venerdì 2 novembre 2018

Il silenzio degli (non proprio) innocenti...

       E' chiaro che la perdita della TAV o quella dell'uscita dal cartello per le future Olimpiadi invernali sono deprivazioni - per Torino - ben più gravi della fuga all'inglese (anche fiscalmente...) della Fiat-FCA. Di fronte a quest'ultima - un colpo davvero non lieve per il capoluogo subalpino - il silenzio dei non innocenti era stato quanto meno assordante, un po' come quello dell'Agenzia delle Entrate di fronte a manovre elusive che - se le avesse fatte qualche società più piccola - sarebbero state fonte di infiniti guai.
        Mi sono sempre chiesto se la tanto sbandierata rivendicazione sabauda all'ubbidienza e alla gerarchia, alla disciplina e al rigido ossequio ai capi non sia frutto del fatto che, della classe dirigente della medesima, alle Forze Armate venissero destinati essenzialmente coloro che - da queste parti - vengono classificati con il termine "fulatùn", che non pare propriamente destinato alle intelligenze più brillanti. Ora che le Forze Armate, grazie a questi "eccellenti" apporti, hanno visto riconfigurato il loro ruolo sociale e politico (la vittoria - si sa - ha molti padri, mentre la sconfitta è orfana), il termine non è scomparso dal vernacolo locale e pare adattissimo a qualificare il livello della borghesia torinese post-bellica (e anche di quelle antecedenti, invero).
       E, in ogni caso, in una città antifascistissima e molto "democratica", questo culto dei capi che hanno sempre ragione, mentre gli altri un po' meno, è fantasticamente amusant. Mi ricordo sempre, della mia giovinezza torinese, le frequenti domande su "Lei come nasce?", prima di concedermi attenzione o un colloquio di lavoro. E ricordo altresì - con grande soddisfazione - lo stupore che si disegnava su certe facce (definitele voi, ad libitum) quando io, puntualmente, facevo riferimento al dipinto di Gustave Courbet, "L'origine del mondo". Lo ammetto, non sono mai stato disciplinato. Così, non ho contribuito a fare disastri e fughe all'inglese, e a darne la colpa ad altri. Non ho un futuro, ovviamente, ma nemmeno un passato da millantare come encomiabile.
       Sarà un caso, ma il titolo originale de "Il silenzio degli innocenti" è "The Silence of the Lambs". Ecco perché suggerisco sempre di guardare i film in lingua originale (con sottotitoli per chi ne abbia bisogno): chiarisce padronati, parentele, dipendenze, servilismi e connivenze...

                          Piero Visani






                                

mercoledì 31 ottobre 2018

Minima Vaticania

       Non ho mai scritto una singola parola - e intendo continuare - su vicende come quelle di Emanuela Orlandi o della pedofilia o della lobby gay, etc. etc. Da appassionato cultore di cose militari, penso che la cosa peggiore che si possa fare sia sparare sulla Croce Rossa e poi so che la fede è cieca e nessuno crede mai - spesso nemmeno le magistrature - alle dimostrazioni e contrario, oppure mi dice che una cosa è il divino e un'altra l'umano, senza peraltro spiegarmi perché io - forse particolarmente sfortunato - in certi campi più che con l'umano ho sempre avuto la sfortuna di imbattermi con il "troppo umano". Ma tant'è...
       Guardo a tutto questo con il mio solito sguardo da "entomologo umano" e - per distrarmi - mi concedo la visione di una puntata di "The Young Pope", di Paolo Sorrentino.

                             Piero Visani



martedì 30 ottobre 2018

Luther

       Sto rivedendomi l'intera serie televisiva "Luther", della BBC. Interpretata splendidamente da Idris Elba e Ruth Wilson, è una serie che mi ha sempre colpito per la sottigliezza psicologica e per la totale assenza di manicheismo, che è invece il limite più grave che affligge la maggior parte dei serial di produzione statunitense.
       "Luther", per contro, vive sprofondato in una dimensione magmatica che lo tormenta, lo scava, lo ferisce dentro, e nutre una ricambiata, ambigua passione per Alice Morgan, assassina seriale che ha molti punti di contatto con lui.
       Tornerò su questa serie quando avrò terminato di (ri)vederla, ma amo gli stimoli intellettuali cui essa sottopone volutamente lo spettatore, cercando di mostrargli la natura estremamente complessa e sfaccettata della realtà, che non è popolata da "buoni" e "cattivi", in perenne contrapposizione, ma da soggetti che cercano di destreggiarsi nei compiaciuti orrori della società contemporanea trovando soluzioni che li soddisfino, che consentano loro di sopravvivere, che non spieghino, ma accendano i loro animi e le loro intelligenze, spesso sconvolte da una passione che in loro è anche terribilmente cerebrale. Non c'è il Bene, non c'è il Male: c'è il Tormento. E il Senso - se e quando esce, e non esce spesso - forse è soprattutto frutto di una narcisistica ammirazione di sé, della propria intelligenza non propriamente banale e neppure disposta a fare a patti con la banalità del quotidiano.

                              Piero Visani






sabato 27 ottobre 2018

Torino, città laboratorio

       Premesso - a scanso di equivoci - che per me anche Gengis Khan sarebbe meglio del Centrosinistra (e non parliamo poi del Centrodestra), devo dire che "Santa" Chiara Appendino, dopo due anni di governo grillino, è comunque riuscita a confermare la tradizionale immagine di Torino come "città laboratorio", nel senso che non si fa più niente, non si progetta più nulla, si dice di no a tutto, per produrre una "decrescita felice" che sarà forse tale per la classe dirigente del M5S, forse relativamente felice per quanti si troveranno a fare poco o nulla (loro massima aspirazione esistenziale) con un sussidio di Stato (noto anche come reddito di cittadinanza), e molto meno felice per quanti si troveranno disoccupati, o costretti ad andare a lavorare a Milano, oppure all'estero, oppure semplicemente strangolati dalla mancanza di qualsiasi residua attività economica.
       Attribuire la responsabilità di tutto questo al solo movimento grillino sarebbe altamente ingiusto, perché la mancanza di progettualità, il risibile provincialismo torinese spacciato per elitarismo (e in parte lo è sempre stato, visto che coloro che si scambiano reciprocamente incarichi e prebende non credo superino le poche centinaia di persone), la assoluta mancanza di visioni strategiche sono nati molto prima dei "grillini", ma ora ci avviciniamo al "redde rationem", in una città sempre più palesemente povera e che - vista l'età media dei suoi abitanti - pare aver già compreso dove andrà a concludersi la sua "decrescita felice": "six feet under"! In effetti, la tomba - per dirla nel vernacolo locale - è davvero il posto in cui "as bugia nen", ergo una destinazione sicuramente ambita e d'eccellenza...

                   Piero Visani





Ancora risalite...

       Il mio libro Storia della guerra dall'antichità al Novecento (Oaks Editrice, Milano 2018, 195 pp., prezzo 18 euro) è risalito dal 15° all'11° posto della classifica di settore di IBS. In passato, era salito fino al 4° posto, ma le oscillazioni positive di questo mese di ottobre dimostrano che non sta andando male, sotto il profilo delle vendite:

https://www.ibs.it/storia-della-guerra-dall-antichita-libro-piero-visani/e/9788894807257


         Piero Visani



venerdì 26 ottobre 2018

"L'euro è irreversibile!"

       Ogni volta che leggo frasi come questa, mi riempio di ilarità. Non c'è nulla di meglio che le ammissioni del nemico sulla natura assolutamente "democratica e non totalitaria" del "sistema per uccidere i popoli" che ha messo in piedi. Non mi tocca neppure fare fatica: è il "migliore dei mondi possibile", ergo è irreversibile proprio a causa della sua intrinseca perfezione. Ormai non siamo più di fronte a una visione politico-economica, ma a un dogma. Secondo le migliori abitudini dei monoteismi (anche il cristianesimo è un monoteismo, per i soliti stolti che pensano subito all'Islam...) verremo subito dichiarati eretici.
       Giordano Bruno è vivo e brucia con noi...!

                         Piero Visani







La vera precarietà

       I presunti assassini di Desirée avrebbero dovuto essere da tempo fuori dai confini italiani. Invece c'erano e delinquevano ampiamente. La legge - cioè, da noi, la finzione - li voleva lontani dall'Italia e invece loro erano qui e svolgevano una funzione criminale assolutamente indisturbati. Nessun cittadino, ovviamente, si periterebbe mai di denunciare situazioni del genere, per paura che la finzione si possa abbattere su di lui, in quanto incauto soggetto desideroso di interrompere un sistema perverso. E così, come da decenni, ormai, la finzione prendeva il posto della funzione e si spacciava per essere cosa seria...
       Il "caso Cucchi" dimostra, ex inverso, il medesimo concetto. Non serve a nulla, sotto questo profilo, sottolineare con forza come il Cucchi stesso fosse un piccolo criminale, perché allora occorrebbe anche riconoscere che chi ha attivato - come pare - il sistema di copertura del suo pestaggio non era proprio uno stinco di santo neppure lui...
       Tutto funziona così, in questa espressione geografica in deriva sempre più farsesca, ma di farsa tragica, non comica. Chi vuole, in qualsiasi campo, fa ciò che vuole, anche solo approfittando di un cumulo di leggi che dicono tutto e il contrario di tutto. Chi ancora, forse per paura, le rispetta, subisce ogni tipo di vessazione, come i negozianti che si vedono irrompere in negozio i "volonterosi carnefici" di Stato, animati dalla sadica volontà di rovinarli, nel mentre davanti agli ingressi dei loro esercizi stazionano - e vendono senza alcun tipo di controllo... - decine di "migranti per motivi umanitari".
       L'elenco potrebbe continuare, ed è lunghissimo: se mi ritrovo casualmente, per una dimenticanza, senza documenti, posso incorrere in qualche spiacevole situazione. Decine di migliaia di persone, che non sono autoctoni, possono fare invece qualunque cosa e nessuno dirà mai loro nulla, perché non è "politicamente corretto".
       Non c'è niente di razzistico in tutto questo, da parte mia. C'è molto di razzistico a mio carico, invece, da parte di chi vede in me - cittadino italiano incensurato - un "figlio di un dio minore", un suddito/schiavo (dire cittadino di serie B sarebbe un'amenità troppo grande); un soggetto che ha molti meno diritti degli altri, italiani e stranieri, perché anche a molti italiani sono inferiore, non facendo parte di alcuna casta...
       Nessuno pare aver compreso che, seminando tempesta con questa insistenza e insipienza; conculcando i diritti di chi pure dovrebbe averne, seguendo (a parole, solo a parole...) la "Teoria dei Diritti dell'Uomo" ma negando ogni giorno i più elementari diritti dei singoli uomini, non ne scaturirà nulla di buono. E non saranno lo spread, l'UE, o la distruzione economica di cui quest'ultima è latrice a far saltare il nostro ex-Paese, Patria diventata ingrata meretrice matrigna. Saranno l'ingiustizia praticata da decenni e contrabbandata per legge; gli abusi, i soprusi, le omissioni, la finta legalità, la totale illegalità, la copertura di tutto questo orrore dietro il falso paravento della modernità e del "politicamente corretto".
      Magari non avrò la fortuna di vederla, l'esplosione, quella fantastica esplosione consolatrice che attendo e che amerei anticipare il più possibile, ma il botto mi raggiungerà nell'Aldilà (ammesso e non concesso che ve ne sia uno...) e mi farà sorridere di una gioia sottile e infinitamente sadica. "A ciascuno secondo i suoi meriti". E questo noi - con i nostri silenzi, le nostre viltà grandi e piccole, le nostre classi politiche da museo degli orrori, la nostra progettualità da "Vacanze di Natale", "Un'estate al mare" e in pensione a 25 anni - è esattamente ciò che ci meritiamo e ci meriteremo.

                          Piero Visani