martedì 6 agosto 2013

Non rinnegare, non restaurare

      Quando si compie un'impresa difficile, anche se non impossibile, il primo fattore che si impone è una grande soddisfazione per l'obiettivo conseguito. E tale soddisfazione per qualche giorno si impone come elemento dominante.
       Poi, quando si ritorna alla normalità, il dubbio che ci assale è vedere che certe situazioni tendono a ripetersi, come pure certi comportamenti, per cui, mentre da un lato l'amor proprio può dirsi soddisfatto, dall'altro ci assale il dubbio di aver compiuto non un salto in avanti, ma uno all'indietro, di essere cioè tornati back to square one, con il rischio di dover ricominciare a riprendere un itinerario che credevamo compiuto.
      Che fare? Direi attenersi a un famoso imperativo: "Non rinnegare, non restaurare". Nel senso di non rinnegare tutti gli sforzi compiuti per avere successo, per riaprire un dialogo da me considerato indubbiamente importante. Non restaurare una situazione che si era già rivelata fallimentare e che, se riproposta esattamente come prima, nuovamente fallimentare si rivelerà.
        Dunque wait and see. Non intendo fare altro.
 
                                 Piero Visani

lunedì 5 agosto 2013

Grande, grande...

     Ho una cara (per quanto mi riguarda, carissima) amica la quale, per ragioni imperscrutabili, ritiene che, quando io la colmo (colmavo) di lodi, lo facessi per piaggeria, captatio benevolentiae, interessi personali più o meno confessabili, etc. etc.
     Niente di più falso. Chiunque mi conosca appena un po' sa che sono di carattere ruvido e che sono molto più bravo a farmi nemici che amici. Diciamo che a farmi nemici eccello...
     Dunque che dire? Io l'ho sempre lodata per ragioni vere. Vedevo che scriveva bene, con un vocabolario molto ricco e una capacità di osservazione straordinaria, quasi fotografica. Una sensibilità notevole, squisitamente femminile, ma al tempo stesso ricca di colorazioni profonde, scaturenti da un animo non comune, dotato di forte percettività.
       Talvolta posso averle rimproverato di nascondere tutto questo dietro una maschera, una maschera sociale e borghese, mentre io ho sempre cercato di fare il maieuta nei di lei confronti, di far scaturire tutta la ricchezza presente nella sua intima essenza.
       Ho cercato di conoscere, di lei, quei lati che interessavano realmente a me, e credo di essermi dimostrato capace di calarmi abbastanza in profondità nel suo animo. Il tutto non certo per banali interessi maschili. Non sono un santo, sono un dichiarato dionisiaco, ma sono un dionisiaco dialettico e cerco l'uomo (la donna) là dove mi può offrire il meglio di sé. La nostra evidente affinità elettiva a me appare talmente forte da risultare incontrovertibile.
        Non pare che il mio pensiero sia in toto condiviso, ma io non ho più molte soluzioni cui fare ricorso. Mi sono fatto piccolo e grande al tempo stesso. Ho dato prova di umiltà, di dilatato senso del tempo, di grande disponibilità dialettica. Ovviamente al tempo stesso resto una personalità ad alto profilo, e come potrebbe essere diversamente?
        Ma non è di me che intendo parlare. Vorrei solo dire che, da bravo maieuta quale sono, quando vedo un talento cerco di aiutarlo a venire alla luce. Davvero, nel farlo, sono così nutrito di arrière-pensées? E, se anche lo fossi, davvero non so fin dove arrivare e dove fermarmi? Tutto il tempo e tutte le attenzioni che le ho dedicato derivano davvero solo da "amor profano" e non da "amor sacro", da personale stupore per una grande intelligenza e sensibilità? Nessuno ci crederebbe. Mi auguro che non resti solo questa mia amica a crederlo. Siamo due "diversi", perché negarci a vicenda? E' puro autolesionismo.
 
                   Piero Visani
  

Ecce Homo

     Sono reduce da una rilettura estiva di questo sconvolgente saggio di Friedrich Nietzsche e, se posso dire che è un filosofo che amo profondamente fin dai miei 14 anni, ora vorrei ribadire che lo amo ancor di più. Anch'io mi sto raccontando, da tempo, "come si diventa ciò che si è" e, anche se molti mi criticano per presunti eccessi di egocentrismo, in realtà, mentre mi affermo, io mi sto negando e - più spesso di quanto non appaia - anche prendendo in giro...
        Appunto nella prefazione di "Ecce homo" Nietzsche scrive: "mi pare indispensabile dire chi sono. [...] Io non sono affatto un orco, un mostro di immoralità: sono il contrario di quella specie d'uomo che finora é stata onorata come virtuosa.[...] Sono un discepolo del filosofo Dioniso, preferirei essere un satiro piuttosto che un santo. [...] L'ultima cosa che io mi sognerei di promettere sarebbe di migliorare l'umanità. Io non innalzo nuovi idoli; gli antichi forse potrebbero imparare da me che cosa significhi avere i piedi d'argilla. Rovesciare gli idoli- così io chiamo gli ideali- ecco il mio compito.[...] Chi sa respirare l'aria che circola nei miei scritti, sa che é l'aria delle grandi altezze, che é un'aria fine. [...] La filosofia nel senso in cui finora l'ho interpretata e vissuta io, é libera vita tra i ghiacci, in alta montagna, é la ricerca di tutto ciò che vi é di strano e di enigmatico nell'esistenza, di tutto ciò che finora era inibito dalla morale".
       Anch'io, fin da ragazzino, ho sempre preferito essere un satiro piuttosto che un santo, ma non per satiriasi (quella mi è venuta da anziano...), bensì per volontà di scovare, nell'esistenza, tutto ciò che è stato sempre inibito dalla morale, nonché tutto ciò che "vi è di strano e di enigmatico". Solo quello cerco, molto spesso da solo, perché i coraggiosi o le coraggiose non abbondano, a questo mondo, mentre i perbenisti sì.
       Questa mia estate, così diversa da altre, è un'estate più che mai di lavoro, nel bel mezzo di tentativi di sviluppare opportunità interessanti. Ma non sono solo questioni di lavoro, anche il fronte personale è in movimento. Sono proiettato terribilmente all'esterno, alla ricerca di sbocchi di ogni tipo, siano essi intellettuali, emotivi, relazionali, sessuali. E' un'estate dionisiaca nel senso più pieno del termine e la amo profondamente per questo. Saltabecco da una situazione a un'altra portando dietro tutto me stesso e la mia esasperata intellettualità e, quando essa non basta o non mi soddisfa, faccio ricorso alle mie capacità di seduzione e alla mia naturale eleganza.
       Vengo da un anno difficile, pieno di riflessioni su me stesso, ma ne esco animato da una nuova forza interiore, una sorta di propulsore interno che mi rende più vitale che mai. Non sono mai stato animato da una voglia di vita superiore a quella che nutro oggi. E, come sempre, non veleggio sopra la vita, ma ci affondo dentro, con le mie carni, le mie viscere, il mio esplosivo intelletto, la mia devastante personalità. E, quando trovo qualche compagna all'altezza, ne sono lieto.
     Non sono facili, oggi, i miei rapporti con le donne. Trovo fastidiosissimo il modo - direi da riviste femminili mal lette e peggio recepite - con cui approcciano il maschio, quell'orango mononeuronico cui dedicare tutto il loro disprezzo. Detesto queste generalizzazioni: non tutti i maschi sono oranghi, non tutte le donne sono galline. Mi sforzo di "gettare ponti", "ponti di genere". Non ho molto successo, nel farlo, ma ci provo. Cerco di avvicinare diversità, di creare dialogo. Non ho niente da imporre, tanto meno me stesso. Mi piace infinitamente dialogare. Il fatto è che, a volte, questo mio desiderio di dialogo si scontra con "un oceano di silenzio". Me ne dolgo, ma insisto. Non sono mai stato un "maschio alfa", anche se talvolta mi accusano di esserlo. Sono un soggetto molto cerebrale, che cerca donne sensibili e cerebrali. Ce ne sono? Sì, ce ne sono, anche se non è facile rapportarsi con loro. Ma io amo le "vie delle vette" e le percorro, giorno dopo giorno.
 
                      Piero Visani

domenica 4 agosto 2013

The Aliens

      Un giovane amico e partner professionale, oltre che brillante avvocato e studioso di diritto, nel dichiararsi attento e appassionato lettore - bontà sua! - del mio blog, prende lo spunto dal post "Il grande, il non convenzionale e il non noto", per segnalarmi una splendida poesia di Charles Bukowski, intitolata The Aliens.
      Con arguzie, mi fa notare che, se mi sento un alieno, non posso non condividerla e, al tempo stesso, afferma di condividerla spesso anche lui. Leggiamola insieme:
 
The Aliens




you may not believe it
but there are people
who go through life with
very little
friction or
distress.
they dress well, eat
well, sleep well.
they are contented with
their family
life.
they have moments of
grief
but all in all
they are undisturbed 
and often feel
very good.
and when they die
it is an easy
death, usually in their
sleep.
you may not believe 
it 
but such people do
exist. 
but I am not one of
them.
oh no, I am not one
of them,
I am not even near
to being
one of 
them 
but they are
there 
and I am 
here. 

 
 Sì, caro Riccardo, condivido quello che Bukowski scrive, anche se io lo vedo in forma decisamente meno anodina: non solo sono estraneo a costoro, sono ostile a costoro. Comunque sì, viviamo sotto lo stesso cielo. Loro ci ignorano e ci disprezzano. Io ignoro e disprezzo loro. Non li considero alieni, li considero assolutamente superflui; sono loro che considerano "alieno" me. Avrei ambito ad essere solo "diverso", ma, dal momento che sono pure "politicamente scorretto" e ho un forte senso del tragico, loro, che sono in genere beati possidentes, non mi perdonano né l'uno né l'altro: il primo perché ha un costo, e loro sono consustanzialmente avari; il secondo perché per loro la vita, su cui navigano tranquilli e sereni, è sostanzialmente gioco, mentre per me è guerra. Grazie di avermelo ricordato.
 
            Piero Visani
 
                  
 
 
 

Il grande, il non convenzionale e il non noto

       Una cara amica, donna di rara intelligenza e sensibilità, mi scrive, dopo avermi confessato di "sentirsi grande", queste stupende parole: "ma devo sentirmi piccola per sapermi grande: [per] confrontarmi con il non convenzionale e [il] non noto".
        Conoscendola, apprezzo la sincerità e al tempo stesso la veridicità di queste sue affermazioni. Per essere grande, è grande, anzi grandissima. E cosippure è capace di confrontarsi con il non convenzionale e il non noto. Direi che sono le sue peculiarità migliori, quelle che la rendono eccellentissima, non solo ai miei occhi, ma a quelli di chi la conosce.
       Nutro un solo dubbio, di natura empirico-esperienziale: anch'io l'ho invitata a tale confronto, a confrontarsi con me, che sono quanto di più non convenzionale e non noto possa esistere. Non ho avuto la stessa fortuna che il resto del mondo, ma forse è stato tutto frutto di un nostro diverso senso del tempo. Ora ho provveduto a dilatare ampiamente il mio, di senso del tempo, e sono qua, senza aspettative di alcun genere, se non quella, per l'appunto, di riuscire finalmente a pervenire, con lei, a un confronto tra DUE non convenzionali e non noti. Che è cosa splendida e intrigante, a ben guardare.
       Ce la faremo? Non lo so, non dipende da me. Io sono sempre stato non convenzionale e non noto. Lo sarò ancora di più. Un anno di tempo mi ha profondamente cambiato. Per usare una metafora marinara, prima ero una brown water Navy, sia pure intrisa di ambizioni e qualche velleità. Ora, invece, sono una blue water Navy, sicura di sé e della propria forza. Si dice talvolta che "ognuno è quel che è". E se io fossi un mutante? Inoltre, non sono mai stato un "diverso", ma sempre un "alieno". E questo forse fa sempre un po' paura. Ma io sono certo, certissimo, che chi è già "diverso" e non ha paura di esserlo, anzi ama "confrontarsi con il non convenzionale e il non noto", sia in grado di compiere almeno un'escursione in partibus infidelium, tra gli "alieni". Non foss'altro che per curiosità, per constatare che, quando i "diversi" lo risultano troppo, a questo mondo vengono bollati come "alieni". Ma tali non sono, sono semplicemente impegnati a "gettare semi nel vento, nella speranza/certezza di far fiorire il cielo". E il loro cuore è come quel cielo, perennemente in fiore. Basta aver voglia di indagare un po', di portare la propria "diversità" fino in fondo.
       In ogni caso, io amo le sfide e i confronti con il "non convenzionale e il non noto". Sono pronto.

                            Piero Visani

sabato 3 agosto 2013

Summertime

      L'aria sulla collina torinese, in questo primo sabato d'agosto, è satura di umidità, densa, immobile. Impegni pressanti di lavoro mi trattengono a casa e ne sono assolutamente lieto. Odio il concetto di vacanza, inteso come assenza. Amo la vacanza come "percorso di formazione", itinerario del corpo e più ancora dell'anima, esplorazione, conoscenza, tentativo di proiezione della mia finitezza verso l'infinito.
       Tra poco andrò a giocare a tennis con mio figlio, piccola distrazione settimanale che, a queste temperature, diventa una specie di addestramento militare. Questo accresce il mio desiderio di giocare. Qualunque cosa mi ponga una sfida, amo affrontarla. Dirò dopo, quando sarò "andato oltre", se mi è piaciuta o meno, oppure, se nessuno me lo chiederà, mi atterrò a un mio principio classico, che amo molto, quello del never explain, never complain. Rimarrà una valutazione tra me e me. Privatissima, da condividere solo con quale privilegiato/a (un)happy few.
       Qui, anche se è casa mia, mi sento in the middle of nowhere, ma non perché mi senta a disagio o non la ami. Più semplicemente (o in forma più complicata...) è perché talvolta mi sento un real nowhere man, sitting in his Nowhere Land, making all his nowhere plans for nobody.
       Non ho un desiderio di "altrove", per la verità, quanto meno non geografico-fisico, semmai spiritual-concettuale. Mi piacerebbe alla follia vivere in un mondo dove scambiarsi sensazioni, parlare di contenuti, trasmettersi un sospiro, un sorriso, una corrispondenza di amorosi sensi, fosse ancora possibile, e non fosse invece un universo frequentato di soggetti costretti a cercarsi con la lanterna di Diogene.
       Mi sento immerso in un mare di aridità e, anche se in questi giorni ho avuto la fortuna di ritrovare una persona a me infinitamente cara, non è facilissimo riempire i miei vuoti esistenziali, i miei desideri, le mie voglie. Del resto, non sono un soggetto contemplativo; o meglio, lo sono moltissimo, ma amo far discendere dal pensiero l'azione. E invece sono perennemente bloccato, stretto dai mille nodi delle costrizioni del vivere, costrizioni che più correttamente andrebbero definite del "non vivere".
      Rex, uno dei miei gatti, mi guarda con aria interrogativa. L'ho chiamato così perché, oltre ad essere splendidamente rossiccio, è un gatto maschio adulto dall'aria soavemente sovrana. Mi ignora spesso, ma io lo amo comunque, forse perché sono naturalmente portato a solidarizzare con chi trasuda tanta classe e signorilità. E poi è dannatamente silente, non miagola e non infrange la sfera incantata e al tempo stesso calda al punto da risultare febbrile di questo immobile sabato d'agosto.
      Poi mi coglie il timore che, più divento vecchio, più divento contemplativo, e allora corro a cambiarmi e a provare la tensione dell'accordatura delle racchette. Del resto, contemplazione e vitalismo convivono in me, che sono una (im)perfetta sintesi di contrari. Sarà per questo che ho così difficoltà nei rapporti umani e sono in fondo così solo. Sono sincretico, non di parte. Cerco di apprendere il mestiere di vivere, ma non ci sono mai riuscito. E mi strazio quotidianamente da solo. Senza cercare, o ricevere, grandi soccorsi. Così è la vita.
 
                                   Piero Visani
 

venerdì 2 agosto 2013

Sogno, realtà, tempo

      Un sogno forse sta diventando realtà. Di fronte a un'opportunità così unica, occorre riflettere molto approfonditamente, perché quel sogno è frutto di errori commessi in una realtà precedente, in cui non avevo saputo posizionarmi.
      Non è facile, per me, trovare una giusta posizione: ho un carattere forte e una personalità ad alto profilo. Dovunque rischio di trovarmi a disagio, o di creare disagio.
      Non voglio commettere errori già commessi, vorrei trasformare radicalmente il mio ruolo, vorrei riuscire ad essere quello che non sono stato e che mi è costato tanta sofferenza e disagio. Ce la farò? Credo di sì. E' una colossale scommessa con me stesso, e io amo le sfide. Questa volta non ho margine di errore, e non ne commetterò. Però mi serve dialogo, dialogo fitto, perché ho bisogno di capire. Spero che mi sarà concesso. Così come io ho concesso e continuerò a concedere tempo, per affrancarmi dall'accusa di essere soverchiamente impaziente. Adotterò tutti i ritmi che mi verranno chiesti.
      Quello che è certo, tuttavia, è che non butterò nuovamente via una parte di me. Fa troppo male. Provoca un dolore terribile.
 
                       Piero Visani