sabato 15 agosto 2015

15 Agosto 1769


       Nasce ad Ajaccio, in Corsica, da famiglia di origini italiane, Napoleone Buonaparte. Credo sia stata la figura che più mi ha influenzato da bambino, anche a livello caratteriale. A nove-dieci anni avevo già letto un numero incredibile di libri su di lui e la parte napoleonica della mia non piccola biblioteca è alquanto robusta.

       A più di mezzo secolo di distanza, il mio giudizio su di lui non è cambiato: fu un formidabile acceleratore della Storia e probabilmente il miglior continuatore della Rivoluzione Francese: basti pensare al terrore che sparse nelle corti reazionarie di tutta Europa.
       Credo di essere rimasto a tutt'oggi un fervente bonapartista, oltre ovviamente ad ammirarne l'assoluta grandezza come genio militare.
       Mi piace ricordare il 246° anniversario della sua nascita riproducendone la divisa prediletta, vale a dire la piccola tenuta da colonnello dei Cacciatori a Cavallo della Guardia Imperiale.

                                      Piero Visani




Esercizi di uguaglianza


       Come emerge da tutta la stampa italiana di oggi, stando alla testimonianza di un'operatrice del 118 presente sull'ambulanza dove era stato caricato a forza il 45enne sottoposto a trattamento alquanto ruvido da parte di una pattuglia di vigili urbani di Torino incaricati di eseguire un TSO, pare che qualcuno abbia "un po' esagerato"...
       Chissà se si tratta della stessa pattuglia che, quando ha intercettato la Ferrari del calciatore della Juventus Leonardo Bonucci in corso Unità d'Italia, dove procedeva a più del doppio del limite di velocità previsto in quella zona (70 km), si è limitata a fare una "ramanzina" al guidatore, conclusasi con tanto di autografi e qualche selfie?
       Per fortuna che siamo cittadini e non sudditi, saturi di diritti democratici e non perseguitati da "volonterosi carnefici". E' una consolazione e un conforto saperlo...

                               Piero Visani

Scorribande notturne

       Ho sempre amato la buona cucina e anche il buon vino. Logico quindi che, in un'estate in cui le vacanze sono un miraggio, mi riservi qualche piccola soddisfazione con scorribande serali e notturne alla ricerca di buoni ristoranti o alla verifica del perdurante livello qualitativo di altri.
       Nel corso degli anni, ho perlustrato a fondo Langhe e Monferrato, variamente accompagnato: talvolta impegnato a far divertire la famiglia, talaltra a vedere se a una buona cena poteva fare seguito un dopocena all'altezza delle premesse (eventualità in fondo rara - devo ammettere - perché, se paghi prima, le accompagnatrici "riconoscenti", almeno nei miei riguardi. non è che siano mai abbondate...)..
       Il contraltare di queste variegate esperienze di vita è stato che mi sono fatto un'approfondita conoscenza dei ristoranti di due tra le zone più belle del Piemonte: alcuni molto amati e sovente frequentati, altri legati a qualche piacevole ricordo, altri ancora connessi ad esperienze francamente da dimenticare. Alcuni, per un certo periodo, li ho addirittura deliberatamente evitati, tanto mi dava fastidio ritornarvi.
       Tuttavia oggi, in una situazione di vita e in uno stato d'animo radicalmente diversi, affrancato da certe simpatiche prese in giro di un recente passato, posso ormai andare ovunque, senza ricordi sgradevoli, rimpianti o rabbie represse. Ho commesso errori di cui non sono pentito, ho giocato le mie partite, alcune le ho perse, in altre sono stato preso per il naso, ma ho sempre cercato di pareggiare i conti e di guardare positivamente avanti. Ho avuto ragione a difendere accanitamente la mia identità e oggi ne sono più che lieto, perché mi è servito a fare le scelte giuste.
      Sono sempre molto contento quando riesco ad essere pienamente me stesso, e stasera lo sono, così come mi succede ogni volta che non sono obbligato a mediazioni o compromessi. Mi piace poter vivere una vita a tutto tondo, non residuale.

                                     Piero Visani






venerdì 14 agosto 2015

Programmatica


       Lo scrivo anche qui: di fronte a uno sfruttamento su scala planetaria, che mira lucidamente a scatenare guerre tra poveri al fine di continuare in eterno nel "divide et impera", l'unica politica oggi possibile resta quella ben sintetizzata dallo slogan volutamente paramarxiano: "underdog di tutto il mondo, uniamoci!", prima che sia troppo tardi.
      Se si cercano nuove sintesi, questa è a mio giudizio la migliore possibile.

                            Piero Visani

giovedì 13 agosto 2015

C'è chi pensa per me...

       Una delle caratteristiche più spiccate di Facebook, almeno per quanto mi riguarda, è che rappresenta una sorta di "catena della fraternità".
       Hai un problema cui magari hai accennato en passant? Troverai sicuramente chi ti consiglia come risolverlo.
       Hai fatto riferimento a difficoltà di lavoro o di altro genere? Deprecheranno questa tua condizione (e ti resterà sempre il dubbio se per sfotterti o fotterti) e ti spiegheranno come rimediarvi, compiangendoti per la tua manifesta insipienza.
       Hai espresso dubbi o intendimenti ideologici? Ti diranno come sciogliere i primi e come cambiare i secondi, sebbene tu non abbia alcuna intenzione di farlo.
       Questo è bellissimo. Altro che social network, questa è una "catena di Sant'Antonio" di consigli non richiesti.
       Un mio amico molto saggio, certamente più esperto di comunicazione di quanto non lo sia io, sostiene che il compito dei "social" sia proprio questo: saturarti di consigli o di opinioni non richieste. Il tutto intinto in un vago sadismo, dal momento che, da quando ho iniziato a stigmatizzare queste pratiche, il numero di coloro che stanno "pensando e lavorando per me" è cresciuto in misura esponenziale.
       Per fortuna, sono sufficientemente avanti con gli anni da poter affermare che la vita mi ha insegnato che menzogne, falsi interessamenti, e tante altre forme di eterodirezione della personalità sono da sempre all'ordine del giorno, pur se diventano quotidianamente più frequenti.
       Ne ho viste di tutte: c'era chi "mi portava sempre un po' con sé" al lunedì, salvo scaricarmi al martedì come un sacco di spazzatura.
       Chi "mi sapeva", ma - se io mi ricordavo di lei - allora preferiva "non sapermi".
       Chi mi diceva cosa avrei dovuto fare per avere successo nella vita.
       Chi si limitava a dirmi cosa avrei dovuto fare "tout court".
       Chi voleva porre rimedio ai miei terribili difetti e chi - più semplicemente - amava prendermi un po' in giro per scroccare un pranzo o una cena.
       Ci fu un tempo in cui mi arrabbiavo ferocemente per questi trattamenti, ma poi ci ho fatto il callo e ora mi limito a prenderne atto. Ho fatto mia una visione in fondo entomologica dell'esistenza, per cui - più che vivere davvero - mi guardo vivere. Non partecipo, assisto.. Non sono qui, sono sempre altrove. Se per caso sono qui, ci sto esercitando un feroce autocontrollo e una divertita ironia. Dunque non sono pericoloso.
        Non devo più vendere e neppure comprare. Posso scegliere ed è davvero un'attività senza prezzo, ma con straordinario valore.

                           Piero Visani



                        

mercoledì 12 agosto 2015

Extraterrestre, (ri)portami via!


      Tra patetici distinguo sulla reale natura del cristianesimo (che in realtà ne ha una sola e molto evidente a tutti, meno che ai ciechi, da duemila anni circa), ed esaltazioni di Israele e del sionismo, sono più che mai contento di aver chiuso da vent'anni esatti ogni tipo di rapporto con qualsiasi forma di Destra, politica e no.
      Il termine stesso ha su di me un effetto urticante, mentre vederne i rappresentanti politici aprire bocca varia - come effetti - tra il disgustoso e il lassativo.
       Se poi a ciò aggiungo la pervicacia nel pensare che si possano dare risposte semplici a problemi complessi, le sovrabbondanti reazioni pavloviane a tutto ciò che è sgradito, la perenne inclinazione a NON riuscire a identificare MAI il nemico principale, mi sorge il dubbio di aver sbagliato tutto, ma proprio tutto, in vita mia.
      E in effetti è così: io ho sempre amato i pensieri innovativi, rivoluzionari, ricchi di contenuti anche estetici e comportamentali di cambiamento. E sono invece finito in mezzo alla REAZIONE più bieca, ai fautori della Legge e Ordine (scritti rigorosamente maiuscolo), e dell'occidentalismo di marca USA.
Errore mio. Me ne assumo tutta la responsabilità. Stimolo a pensare cose nuove, a cercare amicizie nuove.

                     Piero Visani

Sere

       Ci sono sere in cui il dolore strozza la gola. Ti prende, ti stringe, ti rivolta in due, ti comprime fino a soffocarti. Sei a fine corsa, e lo sai bene, ma non hai mai tracciato una linea precisa tra l'essere e il non essere, per cui sei ben deciso a finire in piedi.
       Una delle cose più importanti che un uomo possa fare è l'organizzazione della transizione, quel sottile passaggio dal vivere, al lasciarsi vivere, al guardarsi vivere. Credo che quest'ultima ipotesi mi capiti spesso e ritengo che il distacco da me stesso stia aumentando.
       Una mia peculiarità è che so vivere su più piani: c'è quello organizzativo-operativo, dove ovviamente devo continuare a darmi da fare, e poi ci sono tutti gli altri, dove posso pensare a me stesso, al mio futuro, a minimizzare i danni, a soffrire il meno possibile, a cercare di sottrarmi a crescenti ondate di dolore.
       Scrivo molto per me stesso, come scrittura terapeutica, senza ambizioni autoriali. In genere, del resto, gran parte di quello che scrivo viene orribilmente frainteso, per cui non mi resta che scrivere per me.
       Sono stanco di spiegare, di motivare, di chiarire, di definire, di dare un senso a ciò che non ne ha. Non ho obiettivi o traguardi, se non respingere i crescenti attacchi di dolore procurato, l'incomunicabilità, l'incomprensione parziale o totale, gli sbeffeggiamenti, le offese consapevoli o inconsapevoli.
       Probabilmente, non ne posso più, della vita che faccio, ma non ne ho una seconda e, in ogni caso, la costruzione di quest'ultima si rivela non meno faticosa della prima. Ho alcuni desideri, probabilmente inconfessabili, ma certo non li rivelerò qui, per espormi all'ennesimo linciaggio.
       Seguirò il mio destino, cercando al tempo stesso di costruirlo, evitando inutili effluvi di dolore, pensando a una stracca sopravvivenza, ipotizzando futuri sempre più brevi ma tuttora segnati dalla volontà di non mollare.
       Parlo con le pochissime persone con cui riesco a farlo. Mi danno gioia e scampoli di serenità, mentre il tempo passa e porta con sé la vuota inutilità della mia vita. Ma non mi arrendo, in nessun campo. Recito la mia parte, sul teatro della vita, maschera tragica dietro la quale cerco di nascondermi, senza illudermi di essere vivo.

                                      Piero Visani