo Gauleiter, ovviamente attentissimo a fare gli interessi dei suoi padroni e preoccupato solo di trasferire nella Vaterland (sua) quel che resta della nostra industria. Quanto a noi, scopriremo che morire di povertà e di tassi non è necessariamente la migliore delle morti, e che il lavoro, specie se svolto SOLO per assolvere a imposizioni fiscali, non rende affatto liberi, anzi...

                                                     Piero Visani






mercoledì 27 novembre 2019

Un'idea per le prossime festività

       L'ignoranza è certamente una delle merci più diffuse in Italia, nonché una su cui l'imposizione fiscale è minore, perché - nel caso fosse applicata - dimezzeremmo in fretta il debito pubblico.
       Dilagano invece il tronfio "unovaleunismo" degli stolti, le rivendicazioni soddisfatte del "non ho mai letto un libro!" (guarda che non c'è bisogno che tu lo dica, si vede chiaramente...); le scuole frequentate alla mitica "università della vita"; le lauree prese su Internet (e si vedono anche quelle...).
       I risultati sono sotto gli occhi di tutti: politici (ed elettori...) fermi alla pre-alfabetizzazione arrogante; ponti e case che crollano; argini che non reggono; livello di formazione scolastica e universitaria da Quarto Mondo. Gli unici "ponti" che reggono ancora sono quelli per allungare i fine settimana e penso che quelli reggeranno saldamente anche in futuro, se non reggeranno anche di più, visto che i livelli di produttività continuano a scendere, nel soddisfacimento collettivo. Aziende intere vengono tenute in piedi anche se fallite, per evitare guai peggiori.
       Sicuramente, su questo sfondo, "l'anno che verrà" è sempre peggiore del precedente, ma ci dicono che sarà migliore, visto che il nostro è il Paese "delle profezie che si auto-avverano", ovviamente a condizione che non vengano messe alla prova...
       Avendo scelto, fin dai miei anni universitari, di voler fare deliberatamente il paria (l'Italia è un Paese che ha più caste dell'India, nel caso non ve ne foste accorti...), ho passato buona parte della mia vita a vivere di espedienti, grandi o piccoli che fossero, non potendo vantare uno status rispettato e conclamato. Mi è sempre piaciuto fare il "maverick", vale a dire la bestia non marchiata, al di fuori dei branchi (e delle greggi...), e così sono rimasto bestia, ma senza marchio. Non ci tenevo ad averlo, anche se me ne hanno appiccicati tanti.
       Ho scritto alcuni libri, altri sono in cantiere, altri ancora in progetto, perché ho deciso che trascorrerò quest'ultima parte della mia vita a scrivere. Mi permetto perciò "un consiglio per gli acquisti" natalizi. Una copia del mio libro "Storia della guerra dall'antichità al Novecento" (Oaks Editrice, Milano 1998, 195 pagine, prezzo 18 euro, ma lo si trova anche a 15...).
        Opera scritta da un non appartenente all'Accademia, ergo consustanzialmente "giornalistica" e amatoriale, "priva di apporti significativi" come quelli che invece si trovano nei volumoni degli storici veri. Essendo stato tutta la vita un "bastardo senza gloria" (del resto, nel caso in cui l'avessi maturata, me l'avrebbero tolta d'autorità) e non essendo invitato alle trasmissioni televisive e/o radiofoniche intese a promuovere le vendite di libri, mi faccio un po' di promozione da solo, anche se non è elegante. Ma faccio di necessità virtù.
       Il libro che promuovo qui è una sinteticissima storia della guerra dall'antichità greca a subito prima della Grande Guerra, scritta in maniera piana per cercare di interessare il lettore. Spera di riuscire a farlo e mi sembra giusto mettere alla prova qualche vostro parente o amico ricordandogli che "la guerra è la madre di tutte le cose" e, più presto ce ne accorgiamo, più tardi diventeremo prede di chi vuole impadronirsi non tanto delle nostre terre, ma delle nostre menti e dei nostri cuori. E ci  sta brillantemente riuscendo. Non a caso, mantenendo fede a questa impostazione pseudo-pedagogica, uno dei miei prossimi libri sarà sulla "guerra ibrida".

                                           Piero Visani



lunedì 25 novembre 2019

Vite a debito

I "bencapitati" che sono riusciti a portare la pelle e l'auto a casa, sull'autostrada Savona - Torino, passando poco prima che il viadotto autostradale nei pressi di Altare (SV) venisse travolto da una frana sulla carreggiata in direzione Torino, hanno appena avuto tempo di tirare un lunghissimo sospiro di sollievo per la morte appena scampata, ma hanno altresì avuto la "piacevole" sorpresa di scoprire a proprie spese (letteralmente) che cosa vale la vita in Italia, Paese dove se ne esalta ad ogni piè sospinto il valore: siccome avevano comunque completato la tratta e non avevano neppure riportato danni all'auto, hanno dovuto pagare il pedaggio al casello, così hanno potuto scoprire che:

1) FINZIONE (la sicurezza) e FUNZIONE (l'estorsione di fondi costosissimi a sudditi ormai diventati schiavi, onde farli pervenire in buona parte ai concessionari autostradali) sono la medesima cosa e la seconda ha ovviamente la prevalenza assoluta sulla prima.

2) Il rapporto con lo Stato e con i propri diritti di cittadinanza (o presunti tali) si esaurisce nel momento in cui hai pagato i tuoi oneri, i tuoi balzelli e le relative "corvées". Di tutto il resto - compreso se vivi o muori - allo Stato non può fregare assolutamente di meno. Sei un semplice suddito/schiavo. Paga e taci! E ricordati che questi soldi non ce li chiede neppure l'Europa: te li rubiamo direttamente noi...

                                                       Piero Visani



giovedì 21 novembre 2019

La credibilità internazionale di un Paese e della sua classe dirigente

       Nell'editoriale dell'ultimo numero di "Limes - Rivista italiana di geopolitica" (Ottobre 2019), significativamente intitolato Il muro portante, il direttore - Lucio Caracciolo - commenta un numero di qualità anche superiore alla media, già elevata, di tale rivista, parlando - tra le altre cose - del ruolo italiano nella fase storica attuale, successiva alla caduta del Muro di Berlino, e scrive, con tragico realismo:

       "Le correnti che agitano l'Europa e il mondo ci trascinano alla deriva, minacciando in prospettiva l'unità nazionale. Mentre la frattura nella continuità della classe politica e dirigente dopo il 1992 - morte e ibernazione della Prima Repubblica senza che ne sia mai nata un'altra - ci spinge a manovre inconsulte. Nulla di geopolitico nelle intenzioni: fare cassa. Molto nelle conseguenze, non solo economiche. Lasciamo così che russi, cinesi e americani si convincano in parallelo che noi li si voglia giocare con operazioni opache o dilettantesche, degne della migliore commedia all'italiana. Per vedere tutti insieme l'effetto che fa. I nostri interlocutori, per opposte ragioni, non ne sono divertiti. E ci fanno pagar dazio. Sopra e sotto il tavolo.
Purtroppo quasi mai siamo in malafede. Anche se ai professionisti altrui, controvoglia assegnati a trattare con noi, pare incredibile. Il nostro primo impulso è sinceramente ecumenico e strettamente economico, condito da opportunismi minimi ai nostri occhi, miserabili agli altrui. Ci illudiamo di guadagnarne universale apprezzamento. Ma perché Stati che si rispettano dovrebbero degnare di attenzione chi, non rispettandosi, per qualche euro in più amerebbe stare con tutti? Salvo scoprire, tardi, di non stare con nessuno. Tantomeno con sé stesso".

       Come "de profundis" non è male. Il mio suggerimento - da persona che ha viaggiato molto, anche tenendosi accuratamente lontano dai villaggi vacanze (peraltro anche lì mi dicono che non siamo particolarmente apprezzati) e frequentando luoghi istituzionali - è il seguente: astenetevi dalle amenità tipo "Italians do it better" e tendete bene le orecchie quando gli interlocutori parlano a cuore aperto del nostro Paese. Scoprirete tesori nascosti di stima, o quasi...

                                                                        Piero Visani


                                                         

martedì 29 ottobre 2019

Il senso di un voto


L'editoriale che il professor Ernesto Galli della Loggia ha dedicato ai risultati delle elezioni regionali umbre sulle pagine del "Corriere della Sera" di oggi meriterebbe un'attenta analisi, specie a quanti - e sono incredibilmente numerosi, oltre che incredibilmente amatoriali... - pensano che il monitoraggio dell'informazione consista nel presentare ai rispettivi "capoccia", la mattina presto, le fotocopie degli articoli più rilevanti comparsi sulla stampa italiana, senza valutazione alcuna di contorno.
Questo denso articolo di fondo prende le mosse dai rapporti che è ormai necessario stabilire, a livello partitico, con l'elettorato di opinione, rapporti che sono sicuramente più importanti e urgenti in un'epoca post-ideologica, che pare possa essere diretta dalle iniziative capillari di sistemi di comunicazione ad hoc, ma ha pure bisogno di molto di più di tutto questo, perché è vero che oggi i consensi si ottengono in modo molto più facile di un tempo, ma è anche vero che sono consensi "liquidi", pronti a cambiare destinazione in fretta.
Galli della Loggia cita, al riguardo, il paradigmatico esempio della liquidità post-ideologica grillina, che ha finito per approdare, nel giro di un quinquennio, al più totale e assoluto nullismo, perché è arrivata al governo in fretta, ma poi ha cercato di risolvere il suo rapporto con il mondo nel fin troppo mitico "uno vale uno", vale a dire in una straordinaria bugia inserita dentro una colossale panzana, che ne ha mostrato la più colossale inesistenza nei rapporti con la società civile e lo "Stato profondo", e lo ha portato ad assumere come "garante" una figura tutto men che adamantina e sicuramente eterodiretta come il professor Giuseppe Conte.
Il dramma è che, a fronte di avversari politici in totale liquefazione, il Centrodestra italiano, anche nella versione Destracentro che si dice possa prevalere, ha da opporre loro il medesimo nullismo e la medesima, totale liquidità "à la" Zygmunt Bauman.
Si notano - è vero - i movimenti di posizionamento di coloro, e sono tanti, che tirano a una poltrona, una poltroncina o anche un semplice strapuntino, ma non c'è "grande politica", in tutto questo; c'è la solita e in fondo meschina "piccola politica" ispirata al semplice "cambio di glutei". Cosa potrà scaturire da tutto questo? Ovviamente NULLA, è la risposta fin troppo facile. E' una tragedia che ciò accada nel momento in cui la società italiana respinge con forza - come un "altro da sé" - l'accoppiata catto-comunista che l'ha ridotta progressivamente in povertà. Ma il problema è che gli attuali vincitori non hanno un PROGETTO per il futuro della società italiana, ammesso e non concesso che di averne uno interessi loro qualcosa. Pensano alle prossime elezioni, per vincerne una e perdere quella successiva, dopo aver fatto vedere "urbi et orbi" (anche nel senso di cecati...) quale sia la loro consistenza, politica e metapolitica. Questo è il vero dramma nazionale.

                                                                       Piero Visani



domenica 20 ottobre 2019

Recensione di Umberto Visani, "UFO: i casi perduti", Edizioni Segno, Udine 2019

       Nell'ultimo biennio, anche a causa di testimonianze provenienti da fonti assolutamente accreditate, come la Marina degli Stati Uniti, il dibattito ufologico ha conosciuto un salto qualitativo notevole, quanto meno in molti Paesi, specialmente sotto il profilo di un approccio di tipo securitario, cioè preoccupato dell'incidenza che certi fenomeni - o quello che si è visto di essi - possono avere per la sicurezza nazionale.
       Tale salto qualitativo non si è ancora ripetuto in Italia, ma questo lo si può agevolmente comprendere, dal momento che i nostri cieli sono solcati ormai da decenni solo da un altro tipo di oggetti volanti non identificati - i partiti politici - che sono sicuramente una minaccia per la nostra sicurezza individuale e collettiva, ma non vengono ancora percepiti come tali, sebbene ormai sia terribilmente tardi, per farlo.
       Proseguendo nel suo certosino lavoro di ricercatore sul tema, mio figlio Umberto ha appena pubblicato un altro libro (UFO: i casi perduti, Edizioni Segno, Udine 2019, 166 pp., prezzo 16 euro), questa volta non dedicato, come i precedenti, ai casi più eclatanti della storia ufologica, bensì a circa 25 casi minori, ma degni - a suo modo di vedere - di essere tratti fuori dal dimenticatoio per tutta una serie di aspetti specifici, ai quali, per varie ragioni, in passato non è stata riservata adeguata attenzione e sui quali pare invece opportuno soffermarsi per cogliere più in profondità le varie sfaccettature della problematica ufologica, che è molto meno monolitica e prevedibile di quanto si vorrebbe far(ci) credere.
       Con l'approccio scientifico e anodino che gli è proprio, Umberto si accosta - con grande cautela e nessun tipo di aprioristica creduloneria - a tematiche complesse, che purtroppo molto spesso vengono liquidate con una scrollata di spalle, bollando come "fideistici" determinati approcci non convenzionali e, al tempo stesso, dando prova di ritenere che l'approccio autoreferenzialmente "scientista", quello che nega tutto a priori, anche a fronte di solidi supporti probatori, non sia meno "fideista" di quelli che così impropriamente critica...
       Un libro di sicuro interesse e agevole lettura, quindi, preoccupato soltanto di suscitare interrogativi in un mondo che - bontà sua - è già riuscito a trovare a tutto risposte, con i risultati "magnifici e progressivi" che sono sotto gli occhi di tutti coloro che non vogliono chiudere deliberatamente gli occhi o li hanno già definitivamente chiusi.
       Un libro che insegna a dubitare, dunque a rompere la spessa e totalitaria coltre del "pensiero unico".

                   Piero Visani