domenica 16 novembre 2014

Magnanimità


       Se hai restituito tutto il male che ti è stato fatto a chi ti ha fatto soffrire (magari aggiungendo un minimo di interesse a tasso non usuraio...), è tempo di mostrarsi magnanimi. Tutti hanno diritto di sbagliare, e dovere di pagare...
       Sono pochi i "giochi a somma zero" e neppure mi piacciono granché...

                                    Piero Visani

Divertenti e noiose

       Nella vita si incontrano persone con le quali si riescono a fare solo cose divertenti, e altre con le quali tutto scivola presto nella più totale delle noie. Molto dipende ovviamente dalla natura dei rapporti che si instaurano: veri e sinceri, o falsi e formali.
       I miei personali rapporti sono regolati dal fatto che, se mi si approccia in maniera circoscritta e professionale, mi atterrò alle norme che regolano quella tipologia di rapporti. Se mi si approccia in maniera ambigua e più o meno allusiva, farò l'unica cosa che si può fare in casi del genere: proverò ad "escalare" e metterò le carte in tavola. A quel punto, qualsiasi tipo di bluff sarà molto più difficile da sostenere. Quando dico "vedo", voglio vedere. Una volta formulata la mia richiesta, si potrà anche lasciare il tavolo da gioco, ma lo si farà per soli tre motivi: per paura, perché si stava bluffando o addirittura perché si stava barando.
       Sono partite un po' sgradevoli da giocare, queste, ma sono anche quelle che offrono maggiore divertimento a livello di risultati, perché scovare un baro in azione è sempre una bella mossa: colto con le mani nel sacco, costui non potrà che sparire, e lo farà.

                                           Piero Visani

sabato 15 novembre 2014

Vite spezzate


       Un tempo, quando una parte maggiore di noi era ancora dedita alla riflessione, ci saremmo interrogati sulla "ratio" che presiedeva alle nostre vite. Oggi, pressati come siamo da prestazioni onerose da assolvere (le mitiche "corvées" dei tempi dell'Ancien Régime, e non le cito a caso, ma per storicizzare e al tempo stesso inquadrare la nostra condizione di soggetti servili...), siamo stati deprivati da ogni gusto per la nostra esistenza. Essa è infatti ridotta a ONERI DA PAGARE.
       Qualcuno di voi si ricorda di altre dimensioni delle nostre vite?
       Se abbiamo avuto la fortuna o la capacità di situarci o essere situati su versanti della società che ancora ci offrono un (modesto) riparo, qualcosa ci rimane: piccole soddisfazioni, sempre più ristrette, ma comunque tali da rendere la nostra condizione servile un po' più accettabile.
       Se invece tale fortuna e/o capacità NON l'abbiamo avuta, non ci resta che piangere: oneri, oneri, oneri. Tasse, tasse, tasse. Lavoro che scompare, disperati tentativi per andarlo a cercare dovunque esso sia, sovente infruttuosi.
       Per rifarsi a una citazione celebre, "il buio è sceso intorno a noi", anche se molti neppure lo vedono e altri lo percepiscono solo confusamente.
       Ma le nostre vite sono spezzate, innegabilmente spezzate e sacrificate a un Moloch di cui conosciamo volto, comportamenti e natura, ma al quale in molti ancora non vogliamo credere. Eppure quel Moloch esiste e ci sta distruggendo, giorno dopo giorno, puntando sul fatto che una lenta agonia è assai meno facilmente misurabile (e percettibile) di una "morte improvvisa".
       Qual è, oggi, la qualità delle nostre vite?
       Qual è la qualità di una vita che, ogni giorno, ci impone di pagare qualcosa a qualcuno e quel qualcuno non è un nostro simile, con il quale intratteniamo relazioni economiche da cui poter far scaturire un legittimo guadagno, per noi? No, quel qualcuno è un Moloch terribile, che dice di voler agire per il nostro bene e intanto ci sta uccidendo, giorno dopo giorno, tutti.
       Che cos'è una vita deprivata di ogni possibile speranza?
       Quanto vale?
       Che cos'è una vita spogliata dalla benché minima possibilità di gioire?
       Che cosa significa lavorare per un "socio occulto" - lo Stato - che ti depriva di tutto e ti impedisce per ora di guadagnare e - prestissimo - anche di vivere?
       Sarebbe questo "il migliore dei mondi possibile"?
       Sarebbe questo il sistema politico che la Storia ha sancito come preferibile a tutti gli altri?
       Se così fosse, ci sarebbe da suicidarsi. Molti lo hanno fatto, per disperazione, facendo un immenso regalo a chi ci odia e ci sfrutta, agli schiavisti del XXI secolo, quelli che deplorano la "tratta dei neri" solo perché sono riusciti ad occultarci che i veri "neri" siamo noi. E non "neri per caso", anzi per deliberata inclinazione allo sfruttamento da parte dei nostri padroni.
       Questo incredibile orrore sarebbe il migliore sistema politico che possa esistere? Suvvia, creduloni sì, coglioni no! Almeno riuscire a capire che l'affermazione è vera, si, ma soltanto per coloro che lo hanno creato e lo gestiscono. Per noi - comuni mortali - è un sistema pernicioso, che ci sta uccidendo e ci ucciderà tutti. In parte fisicamente, in parte perché ha già spezzato le nostre vite e le ha private di ogni possibile gioia.
       Stiamo pagando caro e NON stiamo pagando tutti, ma credo che molti di noi stiano attivamente coltivando il ribelle che vive in qualche angolo del proprio animo. Il totalitarismo democratico è il sistema più totalitario di tutti, è "il sistema per uccidere l'uomo". Meglio esserne consapevoli e cominciare a prenderne le distanze, anche concettualmente. Non c'è niente di più patetico, infatti, che cantare le lodi di un sistema che ci sta uccidendo.

                                  Piero Visani

venerdì 14 novembre 2014

Gente... "perbene"

       Ogni volta che incontro certi soggetti, o assisto da lontano ai loro brillanti exploit, trovo rifugio - grazie al prezioso consiglio di una mia validissima collaboratrice - in questo aureo racconto, e mi passa ogni forma di tristezza o disagio. Devo solo preoccuparmi di trovare un'arma:


Sentinella
di Fredric Brown

Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni luce da casa.
Un sole straniero dava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d’ogni movimento una agonia di fatica.
Ma dopo decine di migliaia d’anni quest’angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell’aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro superarmi; ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, col sangue, palmo a palmo. Come questo fottuto pianeta di una stella mai sentita nominare finché non ce lo avevano sbarcato. E adesso era suolo sacro perché c’era arrivato anche il nemico. Il nemico, l’unica altra razza intelligente della Galassia… crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.
Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era stata la guerra, subito; quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.
Era bagnato e fradicio e coperto di fango e aveva fame e freddo, e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano d’infiltrarsi e ogni avamposto era vitale.
Stava all’erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l’avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s’erano abituati, non ci facevano più caso, ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d’un bianco nauseante, e senza squame.

Carità... pelosa


       E' singolare come, in alcune banche che non hanno superato lo "stress test" dell'Unione Europea, in queste settimane sia tutto un fiorire di nuove fondazioni e di iniziative "caritatevoli": mostre, iniziative in favore dei "diversamente abili", e via discorrendo.
       A parte la natura di queste iniziative - chiarissima a chi non sia una patetica "anima bella" - giova altresì notare come queste siano davvero molto "caritatevoli", visto che in genere la cura delle medesime, o la stesura dei cataloghi o la realizzazione delle fotografie (se si tratta di mostre) siano in genere affidate a figli, parenti o affini di consiglieri di amministrazione (presenti, passati o... futuri) delle banche stesse.
      Nulla da dire, visto che la carità fatta a se medesimi e ai propri cari (termine da intendersi in senso lato) è la più diffusa tra le carità italiane...
       Non è un'affermazione generica, la mia: si consiglia di sottoporre alcune delle iniziative "caritatevoli" più recenti delle banche testé citate a un'attenta disamina: si scopriranno parentele, contiguità e affinità decisamente interessanti... Alcune anche da denuncia, ma chi potrebbe voler colpire la "virtù"...?
       Niente moralismi, ovviamente: fare la carità a se stessi e ai propri cari è legittimo. Non so quanto nobile e neppure quanto sociale, ma legittimo: dallo "stiamo lavorando per voi" al solito "stiamo lavorando per noi"!
       Anche questa è una forma di "diversa abilità", del genere "me la canto e me la suono".
       Mi chiedo se i protagonisti di queste patetiche farse si sentano anche "migliori" dopo aver compiuto questi "nobili gesti". E, avendo avuto la sfortuna di conoscerne alcuni, direi proprio di sì: talvolta sono talmente stupidi (o talmente falsi) da non saper distinguere tra carità vera e carità pelosa. Per loro, infatti, si identificano...

                         Piero Visani

giovedì 13 novembre 2014

Parallelismi


       In uno "stato" precedente, comparso solo sul mio profilo Facebook, ho ripreso un manifesto dell'UKIP relativo all'instabilità, dove si diceva a chiare lettere che la stessa può fare paura solo a chi è stabile, visto che tutti gli altri, i comuni mortali, sono già esposti a tutte le instabilità possibili, da quella economica a quella sociale.
       Lo stesso vale per il "soffiare sul fuoco", non meno deplorato dell'"instabilità". La valutazione è la medesima: se stai già bruciando e morendo tra atroci sofferenze, non ti resta che sperare che qualcuno soffi sul fuoco: tu morirai prima, e finirai di soffrire, ma magari il fuoco arriverà dove ora il cielo è ancora blu... "Spes ultima dea".

                          Piero Visani

Periferie


       Segnali di profondo disagio economico-sociale da molte città (Roma, Torino, Carrara, etc.). Nulla di serio, ma segni di un'insofferenza che - se si continua nelle attuali politiche, e le classi dirigenti appaiono fermamente decise a farlo - è destinata inevitabilmente a lievitare.
       Molto malcontento di carattere generale e molta ostilità nei confronti delle "forze dell'ordine", alle quali palesemente nessuno pare aver insegnato la differenza che esiste tra un agente e uno scherano, altrimenti seguirebbero comportamenti più adatti alla gestione di situazioni difficili, salvaguardando meglio le medesime e anche - e ritengo che ne abbiano davvero bisogno... - la loro immagine, visto che a molti non farebbe male un corso accelerato di capacità di distinguere tra legalità e legittimità...
       Su questo sfondo, si potrebbe dire, alla luce di quanto sta succedendo e delle violenze cui sta dando la stura, che stiamo assistendo a fenomeni che paiono una sorta di parafrasi marxiana "e contrario": "dalla critica delle mani" (intesa come critica nei riguardi di qualsiasi forma di violenza) "alle mani della critica" (nel senso che sempre più spesso la critica stessa viene espressa con le mani, soluzione che si può giudicare in vari modi, ma di cui occorre prendere atto).
       Il fenomeno non è ignoto ai nostri governanti, visti i recenti provvedimenti intesi a dare un contentino a chi garantisce la loro sicurezza, ma forse è ancora sottovalutato. 
       Staremo a vedere.

                        Piero Visani