domenica 4 ottobre 2015

In memoriam


       Un Paese "libero" ha ammazzato un po' di medici nei suoi abituali "Jeux sans frontières". Poi, accortosi dell'"errore" commesso, ha chiesto scusa, di certo fidando nel fatto che l'essenza della democrazia è il recupero dei criminali.
       Ora si capisce perché...

                            Piero Visani

sabato 3 ottobre 2015

La completezza dell'informazione


       Ho trovato un filino stucchevoli i peana innalzati in relazione ai gelati Grom e alla decisione dei proprietari di cederli a una multinazionale. Non discuto la natura della decisione, sono in favore della libertà imprenditoriale. Trovo semplicemente grottesca la storia di due soggetti che vengono presentati come "gelatai che si sono fatti dal nulla", a meno che non si precisi a quanto esattamente ammontava quel "nulla" e da dove proveniva...
       Molti, se non proprio tutti, a Torino conoscono la storia dei gelati Grom e degli annessi e connessi, il che non toglie nulla alle capacità dei due giovani imprenditori di far crescere poderosamente un marchio di gelato (che peraltro è stato giuridicamente riconosciuto come "non artigianale"), ma ne modifica vagamente le condizioni di partenza rispetto ad altri.
      Ovviamente la mia è tutta invidia e tuttavia, per una storia di successo imprenditoriale, avrei preso qualcuno che fosse partito da un po' più in basso. In ogni caso, sono disponibile a donazioni, purché disinteressate...
       La mobilità sociale è una cosa bellissima, se la guardi dalla vetta dell'Everest. E' un po' diversa se la rimiri dalle fogne di Lagos... Nessun problema ad accettare la seconda condizione, a patto che non ti dicano che è uguale alla prima.

                  Piero Visani

                          

Gli esami non finiscono mai


       E' bello sapere di essere ancora in età scolare, o al massimo universitaria: ringiovanisce. Scrivi qualcosa e il "docente" di turno ti si avventa addosso munito di penna rossa e blu (se poi ci aggiungessi una penna bianca, la tricromia di derivazione USA sarebbe perfetta...; se poi togli il rosso, rimangono il bianco e il blu e sappiamo che trattasi di soggetti alquanto permalosi...).
       Sono lieto di apprendere che ci sono individui con tanto tempo libero da dedicarsi alla "correzione" dei miei modestissimi scritti. Lo so da me che fanno schifo, grazie.
       Quanto alla libera espressione di opinioni, quello ovviamente è chiedere troppo. La delegittimazione del "diverso" o dell'avversario politico ad espressione di una "lunatic fringe" è vecchia come il mondo e porta a varie forme di totalitarismo, la più pericolosa e compiuta delle quali è il totalitarismo plebiscitario attuale.
      Mi piacerebbe sapere QUANTO RENDE scrivere reprimenda per conto terzi, perché - se rende niente - siamo a livelli preoccupantemente elevati di riflesso pavloviano...
      Leggo di tutto, su FB. Condivido alcune cose, altre no. Mai però mi permetterei di correggere gli scritti di altri, anche quando vedo strafalcioni grammaticali od ortografici macroscopici. Non penso invece che possano sussistere "bestialità" concettuali, perché non mi arrogo a giudice del pensiero altrui. NON ESSENDO DEMOCRATICO, HO IN ORRORE L'EGUAGLIANZA. E mi auguro di essere stato sufficientemente chiaro...
       Detto nella lingua degli apologeti del Paese dal "destino manifesto", "mind your business, please. Thanks a lot!".

                            Piero Visani

venerdì 2 ottobre 2015

Contrordine, compagni!


       Qualche "superiore" deve aver avvertito i "volonterosi carnefici" di Castellinaldo (CN) della rigogliosa figura di guano rimediata a perseguitare i pensionati vendemmiatori. Il problema è che - come credo si dica in Veneto - talvolta "il taccone è peggiore del buco".
       Silenzio assoluto, ovviamente, sul fatto che in Italia i controlli si eseguono solo sulle categorie NON a rischio per i controllori. Peccato, perché qualche spiegazione in tal senso sarebbe stata la chiave di tutto...

                       Piero Visani

Strange Days


       Estate 1973. Sbarco all'aeroporto di Luton (Londra). Giornata piovosissima e totalmente autunnale. Salgo sull'autobus che mi deve condurre a Victoria Station (Londra), dove mi attendono per portarmi al college, a Twickenham (Middlesex).
       L'autobus è pieno di studenti italiani come me. Breve attesa e si parte, attraversando i tipici sobborghi di una cittadina inglese, piena di "semidetached houses" dall'aspetto alquanto tristanzuolo.
       L'autista accende la radio, che diffonde all'interno dell'autobus le assai conosciute note di "Rocket Man", di Elton John.
       La strada per Londra è lunga, più di un'ora, il viaggio per tutti è cominciato presto al mattino, dall'Italia, la musica è tenuta sufficientemente bassa e finisce per cullarci e indurci al sonno.
         Di colpo, le note e le parole di una canzone italiana, "Vado via", di Drupi. Mi ridesto dal torpore e sorrido fra me e me: è raro sentire canzoni italiane all'estero. Ne sono quasi compiaciuto.
     Ascolto il testo "Vado, questa volta ho deciso che vado..." e mi chiedo se non si attagli perfettamente alla mia situazione. Probabilmente sì, ma l'ho cercata e voluta io e, anche se mi attende qualche incognita, sono lieto - come sempre - di fare salti nel buio. Li ho sempre adorati, continuo ad adorarli, 42 anni dopo. Sono il mio viatico per la pensione...
       E' bello perdersi e ritrovarsi, ma sempre dove ci si attendeva di essere.

                                Piero Visani



giovedì 1 ottobre 2015

"Sopravvissuto - The Martian": Pseudorecensione

       Non mi aspettavo niente ad andare a vedere questo film, se non che la sollecitazione veniva da mio figlio, che di film se ne intende, e che era una buona occasione per non lavorare. Essendo io un libero professionista, dunque un prestatore d'opera per conto dello Stato (con l'87% dei prelievi sui miei guadagni), ormai sono interessato a lavorare come un custode di Pompei, per cui ogni scusa è buona per non fare niente. E' vero che io non ci guadagnerò un cavolo, ma non ci guadagnerà neppure lo Stato, per cui godo nel profondo: meglio la fancazzite acuta che le corvées...
       Non mi aspettavo nulla di particolare - ribadisco - anche se devo dire che Ridley Scott, come regista, mi è sempre piaciuto. E, in effetti, nulla di particolare sotto il profilo della vicenda, abbastanza scontata, né della recitazione, affidata a un bel gruppo di bravi attori.
        Quella che mi è molto piaciuta, per contro, è stata l'ispirazione di fondo, palesemente riferita a un principio come "là dove c'è una volontà, là c'è una via", abbinata alla fede perenne nella possibilità di compiere grandi imprese, se solo si vuole (e si riesce ad) andare oltre se stessi. Soprattutto ho apprezzato il ritmo della narrazione, teso al punto da tenere lo spettatore incollato alla poltrona per oltre due ore; la sottile vena di ammiccante ironia che percorre tutto il film e - fondamentale per me, che considero la mia vita immersa in una perenne colonna sonora - una soundtrack che più che mai ha funzione di coro, da un lato alleggerendo le fasi di rilassatezza e facendo da controcanto all'ironia, dall'altro sottolineando esplicitamente, con riferimenti spesso divertiti, alcuni punti chiave della narrazione, dove i dialoghi sono letteralmente lasciati alle parole delle canzoni.
       Per un grande amante della musica pop come chi scrive, sentire David Bowie cantare tutta Life on Mars, gli Abba cantare ironicamente Waterloo in un momento chiave della vicenda, oppure Gloria Gaynor chiudere non meno ironicamente i titoli di coda con una canzone - I will survive - che si dimostra perfettamente in linea con l'obiettivo del film, e ancora ascoltare qualche altro celebre pezzo di disco music, è una soddisfazione non da poco per chi - come me - ritiene che in un'opera cinematografica le componenti extra-diegetiche abbiano un ruolo fondamentale.
       Ovviamente, allo spettatore medio non è richiesto di condividere le mie piccole manie, ma, in un contesto in fondo abbastanza commerciale, ho intravisto spunti che mi sono piaciuti, ispirati alla contaminazione culturale e formale - soluzioni che amo molto - e a una modernità di fondo che per me è sempre uno dei migliori segreti dello storytelling. E, pur fra molte concessioni al "politicamente corretto", The Martian è un'opera cinematografica che reitera - rinnovandola - la tradizione più classica dello storytelling di marca statunitense. Siamo molto più vicini alla propaganda che alla lettura critica e disincantata, ma ci sono tante cose da leggere tra le righe, non tutte spregevoli.
       In definitiva, mi sono divertito, sempre più convinto del fatto che - come scrisse Nietzsche - "se non ci fosse la musica, la vita sarebbe un errore".

                              Piero Visani



E tutti i dubbi tuoi...

       A volte, leggendo commenti di lettori a cose che scrivo, notando la sopravvalutazione di alcune e la sottovalutazione di altre, mi sento confermato nella mia teoria per cui l'unica possibilità che un autore ha, per quanto modesto egli sia, è quella di scrivere per se stesso, perché i rischi di fraintendimenti e incomprensioni sono all'ordine del giorno da parte di chi ha la benevolenza di leggermi, e di tutto questo chi scrive soffre. Soffre nel sentirsi incompreso, o frainteso, e soffre ancor più sentendo che la sua parola e il suo pensiero sono vani.
       Queste considerazioni mi frullano in testa da qualche giorno e mi hanno indotto a ridurre drasticamente i miei interventi, come riflessione sull'inutilità dello scrivere. Naturalmente, tale inutilità non esiste, ma occorre fare i conti con le proprie personali sensazioni e fermarsi a riflettere.
      Lo scrivere, del resto, è attività assolutamente inutile: non mi ha mai giovato come autore, non ha mai persuaso alcuno sul piano politico-culturale, non ha mai indotto una donna che mi piacesse a volermi bene, a prendermi anche solo in considerazione come uomo. Lo scrivere è una sorta di fredda vocazione al massacro.
       Se resto attaccato alla pratica dello scrivere, è perché serve a me, perché mi fa bene, mi dà gioia, è probabilmente terapeutica. E' una pratica in fondo solipsistica e io, ormai, solo la solitudine cerco: la solitudine, la riflessione, il piacere e infine il dialogo con chi si dimostri anche solo vagamente affine alla mia visione del mondo. Non ho altre esigenze, ambizioni o speranze, se non quella di dialogare con qualcuno con cui cercare di capirsi, senza intavolare l'ennesimo e autoreferenziale dialogo tra sordi. Non nutro molte speranze in tal senso, ma la pervicacia è una delle mie poche doti.

                               Piero Visani