martedì 13 ottobre 2015

Torino in macchina una sera che piove

       Dove scoprimmo che eravamo affini? In realtà, lo sapevamo già, ma eravamo incerti tra fisico e spirito, e a noi piacevano e interessavano entrambe.
       Cadeva una pioggerella leggera, su piazza Maria Teresa, assolutamente deserta, in quella sera di un umido lunedì. Le parole si accumulavano le une sulle altre, ma non stavamo dialogando, ci stavamo studiando, molto attentamente.
       Mille scintille erano già scattate, ma a noi ne interessava una più di altre, perché eravamo stanchi di piccole e mefitiche banalità borghesi. Volevamo sapere, volevamo capire. La solitudine di quella sera ci aiutò.
       Nulla ci disturbava: non il traffico, alquanto scarso; non la pioggia, appena accennata; non il freddo di una lenta serata di inizio autunno.
       Torino era splendida, quella sera, ed era facile, per entrambi, accorgercene. Eravamo stati qualcosa, fino a quel momento, ma credo ci avesse colto il desiderio di scoprire subito se avessimo potuto essere altro.
       La nostra concezione olistica ci guidava. La serata, dopo la cena, avrebbe potuto concludersi nella maniera più naturale e, in fondo banale, ma poi, di colpo, una parola, una sola parola, ci fece scambiare un profondissimo sguardo di intesa, che mi fece caracollare, per un attimo, tra Johan Huizinga e Roger Caillois. Lei capì un attimo prima di quanto non fossi riuscito a farlo io e fece - con naturalezza e senza supponenza - una proposta che mi colse totalmente di sorpresa.
       Sorrido ancora adesso di quelle parole pronunciate in tono quasi dimesso, a basso profilo, perché il loro contenuto, a differenza della modalità con cui venivano profferiti i suoni, era assolutamente iconoclastico. Ma spesso a un estremo coraggio si abbina un tocco di vezzosa timidezza.
       Non mi sono mai del tutto ripreso da quella sorpresa; vaga ancora nel mio animo; è stato uno dei rari casi in cui mi sono sentito totalmente spiazzato e felice, e, in fondo, lo sono piacevolmente ancora. Per nulla casualmente - credo - dal CD della mia auto uscivano sommesse, ma certamente udibili, le note fortemente ritmate de Il nastro rosa.
       Non è difficile essere felici, se ci si comprende appieno; non è difficile esserlo, se si ha il coraggio di osare.

                                 Piero Visani





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