mercoledì 3 dicembre 2014

Dimentica, dimentica

       Dice la canzone: "quelli che ti capiscono, son tutti dietro a te". Forse è vero, anzi a volte mi sembra certo che sia così. Tuttavia, da combattente non pentito qual sono, mi do sempre da fare per vedere se per caso non ce ne sia anche qualcuno davanti. Tentare non nuoce, anzi sovente giova...

                          Piero Visani


martedì 2 dicembre 2014

Dettagli

       Nei rapporti con un'altra persona, i dettagli sono tutto. Poi ovviamente c'è una domanda fondamentale: "per quale motivo ci siamo incontrati?". Nei casi migliori, la risposta è esplicita. Nei peggiori è implicita: "Boh!". Poi ci sono le risposte intermedie: consonanze parziali, passioni di un attimo, one night stand, tentativi di pseudoseduzione riusciti, interessate manovre di sfruttamento utilitaristico, e via discorrendo.
       A gioco lungo, gli incontri più divertenti sono quelli che io chiamo "le passioni a pallone", quelle che si gonfiano e sgonfiano in fretta. Ti lasciano dubbi, un certo senso di essere stato preso in giro, ma anche una non trascurabile lievitazione di autostima. Ti fanno capire che, attento come sei ai dettagli, potresti ricostruire il giorno esatto in cui si è deciso di "scaricarti" e si è cominciato a farlo, con tecniche che - analizzate ex post - richiederebbero come minimo un corposo supplemento di perfezionamento, per poter risultare credibili. 
       A suo tempo puoi anche aver sofferto, di fronte a tanto cinico e interessato algore. A posteriori, ti fai i complimenti per la precisione con cui ricordi il giorno e l'ora del "punto di svolta". E ne conservi abbondante documentazione. Non certo per esibirla, ma perché sei più attento ai dettagli di altri. Del resto, non si dice forse che "il diavolo è nei dettagli"? Ergo, chi più di me - con la mia nota "Simpatia per il diavolo" - può essere sensibile nell'individuare per tempo questi penosi giochetti borghesi? Sono giochetti che magari una volta riescono - non lo nego - ma due, suvvia...

                              Piero Visani



L'importante è finire


       Tra le tante ipotesi sugli esiti definitivi della catastrofe (indotta...) che stiamo vivendo, ritengo che sia notevolmente sottorappresentata la conclusione più semplice e più banale, a parte il fallimento: la chiusura progressiva di ogni attività, la trasformazione di un Paese un tempo relativamente benestante in un deserto di pensionati (a rischio pensione...) e di dipendenti pubblici (a rischio posto di lavoro e stipendio, sulla pensione non ci farei più molto conto...).
       Il fenomeno ormai è generalizzato e le chiusure di industrie, esercizi commerciali, attività professionali, si susseguono giorno dopo giorno a ritmo crescente, privando i "percettori" della loro preda più ambita: "i produttori", ormai soggetti avviati all'estinzione, per fuga, fallimento, disperazione e/o morte.
       Sarà interessante vedere come si articolerà la nuova fase, quando - una volta scomparsi i "produttori" - i "percettori" dovranno scannarsi tra loro per la spartizione delle scarse risorse residue. Anche se visto da fuori e - auspicabilmente - da lontano, e pur se si è soliti dire che "cane non morde cane", io ritengo invece che i "cani", anzi le "iene"..., cominceranno a mordersi eccome, tra loro, e mi auguro vivamente che si facciano reciprocamente molto male, anzi malissimo, visto che le "iene" grandi non avranno minimamente pietà di quelle piccole. E' la lotta per la sopravvivenza che impone questi comportamenti, e non c'è "buonismo" di facciata che tenga: come sempre, "mors tua, vita mea"!
       L'importante è finire...

                         Piero Visani

Austerlitz, 2 dicembre 1805

       Ricorre oggi il 209° anniversario di Austerlitz, la più celebre e al tempo stesso la più brillante delle vittorie napoleoniche. Purtroppo, non ho tempo di ricordarla adeguatamente e allora mi limito a un'immagine: la carica dei Cacciatori a Cavallo e del Mamelucchi della Guardia, a protezione della persona dell'imperatore, sotto la guida del generale Rapp, suo aiutante di campo.
       Rilevata la minacciosa avanzata di un corpo d'élite dell'esercito russo, i Cavalieri-Guardie, composto in larga maggioranza da rampolli della nobiltà zarista, Rapp non ebbe esitazione a guidare una celebre carica dei Cacciatori a cavallo, dei Mamelucchi e dei Granatieri a cavallo della Guardia Imperiale francese.
       L'anedottica vuole che, avendo individuato nelle bianche divise e negli alti elmi dei Cavalieri-Guardie russi il celebre reparto d'élite nemico, Rapp abbia incitato i suoi dicendo: "Su, ragazzi, andiamo a far piangere le signore di San Pietroburgo!".
       In effetti la carica fu un brillante successo e il comandante dei Cavalieri-Guardie russi, il principe Repnin, venne preso prigioniero. Almeno una dama di San Pietroburgo non pianse, quel giorno...

                              Piero Visani


Randagio

      Oltre che ribelle, sono nato randagio. Sempre alla ricerca di luoghi ove trovare rifugio, non per essere accolto, ma per sfuggire, agli altri e forse anche a me stesso.
       Non ho mai amato la vita, non come valore a priori, ma semmai in relazione a quello che io potevo ottenere da essa o che essa poteva darmi. Per ragioni che sarebbe lungo enumerare qui, la vita mi è parsa avara nei miei riguardi. Tuttavia, con tutto questo la mia naturale inclinazione al randagismo ha poco a che vedere.
       Dicesi infatti "randagio" l'animale che vaga qua e là, senza una meta, una sede fissa ,un padrone, fuori dal branco. Più passano gli anni, più mi sento tale. Da giovane, la sensazione era quella di un'esperienza affascinante e misteriosa. E tale probabilmente è stata. Da "diversamente giovane", tutto questo mi inizia forse a pesare, ma non a livello psicologico. Anzi, sono terribilmente orgoglioso di essere nato randagio e mi è chiaro altresì che morirò randagio.
       Non credo che nella mia famiglia nessuno sarà contento di questo, ma di cosa potrei rimproverarmi? Mi sento a disagio dappertutto, non perché io sia timido, ma perché sono misantropo e asociale. Mi sento perennemente displaced e mi trovo scarsamente a mio agio con i miei simili. Spesso le cose che vorrei fare io, e che piacciono a me, a loro paiono abominevoli, o fantastiche, o addirittura off limits. Quasi sempre, le cose che piacciono a loro a me annoiano o mi infastidiscono per la loro banalità.
       La banalità, l'ordinarietà, il déjà vu sono miei nemici e io preferisco di gran lunga stare da solo - a leggere o scrivere - piuttosto che affondare in quelle finte compagnie, in quelle ancora più finte amicizie in cui "ciascuno lenisce la sua pena".
      Da buon randagio, sono vissuto abbastanza male e credo che finirò peggio. Credo di averlo messo in conto fin dalla maggiore età. Ho subito qualche tentativo di adozione, ma io non volevo e non voglio essere adottato. Tanto meno compatito. Ho sempre amato guardare molto l'abisso e, per guardarlo meglio, forse ho finito per crearmelo con le mie stesse mani.
       Non molti lo hanno capito e a molti in verità non interessava neppure capire, ma a me è sempre piaciuto assaporare il lato tragico dell'esistenza, per sapere se avrei avuto il coraggio di affrontarlo. Da un po' di tempo credo di sì, credo di esservi riuscito.
       Essere un randagio non riempie il cuore di felicità, anzi rende tristi e spesso sofferenti, ma io non volevo una felicità residuale, quelle piccole gioie che ti vengono lasciate cadere dall'alto, o quelle grandi gratificazioni che premiano per quanto ti sei venduto, per quanto hai o sei servito.
       Volevo stare solo. Sono nato solo, forse morirò solo. Probabilmente pieno di rimpianti, ma con la consapevolezza di aver fatto quello che sentivo di fare. Additato al pubblico ludibrio come esempio negativo di totale incapacità di adattamento, ma quasi certo di essere riuscito "a restar puro fino alla morte". Ci tenevo, e probabilmente morirò male. Ma era la missione che mi ero dato a 14-15 anni e ora mi sento molto vicino a riuscire a portarla positivamente a termine. Da randagio, da persona orribile, da emarginato, socialmente irrilevante, pessimo soggetto, cattivo maestro.
       Ho provato molte volte a farmi capire, ma pochissimi si sono preoccupati di cercare di farlo. Tutti gli altri mi hanno imposto un'esistenza residuale, conforme ai loro parametri di vita. Ai LORO, non ai MIEI.
       Non morirò nei salotti, non avrò un necrologio degno di una persona stimabile e di successo. Potrei chiudere con la chiusa di Trainspotting, ma non voglio ferire la sensibilità di alcuno. Morirò randagio, così come ho vissuto. Ma l'avrò scelto io.

                       Piero Visani



Montagne e... topoline

      Capita spesso - ai maschi - di essere invitati a scalare montagne presentate come alte e inarrivabili da scaltre rappresentanti del "gentil sesso".
       A volte tentare la "scalata" pare promettente, ma l'inclinazione ad accingersi all'ardua impresa diminuisce in genere con l'età, specie quando diventa assolutamente chiaro che spesso le montagne partoriscono "topoline", ma assai più raramente "topine". E allora l'esperienza insegna a chiedersi per quale ragione fare tanta fatica per niente. E si diventa saggi. E si cominciano a cercare pianure e/o colline, che esistono, oh se esistono... Più presto un uomo lo scopre, più presto ritorna a sorridere e a farsi beffe dei ridicoli ricatti cui le "topoline" tentano talvolta di sottoporlo.
       Fuori dalle dinamiche del mercato (potrei anche scrivere di quale mercato, ma rischierei di essere inutilmente volgare...), la vita è bella, tutt'altro che popolata di sole "foche monache"...

                        Piero Visani



lunedì 1 dicembre 2014

Agenda


       Ci sono certe azioni che, anche in un lunedì pomeriggio di pioggia intensa e insistita, valgono almeno dieci giornate di sole. Non sono buone né cattive. Sono... necessarie. E, dopo averle compiute, ci si sente molto meglio: "perché la guerra è bella però fa male"... Il "bello" consiste appunto nel vedere che fa male a chi si era deciso di colpire...
       Vorrà restituire? Siamo qui, a disposizione...

                             Piero Visani