giovedì 15 ottobre 2015

Temporale

       Periferia torinese.
       In attesa di un incontro di lavoro.
       Come largamente anticipato dalle previsioni del tempo, dopo una leggere pioggerella si è scatenata una serie di temporali, ciascuno più violento di quello che l'ha preceduto.
       E' pomeriggio, ma il cielo è talmente nero e denso di nubi che sembra sera, quasi notte.
       E' bello vedere le vie che si svuotano, la gente che abbandona rapidamente i giardini dove si era avventurata - forse con soverchio ottimismo - per una passeggiata.
         Tutto è silenzio, pioggia, autunno, con cromatismi naturali il cui fascino, su di me, è totale.
       Amo la pioggia, non solo perché è lustrale ma perché, specie quando è fitta, tende a schiacciare l'uomo verso il terreno, senza per questo renderlo tellurico, anzi inducendolo a fare i conti con se stesso e, contemporaneamente, ad andare oltre, oltre sé, come spinto da uno stimolo esteriore che si fa interiore.
      Sono sensazioni che provo fin da quando avevo sei-sette anni, e non mi hanno mai abbandonato. Non per nulla amo molto Paesi come la Scozia, l'Irlanda e l'Inghilterra, dove la pioggia è dolce compagna di molti giorni. 
       Adoro il progressivo oscurarsi delle luci intorno a me, l'avvento di una densa penombra che favorisce ciò che so fare meglio, soffermarmi a riflettere, ad analizzarmi. Ho pure la mia personale colonna sonora per tutto questo: Paint it black, dei Rolling Stones.

                                                                      Piero Visani