domenica 7 ottobre 2018

La leggenda del "santo" bevitore...

       Siccome sono terribilmente ingenuo, entro il maggio 2019 e le elezioni europee, mi attendo che almeno alcuni esponenti della classe dirigente dell'Eurolager facciano pubblica ammenda di ciò che sono riusciti a fare dell'Unione Europea. Sarebbe un bel gesto, prima del de profundis che, se non arriverà nel 2019, arriverà di sicuro nel 2024.
       Quando le logiche che guidano una dirigenza politica come quella europea sono "mors tua, vita mea", è del tutto normale che i "morituri" si preoccupino di rovesciarle. Nessuno muore volentieri per ingrassare una banda di mentecatti (o di specialisti di guerra economica o di etilisti non anonimi).

                    Piero Visani






venerdì 5 ottobre 2018

"The Times they are a changin'"

       Provincia piemontese. Interno giorno. Quattro persone che, sedute a un tavolo di un wine bar, discutono di interventi comunicativi e formativi da operare in tempi auspicabilmente brevi in un determinato contesto.
       Il locale è gradevole, con l'unico difetto di avere i tavoli forse un po' troppo vicini. Ho una lunga esperienza di situazioni del genere alle mie spalle e so che occorre parlare piano, molto piano, ma so pure che, quando le distanze sono così compresse e la persona che pranza da sola al tavolo a fianco al nostro non ha alcuno con cui conversare, è possibile che finisca per intrufolarsi - più o meno volontariamente - nella discussione del tavolo più vicino.
       So pure che è relativamente raro sentir discutere di determinate tematiche e che ancor più raro sentirne discutere in una prospettiva non da "pensiero unico". E mi è capitato, per decenni, di ricevere sguardi dall'incuriosito all'ostile, dal compatimento alla compassione.
       I tempi, tuttavia, stanno cambiando e, premesso che mi sono accorto che il nostro vicino di tavolo ci sta ascoltando, MAI mi sarei aspettato che, ad un certo punto, costui - un giovane più o meno quarantenne - si alzasse in piedi, per stringere la mano a tutti noi e lodarci per l'impegno che stavamo profondendo nel cercare di difendere il nostro Paese da quanti lo vogliono venduto (e svenduto) all'Eurolager.
       Non sono solito mostrare sorpresa per alcunché, tanto meno a palesare reazioni emotive, ma questa persona che di colpo si alza, ci stringe la mano, loda i nostri discorsi e ci esorta a procedere sulla strada che è emersa dalle parole che ha ascoltato, mi colpisce non poco. Mi erano capitate, in anni lontani, situazioni analoghe, ma i contenuti delle stesse erano diversi, ispirati in genere a palese ostilità. Ma i tempi stanno cambiando e questa piccola scenetta mi piace, mi conforta. Questo giovane professionista pare informato, forse anche acculturato, ma ciò che riempie di gioia il mio cuore è l'odio profondo che dà prova di nutrire nei confronti di un sistema falso, bugiardo e... bastardo. Le esibizioni di quel sentimento sono quelle che più mi soddisfano, perché ci si arriva per gradi, dopo aver sofferto molto. Lo leggo nei suoi occhi: anche lui, esattamente come noi, non ne può più. Sa che è ora di finirla, di farla finita e di farli finire. "A terrible beauty is born".

                                                           Piero Visani



Quinto posto


Il mio libro è risalito al quinto posto della classifica di settore di IBS. Un bel salto in avanti, direi, visto che è la migliore posizione raggiunta fino ad oggi.

Piero Visani

https://www.ibs.it/storia-della-guerra-dall-antichita-libro-piero-visani/e/9788894807257


mercoledì 3 ottobre 2018

Andare via, ma dove?

       Un amico, dopo circa un anno e mezzo che si è insediato in un Paese straniero con moglie e figli, mi fa una sintesi della sua nuova situazione: non è andato a vivere in un paradiso, ma in un posto dove tutto ha ancora delle dimensioni umane: la legge, il fisco, il lavoro, i guadagni, il prossimo, etc. La vita resta complicata, ma molto più rilassata che qui e ci si può consentire qualche piccolo svago, per se stessi e la propria famiglia. Lo Stato non è l'unico destinatario delle proprie spese.
       Il lavoro è remunerato in termini accettabili, non si guadagna 4 euro (o equivalente in altre valute) l'ora, e soprattutto la presenza dello Stato e della burocrazia è molto meno ossessiva che qui, poiché coloro che di Stato e burocrazia vivono sono una percentuale nettamente inferiore che in Italia e dunque non hanno bisogno di vessare oltre misura coloro che di Stato e burocrazia NON vivono, per ritagliarsi degli stipendi (magari pure lauti)...
       Con tale andazzo, molto minore è anche il livello di stress collettivo, perché si riesce ancora a vivere, a costruire, a progettare un'esistenza per sé e per i propri figli. Non si è ridotti al ruolo di ufficiali pagatori per la classe politica, per quella burocratica e per l'Eurolager.
       Verrebbe voglia di raggiungere questo amico là ove si è trasferito, ma la speranza di prendersi una colossale vendetta su chi ci ha rovinato la vita è l'ultima a morire, almeno in me.

                                  Piero Visani



Logiche euro(buro)cratiche

       "Dobbiamo distruggervi, per salvarvi, dal debito". Quando gli americani usarono questa felice e intelligentissima frase ["dobbiamo distruggervi, per salvarvi dal comunismo"], i sudvietnamiti solidarizzarono in misura crescente con il Vietnam del Nord e i vietcong, e sappiamo bene come andò a finire.
       Se la Storia si ripete - marxianamente - come tragedia o come farsa, scegliete voi quale potrà esserne l'esito. Personalmente, ritengo che distruggere qualcuno per salvarlo, nella fattispecie dal debito, sia qualcosa di diverso perfino dall'accanimento terapeutico. E' puro e semplice accanimento omicida (non casuale però, ma come forma di guerra economica, ovviamente, a un Paese come l'Italia, un tempo pericoloso concorrente). Dunque qualunque strada sarà legittima per difenderci dalla deliberata distruzione programmata a nostro carico, esattamente come nel caso greco.

                 Piero Visani





Escalation (semi)-etilica

Eurostube.
Eurokeller.
Eurolager (bier...).

       Come sempre, "en oino aletheia".

                     Piero Visani





martedì 2 ottobre 2018

Proprietà e management

       A seguito della brusca defenestrazione di Giuseppe Marotta da amministratore delegato della Juventus, si è aperta una sorta di "catena di solidarierà", da parte di altri manager, relativa al fatto che Marotta avrebbe subito - da parte della proprietà - un trattamento alquanto rude.
       Mi stupisco della stupore: un amministratore delegato, per quanto ricco e famoso, è un dipendente della proprietà alla stessa stregua di un usciere o di un magazziniere. Non mi risulta che questi ultimi, quando la proprietà ritiene che non servano più, vengano fatti oggetto di trattamenti di favore. E questo vale anche per il più blasonato dei dipendenti, l'amministratore delegato, il quale, come tutti i dipendenti del Principe, è soggetto all'andamento del favore di quest'ultimo, per cui è e resta sacrificabile.
       Comprendo così perché ho sempre preferito essere "primo in Gallia piuttosto che secondo a Roma". Poi naturalmente non sono mai stato "primo in Gallia", anzi non sono stato mai niente, ma in tal modo mi sono risparmiato l'impegno profuso nel leccare le terga a qualche padrone, salvo poi esserne ricompensato come l'esempio citato, ovviamente "per una naturale opera di svecchiamento societario".

                           Piero Visani