giovedì 4 febbraio 2016

Celtica - Consigli di lettura

       Mi permetto di consigliare tre libri che sono a mio avviso di grande interesse per chi voglia approfondire la questione dei rapporti tra i Celti, l'anima celtica e la guerra.
       Il primo è JAMES MICHAEL HILL, Celtic Warfare 1595-1763, John Donald Publishers Ltd., Edinburgh 1986, che si preoccupa di tracciare le linee di fondo del "modo celtico di fare la guerra" e di seguirne l'evoluzione tra il 1595, la rivolta giacobita (1745) e la French and Indian War (1755-1763).
       Il secondo è GRADY McWHINEY - PERRY D. JAMIESON, Attack and Die. Civil  War Military Tactics and the Southern Heritage, The University of Alabama Press, Tuscaloosa and London 1982. Si tratta di un'opera molto celebre e al tempo stesso alquanto controversa, dove - con franchezza e spregiudicatezza assolutamente superiori alla media della produzione storiografica - si discute sull'influsso esercitato in positivo e negativo dalla cultura celtica sul modo di fare la guerra della Confederazione sudista durante la Guerra Civile Americana (1861-1865). Libro davvero da non perdere per tutti gli appassionati di American Civil War.
        Il terzo è ROBERT CLYDE, From Rebel to Hero. The Image of the Highlander 1745-1830, Tuckwell Press, Edinburgh 1995, che illustra l'evoluzione dell'immagine dell'Highlander da ribelle giacobita a combattente di valore dell'esercito di Sua Maestà britannica, quel combattente che indusse il generale inglese James Wolfe, il vincitore della guerra contro i francesi in Nordamerica, a pronunciare il seguente giudizio, un autentico capolavoro di cinismo: "The Highlanders are very useful, serviceable soldiers... They are hardy, intrepid, accustomed to a rough country, and no great mischief if they fall. How can you better employ a secret enemy than by making his end conducive to a common good?".     
       Come sono sempre buoni, i "buoni"...

                                      Piero Visani




La distruzione della forma Stato


       Nell'Europa che muore sotto il peso dei suoi errori e delle sue viltà, la distruzione - la più rapida possibile - della forma Stato e la sua sostituzione con microcomunità in grado di liberarsi dal peso della medesima è un obiettivo della massima urgenza.
       Tutti sentiamo il peso di tale forma. Essa ha annullato la nostra libertà economica, distrutto quella politica, ci ha ridotto da cittadini a sudditi e da soggetti relativamente liberi a prestatori di "corvées" e a tappatori di buchi finanziari non aperti da noi.
       Chi - come chi scrive - è più avanti con gli anni, ricorda bene lo sviluppo della sua vita: il boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta, la guerra civile degli anni Settanta, la "Milano da bere" degli anni Ottanta, la fine del comunismo, tangentopoli, la "discesa in campo" del grande millantatore SB degli anni Novanta, etc. etc. Così come ricorda la progressiva formazione (anche grazie ad ottimi apporti dei "geni" del centrodestra...) di uno Stato di vessazione fiscale che ha totalmente dimenticato le grandi evasioni (del resto, erano tutte opera di suoi sodali) e si è concentrato sul rovinare l'esistenza dei piccoli produttori, rendendoli liberi e abbienti come i cittadini della Corea del Nord.
       Se tutto questo non finirà, e non finirà in fretta, ci saranno molti altri morti rispetta ai già tanti suicidi, e poco importa se saranno morti reali o figurate. Quel che conta è che FINIRANNO LE NOSTRE VITE, a meno che voi non pensiate che, per ciascuno di noi, essere un Bancomat per lo Stato e le varie amministrazioni pubbliche, centrali o locali, EQUIVALGA A VIVERE.
       La fuga è già iniziata: chi può, prende la via dell'estero; chi non può, si chiama fuori. Non tutti paiono disposti a morire in silenzio. 
       Il Moloch statale può essere fermato in maniera incruenta, semplicemente chiamandosi fuori. Al limite, prima di farlo, ci si può prudentemente spogliare di tutti i propri beni. Siamo in piena liquidazione fallimentare, tra venti anni l'Italia non ci sarà più e, se ci sarà, sarà totalmente islamica. Inutile farsi illusioni in materia, basta consultare i dati demografici.
       Per poter essere meno pessimisti, l'unica possibilità che ci resta è LA DISTRUZIONE DELLA FORMA STATO e dell'apparato famelico che essa attiva. E' ovvio che tutti coloro che attualmente lavorano per lo Stato si sentiranno legittimamente preoccupati, ma devono stare sicuri: quando avrà finito di divorare i sudditi che non lavorano per lui, il Moloch dovrà necessariamente mangiare i livelli più bassi di quelli che lavorano per lui, perché è notoriamente insaziabile. Poi continuerà l'ascesa, fino alla consapevole autodistruzione. Non sarebbe la prima volta che accade.
       L'interesse comune è dunque uno solo: distruggere il Moloch, prima che sia troppo tardi, e smettere di prestargli ridicoli ossequi: è la causa di tutti i nostri mali e delle nostre vite ormai bruciate, delle nostre vite da poveri Bancomat continuamente svuotati.

                                                                  Piero Visani

Sanremo


       Dopo le noiose notizie sui dipendenti del Comune di Sanremo, i licenziamenti "pro forma" e i prossimi reintegri in servizio dei medesimi, la città di Sanremo si appresta a ritornare al posto che davvero le compete nella memoria e nella coscienza collettive italiche: il tradizionale appuntamento con il Festival della Canzone italiana, l'evento che molto più di qualsiasi altro ha segnato - nel bene e soprattutto nel male - la storia di questa singolare "espressione geografica" (Metternich, eri un genio...!).
       Che giustizia infine sia fatta! Bando all'illustrazione di abitudini perverse e diffuse, ma in fondo tanto amate e praticate, e largo a ciò che veramente conta: le canzonette ("ma che politica, ma che cultura, non mettetemi alle strette...!").
       Sia fatta la volontà del popolo italiano!!!

                                Piero Visani

Il gioco delle parti


       Come Tsipras qualche tempo fa, Matteo Renzi è diventato il Rodomonte che ogni giorno scende in campo, lancia in resta, contro l'Eurolager. Scelta comprensibile, ma eccessivamente sovrarappresentata, in primo luogo perché il Nostro - per caratteristiche fisiche e dialettiche - può al massimo interpretare "Il ruggito del topo"; in secondo luogo perché, condotta in questi termini, la finta diatriba appare scopertamente un modesto gioco delle parti per ingannare gli "italici idioti" fino al 2017, l'"annus horribilis" del "fiscal compact" e del salto definitivo del nostro Paese verso la miseria e il disastro.
       La logica che informa questo comportamento del presidente del Consiglio è chiara: "se ora alzo [fintamente] la voce, poi potrò fingere di essere stato sconfitto e condurre serenamente gli italiani in pasto definitivo all'Eurolager. I miei [stolti] connazionali riconosceranno che mi sono battuto bene, ma ho perso, e mi terranno al potere per altri dieci anni almeno".
      Nel silenzio generale, è partita questa modestissima operazione mediatica, ma già molti - assetati come sono di menzogne... - se la stanno bevendo...
       E il gioco delle parti continua anche con il ministro del Lavoro Poletti, il quale, con minore scaltrezza comunicativa, sta rendendo edotti gli italiani di quale sarà il loro reddito medio (320 euro/mese) a partire dal 2017 in avanti, non a caso definendolo "decoroso" (in effetti, visto che sarà generalizzato, per i non appartenenti alla "casta", in che altro modo potrebbe definirlo?).
       Una strategia di persuasione chiara ed elementare, già vista e piuttosto semplice, ma adatta all'intelligenza media dell'elettorato italico e dunque pagante.
       Nessuno, dunque, sta facendo - da Roma - la voce grossa con Bruxelles. Stanno solo preparando il popolo bue alla crisi finale, quella greca, di lacrime, sudore e sangue. Verrà la morte e avrà i loro occhi.

                        Piero Visani

mercoledì 3 febbraio 2016

Mio Dio, come sono salito in alto!


       Ma perché uno dovrebbe tenersi in gola tutti i "vaffa" che quotidianamente gli salgono alle labbra? In particolare, perché dovrebbe tenersi delle relazioni di lavoro che sembrano - per la natura curiale che le caratterizza - uno scambio di equilibrismi tra correnti democristiane d'antan?
       Ci vuole una ventata di aria fresca: o rinnovarsi o perire! E così, mentre la mia anima celtica sorride alla birichinata (io NON penso mai alle conseguenze di ciò che faccio: prima faccio, poi sono lieto di quel che ho fatto...), partono alcune lettere a clienti che faranno bene, da domani in poi, a trovarsi altri soggetti da torturare...
       Ora non solo mi sento meglio, ma molto meglio, nonché più dinamico e aggressivo. "Che Dio mi perdoni gli ultimi cinque minuti di questa vita...!!!".

                                Piero Visani

Ambienti


       Ogni giorno che passa, sarebbe facile sparare sul Centrodestra come sulla Croce Rossa. Non credo di volerlo fare più, se non per qualche (facilissima) ironia. E' il Nulla più assoluto. E' la concentrazione di tutto ciò in cui NON credo. Ogni volta che ne vedo un componente in azione, scendo a Torino a visitare il Museo "Cesare Lombroso" e a capire la grandezza di questo scienziato. Al tempo stesso, rileggo i classici della fisiognomica. Sono opere fondamentali per comprendere la natura di ciò che molti (ma fortunatamente non tutti...) chiamano "umani". Se uno deve "scendere" (termine splendido, questo!) in politica per ritrovarsi con Salvini, Meloni, Santanché, SB e compagnia cantante, meglio, molto meglio leggere un libro. Si impara qualcosa, almeno. Per il resto, come dicevo c'è il Museo Lombroso.
       Il terribile, insormontabile problema della democrazia è che inquina e corrompe tutto, e tutto abbassa a livello zero, quello compreso dagli elettori medi...
       E c'è anche chi ti diletta con frasi tipo "un uomo, un voto". Un voto (molto manipolabile, invero) forse. Un uomo, suvvia, siamo seri...

                        Piero Visani

Lavorando


       Una delle cose che danno maggiormente soddisfazione, nel lavorare oggi come piccola società, è che quasi tutti i tuoi clienti, specie quelli un po' grandi, sperano che tu dica loro che soddisferai le loro richieste a titolo gratuito, non oneroso. Si è aperta una corsa verso il basso il cui unico approdo possibile è costituito - esattamente come nei rapporti con lo Stato - dalle "corvées".
      E' bello vivere in una società dove tutti sono buoni e ti vogliono bene, ma hanno come unico obiettivo tagliarti la gola. L'ISIS, in questo, è molto più diretta e sincera.

                             Piero Visani